
Originariamente Scritto da
Giò
Io non contesto, in linea di principio, che si possa imporre in determinate circostanze una vaccinazione obbligatoria per arrestare la diffusione di un virus particolarmente nocivo. Non lo contesto in linea generale e non lo contesto a fortiori se si parla di un obbligo circoscritto a determinate categorie di persone che per X motivi sono più esposte ad essere contagiate e a contagiare.
Però questo principio "astratto" va poi calato nel concreto. Innanzitutto, una vaccinazione che non blocca il contagio ma previene con un'alta percentuale di efficacia l'insorgere degli effetti gravi del virus non può essere imposta col motivo che bisogna fermare il contagio: è platealmente un controsenso. In secondo luogo, nel momento in cui ci sono dati consolidati che permettono di individuare con ragionevole certezza quali sono le categorie che per fascia d'età e stato di salute sono maggiormente colpite da ospedalizzazione, ricovero in TI e decesso in seguito al contagio, risulta ingiusto e sproporzionato imporre direttamente o indirettamente anche a soggetti che non rientrano nelle predette categorie la vaccinazione. In terzo luogo, se vale l'assunto che la difesa della salute pubblica non può richiedere il sacrificio della salute del singolo individuo in alcun caso (possiamo contestare questo assunto nel merito, ma dal pdv costituzionale questa è la regola ammessa), come può reggere l'obbligo diretto o indiretto (diretto nel caso di categorie come medici e docenti, indiretto nel caso di tutte le altre categorie di lavoratori) a farsi inoculare un vaccino autorizzato in modo condizionato dall'EMA a fase 3 ancora in corso e, pertanto, sperimentale?
Limitiamoci pure a considerare solo l'obbligo vaccinale per i medici: era ragionevole che tutti i medici si vaccinassero per ridurre la circolazione del virus? Sì, certamente. Ma c'erano dati a sufficienza che dimostravano che i vaccini contro il Covid-19 impedissero il contagio? No. Anzi, sapevamo sin dall'inizio che non era così. L'opera di mistificazione - come ho già ricordato - è iniziata nel momento in cui sono usciti i primi dati che parlavano di una percentuale significativa di efficacia nella diminuzione della probabilità di contagio. Erano osservazioni iniziali e non consolidate, che però sono state strumentalizzate per far passare il messaggio che i vaccini contro il Covid-19 servissero non solo per abbattere il più possibile il numero di ricoverati in TI e di decessi, ma proprio per bloccare la diffusione del virus.
Già solo questo potrebbe chiudere il discorso: aggiungiamoci il fatto che, nel caso di personale medico-sanitario non rientrante nelle cd. fasce a rischio per età e condizioni di salute, imporre l'inoculazione di un preparato sperimentale risulta non solo inutile ai fini delle prevenzione del contagio ma addirittura rischioso per la salute del singolo medico o infermiere.
Ciliegina sulla torta (si fa per dire): la farmacovigilanza era meramente passiva e, pertanto, palesemente inadeguata a verificare con efficienza l'effettiva diffusione di effetti collaterali gravi posteriori all'inoculazione.
Vedremo quali saranno le motivazioni della corte costituzionale...ma, al netto degli eventuali errori fatti da coloro che hanno portato all'attenzione dei giudici le problematiche di cui sopra, io non vedo come tutto questo possa risultare compatibile coi nostri principi costituzionali, oltre che con il più elementare buon senso.