Il clima di razzismo e intolleranza delle strade e degli stadi italiani è cresciuto, ormai si è fatto internazionale e va perfino in trasferta in Europa. E anche le pubbliche uscite di giocatori come Di Canio e Abbiati, dichiarati fan del fascismo, certo non aiutano. Una volta c' erano gli hooligans inglesi, olandesi o tedeschi, ma adesso anche noi abbiamo il nostro made in Italy da esportazione. E qui non siamo in campionato, non siamo a Roma o a Napoli - come è successo a inizio campionato - non siamo in Champions, siamo addirittura in azzurro. Gli ultras più truci che ci siano, un crogiolo di ideologia neozista, sono arrivati persino a "giocare" le qualificazioni per il mondiale. Hanno fatto carriera. E' stata una nottata allucinante quella di Sofia, mai in nazionale si era visto un clima così. Tensione e incidenti nel centro al tardo pomeriggio, nelle strade davanti allo stadio Vassil Levski, e interi reparti di poliziotti bulgari in tenuta da sommossa - caschi, scudi, manganelli - impegnati affinchè le due fazioni non si massacrassero di botte. Qualche centinaio di tifosi tranquilli a seguire la squadra del Lippi 2, ma anche 100-150 "Ultras Italia", un gruppo di estrema destra che segue la nazionale ormai da 4 anni, gente per la massima parte proveniente da città del Nord Est (ma ieri ce ne erano alcuni anche da Napoli). Il loro debutto ufficiale qualche anno fa a Trieste con la Slovenia. Il mondo ultras a dir la verità non se li era mai filati troppo e nessuna questura aveva previsto che prima o poi dai cori razzisti, gli inni al Duce e Faccetta Nera sarebbero passati all' azione. La nazionale da tempo ha addirittura due addetti alla sicurezza, che la seguono ovunque: il responsabile dell' Osservatorio del Viminale Domenico Mazzilli e il suo vice Roberto Massucci. Avranno il loro bel da fare. «Un clima teso in curva - ha detto il presidente della Federcalcio Abete - che per fortuna non è arrivato in campo. Ma i biglietti sono nominali e c' è la possibilità di risalire alle identità dei protagonisti». Sono 144 i biglietti venduti per il settore occupato dagli ultras azzurri: la Federcalcio ha detto che i nomi erano stati girati al ministero dell' Interno e di averne avuto il nulla osta. E qui sta probabilmente l' errore. Possibile che nessuno fosse conosciuto? Possibile che nessuno di questi avesse precedenti nel calcio? Una trentina di teppisti italiani, spalleggiati e rafforzati anche dai tifosi di destra del Levski, nel pomeriggio si erano scontrati con gli ultras del Cska in un bar del centro: un poliziotto ferito e alcuni fermati. Poi in gruppo e scortati dalla polizia hanno percorso tutto il viale Osvoboditel che unisce il cuore della città allo stadio Vassil Levski, cantando l' inno di Mameli con le braccia tese, urlando "Duce, Duce" e scandendo cori alla memoria di Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio ucciso da un poliziotto. Strada facendo anche l' incontro con Renzo Ulivieri: «Ah comunista!» gli hanno gridato. Se l' è cavata con poco. Una volta dentro lo stadio al gruppo sarebbe stato sottratto uno striscione: questa la miccia. Subito l' assalto verso la curva del Cska. I gradoni dello stadio scesi di corsa dagli ultras italiani, le cinghie che roteavano minacciose. C' è rimasta la cancellata a dividere le due fazioni, la polizia si è riorganizzata e ha rimandato indietro i teppisti italiani. Entrate le squadre, l' intero stadio o quasi ha fischiato l' Inno di Mameli. Nella curva più accesa dei bulgari sono spuntate anche bandiere naziste. Il tifo a Sofia è politicamete diviso: di sinistra quelli del Cska, di destra quelli del Levski che si muovevano nello stadio di casa. Un mix allucinante. Un ultras italiano ha bruciato una bandiera bulgara, scatenando la sollevazione della curva alla spalle del povero Amelia. Per sua fortuna c' era l' ampio spazio della pista d' atletica a dividerlo dalla rabbia dei bulgari. Le due fazioni si sono tirate addosso tutto quello che capitava: bottiglie che avevano superato i controlli e qualche asta di bandiera. La polizia aveva perquisito tutti all' ingresso: ma sono entrati lo stesso razzi, petardi e fumogeni fatti esplodere in una tribale e guerresca nuvola di fumo. Un intero reparto di agenti ha fatto irruzione dentro la curva bulgara menando manganellate e un altro ancora ha stretto i 144 del gruppo italiano nell' angolo più lontano possibile, fuori dalla portata di tiro e sgomberando praticamente l' intero settore. Fatti sparire ovviamente striscioni coi tipici caratteri grafici dell' estrema destra e soprattutto col nome delle città per evitare una più facile individuazione. La partita sarebbe così proseguita in una clima di tensione, non coinvolgendo, per fortuna le squadre. «Bisogna fare qualcosa, così è impossibile» avrebbe detto il giovane Giuseppe Rossi alla fine. Tutto l' opposto Cannavaro: «Non parliamone, si fa il loro gioco». Un gol, un rigore, un' epulsione avrebbero potuto scatenare una violenza ancora più bestiale: ma non è successo. Salvati dallo 0-0 forse. In ogni caso alla fine la curva bulgara ha salutato tutti cordialmente: «Italia, Italia, vaffanculo».