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Sopravvalutava pesantemente il ruolo del cattolicesimo politico fra gli avversari del nazionalsocialismo, al punto di farne una personale ossessione. La sua rivalutazione di Lutero e la polemica antiromana sono agli antipodi delle valutazioni di un Nietzsche che nella Riforma ravvisava il ritorno al peggiore plebeismo dello spirito e nella "Gaia Scienza" scriveva:
"La Riforma di Lutero fu, in tutta la sua ampiezza, l'indignazione della semplicità contro qualcosa di 'molteplice', per parlare con cautela, un grossolano probo malinteso a cui molto deve essere perdonato - non si comprese l'espressione di una Chiesa *vittoriosa* e si vide solo corruzione, si fraintese l'aristocratico scetticismo, quel *lusso* di scetticismo e tolleranza che ogni potenza vittoriosa e sicura di sé si permette... Oggi si manca bellamente di vedere come Lutero fosse per natura, in tutte le questioni cardinali di potere, nefastamente sommario, superficiale, imprudente, soprattutto come uomo del popolo a cui mancava ogni retaggio di una casta dominante, ogni istinto di potenza; sicché la sua opera, la sua volontà di restaurare quell'edificio romano, senza che lo volesse e sapesse, divenne soltanto l'inizio di un'opera di distruzione."