Berardo Paradiso e Paul Downs sono due piccoli imprenditori americani sopravvissuti alla crisi di fine 2008. L'azienda newyorkese di Paradiso produce punte per trapani, ha 300 dipendenti e prevede di tornare ai livelli pre-crisi nel 2012. Quella di Downs si trova in Pennsylvania, costruisce mobili per ufficio e impiega 11 persone, quattro in più rispetto all'anno scorso. I due proprietari di small business sono ottimisti. Vedono la luce in fondo al tunnel. Al Sole 24 Ore spiegano che le loro scelte imprenditoriali non dipendono dalle politiche decise a Washington. Tasse, spesa pubblica e sanità sono però al centro del dibattito delle elezioni di metà mandato, in programma martedì 2 novembre, dove molti piccoli imprenditori corrono per un seggio al Congresso. Il curriculum di chi si è fatto da sé, di chi è capace di guidare un'impresa, di chi fa quadrare i conti è di gran moda in un momento in cui cresce la protesta popolare contro i professionisti della politica e l'ingerenza pubblica dello Zio Sam.
In tempi di crisi, anzi di ripresa economica non accompagnata da posti di lavoro, il messaggio "meno stato, meno tasse, meno Washington" sembra elaborato per accomodare le frustrazioni, le preoccupazioni, i disagi delle piccole imprese americane. Negli ultimi 15 anni sono state le Pmi a creare i due terzi dei nuovi posti di lavoro. Metà del prodotto interno lordo è creato dalle aziende con meno di 500 dipendenti.
La situazione politica è favorevole a chi suggerisce ricette antistataliste. È qui che si alimenta il fenomeno Tea Party, il movimento libertario e rivoluzionario, ma conservatore, che brandisce la Costituzione originaria, invoca la libertà individuale e pretende che il governo centrale faccia un passo indietro, non spenda soldi pubblici e si occupi di ridurre il deficit. Ma il programma dei Tea Party è radicale. Forse un po' troppo per la classe imprenditoriale. Come ha scritto Business Week: «Il mondo degli affari premia il pragmatismo e la stabilità».
Dal Sole24Ore.com
Io personalmente non capisco questo accanimento contro i Tea Parties. Allora in primo luogo i tanti tea partiani (passatemi il termine) voteranno repubblicano. Punto. Non mi venissero a dire o a raccontare altre baggianate del tipo che non votano o che voteranno Obama. In secondo lugo la concertazione GOP-Tea parties è più che possibile soprattutto se durate le elezioni di Mid-Term arriveranno dei segnali importanti dal Partito Repubblicano. Questo è quanto, come tutti i movimenti popolari vanno sicuramente conrollati ed anche un po' disinnescati nelle loro forme eccessive, ma ignorarli o addirittura vederli come una minaccia è un'idiozia giornalistica che proprio non capisco.




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