



Ah bè, se l'ha detto anche il Gallo della Loggia..
Nel dubbio ricordate sempre la seguente regola: se qualcosa non piace alla sinistra, probabilmente è la cosa giusta da fare.


Mia nonna paterna, maestra e precettrice che per motivi anagrafici non ha conosciuto la democrazia, a proposito dei discepoli assai restìi all'istruzione necessaria al loro dirozzamento, diceva che "chi di gallina nasce convien che razzoli". Intelligenti pauca.




Cantano, festeggiano, e ci fanno anche il video per celebrare diffondere e fissare per sempre la loro felicità dopo essere andati a cutro non per rendere omaggio ai morti, ma per fare una passerella indegna su quei morti dovuti anche alla loro deliberata inerzia.
Coi loro sostenitori tutti contenti di difenederli.


Un vero peccato che qui siamo in democrazia e non governi l'aristocrazia. Ma noi proletari ci sentiamo piuttosto lontani dagli aristocratici e tendiamo ad essere tutti un filino rozzi e cafoni perchè quando ce vo ce vo.
Hai ragione, ma i governi tecnici funzionano meglio perchè non devono rispondere ad un elettorato piuttosto basic e che è stato per lo più ridotto dai media solo a quelli che chiedono soldi. Chiedono soldi quelli che votano a sinistra, chiedono soldi quelli che votano a destra. Quello è il mandato elettorale che la politica riceve dai suoi elettori attraverso i media. A cui risponde ovviamente. Fino a che i conti li riportano coi piedi per terra.
Sarebbe auspicabile che ci fossero politici non più così populisti. O meglio non più dipendenti dai media. Correre dietro alle sgangherate affermazioni giornalistiche fa danni ingenti come correre dietro a chi sta sempre con la mano tesa.
Questo bisogno di sentirsi appoggiati da altri è una evidente manifestazione di mancanza di autostima. La mia di autostima deve essere stellare visto che è proprio quando sono da sola che passo all'attacco in modo più efficiente. Se sono appoggiata da altri bastano loro da soli a fare tutto.
A dire il vero lo ha già detto nel suo programma: un permesso di soggiorno per la ricerca di lavoro. Non ci sarebbero più clandestini così.
E' appunto questione di valori. C'è chi ha quello delle apparenze dove devi comportarti come si deve, e c'è chi ha quello della sostanza. In sintesi: cosa interessa all'elettorato? L'apparenza o la sostanza?
Il sonno della ragione genera mostri.
Divergevano due strade in un bosco, ed io...io presi la meno battuta, e di qui tutta la differenza è venuta.


Le istituzioni hanno non soltanto regole normativamente fissate per iscritto ma anche regole non scritte, di bon ton, galateo, stile, di fonte consuetudinaria (che non è meno cogente delle regole scritte). Chiunque acceda, non soltanto legittimamente ma anche degnamente, a ruoli istituzionali, qualunque sia la sua ideologia e la provenienza politica, sa che deve imparare e rispettare quelle regole consuetudinarie di galateo istituzionale; tranne i cafoni, che son convinti che l’accesso legittimo alle istituzioni consenta di ‘trattarle’ a modo loro, secondo il loro ‘stile’ («Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli”). Alla base di queste cafonesche convinzioni c’è assai spesso l’ignoranza, cui si aggiunge la tracotanza; ma talvolta alla base della cafoneria istituzionale di chi vi accede non c’è l’ignoranza, ma soltanto la tracotanza.


Quando si entra nelle istituzioni è come quando si entra in casa altrui: bisogna rispettarne le regole, anche se non si condividono, per ragioni di "buona educazione" (che significa, in questo caso, meritevolezza della doverosa ospitalità del padrone di casa). Per far entrare nelle teste dure, di coccio, di rapa, questo basilare concetto, utilizzerò un esempio (come fosse un 'disegnino') a loro noto e persuasivo. A proposito dell'accoglienza dei migranti si afferma, soprattutto dalla destra estrema, che i migranti devono rispettare le nostre norme, le nostre regole, anche esteriori, di forma. Ed è giusto (fermo restando il loro diritto di continuare ad usare le proprie regole, le proprie consuetudini, laiche e religiose, nella misura in cui non contravvengono le nostre, non si pongano in irrimediabile contrasto con le nostre). Ecco, le istituzioni sono in un certo senso, come le abitazioni altrui, nel senso che, come ho detto sopra, nell'altro post, hanno regole proprie, consuetudinarie, di forma, di educazione, di galateo, di stile. Chi accede alle istituzioni è come se entrasse in casa altrui, e così come pretendiamo che i migranti rispettino le regole della casa che li ospita, allo stesso modo devono regolarsi quelli che vengono 'ospitati' dalle istituzioni, che non diventano casa loro, di chi vince le elezioni, ma sono e restano casa 'altrui' (cioè di tutti).


Chi sono i filosudici? Quelli che definiscono filoterroristi i difensori dei palestinesi.I MELONOMI, i sudditi della meloniIsraele=Paese Terrorista - Palestina libera dai terroristi dell'IDF


Giorgia ha parecchie e profonde lacune, a proposito di galateo istituzionale. Metto per ora da parte le regole di forma più superficiali –come ad esempio la sua postura, la sua gestualità, di cui ometto l’aggettivazione, in occasione di incontri con altri capi di governo, o il dovere di sobria eleganza, che il suo abbigliamento talvolta non rispetta a sufficienza. Mi riferisco qui invece al rispetto delle regole di galateo istituzionale meno superficiali, più vicine alla sostanza che non alla forma. Prendo per questo spunto dalla sua mancata visita di omaggio alle salme dei migranti annegati a Cutro. Il fascio, mediatico e forumistico, ha scambiato questo doveroso omaggio come un cedimento, e come tale non accettabile, da evitare, alla politica di non-accoglienza tipica dell’estrema destra: perché mai –si sono chiesti- il nostro presidente del Consiglio dovrebbe rendere omaggio a quegli straccioni clandestini, che si sono permessi di violare i nostri sacri confini. E così deve aver pensato anche Giorgia. Eppure il capo dello Stato, Sergio Mattarella, non ha indugiato un istante a recarsi a Cutro, per portare il doveroso omaggio, non suo personale, ma dello Stato, a quelle vittime morte in casa nostra. Mattarella non ha compiuto un gesto ‘politico’, ma istituzionale. Ora, se perfino il capo dello Stato, che nella scala istituzionale si trova un gradino più su di Giorgia, sente di dover adempiere a questo dovere istituzionale, come non capire che tale dovere compete, a fortiori, al capo del governo? Ignoranza istituzionale di Giorgia, o tracotanza politica?