
Originariamente Scritto da
Giulio962
https://www.huffingtonpost.it/esteri...ielo-12836339/
Perché l'Ucraina non riesce a sfondare il fronte russo? Basta alzare gli occhi al cielo
L’amministrazione Biden continua a negare la fornitura di F-16 a Kiev. Così Zelensky usa solo quattro delle dodici brigate addestrate dai Paesi alleati per ridurre al minimo le vittime e risparmiare i tank
Il problema principale dell’Ucraina rimane il cielo. A preoccupare non è solamente la pioggia di missili lanciata nelle ultime ore dalla Russia su gran parte del Paese, prendendo di mira anche il porto di Odessa in esplicita ritorsione del danno morale e operativo subito ieri con l’attacco al ponte di Kerch in Crimea, ma anche il successo della controffensiva, messo a rischio dalla mancanza di strumenti. Di armi dall’Occidente ne sono arrivate, e tante, ma non quelle che il presidente Volodymyr Zelensky continua a reclamare in ogni occasione, come quei jet e altri mezzi di aviazione ritenuti essenziali per portare a termine l’operazione di reconquista. Avendo fatto tesoro dell’esperienza vissuta, Kiev non vuole incappare negli stessi errori commessi dai russi, che a inizio conflitto hanno riportato perdite enormi tra i suoi velivoli corazzati, bersagliati dall’artiglieria. Ora sta accadendo lo stesso, ma a parti invertite. Le prime settimane della controffensiva hanno fatto registrare perdite pari al 20% tra uomini e mezzi ucraini, costringendo i vertici dell’esercito a un riassetto che, per ora, le avrebbe dimezzate. Il piano ufficiale è logorare i russi quanto più in profondità possibile, colpendo i loro siti di logistica nel tentativo di farli arretrare, sfruttando i missili a lunga gittata Storm Shadow e Himars, spostati appositamente più vicini alla linea del fronte. Ma oltre a doverli dosare per via del numero limitato, questa strategia è un’alternativa di ripiego che, se permetterà di arrivare alla vittoria, lo farà a un prezzo drammatico. Senza una forza aerea alle spalle, sostengono i leader dell’esercito, diventare carne da macello è un attimo.
“La vita e la salute dei nostri soldati sono per noi la cosa più preziosa. Per questo il nostro compito è quello di raggiungere il successo al fronte, proteggendo le vite umane”, ha affermato il ministro della Difesa Oleksii Reznikov. L’effetto sorpresa di questa controffensiva è venuto meno dai continui proclami e dalla fuga di notizie dal Pentagono, permettendo ai russi di riassestarsi, trincerarsi e minare il terreno, rallentando di molto l’avanzata ucraina. E infatti, per salvaguardarsi, Kiev sta utilizzando solamente quattro delle dodici brigate addestrate dai Paesi alleati, dividendole in gruppi da quindici a cinquanta persone e facendole avanzare a piedi. Questo per ridurre al minimo le vittime e risparmiare i veicoli, anche a costo di procedere a ritmi molto più lenti. Come riportato dall’Institute of the Study of War (Isw), finora sono stati riconquistati 250 km di territorio, quando le aspettative erano ben altre. Fare di più è praticamente impossibile, essendo sotto costante tiro dei nemici. Almeno fin quando all’Ucraina non verrà garantito il dominio dei cieli.
O, perlomeno, di pareggiare i conti con l’aviazione russa. Mosca sta riscontrando – da un anno e mezzo – grandi difficoltà sul campo, ma negli ultimi tempi ha attivato gran parte dell’arsenale di aria, fino a qualche tempo fa risparmiato. Oltre a quelli iraniani Shahed-136, lanciati probabilmente anche nell’attacco vendicativo di stanotte, la Russia sta utilizzando i suoi Orlan-10 (costruiti anche con tecnologia occidentale), strumenti di videosorveglianza che individuano gli obiettivi da colpire. Quando è brutto tempo sono costretti a scendere a bassa quota, diventando bersaglio degli ucraini che provano a distruggerli come possono. Se è bel tempo, invece, possono tranquillamente spiare indisturbati dall’alto. Anche gli elicotteri Ka-52, che hanno incorporati missili a guida laser, riescono a volare a cinque miglia da terra, una distanza che gli Stinger non riescono a coprire.
Kiev ha dunque un’oggettiva necessità di aerei da guerra, ma l’Occidente ha una altrettanto legittima possibilità di opporsi a questa richiesta. Il pericolo che uno dei jet venga abbattuto aumenta di molto le chances di uno scontro diretto con la Russia, quello che si cerca di evitare da diciotto mesi a questa parte. L’amministrazione Biden continua a negare la fornitura di F-16, sebbene i piloti ucraini abbiano iniziato l’addestramento, acconsentendo al massimo di trasferire in Ucraina i propri aerei a disposizione degli altri Paesi europei.
Anche se è possibile che alla fine si ceda – la pressione di tutto il fianco est della Nato affinché ciò avvenga è forte, ma per ora inefficace – non è detto che una volta data l’approvazione la decisione diventi irrevocabile. Il prossimo anno l’America torna al voto e Donald Trump ha già pronunciato la sua soluzione per arrivare a una tregua. “Conosco molto bene Zelensky e conoscono molto bene, anche meglio, Putin.
Li farei mettere d’accordo in un giorno se fossi il presidente. Basta, devi fare un accordo, direi a Zelensky. E a Putin: se non lo fai, daremo loro molto più di quanto abbiano avuto, se necessario”, ha affermato il tycoon a Fox News. Una formula di pace che rimane dunque vuota all’atto pratico, sebbene Trump incarni parte del pensiero dell’estrema destra nel Partito Repubblicano, dove diversi esponenti si stanno stancando del continuo supporto a Zelensky. Lo speaker della Camera, Kevin McCarthy, non voleva più consegnare a Kiev “un assegno in bianco”, mentre il governatore della Florida e candidato presidenziale del Gop, Ron DeSantis, aveva sottolineato come gli interessi degli Stati Uniti siano lontano dall’Ucraina.
Il futuro è pertanto un grande punto interrogativo. Il presente, invece, parla di progressi marginali da una parte e dall’altra. Gli ucraini sembrano aver intensificato le operazioni attorno a Bakhmut, mentre i russi fanno lo stesso in direzione di Kupiansk, nell’oblast di Kharkiv. Per Kiev, nell’est la situazione rimane “complicata”, ha ammesso il comandante delle forze di terra Oleksandr Syrskyi. Non che altrove sia meno complessa, ma perlomeno procede a piccoli passi, nonostante il ritmo non soddisfi gli alleati occidentali. Tuttavia, come sottolineato dal comandante in capo dell’esercito Valery Zaluzhny, condurre operazioni su larga scala senza il supporto aereo è quasi utopia. “Quindi”, ha affermato, “dire che sono troppo lente o troppo veloci è quantomeno ridicolo. Non sanno cosa significhi. E Dio non voglia che lo sperimentino mai”.