Il prezzo ritenuto congruo dagli interessati ( che sono due, da una parte i proprietari e dall’altra parte la cd comunità) è anche automaticamente il prezzo “ oggettivamente “ congruo , cioè è il prezzo che si formerebbe in quella specifica contrattazione.
Il fatto che esista un diritto superiore di esproprio che prevale su quello dei proprietari fa si che quella contrattazione non possa avvenire…infatti l’esproprio avviene alle condizioni dettate dallo stato , che sono favorevoli per lui e sfavorevoli per i proprietari: un tempo il valore di esproprio si aggirava tra il 50% e il 30% del valore di mercato del bene, un vero furto, dopodiché la corte costituzionale , dopo numerosi richiami da parte dell’Eurooa , ha ritenuto tali parametri anticostituzionali perché erano tali da porre nel nulla il diritto di proprietà…al che la legge si è dovuta adeguare, per cui oggi in linea di massima il valore di esproprio deve corrispondere al valore di mercato del bene; tuttavia secondo me il valore giusto da corrispondere ai proprietari dovrebbe essere più alto rispetto al mero valore di mercato, visto che le loro proprietà in virtù dell’interesse dello stato a costruirci sopra acquistano un valore maggiore ( se loro avessero voluto vendere semplicemente al prezzo di mercato, l’avrebbero fatto) ….quindi i proprietari anche oggi sono penalizzati rispetto a una normale compravendita; se poi consideriamo che anche oggi per legge, se i lavori da fare hanno un “ valore economico-sociale”, il prezzo da corrispondere da parte dello stato può essere il 25% in meno del prezzo di mercato, di che parliamo ?
Nella pratica esistono ben poche persone che rifiutano delle condizioni per loro vantaggiose solo per un punto d’orgoglio o testardaggine…





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