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  1. #1921
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    Predefinito Re: Thread contenitore generico sugli USA


  2. #1922
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    Predefinito Re: Thread contenitore generico sugli USA


  3. #1923
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    Predefinito Re: Thread contenitore generico sugli USA

    Citazione Originariamente Scritto da Noumeno Visualizza Messaggio
    Bill !!

  4. #1924
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    Predefinito Re: Thread contenitore generico sugli USA

    Iniezione letale? La vecchia scuola non sbaglia mai.....



  5. #1925
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    Predefinito Re: Thread contenitore generico sugli USA

    Il caso Austin e i problemi di leadership degli Stati Uniti

    Il segretario alla Difesa statunitense, Lloyd J. Austin III, 70 anni, rimane ricoverato in ospedale dopo aver subito un intervento chirurgico ma le sue condizioni di salute e la sua uscita di scena a causa del ricovero sono diventate un caso politico.

    Il Pentagono ha precisato ieri che Austin ha subito un intervento il 22 dicembre ed è tornato a casa il giorno successivo ma è stato ricoverato in terapia intensiva il 1° gennaio quando ha iniziato a provare forti dolori postoperatori. La nota del Dipartimento della Difesa ha aggiunto che il 6 gennaio ha avuto un colloquio con il presidente Joe Biden ma anche che non si sa ancora quando sarà dimesso dall’ospedale.

    Nessun dettaglio sul tipo di intervento subito ma il portavoce Pat Ryder ha aggiunto che Austin è stato in contatto con il vice segretario alla Difesa Kathleen Hicks, con il capo dei capi di stato maggiore congiunti, il generale CQ Brown Jr. e il suo staff. Fonti governative hanno riferito a diversi media che Austin ha trascorso quattro giorni nel reparto di terapia intensiva. Intanto la CNN ha reso noto che Kathleen Hicks non sapeva del suo ricovero in ospedale quando ha assunto alcuni dei suoi poteri il 2 gennaio.



    Perplessità istituzionali

    Proprio l’assenza di informazioni circa il ricovero rischia di compromettere la posizione di Austin, che si è assunto la responsabilità di aver mantenuto la riservatezza al riguardo. “Comprendo le preoccupazioni dei media per la trasparenza e riconosco che avrei potuto fare un lavoro migliore assicurando che l’opinione pubblica fosse adeguatamente informata. Mi impegno a fare meglio. Ma è importante dirlo: questa é stata la mia procedura medica e mi assumo la piena responsabilità delle mie decisioni in merito alla divulgazione”, ha dichiarato Austin in un comunicato.

    Il segretario alla Difesa ha ringraziato “gli straordinari medici e il personale infermieristico del Walter Reed per le cure eccezionali” e il calore dimostrato a lui e alla sua famiglia. “Sono molto felice di essere in via di guarigione e non vedo l’ora di tornare presto al Pentagono”, ha affermato, senza rivelare altri dettagli sulla sua situazione clinica.



    Il 1° gennaio, quando è stato ricoverato, Austin aveva partecipato in collegamento telefonico ad una riunione alla Casa Bianca sulla crisi in Medio oriente. Qualche giorno dopo si è fatto sostituire da un alto funzionario del Pentagono, Sasha Baker, ad una riunione alla Casa Bianca sulla situazione ad Haiti. Né il Consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan, né lo stesso Baker, sapevano che in quel momento Austin era ricoverato al Walter Reed National Military Medical Center per le complicazioni di un intervento chirurgico mentre la vice segretaria Kathleen Hicks, in vacanza a Portorico, aveva dovuto assumere alcuni compiti del suo capo.

    Venerdì molti alti funzionari sono rimasti sorpresi quando Kelly Magsamen, capo dello staff di Austin, ha inviato una mail per informare i vertici militai e civili del Pentagono dello stato di salute del segretario alla Difesa. Sia la mail che l’annuncio pubblico diramato due ore dopo contenevano informazioni molto scarne e il Congresso è stato informato solo un quarto d’ora prima del comunicato pubblico.



    La questione politica

    Il caso ormai ha assunto una dimensione politica. “Il Pentagono ha impiegato tre giorni e mezzo per informare la Casa Bianca”, ha sottolineato il New York Times. Solo venerdì (5 gennaio) sera il portavoce del Pentagono, Pat Ryder, ha rivelato in una nota che il segretario Austin si stava riprendendo dopo essere stato ricoverato il lunedì all’ospedale militare Walter Reed di Bethesda, nel Maryland, per “complicazioni derivanti da una procedura medica non urgente”.

    Il dipartimento della Difesa ha precisato che l’assenza di Austin non era stata resa pubblica subito per ragioni di privacy e perché’ la situazione era “in evoluzione”. Sempre secondo il NYT il presidente Biden avrebbe confermato la sua piena fiducia al segretario alla Difesa.

    “Qualche testa deve cadere”, titola il quotidiano on line Politico che riferisce come la vicenda abbia messo in imbarazzo l’amministrazione Biden anche se quattro fonti sentite dal giornale hanno assicurato che per ora Austin non rischia di perdere l’incarico sia per la situazione di tensione internazionale, con le guerre in Ucraina e in Medio Oriente in corsoi, sia in vista delle elezioni presidenziali di novembre sia perché cambiare del segretario alla Difesa richiederebbe temi lunghi per l’approvazione da parte di un Congresso sempre più diviso.



    Le stesse fonti ritengono però che “qualche testa dovrà cadere” poiché “non informare la Casa Bianca, il Congresso e i media che era ammalato, e dire allo staff del Pentagono che lavorava da casa… questo è un problema – nota un ex funzionario del Pentagono – qualcuno ha preso la decisione di tenere tutto nascosto. Quella persona probabilmente dovrà andare via a breve”.

    I repubblicani al Congresso hanno del resto reagito con indignazione alla notizia e alcuni chiedono che Austin si dimetta, come riferisce la testata Axios.

    Per l’ex vice presidente Mike Pence, si tratta di una “Inadempienza al dovere totalmente inaccettabile”. Per Jim Banks, membro della commissione della Camera per le forze armate “Austin è stato un disastro sin dal primo giorno e dovrebbe essere sostituito da qualcuno che si concentri sul rendere le forze armate pronte a combattere e vincere guerre invece di promuovere le cause politiche dell’amministrazione Biden”.

    Roger Wicker, membro della commissione del Senato per le forze armate, valuta che quanto accaduto “erode ulteriormente la fiducia nell’amministrazione Biden”. Anche l’ex presidente Donald Trump, candidato alle prossime elezioni, ha pubblicamente invitato il presidente Joe Biden a licenziare il segretario alla Difesa Lloyd Austin.

    Dal suo account Truth Social Trump ha scritto che “il fallito segretario alla Difesa Lloyd Austin dovrebbe essere licenziato immediatamente per condotta professionale impropria e inadempienza ai suoi doveri”.



    Chi tiene le redini?

    Al di là del dibattito politico, reso più acceso dalla campagna elettorale, restano aperti seri interrogativi che riguardano direttamente l’attuale leadership statunitense.

    Già in più occasioni il Presidente Biden ha dato segni di scarsa lucidità e consapevolezza. Lo ha fatto in pubblico ed è quindi lecito ritenere che tali manifestazioni, indicatori di gravi problemi di salute, avvengano in misura anche maggiore lontano da eventi pubblici e telecamere. Naturale quindi che la ricandidatura di Biden per un secondo mandato, che in caso di vittoria lo lascerebbe alla Casa Bianca fino a gennaio 2029, susciti non poche perplessità negli Stati Uniti anche tra molti sostenitori e membri del Partito Democratico.

    La vicenda di Austin si inserisce infatti in questo contesto lasciando aperti diversi interrogativi anche perché nei giorni in cui il capo del Pentagono era ricoverato all’insaputa persino della Casa Bianca le forze statunitensi hanno condotto operazioni militari non proprio “di routine” che rischiano seriamente di allargare il conflitto in Medio Oriente: dall’intercettazione di missili e droni Houthi nel Mar Rosso al raid del drone che ha ucciso il 4 gennaio tre leader delle milizie scite Forze di Mobilitazione Popolare (PMU) nel centro di Baghdad.



    L’attacco statunitense in Iraq è avvenuto durante le commemorazioni dell’anniversario della morte di Abu Mahdi al-Muhandis, ex vice capo delle PMU e comandante di Kataib Hezbollah, uno dei gruppi armati più importanti della coalizione, ucciso nell’attacco americano che nel gennaio 2020 eliminò nella capitale irachena il generale iraniano Qasem Soleimani.

    L’attacco ha fatto infuriare il primo ministro iracheno, Mohammed Shia al-Sudani (nella foto sotto) che lo ha definito una violazione della sovranità irachena e ha ribadito che avvierà le procedure per il ritiro delle truppe statunitensi dall’Iraq. Al-Sudani ha affermato che gli Stati Uniti hanno aggirato il governo iracheno, che è “l’organo autorizzato a imporre la legge” mentre il vertice militare iracheno ha fatto sapere di non essere stato informato del raid americano sul quartiere generale delle PMU.

    Al-Sudani ha aggiunto che la Forza di Mobilitazione Popolare “rappresenta una presenza ufficiale affiliata allo Stato e parte integrante delle nostre forze armate” e che “gli attacchi contro le nostre forze di sicurezza vanno oltre lo spirito del mandato che ha creato la Coalizione internazionale”, facendo riferimento alla forza multinazionale guidata dagli Stati Uniti contro lo Stato Islamico e che mantiene le proprie forze in Iraq: Washington ha risposto di rispettare la sovranità irachena ma di dover difendere i propri soldati in Iraq dagli attacchi delle milizie filo-iraniane.



    Della Coalizione, è bene ricordarlo, fa parte anche l’Italia che schiera in Iraq ancora qualche centinaio di militari che rischiano, come gli altri alleati, di venire coinvolti nelle conseguenze del confronto in atto tra Stati Uniti e le milizie scite e dalle “esecuzioni unilaterali”. Azioni certo decise a Washington ma, viene oggi da chiedersi, da quale catena di comando?

    Se Austin è ricoverato dal 1° gennaio e la sua vice e il presidente Biden neppure lo sapevano chi ha ordinato il raid a Baghdad? Chi avrebbe gestito una eventuale reazione delle forze di Baghdad, delle PMU o dell’Iran? Certo la catena di comando e controllo statunitense, dagli Stati Maggiori Congiunti al Central Command responsabile per le operazioni in Medio Oriente, è ben oliata ma considerato l’impatto politico-strategico delle decisioni assunte sul piano militare, specie in un contesto così esplosivo come quello attuale e tenuto conto delle condizioni di salute di Biden e Austin, appare naturale chiedersi chi prenda a Washington decisioni le cui conseguenze sono così rilevanti per tutti.
    @gianandreaGaian

    https://www.analisidifesa.it/2024/01...i-stati-uniti/
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia dell'Europa del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  6. #1926
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    Predefinito Re: Thread contenitore generico sugli USA

    "Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia"


    IL DISPUTATOR CORTESE

    Possono tenersi il loro paradiso.
    Quando morirò, andrò nella Terra di Mezzo.

  7. #1927
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    Predefinito Re: Thread contenitore generico sugli USA

    Il terrorismo degli Stati Uniti è il peggiore di tutti
    di Massimo Fini - 09/01/2024

    Il terrorismo degli Stati Uniti è il peggiore di tutti

    Fonte: Massimo Fini

    I terroristi americani e israeliani hanno colpito ancora. Naturalmente Washington e Tel Aviv si sono affrettati a dire che non c’entrano. Excusatio non petita, accusatio manifesta. Curiosamente il giorno dopo l’attentato è saltata fuori una rivendicazione Isis su Telegram attribuita genericamente all’Isis e non firmata dal suo attuale leader Abu Hafs al Husseini al Qureishi. Avrei potuto farla anch’io. Altrettanto curiosamente i media occidentali che avevano dato all’attentato in Iran l’esposizione minima, diciamo una “modica quantità”, si sono spesi molto per la presunta rivendicazione Isis. Il Corriere della Sera gli dedica due pagine.
    L’attentato a Teheran è sanguinoso, barbaro e vile. Non è immaginabile che le decine di migliaia di persone che si erano raccolte davanti al Cimitero dei Martiri di Kerman per onorare Qasem Soleimani, ex capo dei pasdaran, assassinato dagli americani quattro anni fa a Baghdad (che è come uccidere un vice-premier nelle democrazie occidentali) fossero tutti dei pasdaran. L’attentato è stato quindi diretto e premeditato contro i civili iraniani e le vittime non sono un ‘effetto collaterale’ di qualche colpo sbagliato come abbiamo visto di recente in Ucraina. Del resto gli americani non sono nuovi a queste imprese cioè mirare direttamente ai civili. Alla fine della seconda guerra mondiale gli Usa bombardarono Dresda, Lipsia, Stoccarda col preciso intento, dichiarato dai loro comandi politici e militari, di “fiaccare la resistenza del popolo tedesco”. A Hiroshima e Nagasaki, col Giappone in ginocchio, non fu preso di mira alcun obiettivo militare ma il popolo nipponico.
    Le sanzioni economiche, e non solo economiche, ma scientifiche, mediche e militari, imposte all’Iran dagli Stati Uniti e quindi dai loro alleati subalterni, fra cui l’Italia che con il paese degli Ayatollah aveva ottimi rapporti d’affari, sono incomprensibili. L’Iran ha firmato il Trattato di non proliferazione nucleare e ha sempre accettato le ispezioni dell’AIEA, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che hanno accertato che l’arricchimento dell’uranio iraniano non va oltre il 5 per cento, cioè è per uso civile e medico, per fare la Bomba l’arricchimento deve raggiungere il 90 per cento. Israele non ha firmato il Trattato, ma ha l’Atomica, basta fare un giretto nel deserto del Negev per capirlo, e comunque ci tiene a farlo sapere (a buon intenditor…). Ma nessuno si è mai sognato di sanzionare Israele.
    Che senso hanno le sanzioni all’Iran? Il modello è sempre lo stesso: strangolare economicamente un Paese, creare il malcontento fra la popolazione e quindi il sorgere di un’opposizione. Gli Stati Uniti, più di recente, ci hanno provato anche col Venezuela di Chàvez e Maduro. Ma gli è andata buca. Il “giovane e bell’ingegnere” Juan Guaidò, su cui gli Usa avevano puntato, aveva un seguito pressoché inesistente. Il governo venezuelano di fronte a questo tentativo di colpo di Stato non schierò in piazza né carri armati, né militari, né polizia. I 137 morti non sono addebitabili a Maduro (la polizia non sparò un colpo) ma agli scontri fra le opposte fazioni fra quelli che stavano dalla parte di Maduro e quelli che stavano con Guaidò che ebbe la peggio.
    Sia stramaledetto Hitler perché ha dato a Israele (non diciamo agli ebrei, per non essere arrestati) una sorta di lasciapassare per compiere azioni criminali che se commesse da qualsiasi altro Paese sarebbero state condannate e sanzionate. Entebbe, 1976, docet. Ma restiamo nell’attualità. I palestinesi uccisi dopo l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre, che causò la morte di 1300 israeliani, sono 22 mila, un rapporto di 20 a uno. Il tribunale internazionale dell’Aia per “crimini di guerra” non ha nulla da dire in proposito? Se questo tribunale esistesse realmente Joe Biden, con alcuni suoi predecessori, e Bibi Netanyahu (curioso soprannome “Bibi” per un delinquente) sarebbero oggi alla sbarra.
    Sull’Iran c’è poi da fare un discoro storico. All’epoca dello Scià, un fantoccio degli Stati Uniti, c’era una sottilissima striscia di borghesia ricchissima che potevi incontrare a Londra, a Parigi e in altre capitali europee, tutto il resto era miseria. La rivoluzione khomeinista ha lavorato bene creando una media borghesia intellettuale , i persiani, che non vanno confusi con gli arabi, sono colti, quando ero da quelle parti per la guerra in Iraq-Iran - e non Iran-Iraq come si dice comunemente perché fu Saddam Hussein il primo ad aggredire - i miei amici conoscevano non solo i nostri maggiori, da Dante in su, ma anche Moravia e Savinio, mentre noi della cultura persiana conosciamo solo, quando va bene, ʿUmar Khayyām. È questa borghesia colta che oggi si ribella, almeno in parte, alla lettura stretta della Shari’a cioè a norme etiche che risalgono a più di un millennio fa. In ogni caso l’Iran non è l’Arabia Saudita, nostro alleato, se vai all’Università di Teheran trovi più ragazze che ragazzi.
    Le leadership americane, soprattutto quelle democratiche, si rendono conto che stanno perdendo l’egemonia che hanno avuto per tutto il Novecento e non vogliono rassegnarsi. Per questo sono disposte a tutto, anche a scatenare una terza guerra mondiale. Non ci resta che sperare nella prudenza e nella saggezza degli Ayatollah, che per ora si sono limitati ad affermare che la reazione dell’Iran sarà “severa”, una dichiarazione morbida. A questo siamo ridotti.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia dell'Europa del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  8. #1928
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    Predefinito Re: Thread contenitore generico sugli USA

    Le leadership americane, soprattutto quelle democratiche, si rendono conto che stanno perdendo l’egemonia che hanno avuto per tutto il Novecento e non vogliono rassegnarsi. Per questo sono disposte a tutto, anche a scatenare una terza guerra mondiale.
    Ma basta con queste fesserie di Massimo Fini......

  9. #1929
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    Predefinito Re: Thread contenitore generico sugli USA

    Trump su Macron............



  10. #1930
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    Predefinito Re: Thread contenitore generico sugli USA

    Uno scandalaccio travolge l’accusa (falsa) a Trump

    La tv non lo dice, ma accade questo:

    Il procuratore distrettuale della contea di Fulton, Fani Willis, ha assunto il suo amante segreto per fungere da procuratore speciale nel caso di racket in Georgia contro Donald Trump e altri 18 imputati, secondo un documento depositato lunedì per conto di Mike Roman, un imputato che ha guidato le operazioni del giorno delle elezioni per Trump 2020. campagna:

    https://www.maurizioblondet.it/uno-s...falsa-a-trump/
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