











Mah, tutto vero per carità, la cultura arcaica del maschilismo, il patriarcato, etc, etc..
Ma allora qualcuno può spiegare il paradosso dei paesi nordici, al primo posto per i traguardi in termini di parità di genere, eppure ugualmente al primo posto in ambito europeo per via di violenze sulle donne ?
No perchè a tutti gli effetti sta cosa mi invalida un attimo l'equazione che adesso i media sponsorizzano.
J'aime écouter des mensonges quand je connais la vérité.




Solo le pecore hanno bisogno di leader. La Democrazia richiede partecipazione diretta e assunzione di responsabilità.
Se non stai attento, i mass media ti faranno odiare gli oppressi e amare le persone che opprimono.


Elena Cecchettin, sorella della povera Giulia a Dritto e Rovescio
"Turetta non è un mostro, lui è un figlio sano della società patriarcale che è pregna della cultura dello stupro"
A #Drittoerovescio parla la sorella di Giulia
https://twitter.com/i/status/1726340315865375154


Comprendo la sorella della vittima che tenta di spiegare il fenomeno del femminicidio ma non ne condivido l’analisi. La sorella di Giulia ha spiegato il femminicido con la mentalità “patriarcale”, che risale ad un tempo, ormai da secoli trascorso, che la ragazza evidentemente ignora. Durante il patriarcato non esisteva la regola moderna della parità di genere e la prevalenza dell’uomo era regola giuridica e sociale. Per questo motivo non esistevano i femminicidi, perché la donna subiva senza eccepire od opporsi. Durante il patriarcato gli uomini non avevano le fragilità psicologiche che hanno moltissimi maschietti attuali ed il patriarca dominava la sua famiglia (non soltanto le donne, ma anche i maschi) con carattere. Così come mi sembra del tutto inutile inserire l’insegnamento della parità di genere fra gli insegnamenti scolastici: questo insegnamento paritario è ormai generale, nessuno pubblicamente lo discute, ma il problema è il suo rispetto pratico, a cui l’insegnamento non serve, perché serve l’educazione nel suo momento pratico, esecutivo. L’educazione, cioè la guida, di una persona comincia in famiglia ed è qui che si manifestano le criticità, perché si è diffusa l’idea che ai figli debba essere concesso tutto e non negato nulla. Per questa (s)ragione i figli maschi psicologicamente più fragili non riescono a dominare i loro impulsi come bimbetti di due anni, che quando si vedono sottratto il giocattolino fanno strepiti e capricci. L’educazione nel senso corretto del termine prevede anche dinieghi, divieti, rifiuti, ordini da eseguire e punizioni, sanzioni, castighi per chi disobbedisce. Soltanto così i figli, soprattutto i maschi, per natura più trasgressivi delle femminucce, si abituano al rispetto delle regole, anche se non le condividono, ed al senso di responsabilità nell’accettazione delle sanzioni, perché è questo lo scenario della vita fuori di casa a cui andranno incontro ed a cui si devono abituare/rassegnare. Soltanto la piena interiorizzazione –che comincia in famiglia- del dovere, del rispetto delle regole e dell’altrui legittima volontà consente ai figli maschi di forgiare un carattere davvero virile nel senso migliore del termine, e cioè forte e resiliente nel fronteggiare le difficoltà della vita, fra cui i dinieghi delle donne. I femminicidi non sono neppure il risultato dell’epoca, ormai fortunatamente passata, del maschilismo, del machismo, cioè dei bulli, degli spacconi, perché quelli non avevano le fragilità ossessive e paranoiche degli attuali assassini/femminicidi. I maschi femminicidi sono persone psicologicamente fragili, ineducate, e per questo incapaci di resistere alla loro frustrazione ed ai conseguenti impulsi puerilmente distruttivi. Per questi soggetti non ci vuole istruzione, che già possiedono, ma educazione.