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    Arrow Sondaggi elezioni Usa: quando hanno sbagliato? I casi più famosi


    Sondaggi elezioni Usa: quando hanno sbagliato? I casi più famosi
    Sondaggi elezioni Usa: la scienza che ruota attorno alle rilevazioni demoscopiche ha molti limiti. Limiti che si evidenziano in particolare quando di mezzo c’è un appuntamento elettorale. Per gli americani si avvicina il momento di scegliere il prossimo inquilino della Casa Bianca. Il candidato democratico Harris sembra avanti sul repubblicano Trump. Tornano alla memoria, però, i tanti pronostici della vigilia che poi si sono rivelati a dir poco errati.
    Sondaggi elezioni Usa: quando hanno sbagliato? I casi più famosi

    Sondaggi elezioni Usa: chi sarà il prossimo Presidente degli Stati Uniti? Grazie a una veloce rincorsa, successiva alla rinuncia dell’attuale Presidente Biden alla corsa per la riconferma, Kamala Harris ha prima raggiunto e poi superato, di poco, Donald Trump nelle intenzioni di voto. D’altra parte, le rilevazioni che davano in vantaggio la vicepresidente in carica si stanno progressivamente “raffreddando”.
    In parallelo, il tycoon sembra recuperare consenso in vista del voto di inizio novembre. Insomma, il risultato delle elezioni americane sembra tutt’altro che scontato a mano a mano che ci si avvicina all’apertura delle urne. Trump appare ancora leggermente dietro la Harris. Tuttavia, proprio come ai tempi della vittoria su Hillary Clinton, partire da (più o meno) “grande” sfavorito, alla fine, potrebbe portare “fortuna” all’ex Presidente in cerca di un nuovo mandato.
    Sondaggi TP: italiani critici verso Israele in attacco a postazioni ONU
    Partire da sfavorito potrebbe portare fortuna a Trump?

    Sondaggi elezioni Usa: d’altronde non sarebbe la prima volta che le rilevazioni della vigilia favoriscono un candidato che poi risulterà sconfitto dopo la chiusura dei seggi.
    Il caso di Trump nel 2016 insegna. All’epoca la vittoria della Clinton era data per certa “al 90%” per la stragrande maggioranza dei media americani. Vinse a livello di voto popolare (3 milioni di preferenze in più) ma alla conta dei grandi elettori, quella fondamentale, perse 227 a 304. Non era il primo abbaglio preso dai sondaggisti Usa. Nel 2012 Romney avrebbe dovuto battere Obama anche se di misura. Alla fine il già Presidente venne riconfermato con 4 punti di voto popolare in più e con 332 grandi elettori (206 Romney). Anche 4 anni prima Obama vinse largamente contro McCain nonostante per i sondaggi fossero in parità.
    Da ricordare sulla stessa linea i casi di Bush figlio contro Gore (2000), con il repubblicano che vinse contro tutti i pronostici (d’altro canto, quel risultato elettorale è tuttora oggetto di dibattito) ma anche quello di Bush padre contro Clinton (1992). I sondaggi davano il Presidente in carica in grande crescita dopo una prima fase di campagna elettorale appannata: alla fine venne travolto dal candidato democratico. Infine, altro caso molto famoso quello risalente alle elezioni del 1984, Reagan contro Mondale. Il candidato repubblicano a due settimane dal voto veniva considerato in “caduta libera”: vinse lasciando solo 13 grandi elettori allo sfidante e superandoli di circa 17 milioni di voti.
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    Arrow Diretta Elezioni Usa 2024: Trump contro Harris. Risultati live


    Diretta Elezioni Usa 2024: Trump contro Harris. Risultati live
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    Diretta Elezioni Usa 2024: è arrivato il giorno del duello Trump-Harris. Chi sarà il prossimo inquilino della Casa Bianca? L’attuale vicepresidente democratico o i’ex Presidente repubblicano? Si annuncia un testa a testa. Segui la diretta di Termometro Politico sul voto.

    –> Un recap veloce su quelli che sembra potranno essere dei momenti chiave della nottata. I primi stati in cui termineranno le operazioni saranno Indiana e Kentucky. Seggi sbarrati a partire dalle 23. Per tutti gli altri bisognerà aspettare la prime ore di mercoledì. Quindi, all’una toccherà a South Carolina, Vermont, Virginia e Georgia (uno degli swing states da tenere d’occhio). Mezzora, un’ora dopo sarà il turno di altri 17 stati tra cui bisogna segnalare la North Carolina e, sopratutto, la Pennsylvania che potrebbe costituire il tipping point state, lo stato “punto di svolta” di questa tornata.
    –> Le operazioni di voto cominceranno intorno alle 13 italiane, i primi seggi chiuderanno a partire dall’una di notte. Nell’immagine sottostante (che si riferisce alle Elezioni 2020, d’altra parte, non si tratta di dati soggetti a modifiche) una panoramica di come cambiano gli orari da una costa all’altra degli Stati Uniti.

    Diretta Elezioni Usa 2024: occhi puntati sui 7 swing states

    Diretta Elezioni Usa 2024: è arrivato il giorno del duello Trump-Harris. Chi sarà il prossimo inquilino della Casa Bianca? La sensazione è che il prossimo Presidente degli Stati Uniti uscirà da un testa a testa. Nel frattempo, da sottolineare che le operazioni di voto sono già cominciate. Infatti, al di là della tornata del 5 novembre, gli americani hanno la possibilità di esercitare l’early voting, In pratica, prima dell’apertura delle urne possono esprimere la propria preferenza via posta.
    Sondaggi politici TP: gli italiani preferirebbero Harris a Trump
    Ogni voto sarà importante, soprattutto, considerando le incertezze legate ai cosiddetti Swing States. Si tratta di stati che cambiano spesso “colore”, cioè votano per un candidato diverso ad ogni elezione (mentre gli altri tendono a posizionarsi sempre nello stesso modo). In questo senso possono essere considerati “in bilico” Nevada, Arizona, Michigan, Wisconsin, Pennsylvania, Carolina del Nord e Georgia.
    In particolare la Pennsylvania potrebbe essere decisiva

    Diretta Elezioni Usa 2024: un tempo Wisconsin, Michigan e Pennsylvania veniva considerati parte stabile del Blue Wall. Ovvero l’insieme di stati che votavano tradizionalmente democratico. Dopo la vittoria di Trump nel 2016 questi tre stati sono da considerare contendibili. Per quanto riguarda questa tornata, sarà fondamentale tenere d’occhio in particolare il risultato della Pennsylvania. Si tratta dello swing state che assegna il maggior numero di grandi elettori (19).
    Sondaggi elezioni Usa: quando hanno sbagliato? I casi più famosi
    Il sistema elettorale americano è indiretto: diventa presidente chi conquista più grandi elettori (ogni stato ne assegna un certo numero) non chi prende più voti. Inoltre, vige in 48 stati su 50 vige il principio “Winner take all” per cui anche un solo voto in più permette di conquistare tutti i grandi elettori assegnati dallo stato. Ecco perché la Pennsylvania è da considerare “tipping point state”, in breve lo stato “del punto di svolta”, quello che potenzialmente potrebbe risultare decisivo.
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    Arrow Scadenze fiscali 2025: date più importanti dell’anno. Calendario


    Scadenze fiscali 2025: date più importanti dell’anno. Calendario
    Scadenze fiscali 2025: il calendario degli appuntamenti col Fisco subirà importanti cambiamenti rispetto al 2024. Spicca tra le modifiche il nuovo termine per l’invio della dichiarazione dei redditi. Ecco una panoramica dettagliata delle date fondamentali per contribuenti e imprese da gennaio a settembre.
    Tasse: cosa si paga a gennaio? Gli appuntamenti col Fisco
    Scadenze fiscali 2025: le date più importanti dell’anno

    Scadenze fiscali 2025: ecco un elenco degli appuntamenti fiscali, in ordine cronologico, che interesseranno contribuenti e imprese nel corso dell’anno e, in particolare, da gennaio a settembre:
    16 gennaio 2025

    • Versamento ritenute mese di dicembre 2024, liquidazione e versamento IVA mese di dicembre 2024, versamento INPS agricolo.

    27 gennaio 2025

    • Presentazione elenchi INTRASTAT mese di dicembre 2024 e 4° trimestre 2024.

    31 gennaio 2025

    • Trasmissione dati sanitari 2° semestre 2024 al sistema Tessera Sanitaria per i soggetti obbligati.

    17 febbraio 2025

    • Liquidazione e versamento IVA mese di gennaio 2025, versamento ritenute mese di gennaio 2025, versamento INPS fisso 4° rata 2024, autoliquidazione INAIL 2025/2026.

    20 febbraio 2025

    • Versamento contributi ENASARCO 4° trimestre 2024 e invio distinta.

    25 febbraio 2025

    • Presentazione elenchi INTRASTAT mese di gennaio 2025.

    28 febbraio 2025

    • Versamento imposta di bollo su fatture inviate nel 4° trimestre 2024, presentazione dichiarazione IVA annuale anno 2024 con quadro VP, trasmissione spese veterinarie e funebri 2° semestre 2024.

    17 marzo 2025

    • Invio telematico della Certificazione Unica anno 2024 e consegna al sostituto/dipendente, versamento ritenute mese di febbraio 2025, liquidazione e versamento IVA mese di febbraio 2025, versamento saldo IVA anno 2024.

    25 marzo 2025

    • Presentazione elenchi INTRASTAT mese di febbraio 2025.

    31 marzo 2025

    • Invio distinta ENASARCO per FIRR 2024 e pagamento FIRR 2025.

    16 aprile 2025

    • Versamento ritenute mese di marzo 2025, liquidazione e versamento IVA mese di marzo 2025.

    28 aprile 2025

    • Presentazione elenchi INTRASTAT mese di marzo 2025 e 1° trimestre 2025.

    30 aprile 2025

    • Presentazione dichiarazione IVA annuale anno 2024 senza quadro VP.

    16 maggio 2025

    • Liquidazione e versamento IVA mese di aprile 2025, versamento ritenute mese di aprile 2025, liquidazione e versamento IVA 1° trimestre 2025, versamento INPS fisso 1° trimestre 2025 artigiani e commercianti.

    20 maggio 2025

    • Versamento contributi ENASARCO 1° trimestre 2025 e invio distinta.

    26 maggio 2025

    • Presentazione elenchi INTRASTAT mese di aprile 2025.

    3 giugno 2025

    • Invio comunicazione liquidazioni periodiche IVA effettuate nel 1° trimestre 2025, versamento imposta di bollo su fatture elettroniche emesse nel 1° trimestre 2025 (se importo inferiore a 250 euro posticipabile al 30 settembre 2025).

    16 giugno 2025

    • Liquidazione e versamento IVA mese di maggio 2025, versamento ritenute mese di maggio 2025, versamento acconto IMU 2025, presentazione elenchi INTRASTAT mese di maggio 2025.

    30 giugno 2025

    • Imposte sui redditi saldo 2024 e 1° acconto 2025, versamento INPS per la percentuale eccedente il minimale fisso saldo 2024 e 1° acconto 2025, versamento imposta sostitutiva contratti di locazione con opzione cedolare secca, acconto 2025, versamento diritto camerale anno 2025, versamento INPS professionisti senza cassa saldo 2024 e 1° acconto 2025.

    30 settembre 2025

    • Termine finale per la presentazione delle dichiarazioni fiscali (sia Modello Redditi che Modello 730).

    Anche quest’anno due periodi di “tregua”

    Scadenze fiscali 2025: inoltre, sono confermate anche per quest’anno le cosiddette “tregue fiscali”, cioè quei periodi in cui non saranno inviati avvisi di compliance ed effettuati controlli formali sulle dichiarazioni. Tuttavia, è importante sottolineare che i pagamenti dovuti dovranno essere comunque corrisposti. Ecco un elenco dei periodi di tregua fiscale previsti per quest’anno:
    Dal 1° agosto al 4 settembre 2025

    • Nessun pagamento dovuto in questo periodo; si tratta di una pausa fiscale in cui non verranno effettuati controlli.

    Dicembre 2025

    • Anche in questo mese non saranno inviate lettere di compliance ma i pagamenti dovuti non slitteranno.

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  4. #174
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    Arrow Pace in Ucraina: il sogno possibile per la grande Europa


    Pace in Ucraina: il sogno possibile per la grande Europa
    Per arrivare alla Pace in Ucraina bisogna pensare già da adesso in modo lungimirante ad una “Grande Europa”. Altrimenti parlare di pace, purtroppo, quando uno dei due attori del contendere non ne ha il minimo interesse è semplicemente utopistico. Come ha ben detto Papa Francesco, le guerre nascono da un mancato abbraccio.
    Pace in Ucraina: l’UE ha fatto un importante errore negli anni scorsi

    Quando si era ancora in tempo, avrebbe dovuto favorire il timido processo di democratizzazione della Russia sotto la presidenza di Boris Yeltsin: rispettare la promessa di una comunità allargata anche a Mosca. In questo contesto, il nostro leader di allora Berlusconi si era dimostrato uno statista di livello internazionale. Aveva cucito un rapporto di grande amicizia e fiducia con Putin e gli aveva promesso un importante avvicinamento all’Europa.
    Sondaggi elettorali TP, solo per il 30,4% l’economia andrà meglio nel 2025
    Questo avvicinamento sarebbe stato conveniente per entrambi

    Da una parte la Russia con le sue importanti materie prime e scarso tessuto industriale, dall’altra, l’Europa fortemente industrializzata ma che necessita di materie prime. La NATO a questo punto non avrebbe avuto più ragion d’essere. Non conosco le ragioni perché il desiderio di Berlusconi e Putin non sia andato a buon fine e chi sia opposto a questo disegno.
    Se non si mette sul piatto della bilancia anche questa prospettiva, allungando lo sguardo a tempi futuri e lontani, non ci sarà possibilità di pace duratura. Anche se parliamo di un sogno che sembra attualmente irrealizzabile, il solo fatto di inserire in un accordo la futura possibilità di una Grande Europa che comprenda tutti i paesi ex-Urss, Russia in primis, darebbe una spinta incredibile alla pace nel continente. Un bisogno sempre più impellente mentre la guerra continua a seminare morte e dolore vicino, molto vicino a noi.
    Mario Borrelli
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  5. #175
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    Arrow Elezioni amministrative 2025: dove e quando si vota quest’anno


    Elezioni amministrative 2025: dove e quando si vota quest’anno
    Elezioni amministrative 2025: in teoria è prevista un’importante tornata quest’anno. Tuttavia, non si esclude di posticipare l’appuntamento elettorale al 2026. Si voterà anche in sei regioni, qui ci sono maggiori certezze. I seggi dovrebbero aprire ovunque entro l’autunno. Potrebbe essere organizzato un corposo election day. Uno sguardo a dove e quando si dovrebbe votare nel corso dell’anno.
    Elezioni Amministrative 2025: dove e quando si vota quest’anno

    Elezioni Amministrative 2025: in teoria, è prevista un’importante tornata quest’anno; quasi 1.200 i comuni coinvolti. Tuttavia, non si esclude nemmeno di posticipare l’appuntamento elettorale al 2026. Sull’incertezza delle tempistiche pesa la deroga concessa ai comuni chiamati a rinnovare i propri organi tra il 2020 e il 2021 causa epidemia di Covid. Lo slittamento, tra l’altro, permetterebbe di organizzare un corposo election day insieme alle 6 regionali fissate sempre per il 2025. A quel punto tutti gli elettori coinvolti potrebbero essere chiamati alle urne in autunno.
    Ecco un elenco dei comuni capoluogo di provincia che saranno chiamati al voto:

    • Agrigento
    • Andria
    • Arezzo
    • Aosta
    • Bolzano
    • Chieti
    • Crotone
    • Fermo
    • Enna
    • Lecco
    • Macerata
    • Mantova
    • Matera
    • Nuoro
    • Reggio Calabria
    • Trani
    • Trento
    • Venezia

    Elezioni Regionali 2025: dove si vota e quando? L’elenco




    Previsto il voto anche in 6 regioni

    Elezioni Amministrative 2025 ma non solo. Quest’anno verranno chiamati a eleggere il Governatore i cittadini di ben 6 regioni. Nello specifico, si tratta di:

    • Campania: i cittadini sceglieranno il successore di Vincenzo De Luca (PD).
    • Marche: si voterà per il successore di Francesco Acquaroli (Fratelli d’Italia).
    • Puglia: i cittadini voteranno per il successore di Michele Emiliano (PD).
    • Toscana: si voterà per il successore di Eugenio Giani (PD).
    • Valle d’Aosta: si voterà per scegliere il successore di Renzo Testolin (Union Valdôtaine).
    • Veneto: si voterà per il successore di Luca Zaia (Lega).

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  6. #176
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    Arrow Referendum 2025: per cosa si voterà? I quesiti approvati


    Referendum 2025: per cosa si voterà? I quesiti approvati
    Referendum 2025: la Corte Costituzionale ha approvato ben 5 quesiti ma non quello che riguardava l’autonomia differenziata. Su cosa verteranno le consultazioni popolari? Una panoramica veloce sul tema.
    Referendum 2025: per cosa si voterà?

    Referendum 2025: cinque su sei i quesiti approvati dalla Corte Costituzionale. Non ha passato l’esame dei giudici il quesito riguardante l’autonomia differenziata. Dunque, su quali argomenti verrà indetta una consultazione popolare nel corso di quest’anno (una domenica tra metà aprile e metà giugno)? Ecco i temi:



    • Referendum sul lavoro
      • 1) Abrogazione delle norme sui licenziamenti illegittimi per i lavoratori assunti dopo il 2015 (in pratica, si vota a per ripristinare il diritto al reintegro);
      • 2) eliminazione del limite all’indennità per licenziamenti ingiustificati nelle piccole aziende (cioè aumentare le tutele per i lavoratori delle aziende con meno di 15 dipendenti);
      • 3) abrogazione delle norme che liberalizzano i contratti a termine (quindi, reintrodurre l’obbligo di motivazione per l’utilizzo di contratti a tempo determinato);
      • 4) eliminazione della responsabilità solidale dell’impresa appaltante negli infortuni sul lavoro (ovvero, estendere la responsabilità in caso di infortuni o malattie professionali).

    Niente voto su autonomia: perché?

    Referendum 2025: il quesito sull’autonomia, invece, è stato dichiarato inammissibile dalla Corte costituzionale. Diverse le ragioni che hanno indotto i giudici a questa scelta. Innanzitutto, l’oggetto della consultazione non è stato ritenuto sufficientemente chiaro. In secondo luogo, fattore ancora più decisivo, il quesito avrebbe toccato una norma costituzionale (che, in breve, non può essere oggetto di un referendum abrogativo). Inoltre, la Corte ha già rilevato l’incostituzionalità di alcuni passaggi della legge sull’autonomia per cui non è stato possibile avallare una consultazione su una norma che di fatto deve essere riscritta prima di essere applicabile.
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  7. #177
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    Arrow Col turno unico non è vera democrazia


    Col turno unico non è vera democrazia
    Si fa spesso un gran parlare di cosa possa migliorare la politica italiana, di cosa possa guarirne i mali atavici, ed ognuno ha la sua ricetta in merito. Alcuni individuano il problema nell’astensionismo, che interpretano come un male, e non è affatto detto che abbiano ragione. L’astensionismo è infatti un dato tipico di sistemi politici de-ideologicizzati, come se fossero di più le persone capaci di sognare le ideologie che quelle in grado di confrontarsi con proposte più realizzabili. Un esempio è il sistema politico USA, forse il più de-ideologicizzato di tutti, in cui vota da lungo tempo circa il 50% degli aventi diritto, senza che nessuno lo viva come una minaccia o uno scandalo. Altri, come coloro i quali non sono contrari al progetto di riforma istituzionale che mira al premierato, lo ravvisano invece nei governi non direttamente espressione di un mandato elettorale, per quanto anch’essi pienamente legittimi finché hanno la fiducia del parlamento, poiché in un sistema parlamentare come quello italiano, le elezioni servono ad eleggere il parlamento, e lì si formano i governi. Sul punto specifico, ognuno ha le sue idee, più o meno condivisibili, anche chi fa notare che i governi scelti dai presidenti della repubblica, e dotati di un’ampia base parlamentare, anche oltre i confini degli schieramenti politico-elettorali, sono stati tra quelli che più ci hanno permesso di far quadrare i conti. Non solo nel breve ma anche nel medio-lungo periodo, varando riforme strutturali.
    Un problema invece abbastanza oggettivo, su cui poco, francamente, si può opinare, è la carenza a livello di sistema elettorale. Il notevole difetto del turno unico maggioritario, infatti, è quello di accontentarsi della maggioranza relativa, che è pur sempre una minoranza dei voti espressi. Permette, cioè, se nessuno raggiunge la maggioranza assoluta, di vincere il collegio, o anche di ottenere la carica di capo del governo, ad esempio in un sistema presidenziale, con qualunque percentuale di voti, anche lungamente minoritaria, alla sola condizione che nessuno ne prenda di più. E così si può essere eletti anche con il 40% dei voti, o addirittura con il 30%, se nessuno ottiene una percentuale maggiore, e governare contro il 60% o il 70% che ha votato per altri candidati. Per rendere ancora più chiaro il concetto, ipotizziamo un’elezione presidenziale a turno unico in cui si presentino 5 candidati, che raccolgono rispettivamente il 30%, il 25%, il 20%, il 15% ed il 10% dei voti. Risulterà eletto presidente il candidato che avrà ottenuto il 30%, perché nessuno avrà preso più voti di lui, e governerà contro il 70% dei votanti che avrà espresso preferenza per gli altri 4 candidati. Insomma, se nessuno ottiene la maggioranza assoluta dei voti, il maggioritario a turno unico crea governi politicamente “di minoranza”, perché permette alla più corposa minoranza di governare sulla maggioranza.
    Non può sfuggire come ciò sia quantomeno una notevole forzatura dei principi democratici, se non addirittura in aperto contrasto con essi, che postulano il diritto di governare solo se si è numericamente prevalenti. Si obietterà: è pur sempre il candidato che ottiene più voti, quindi una qualche forma di prevalenza numerica la ha. Certo, ma rimane minoritario tra i votanti, quindi non dovrebbe acquisire il diritto di governare. Né può in alcun modo sanare la cosa imporre limiti minimi per il conseguimento del premio di maggioranza, ad esempio il 40%, come vorrebbe certa parte della dottrina giuridica o politologica, perché il 40% non è maggioranza. Ed è proprio per sanare questo vizio congenito del turno unico che sono state inventate le varie forme di doppio turno a due, che, imponendo il passaggio alla maggioranza assoluta, cioè al 50%+1 voto, conferiscono una piena legittimazione democratica, e che sono infatti sostanzialmente la regola, ad esempio, nelle elezioni presidenziali dirette. Il meccanismo è quello di sottoporre ad un ulteriore giudizio dell’elettorato, tecnicamente realizzabile in vari modi, i due primi classificati del primo turno, in modo che, riducendo la scelta a due soli candidati, quello vincente otterrà sicuramente la maggioranza assoluta dei voti, e quindi il pieno diritto di governare.
    Quali potrebbero essere i motivi di contrarietà al doppio turno?

    Difficile ipotizzarne di sensati. Forse la volontà di risparmiare tempo e denaro per la celebrazione di una seconda votazione? Poco probabile, e comunque tecnicamente superabile, come vedremo qui di seguito. Forse il timore per la complessità tecnica dei doppi turni effettuati con le ulteriori preferenze, sulla stessa scheda del primo turno? Sarebbe un timore francamente poco fondato, e comunque difficilmente elevabile a ragione sufficiente. Forse la volontà, da parte di minoranze più compatte, di sfruttare a proprio vantaggio la maggiore tendenza di altre fazioni a dividersi? Sarebbe un’istanza che ovviamente non può trovare cittadinanza nel sistema politico di un paese democratico, che dovrebbe protendere ad individuare e mettere in pratica il migliore sistema possibile, a prescindere da considerazioni di altra natura, come le convenienze più o meno confessabili di questo o quello schieramento politico. Altri motivi di contrarietà? Si fatica davvero a vederne. Quale di quelli ipotizzabili sarebbe ragionevole o fondato? Anche in questo caso, si fatica ad individuarne.
    E qui, per dirla con Bacon, finita la pars destruens, si inizia quella construens, con una breve analisi delle soluzioni adottate. L’unico sistema che ha la certezza di raggiungere la maggioranza assoluta in un solo turno è quello che, come il sistema australiano, obbliga ad esprimere un ordine di preferenza per tutti i candidati presentatisi, a pena di nullità del voto. Così, al termine della distribuzione delle seconde ed ulteriori preferenze, un candidato avrà sicuramente superato il 50% (a prescindere dalle specifiche modalità tecniche adottate: partire dall’esclusione dell’ultimo classificatosi con le prime preferenze, e dalla distribuzione agli altri candidati delle ulteriori preferenze di chi gli ha tributato la prima, come in Australia, o escludere dall’inizio i candidati classificatisi terzi dopo il conteggio delle prime preferenze, come in passato nelle comunali londinesi). L’obiezione cui si presta è che potrebbe urtare la sensibilità di chi non vuole esprimere nessuna preferenza, nemmeno l’ultima, per candidati con cui si considera radicalmente incompatibile. Sistemi che diano la possibilità di esprimere più d’una preferenza, ma non obblighino a classificare tutti i candidati, come ad esempio quello che è stato in vigore per l’elezione del sindaco di Londra, che ne prevedeva solo una seconda, rischiano di non far superare il 50% a nessun candidato, al termine della distribuzione. La seconda votazione, a distanza di una o due settimane, non ha questi difetti, ma da altro lato rischia di generare una certa stanchezza nell’elettorato e penalizzare così l’affluenza.
    Premettendo che il sistema elettorale perfetto non esiste, prendendo le parti migliori da ognuno, si può avanzare una proposta che cerchi di andare incontro a tutte le esigenze, specie nelle elezioni a carica monocratica, ad esempio la presidenza della regione o la carica di sindaco, o quella di premier in un premierato futuro (poco senso avrebbe invece per le elezioni di singoli componenti di organi collegiali, come il Parlamento). Ad esempio un sistema che obblighi, a pena di nullità del voto, ad esprimere un ordine di preferenze per almeno la maggioranza assoluta dei candidati presentatisi (su 7 almeno 4, su 8 almeno 5, etc.), non obbligando così nessuno a votare quelli più distanti da sé, e dando un’alta probabilità che al termine della distribuzione delle preferenze, uno dei candidati superi il 50%; escluda, dopo il conteggio delle prime preferenze, i candidati classificatisi terzi, invogliando così a concentrare le prime preferenze, intese come un vero primo turno, sui candidati potenzialmente più forti; e mantenga come extrema ratio la seconda votazione, in caso nessuno, al termine della distribuzione, superi il 50%. Perfettibile? Come tutto, ed allora si avanzino proposte alternative e se ne discuta. Di certo, viene difficile accettare di mantenere un sistema elettorale come il turno unico maggioritario, che ha notevoli difetti sul piano democratico.
    Nicola Storto
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    Elezioni Germania 2025: cosa dicono i sondaggi? Gli scenari post voto
    Elezioni Germania 2025: importante tornata domenica 23 febbraio. Parte favorita la CDU mentre i socialdemocratici SPD, con tutta probabilità, sconteranno un netto calo di consensi. In poderosa crescita AfD: cavalcando una campagna elettorale concentrata sull’immigrazione l’estrema destra potrebbe diventare fondamentale nei futuri equilibri politici tedeschi. Uno sguardo ai sondaggi e agli scenari post-voto.
    Elezioni Germania 2025: cosa dicono i sondaggi?

    Elezioni Germania 2025: tracollo dei socialdemocratici SPD, CDU primo partito, in mezzo l’exploit dell’AfD. Così si possono riassumere i dati che emergono dai sondaggi sul prossimo voto per il Bundestag. Andando ai numeri: la media delle intenzioni di voto Reuters vede la tradizionale accoppiata CDU/CSU (partiti “gemelli” con il secondo però territorialmente basato in Baviera) poco sopra il 29%. Insomma, cristianodemocratici pronti a prendere le redini del Bundestag dopo una a dir poco sfortunata parentesi socialdemocratica al governo con il Cancelliere Olaf Scholtz. Posto che le intenzioni di voto vedono l’SPD intorno al 15% e i Verdi al 13%, sembra proprio che l’AfD possa diventare fondamentale negli equilibri post voto. Alternative für Deutschland è data quasi al 21% attualmente.
    Gli scenari post-voto

    Elezioni Germania 2025: il sistema di assegnazione dei seggi teutonico favorisce tradizionalmente l’apparentamento tra più forze. Non è raro che si formino “grandi coalizioni” tra CDU ed SPD, per esempio. Visti i dati dei sondaggi, la CDU in primis ha dovuto esporsi direttamente sulla possibilità di collaborare con AfD per coagulare la prossima maggioranza di governo. I cristianodemocratici, così come tutte le altre forze dell’arco politico tedesco, hanno dichiarato di non essere disposti a intavolare trattative con l’estrema destra su questa versante (d’altra parte, CDU e AfD hanno già votato “insieme” alcune proposte volte a irrigidire le politiche migratorie tedesche).
    Uno scenario percorso dalla stampa tedesca è quello di una grandissima coalizione anti-sovranista tra CDU, SPD, Verdi e i liberali di FDP o, ancora più percorribile, la formazione di un asse CDU, Verdi e FDP. Tuttavia, passi l’evidente distanza tra i programmi, rimane la possibilità che i liberali restino sotto la soglia di sbarramento del 5%. Poche opzioni al di là di questa: CDU più SPD o CDU più Verdi. Una maggioranza sostenuta da soli due partiti potrebbe garantire la governabilità ma una forte presenza al Bundestag di AfD – magari coadiuvata dalla BSW (che potrebbe superare agilmente il 5%) su diversi temi – causerebbe più di un problema al leader CDU e Cancelliere in pectore Friedrich Merz.
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    Elezioni Germania 2025: chi vince e chi perde. I numeri
    Elezioni Germania 2025: chi ha vinto e chi ha perso l’importante tornata di domenica 23 febbraio. Sicuramente può parlare di vittoria la CDU di Friedrich Merz, prossimo Cancelliere anche se attualmente solo in pectore. Stessa cosa per l’AfD che porta l’estrema destra su vette mai nemmeno sfiorate in terra teutonica nel secondo dopoguerra. Molto bene anche la sinistra Die Linke. È stata una disfatta per i socialdemocratici.
    La mappa della Germania colorata in base al partito che ha preso più voti territorio per territorioCome si sono divisi gli elettori tra i partiti in base al livello di studioElezioni Germania 2025: chi ha vinto

    Elezioni Germania 2025: chi ha vinto l’importante tornata di domenica 23 febbraio? Sicuramente può parlare di vittoria la CDU (raccolto il 28,6% dei voti, +4,4% rispetto alle precedenti elezioni per il Bundestag). I cristiano democratici con tutta probabilità esprimeranno il prossimo cancelliere, il leader del partito Friedrich Merz. Di vittoria se non proprio di trionfo può parlare l’AfD. Il partito di estrema destra ha raggiunto quota 20.8% (+10,4 in più in confronto all’ultima tornata)
    La CDU, considerando anche il partito “gemello” CSU, potrà contare su 208 seggi. Alternative für Deutschland su 152 seggi. Vince sicuramente – e in maniera decisamente inaspettata – anche la sinistra Die Linke che si è attestata all’8,8% (3,9% in più rispetto alla tornata precedente) conquistando così 64 seggi.
    Come si sono divisi gli elettori tra i partiti a seconda del sessoCome si sono divisi tra i partiti gli elettori in base alla fascia d’etàDa dove sono arrivati i consensi per AfD? L’estrema destra recupera ben 2 milioni dal “non-voto”Chi ha perso

    Elezioni Germania 2025: invece, chi ha perso? Per stessa esplicita ammissione dell’ormai ex Cancelliere SPD Olaf Scholtz escono decisamente malconci dalle urne i socialdemocratici. Hanno preso solo il 16.4%, il 9,3% di consensi in meno rispetto alla precedente tornata per il Bundestag. Perdono ancora più terreno i liberali FDP: hanno perso il 7,1%, il 4,3% raggiunto non permette neanche di sedersi in Parlamento. Tengono tutto sommato i Verdi: raggiungono l’11,6% (-3,1%). Rimangono fuori dal parlamento – hanno sfiorato la soglia di sbarramento del 5% – anche i dissidenti di Die Linke che animano il BSW.
    Con questi numeri e dando per scontato che, come affermato in campagna elettorale, nessun partito vorrà apparentarsi con AfD in ottica governo sembrano esserci poche opzioni sul tavolo. Per formare una maggioranza servono 316 seggi sui 630 totali: alla CDU basterebbe l’alleanza con l’SPD per arrivare a quota 329. Insomma, il futuro governo tedesco dovrebbe emergere da una “tradizionale” – almeno per la politica tedesca – Grosse Koalition, cioè dall’asse centrodestra-centrosinistra. Più difficile, vista anche la distanza tra CDU e Verdi che si formi una cosiddetta maggioranza Kenya (CDU+SPD+Verdi, i cui colori ricordano la bandiera del paese africano), anche se con tale alleanza il governo potrebbe contare su una maggioranza parlamentare decisamente più solida (414 seggi).
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  10. #180
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    Predefinito Re: Commenti ai pezzi di opinione di Termometro Politico

    Citazione Originariamente Scritto da CARLO NORD ITALIA Visualizza Messaggio
    Perfetto.
    Nulla da commentare .
    Rimane solo la pocheria sinistra, la loro ipocrisia la bassezza di idee, la loro pochezza e il loro sentire antidemocratico.
    Speriamo che gli italiani, per la loro salvezza, rendano questa stupida sinistra a minimi termini e riappaia una forza diversa.

 

 
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