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    Arrow Governo Austria 2025: estrema destra fuori. Ultime notizie


    Governo Austria 2025: estrema destra fuori. Ultime notizie
    Governo Austria 2025: Sembra volgere al termine il tribolato processo di formazione di un esecutivo dalle parti Vienna. Alla fine, sarà formato da Popolari, Socialdemocratici e Liberali. Gli stessi partiti che avevano intavolato delle trattative poi sfumate dopo le ultime elezioni di settembre, quando a trionfare fu però l’estrema destra rappresentata da FPÖ.
    Elezioni Germania 2025: chi vince e chi perde. I numeri
    Governo Austria 2025: accordo senza destra FPÖ

    Governo Austria 2025: sembra volgere al termine il tribolato processo di formazione di un esecutivo dalle parti di Vienna. Le ultime elezioni, tenutesi a fine settembre scorso, erano state segnate dalla vittoria dell’FPÖ. Il partito di estrema destra aveva raccolto poco più del 29% dei consensi. Il doppio rispetto a quanto preso nella tornata precedente del 2019. Tuttavia, nonostante il risultato storico, l’FPÖ è stato velocemente escluso dalle trattative per la formazione del governo. Una lunga la gestazione ma alla fine popolari, socialdemocratici e liberali hanno trovato un accordo.
    Asse tra Popolari, Socialdemocratici e Liberali

    Governo Austria 2025: il nuovo esecutivo sarà dunque formato da partito popolare ÖVP, già al governo insieme ai Verdi, arrivato secondo con il 26,5% dei voti (-11% rispetto a 5 anni fa), i Socialdemocratici dell’SPÖ (21%) e i liberali di NEOS (9%). ÖVP e SPÖ insieme hanno 93 seggi, uno in più della soglia di maggioranza. Da qui la necessità di richiedere anche l’appoggio di NEOS per consolidare le posizioni (i tre partiti contano 110 seggi su 183 totali).
     NEOS dopo un primo via libera aveva mandato a monte le trattative a inizio gennaio. Fallito il tentativo dei popolari di formare un asse con l’FPÖ, popolari socialdemocratici e liberali sono tornati intorno al tavolo chiudendo la partita dopo 151 giorni. Non c’era mai voluto così tanto per formare un governo in Austria – tra l’altro, il primo formato da tre partiti (e non da due) – nel secondo dopoguerra.
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    Arrow Oscar 2025: chi potrebbe vincere? Favoriti e quotazioni


    Oscar 2025: chi potrebbe vincere? Favoriti e quotazioni
    Oscar 2025: chi potrebbe vincere le statuette più ambite? Anche un italiana tra i favoriti. Una panoramica veloce di cosa dicono i bookmakers rispetto alle categorie principali ora che mancano poche ore (diretta rai1 da mezzanotte in poi) alla consegna dei premi più importanti del mondo del cinema.
    Infografiche: Sanremo, i dati e le statistiche
    Oscar 2025: chi potrebbe vincere le statuette più ambite?

    Oscar 2025: ormai mancano poche ore alla consegna dei premi più importanti del cinema internazionale. Chi potrebbe vincere le statuette più ambite? Uno sguardo veloce alle quotazioni categoria per categoria
    Miglior film

    Oscar 2025: sicuramente la categoria più importante. Giorno dopo giorno, sono salite le quotazioni di Anora di Sean Baker, già vincitore della Palma d’oro a Cannes. Per gli scommettitori è il favorito (dato intorno a 1.60). Seguono Conclave (3.00) e The Brutalist (che risale la china: scende sotto 4.00 per i bookmakers).
    Miglior Regia

    Categoria fondamentale, quest’anno non è prevista alcuna bagarre particolare: con tutta probabilità sarà assegnata a Sean Baker, almeno guardando le quote (dato a 1.50 segue sopra 2.00 Brady Corbet regista di The Brutalist).
    Miglior Attore protagonista

    Adam Brody (The Brutalist) verso la seconda statuetta nella medesima categoria dopo quella vinta per Il Pianista. Potrebbe sorpassarlo in volata solo Timothee Chalamet che interpreta un sentito Bob Dylan (2.50).
    Miglior Attrice Protagonista

    Anche qui il risultato sembra già scritto. Tutto liscio per Demi Moore (The Substance) anche nelle ultime ore si sono avvicinate alla star hollywoodiana sia Mikey Madison (Anora) che Fernanda Torres (I’m still here).
    Miglior attore/attrice non protagonista

    Oscar 2025: niente sorprese dovrebbero esserci neanche per queste due categorie. Per quanto riguarda il miglior attore non protagonista gli scommettitori hanno pochi dubbi, la statuetta andrà a Kieran Culkin (A Real Pain). Invece, quella di miglior attrice non protagonista sembra destinata a Zoe Saldana. Un po’ di Italia sotto riflettori in questa categoria, visto che l’attrice di Emilia Perez è sposata col regista bresciano Marco Perego ma, soprattutto, perché non è detto che Isabella Rossellini (Conclave) alla fine non possa strapparle la scena (data comunque lontana dalla Saldana a 11.00).
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    Arrow Piano riarmo Ue: in cosa consisterà? I punti principali


    Piano riarmo Ue: in cosa consisterà? I punti principali
    Piano riarmo Ue: dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca, i paesi europei ragionano sul cambio di rotta Usa per quanto riguarda la difesa. L’aumento delle spese militari sembra destinato a diventare un punto sempre più centrale per Bruxelles. I punti chiave del dibattito che sta coinvolgendo le cancellerie del Vecchio Continente.  
    Sondaggi politici TP, scontro Trump-Zelensky: maggioranza sta con il presidente ucraino
    Piano riarmo Ue: in cosa consiste? I punti principali

    Piano riarmo Ue: si può chiamare in tanti modi, piano di difesa e così via, tuttavia, se non è zuppa è pan bagnato. Il club dei 27 deve fare i conti con il cambio di rotta Usa per quanto riguarda la “difesa” dell’Europa. Trump vuole avvicinare la Russia in chiave anti-cinese: l’Ucraina – dato più chiaro non può esserci dopo l’ultimo incontro alla Casa Bianca con Zelensky – è davvero “sacrificabile” per Trump. D’altronde, il Repubblicano non aveva mai nascosto i suoi intendimenti, con buona pace di Kiev che sperava in un ammorbidimento della propaganda pro-Mosca una volta eletto.
    Insomma, dopo più di un decennio di inviti (già Obama girava le cancellerie europee invitando a portare la spesa militare ad almeno il 2% del Pil, che poi è la spesa minima richiesta ai membri Nato), i nodi sono arrivati al pettine: per gli Usa la Nato è una zavorra, almeno nella sua declinazione attuale. Washington vuole scorrere i suoi punti in agenda (contrasto alla Cina) senza gli impedimenti determinati dalla guida de facto dell’Alleanza Atlantica. Nella migliore tradizione della politica estera americana: no a “entangling alliances” passando per il dialogo “con un grosso bastone” pronto all’uso.
    Portare le spese militari fino al 3-3,5% del Pil

    Piano riarmo Ue: ora che le intenzioni americane sono esplicite quanto irrevocabili, “è ora di importanza eccezionale aumentare gli investimenti nella difesa sul lungo periodo” per usare le parole della Von der Leyen. Coglie la palla al balzo il Presidente Macron, visto che la Francia è da sempre interessata a guidare l’Ue “militare” (legge “esercito europeo”) per bilanciare il tradizionale strapotere “economico” tedesco, e pone come obiettivo il 3,5% del Pil di ciascun membro dell’Unione. Una percentuale che non è tirata fuori dal cappello: tutti i maggiori analisti ritengono tale entità di spesa quella minima per garantire la difesa dell’Europa in autonomia dall’Ombrello americano.
    Attualmente solo un paese europeo arriva a tale soglia (Polonia, con il 4,7% del Pil previsto per il 2025); per dire, l’Italia non raggiunge il 1,5%. Qui il punto centrale su cui si concentrerà il dibattito: indebitarsi o no per le spese militari? Se non si permetterà ai paesi Ue di “rivolgersi ai mercati” difficilmente il piano di riarmo potrà essere realizzato. Bruxelles dovrebbe coprire almeno 150 miliardi con prestiti agevolati. Solo dopo si discuterà di modalità operative: 300mila soldati americani ben addestrati e uniformemente comandati sono meglio di una trentina di eserciti nazionali. Risorse, quindi, cioè mezzi, munizioni, ma poi il tema fondamentale sarà quello del coordinamento. Questo per molto tempo non potrà che essere ancora in mano agli americani: il piano di riarmo, insomma, non sarà neanche lontanamente un embrione di esercito europeo (per cui i negoziati dovrebbero essere così ampi e articolati che potrebbero anche non cominciare mai).
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    Arrow Femminicidio nuovo reato: legge approvata. Cosa prevede?


    Femminicidio nuovo reato: legge approvata. Cosa prevede?
    Femminicidio nuovo reato: alla vigilia della Giornata mondiale della donna approvato in CdM un apposito disegno di legge. I colpevoli dell’omicidio di una donna (nel contesto di particolari situazioni) saranno puniti con l’ergastolo. Uno sguardo veloce alle novità introdotte nel Codice Penale.
    Piano riarmo Ue: in cosa consisterà? I punti principali
    Femminicidio nuovo reato: approvato dal CdM

    Femminicidio nuovo reato: alla vigilia della Giornata mondiale della donna approvato in CdM un apposito disegno di legge. Sarà punito con il carcere a vita chi si macchia dell’omicidio di una donna al culmine di una storia di violenza fisica ma anche e soprattutto psicologica all’interno di un contesto di sopraffazione determinato proprio dalla subalternità che l’autore della condotta associa alla vittima in quanto, appunto, donna.
    Questa, in breve, la definizione della nuova fattispecie di reato. Il “femminicidio”, termine coniato nel 1992 dalla sociologa Diane Russell, nei nostri dizionari da circa un decennio, trova quindi una codificazione giuridica ancor prima di un vero e proprio “accordo definitorio” tra le diverse posizioni che animano il dibattito pubblico sul tema. Pesano sicuramente sulla scelta del governo i tanti casi di cronaca che hanno agitato l’opinione pubblica, tra cui spiccano quelli di Giulia Cecchettin e di Saman Abbas.
    Cosa prevede il nuovo articolo 577bis?

    Femminicidio nuovo reato: il legislatore ha scelto di punire gravemente la condotta. Nello specifico, il disegno di legge che dovrà passare il vaglio del Parlamento aggiunge al Codice Penale l’articolo 577bis: “Chiunque cagiona la morte di una donna, quando il fatto è commesso come atto di discriminazione o di odio verso la persona offesa in quanto donna o per reprimere l’esercizio dei suoi diritti o delle sue libertà, o, comunque, l’espressione della sua personalità, è punito con l’ergastolo. Fuori dei casi di cui al primo periodo, si applica l’articolo 575”. L’articolo 575 è quello che punisce il reato di omicidio per così dire “generico” (continuerà a essere l’ipotesi di reato preferenziale se mancano le condizioni precisate nel nuovo articolo) per cui la pena parte da 21 anni di carcere.
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    Arrow Nuovo Premier Canada: Mark Carney sostituirà Trudeau. Chi è?


    Nuovo Premier Canada: Mark Carney sostituirà Trudeau. Chi è?
    Nuovo Premier Canada: dopo la vittoria – nettissima – alle primarie del Partito Liberale, Mark Carney si appresta a sostituire il dimissionario Justin Trudeau anche alla guida del paese. Il profilo del primo ministro canadese e le prospettive in vista delle prossime elezioni.
    Piano riarmo Ue: in cosa consisterà? I punti principali
    Nuovo Premier Canada: termina l’era Trudeau

    Nuovo Premier Canada: ha vinto nettamente le primarie del Partito Liberale, adesso Mark Carney, come da prassi consolidata, succederà al leader dimissionario Justin Trudeau non solo alla guida del partito ma anche a quella del paese. L’attuale primo ministro Trudeau, infatti, ha rassegnato le dimissioni da leader del Partito Liberale e da Premier lo scorso gennaio al termine di una lunga crisi parlamentare.
    Colpo fatale per il suo esecutivo di minoranza perdere l’appoggio esterno del Nuovo Partito Democratico Canadese. Sono stati soprattutto i risultati economici molto deludenti (i canadesi stanno fronteggiando un’impennata dei prezzi in molti settori come quello alimentare e quello immobiliare) a intaccarne sempre più la popolarità.
    Femminicidio nuovo reato: legge approvata. Cosa prevede?
    Però potrebbe non essere terminata quella dei Liberali

    Nuovo premier Canada: Mark Carney, 59 anni, ex Governatore della Banca Centrale Canadese e britannica, ex inviato speciale dell’Onu per le questioni climatiche. Presterà giuramento come primo ministro in questi giorni: con tutta probabilità sarà anche il candidato del Partito Liberale alle prossime elezioni. Per legge devono essere indette entro ottobre. Tuttavia, sembra che le urne siano destinate ad aprirsi già in primavera. Carney a quel punto potrebbe incrociare un rimbalzo dei Liberali nelle intenzioni di voto.
    Il Partito Liberale si discostava di ben 20 punti dai Conservatori a fine 2024. Da gennaio in poi, complici i dazi Usa (il Canada tra i bersagli principali), i Liberali hanno progressivamente recuperato terreno. Ha giocato un ruolo fondamentale la reazione incentrata sull’orgoglio nazionale del premier dimissionario che ha accusato i Conservatori (il cui slogan principale è “Canada First”) di essere troppo schiacciati sulle ricette trumpiane, insomma, di identificarsi nel ruolo “sottomesso” che il Presidente Usa sembra ritagliare al paese.
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    Arrow Dazi Usa: chi viene colpito di più? Analisi veloce


    Dazi Usa: chi viene colpito di più? Analisi veloce
    Dazi Usa: poco dopo il suo secondo insediamento alla Casa Bianca il Presidente Trump li ha imposti in primis a Canada, Messico e Cina. Le imposte sulle importazioni dall’estero sono sempre state al centro della sua politica economica nonostante le teorie più accreditate le considerino uno strumento superato. Quali paesi verranno colpiti maggiormente dallo strumento? Un’analisi veloce.
    Nuovo Premier Canada: Mark Carney sostituirà Trudeau. Chi è?
    Dazi Usa: di cosa si parla esattamente?

    Dazi Usa: a partire dal 4 febbraio, il Presidente Trump li ha imposti in primis a Messico, Canada e Cina. In sostanza, i primi 3 partner commerciali degli Stati Uniti. A breve la stessa sorte toccherà ai paesi europei (l’Ue con 800 miliardi rappresenta il 20% degli scambi commerciali di Washington). In generale, si tratta di imposte sulle merci importate dall’estero (nel caso di Messico, Canada e Cina riguardano praticamente tutti i tipi di prodotti). Chi vuole vendere merci negli Usa, in pratica, paga delle tasse alla dogana per finanziare l’ingresso del prodotto.
    Tale maggiorazione dovrebbe essere recuperata dal venditore aumentandone il prezzo. Dunque, almeno in linea teorica, i dazi servono per tutelare la propria produzione nazionale dalla concorrenza estera. Il ragionamento è che rendendo più cara la merce straniera i consumatori finiranno per scegliere quella del proprio paese (anche se bisogna considerare che il prezzo non è mai l’unica variabile presa in considerazione da chi deve comprare un prodotto).
    Piano riarmo Ue: in cosa consisterà? I punti principali
    Chi viene colpito di più dal perno dalla Trumpnomics?

    Dazi Usa: a essere colpiti di più da imposte su tutti i prodotti esportati negli Usa non potranno che essere appunto Messico, Canada e Cina. Come si diceva, i primi tre partner commerciali degli Usa. Il primo in realtà sarebbe l’Ue, che poi è un’unione doganale di fatto. D’altra parte, bisogna considerare la “discriminazione” tra paesi e beni che sembra aver in mente l’amministrazione Usa al momento di imporre tasse sull’ingresso di merci. Stessa cosa non possono fare i paesi Ue: cioè un paese membro dell’Unione non può decidere in autonomia di imporre dazi alle merci Usa in ingresso sul proprio territorio.
    Tornando ai dati, seguono Messico, Canada e Cina (che da soli rappresentano circa il 50% degli scambi commerciali Usa-estero): Germania, Giappone, Corea del Sud, Regno Unito, Taiwan, Vietnam, India, Paesi Bassi, Francia. L’Italia è il tredicesimo partner commerciale degli Stati Uniti. Gli Usa invece sono il terzo paese per importanza per l’export italiano.
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    Arrow Adozione Single: ok dalla Consulta. Cosa cambia adesso?


    Adozione Single: ok dalla Consulta. Cosa cambia adesso?
    Adozione single: una recente sentenza della Corte Costituzionale apre nuove prospettive in chiave famiglia monoparentale. Gli alti giudici, infatti, hanno dichiarato illegittimo limitare la possibilità di adozione internazionale alle sole coppie. Cosa cambia da questo momento? Una panoramica delle informazioni fondamentali sull’argomento.
    Dazi Usa: chi viene colpito di più? Analisi veloce
    Adozioni single: ok dalla Consulta

    Adozioni single: la sentenza n. 33/2025 della Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il divieto di adozione internazionale di minori da parte di persone single. In breve, tale esclusione contrastasterebbe con i principi fondamentali della Costituzione italiana. In particolare, il comma 1 dell’articolo 29-bis della legge n. 184/1983, che appunto limita questa possibilità alle sole coppie sposate eterosessuali (e stabilisce che i single possono adottare ma solo in casi eccezionali: per esempio, se c’è un rapporto di parentela con il minore straniero), è stato considerato non conforme agli articoli 2 e 117 della Costituzione.
    I punti chiave della sentenza della Consulta: innanzitutto, l’interesse dei minori deve essere prioritario. Dunque, non si può negare a un bambino in difficoltà l’opportunità di essere accolto e accudito in un ambiente familiare stabile (qualunque sia lo stato civile di chi si propone di fornirglielo). In secondo luogo, la possibilità di diventare genitori è un diritto dell’individuo e non della “coppia”. Infine, l’idoneità all’adozione deve essere valutata caso per caso. In sostanza, non si può escludere a priori che un single possa fornire un ambiente educativo e affettivo adeguato alla crescita di un bambino.
    Cosa Cambia Adesso?

    Adozioni single: se una norma viene dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale diventa inapplicabile dal giorno dopo la pubblicazione della sentenza sulla Gazzetta Ufficiale. In poche parole, dopo la pubblicazione della sentenza 33/2025 i single potranno adottare minori residenti all’estero seguendo gli stessi protocolli utilizzati per le coppie. Poi starà al legislatore, invece, accogliere o meno l’invito dei giudici costituzionali ad ampliare la possibilità di adozione nazionale anche ai single (opportunità che al momento rimane esclusiva delle coppie sposate).
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    Arrow Decreto Sicurezza: approvato dal Governo. Le novità principali


    Decreto Sicurezza: approvato dal Governo. Le novità principali
    Approvato dal Consiglio dei Ministri il cosiddetto Decreto Sicurezza. Inizialmente pensato come un disegno di legge, il provvedimento contiene diverse misure destinate a far discutere. Quali sono le novità principali?
    Adozione Single: ok dalla Consulta. Cosa cambia adesso?
    Approvato il Decreto Sicurezza

    L’attuale Decreto sicurezza inizialmente era stato incardinato in un disegno di legge. Presentato nel novembre 2023, ha affrontato un difficile cammino parlamentare, denso di tensioni e dissidi (anche all’interno della maggioranza). Viste le difficoltà nel far avanzare il provvedimento, alla fine, il governo ha scelto di tradurlo in un decreto-legge. In questa forma è possibile accelerare il processo di approvazione.
    Infatti, ora le camere hanno sessanta giorni (a partire dalla pubblicazione) per approvarlo come legge dello stato. Inoltre, A differenza di un disegno di legge, che può essere modificato in modo sostanziale durante il dibattito parlamentare, il decreto-legge può essere modificato solo in aspetti marginali. Tuttavia, già adesso è chiaro, considerando diverse indicazioni dei tecnici del Quirinale pervenute a quelli dell’esecutivo, che diversi aspetti andranno chiariti meglio (probabilmente attraverso leggi ordinarie).
    Le novità prncipali

    Il Decreto Sicurezza introduce diverse novità significative in tema di operato delle forze di polizia, ordinamento carcerario e, in generale, ordine pubblico. Ecco alcune delle disposizioni più rilevanti:

    • Introduzione del reato di rivolta all’interno di un istituto penitenziario (da 2 a 8 anni di reclusione)
    • Riconversione del blocco stradale da illecito amministrativo a reato (fino a 6 mesi di reclusione)
    • Previsione dell’uso di bodycam (telecamere da portare addosso) per la registrazione delle operazioni di polizia
    • Inasprimento delle pene per reati contro le forze di polizia e per chi danneggia beni pubblici
    • Obbligo di identificazione per l’acquisto di schede telefoniche da parte di cittadini extracomunitari, richiedendo il permesso di soggiorno

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    Arrow Salvini Viminale: altro giro per il leader leghista? Analisi veloce


    Salvini Viminale: altro giro per il leader leghista? Analisi veloce
    Salvini Viminale: l’attuale ministro dei Trasporti e vicepresidente del governo Meloni, è stato rieletto segretario della Lega e ha espresso, ancora una volta, il desiderio di tornare al ministero dell’Interno. Poche possibilità di rivederlo al Viminale (ma non pochissime): un’analisi veloce.
    Decreto Sicurezza: approvato dal Governo. Le novità principali
    Salvini Viminale: altro giro per il leader leghista?

    Salvini Viminale: nessuna particolare sorpresa durante l’ultimo congresso della Lega. L’attuale segretario del partito Matteo Salvini è stato rieletto per acclamazione. Confermato alla leadership del Carroccio fino al 2029. Ha colto l’occasione per ribadire ancora una volta il suo desiderio di tornare a occupare il ruolo di Ministro dell’Interno: è stato a capo del Viminale tra il 2018 e il 2019. Dopo l’assoluzione al processo Open Arms è tornato spesso sul punto, sostenuto con forza anche dai vertici di partito con buona pace di Matteo Piantedosi (che da suo “fedelissimo” negli ultimi anni si è progressivamente “avvicinato” alla Presidente Meloni).
    Poche possibilità (ma non pochissime)

    Salvini Viminale: che possibilità per un ritorno di Salvini al ministero dell’Interno? Poche al momento ma non pochissime. Infatti, per l’attuale inquilino del Viminale sembra prospettarsi una (desiderata? Forse, sicuramente smentita fino ad oggi) candidatura a Governatore della Campania. Tuttavia, la nomina di Salvini potrebbe non essere automatica. Questione di equilibri interni alla maggioranza: il patto che ha portato alla formazione dell’asse FdI-Lega-Fi si basava anche sul divieto per i componenti di spicco di occupare posizioni già ricoperte durante altre legislature.
    In poche parole, si dovrebbe procedere a una redistribuzione di cariche per compensare l’eccezione alla regola. Processo che bloccherebbe l’attività di governo per settimane: ipotesi poco gradita alla Meloni. Inoltre, pare che la stessa Presidente veda Salvini al Viminale come troppo esposto alle critiche: stile troppo spigoloso, divisivo – politicamente parlando ma non solo – per questa fase comunicativa. Detto ciò, sempre il primo ministro potrebbe nuovamente giocare la carta Salvini al Viminale se l’operazione centri in Albania non dovesse dare i risultati attesi: sarebbe troppo facile per il leghista ricordare i suoi “successi” ai tempi degli Interni attaccando la gestione Piantedosi (e, indirettamente, proprio il piano di Giorgia Meloni).
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    Arrow Controdazi Ue: come l’Europa risponderà a Trump. Ultime notizie


    Controdazi Ue: come l’Europa risponderà a Trump. Ultime notizie
    AGGIORNAMENTO 9 aprile ore 20.00 —> Trump annuncia una pausa di 90 giorni dall’imposizione dei dazi per praticamente tutti i paesi (dovrebbero essere circa 75, quelli con cui sono stati già avviati negoziati sul commercio) tranne che per la Cina. Anzi, per Pechino il peso dei dazi stessi sale ancora: dal 104% passeranno al 125%.
    ——————————————————————————————————–
    Controdazi Ue: l’Unione Europea si prepara a rispondere ai dazi imposti dall’amministrazione Trump. Quali contromisure metterà in campo Bruxelles? Una panoramica delle ultime notizie sulle dinamiche economiche che non stanno mancando di influenzare le relazioni internazionali.
    Controdazi Ue: l’Europa risponde a Trump

    Controdazi Ue: il Consiglio dell’Unione Europea (Ungheria a parte) ha deciso di approvare una serie di dazi del 25% su 22 miliardi di euro di prodotti statunitensi. Tra questi: mandorle, succo d’arancia, acciaio e alluminio (ma non il bourbon, per esempio, troppo legato a settori produttivi europei). Le misure adottate sono la (prima) ritorsione ai dazi al 25% imposti dagli Stati Uniti su acciaio e alluminio europei. I cosiddetti controdazi Ue entreranno in vigore a partire dal 15 aprile.
    Dazi Usa: chi viene colpito di più? Analisi veloce
    A quanto ammontano i dazi Usa?

    Controdazi Ue: a Bruxelles adesso si aspetta di capire quanto la mossa di Trump sia un tentativo di aprire un tavolo di negoziazione. In fin dei conti, la situazione non è idrammatica. È andata molto peggio ad altri partner commerciali degli Usa. In Primis quelli dell’estremo oriente. Infatti, gli Stati Uniti hanno applicato dazi stratosferici (104%) alla Cina. Sempre in un’ottica di appianamento del deficit commerciale, il Vietnam si verrà applicare il 46%, l’India il 27%, la Corea del Sud il 26%, il Giappone e la Malesia il 24%. Da segnalare che alla Svizzera verranno applicati dazi in misura pari al 32%: praticamente la stessa percentuale che sarebbe applicata all’Italia se non facesse parte dell’Ue.
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