Letteralmente “la sepoltura”. Mi riferisco al funerale politico del Partito Sardo d’Azione.
Il “rito funebre” è stato celebrato col XXXV° Congresso, svoltosi ad Arborea il 20 e 21 aprile, riconfermando la dirigenza uscente nel segno della continuità, verso il nulla.
Fuor di metafora, il declino di quello che è stato per oltre un secolo lo storico Partito di riferimento dei Sardi, pare sia arrivato al capolinea.
Se paragonati all’età anagrafica di un essere umano, 103 anni sono un limite che prelude all’esito finale, ma coloro che ne hanno stravolto l’identità e gli ideali più profondi, possiedono la responsabilità del tracollo.
Osservando le vicende del Partito degli ultimi 15 anni, provo una certa malinconia considerato che per trent’anni ne sono stato un militante attivo in alcuni periodi.
La parabola discendente la farei risalire proprio ai primi mesi del 2009, quando il Consiglio nazionale decise a maggioranza, non senza conseguenze, di schierarsi col centrodestra alle elezioni “regionali” di febbraio: al termine di quella assemblea una parte dei dissidenti diede vita ai RossoMori.
Il seguito è abbastanza noto poiché da allora la linea politica “sardista” è andata sempre più adeguandosi alla destra italiana fino all’abbraccio mortifero con la Lega.
In realtà la metamorfosi che ne ha determinato la modificazione genetica si deve attribuire alle suggestioni berlusconiane, ma soprattutto all’ingresso nel PSd’Az di personaggi provenienti da un retaggio e cultura democristiani che ne hanno intaccato le difese immunitarie fino all’attuale metastasi.
Da qualche parte in questo forum avevo auspicato il ritorno di un redivivo “Ulisse” che rendesse innocui i vari Proci, vecchi e nuovi, “chiacchiere e distintivo” che vi soggiornano. Ma l’incoerenza e discredito in cui è caduto tale Partito, con la presidenza della Regione Sardegna nella scorsa legislatura è tale che saranno necessarie alcune generazioni per restituirgli credibilità.
Anche senza la conferma del pessimo risultato elettorale ottenuto alle ultime elezioni “regionali” dal PSd’Az, è opinione abbastanza comune che la precedente Giunta alla guida della Regione sia stata in assoluto la peggiore di tutta la storia autonomistica.
E non tanto per le vicende personali dell’ex Presidente Solinas nonché Segretario discusso, quanto per la eufemistica “noncuranza” con cui di fatto sono stati allontanati i dissidenti interni.
Le defezioni e critiche di diversi rappresentanti, anche subito dopo le elezioni, ne stanno decretando una fine ingloriosa.
Mario Melis aveva teorizzato il “sardismo diffuso”: non è stato un grande risultato.
Oggi si potrebbe parlare di “indipendentismo diffuso”, considerato il proliferare di sigle per quanto litigiose e sgangherate, incapaci di trovare un progetto e un percorso comune.
Bisogna tuttavia riconoscere che l’indipendentismo contemporaneo è stato sdoganato nell’opinione pubblica, almeno nel suo obbiettivo politico, proprio dal Partito Sardo d’Azione.
Pertanto, che scompaia il PSd’Az per qualche tempo, e viva il sardismo e l’indipendentismo sardo.




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