@Marietto
Il punto è che il credere in Dio è la conseguenza logica del credere in una realtà oggettiva, infatti il nostro ateo "razionalista" non può che barcamenarsi nell'irrealtà, ma con fare saputo, di quello che la sa lunga.![]()


@Marietto
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Sarà forse una conseguenza logica ma certamente non necessaria: la realtà oggettiva non implica forzatamente l’esistenza di Jahvè, Zeus, Krishna o di un qualunque altro dio personale. Dopodiché “dio” è una parola che può significare molte cose, anche decisamente diverse tra loro, e pure io ritengo sensato che l’universo non si esaurisca al condizionato e relativo che percepiamo attraverso i sensi, e che debba esserci un un piano della realtà assoluto ed incondizionato: se questo è ciò a cui ti riferisci, allora potrei concordare.


@Marietto
Se la logica ha un valore oggettivo, una conseguenza logica è anche necessaria.
C'è una differenza fra gli dei delle religioni e dei filosofi, ma riguardo al personale ti invito a riflettere che il motore immobile di Aristotele, l'ipsum esse subsistens di Tommaso sono necessariamente intelligenti.
Anche il "dio rovesciato" di Schopenhauer ha quantomeno una Volontà.
Aristotele diceva che «il dio è intelligenza o qualcosa di superiore all’intelligenza», in fondo l'intelligenza è l'unica cosa che conosciamo (o la volontà rovesciando di nuovo il discorso col filosofo di Danzica).
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Se è logico ciò che ha valore oggettivo, dobbiamo logicamente riconoscere che esistono cose (fenomeni, eventi, ecc.) che possono avere oggettivamente più conseguenze, pertanto diverse e dunque non necessarie.
Se credi in un Dio creatore di una realtà oggettiva, necessariamente devi credere anche in quest’ultima ma non il contrario.


@Marietto
Come fai a negare la possibilità di un determinismo assoluto?
Proprio perché non esiste un precisa definizione di Dio: uno può dire che la realtà oggettiva è Dio.
Ma il senso del mio discorso precedente è un altro: tu hai detto che un Dio personale (quindi intelligente) non è necessario, ma per caso conosci qualche altra realtà oggettiva oltre l'intelligenza?
L'uomo moderno è troppo immerso nel linguaggio della fisica newtoniana per constatare che l'intelligenza la precede, fino a prova contraria: non c'è fisica senza osservatore.
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Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che 'l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna


Non sei irreale né inutile sei solo ostinato.
Hai fatto finta di niente e te lo ripeto. Vorrei concentrarmi sulla Volontà piuttosto che sull'Essere.
Spiego.
Io non posso produrre prove dell'esistenza di Dio che tu sia disposto ad accettare come oggettive e quindi, coerentemente con il fatto che credo all'esistenza della realtà oggettiva di cui anche tu fai parte, so che non basta la mia percezione per dire che Dio esiste e quindi riconosco che non posso dire, in un contesto razionale come questo, che Dio esiste.
Tu, da parte tua, non puoi portarmi prove dell'inesistenza di Dio che io sia disposto ad accettare come oggettive e dunque... cosa ci rimane di oggettivo?
Che io voglio Dio e tu non lo vuoi.
Che se io dico che voglio Dio tu sei disposto a confermare che lo voglio e se dico che tu non lo vuoi cosa dici?
NO UE, NO EURO, NO NATO, NO NUCLEARE, NO GREEN, NO TAV, NO PONTE, NO IA LIBERA SENZA CONTROLLO.
Giustizia per Rosa e Olindo. Giustizia per la Palestina
“Sorgi, Dio, difendi la tua causa.”
"Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli…"


Se vuoi la versione ontologica che preferisco è questa:
'ci sono possibilità e probabilità di cose che tali diventano manifestandosi come fasci di proprietà , in base alle loro interrelazioni.'
Noi possiamo conoscere le 'cose' solamente tramite le relazioni fra le loro proprietà ed i nostri apparati di ricezione fino alla elaborazione delle stesse fatte nel nostro cervello.
Se spogliamo gli enti/cose delle loro proprietà cosa rimane?
Per quello che conosciamo tutte le cose/enti con cui interagiamo sono strutture e quindi interazioni fra cose/enti fino ad arrivare a quello che consideriamo particelle fondamentali (per il momento) ma che sappiamo essere 'evanescenti' sia in termini di probabilità di osservazione sia di stato ontologico(particella o onda) a seconda di come lo osserviamo.
Quindi devi ammettere che quando sento parlare dell'esistenza dell'essenza dell'ente uno sbadiglio è di obbligo.
Quindi darmi dell'irreale che nel mio gergo vuol dire che non sono un ente ma una struttura variabile nei suoi componenti e temporanea non è così infondata come definizione.
Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che 'l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna


La vera domanda è come fai a non negarla tu, la possibilità di un determinismo assoluto che esclude il libero arbitrio, nel quale suppongo tu creda? Oltre al fatto che implicitamente citi la fisica quantistica, altrettanto escludente una visione determinista della realtà.
In un precedente messaggio hai scritto che “La verità è la corrispondenza tra realtà ed intelletto” ma se l’unica realtà oggettiva fosse l’intelligenza (ed io posso anche essere parzialmente d’accordo su questo), allora realtà ed intelletto corrisponderebbero sempre e non avrebbe più alcun senso parlare di vero e falso, oggettivo e soggettivo, reale ed irreale, dio creatore e creazione, ecc.