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Discussione: Fede o scienza?

  1. #13751
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    il problema che io vedo è che quand'anche si conceda tutto l'ambaradan dei principi primi del sapere etc, e che la "causa prima che chiamiamo dio" esiste, da questo non segue Gesù.
    If we are honest - and scientists have to be - we must admit that religion is a jumble of false assertions. P. Dirac

  2. #13752
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da topquark Visualizza Messaggio
    il problema che io vedo è che quand'anche si conceda tutto l'ambaradan dei principi primi del sapere etc, e che la "causa prima che chiamiamo dio" esiste, da questo non segue Gesù.
    Certo, e non ne segue nemmeno un Dio piuttosto che un altro fra i tanti, ma questo non è un vero problema per chi ci crede. Giustamente emv liquida queste discussioni con un “chi se ne frega se le nostre conoscenze non sono universali”, perché sa che il nucleo della sua religione non risiede in questa o quella filosofia, e non è una filosofia a darle significato.
    Secondo Giò invece per non incorrere nell’accusa di fideismo, cioè irrazionalismo (che qui nessuno gli ha mosso, ma è una sua preoccupazione) bisogna affidarsi al tomismo per fondare razionalmente la realtà, Dio ecc.
    Il problema è che se a chi dice “io ci credo” la risposta è “io non ci credo”, chi prende la via dell’argomentazione filosofica si espone alle possibili controargomentazioni, e quindi pensando di scegliere una via più sicura, di fatto ne sceglie una più incerta (perché su determinate questioni filosofiche non è possibile dire una parola definitiva).
    Ma dato che questa incertezza lui la nega (il tomismo, e solo il tomismo è LA filosofia), cade proprio in quell’irrazionalismo fideista che voleva evitare.
    - Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.

    Nietzsche, 1887

  3. #13753
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Ma è inutile che ripeti i soliti esorcismi: l’idea che il principio di non contraddizione abbia un valore ontologico esprime semplicemente la convinzione che la realtà sia fatta di “cose” che si offrono spontaneamente alla nostra conoscenza, ma questa idea è largamente condivisa da altri filosofi, da Aristotele fino alle filosofie del 900 (non tutte ovviamente).
    È evidente quindi che non si può fondare su questa base una presunta superiorità del tomismo sulle altre filosofie.

    Il problema sta proprio nello strumento cui la metafisica ricorre per trasformare questa convinzione in una legge della realtà, cioè per renderla non una semplice convinzione, ma una conoscenza universalmente vera.
    Ovvero il fantomatico “essere”, la cui nozione è problematica, indefinibile, inafferrabile. E infatti le altre metafisiche, tenendo ferma l’idea che la realtà sia fatta di “cose” che si offrono spontaneamente alla nostra conoscenza, differiscono dal tomismo proprio nel modo di intendere l’essere. Dunque per affermare che l’interpretazione tomista dell’essere sia l’unica corretta occorrerebbe proprio ciò che non si può avere, cioè una definizione di cosa l’essere sia.
    Quindi è chiaro che nemmeno su questa base si può fondare una presunta superiorità del tomismo sulle altre metafisiche.

    Che l’essere esprima “ogni cosa e tutto di ogni cosa” semmai è la risposta alla domanda “cosa esprime il verbo essere?”. Quello che invece si vorrebbe sapere non è cosa l’essere esprima, ma cosa l’essere sia, e questa domanda non ha risposta.

    Vediamo con un esempio il più semplice possibile perché l’essere, che si dice in molti modi, è per statuto aperto all’interpretazione - affermazione che stranamente tu prendi per provocatoria.

    Esse commune, esse substantiale, esse universale, esse tantum, esse receptum, esse in actu, ipsum esse, quod quid erat esse… e si potrebbe continuare fino alla noia.

    Se un entomologo mi snocciolasse così le varie specie di coleotteri, e io gli chiedessi “di cosa stai parlando?”, lui mi mostrerebbe le sue teche di coleotteri e risponderebbe “di questi, a cui io ho dato questo o quel nome”.

    Se faccio la stessa domanda al tomista, e gli chiedo “di cosa stai parlando, chi garantisce che stai parlando di qualcosa di reale?”, il povero “filosofo perenne”, a prescindere da quanto articolato sia il suo ragionamento, alla fine non potrà che rispondere “lo garantisco io, io l’ho pensata così”. Capisco che possa non piacere, ma così stanno le cose.

    È innegabile dunque che l’essere è oggetto di interpretazione, perché dipende totalmente dal dire di chi ne parla, cioè da come uno lo pensa e lo esprime: non esiste una definizione di essere che possa fungere da pietra di paragone, e non si può sottrarre l’essere dal novero degli interpretabili per consegnarlo a quello dei fatti.

    Questo significa che il “filosofo perenne“ è condannato a un percorso circolare: cerca un criterio sicuro che possa garantire il suo discorso sulla realtà, lo individua nell’essere, ma l’essere è a sua volta oggetto di un discorso, e privo di qualunque garanzia extradiscorsiva. Altro che luce del sole!



    Ma la questione che ho posto non riguarda solo l’essere. Per affermare che il tomismo non è una filosofia, ma è “la filosofia perenne”, tu devi negare che contenga aspetti teorici come tutte le altre, teorie cioè che per il loro oggetto non possono che essere inverificabili. Si potrebbero fare molti esempi: quello degli universali è uno, un altro è la teoria della conoscenza. Si tratta per caso di una teoria che può passare dallo status di modello interpretativo a quello di verità dimostrata, o di conoscenza data una volta per tutte? No, si tratta di un’ipotesi su come funziona la conoscenza, che può essere sostituita da ipotesi diverse.

    Allora, prima di fare altri esempi, tu intendi davvero negare che anche il tomismo funzioni in questo modo? Perché se lo neghi abbiamo già trovato la risposta: il tuo dogmatismo è frutto di un’allucinazione.
    Se anche ammettessimo che il riconoscimento del valore ontologico del principio di non contraddizione non sarebbe sufficiente per stabilire la superiorità del tomismo su tutte le altre filosofie, sarebbe però sufficiente sia per stabilire la sua superiorità su tutte quelle correnti del pensiero moderno che tale valore negano - a volte più marcatamente, a volte meno - (e sono parecchie!) sia per stabilire che le tue obiezioni al tomismo sono nulle e, proprio perché nulle, non possono che manifestarsi verbalmente in sofismi, retorica e falsificazioni, come la discussione dimostra ampiamente (o ci dimentichiamo che hai fatto dire a Sant'Agostino e a San Tommaso d'Aquino che volevano dimostrare la compatibilità della creatio ab aeterno con la Divina Rivelazione, nonostante entrambi avessero sostenuto esplicitamente il contrario? Ed il mio è solo un esempio: potrei farne altri).

    Uno schema che ripeti anche in questa tua ulteriore risposta. Infatti, prendi la nozione di "essere" e giochi sul fatto che sia indefinibile, come se ciò volesse dire che essa sia priva di significato: ma questo è un espediente truffaldino. Ormai dovresti aver capito (lo si è ribadito in più occasioni nel corso della discussione) che è indefinibile nel senso che non si può semantizzare secondo genere e differenza specifica, dato che il genere e la differenza specifica già implicano la nozione di "essere". Non nel senso che non abbia contenuto alcuno.

    Qual è il contenuto della nozione di "essere"? La nozione di "essere" è il concetto di ciò che fonda la relazione fra gli analogati, cioè fra ogni cosa e tutto di ogni cosa.

    Cerchi poi di scindere la parola (o il verbo) dalla nozione, come se un termine non fosse tale in quanto indica il contenuto di una nozione che l'uomo formula nel momento stesso in cui astrae dagli oggetti conosciuti ciò che li connota necessariamente ed universalmente. Tutte cose che abbiamo già visto assieme nelle pagine precedenti. Affermare che il problema "non è cosa l'essere esprima, ma cosa l'essere sia" significa solo formulare una frase ad effetto, buona per la retorica, ma argomentativamente inconsistente. Infatti ogni parola è ipso facto espressione di un contenuto ed il punto, se mai, è se il contenuto indicato dalla parola "essere" è esclusivo frutto di un'invenzione umana oppure se l'uomo l'ha tratto dalla realtà. Altro punto che abbiamo già affrontato.

    Non ho detto che la tua affermazione che la nozione di "essere" sarebbe "per statuto aperta all'interpretazione" è provocatoria, ma ho detto che è fallace e l'ho detto perché so che con tale espressione - "per statuto aperta all'interpretazione" - tu sottintendi che la nozione di "essere" non sia una certezza, bensì un'opinione come un'altra, che potrebbe benissimo non avere fondamento alcuno. Se a quell'espressione tu avessi attribuito un significato differente, molto probabilmente non l'avrei considerata fallace. Ad esempio, se tu avessi inteso dire che "pensare l'essere è delicato e difficile", per ricorrere ad un'espressione di p. Benoit-Marie Simon, che richiede debite distinzioni, che implica questioni sottili che necessitano di studio e pazienza e che, su alcuni aspetti, è difficile (che non significa impossibile, ça va sans dire) trarre conclusioni definitive e chiare, avrei persino potuto darti ragione! Resta però una domanda: come hai tratto la conclusione che, giudicandola fallace, abbia tratto la conclusione che la tua fosse un'affermazione provocatoria?

    L'entomologo può mostrarti le sue teche di coleotteri, il filosofo tomista può mostrarti le teche di coleotteri dell'entomologo, così come può mostrarti altri tremila oggetti differenti, per indicarti ciò che viene compreso nella nozione di "essere". Se la tua obiezione è che non esiste uno specifico oggetto materiale da mostrare che si chiama "essere", allora hai ragione: ma nessun tomista o neo-tomista ha mai sostenuto che la nozione di "essere" consistesse in questo. E che questo "condanni" la nozione di "essere" ad essere solo frutto di un'ipotesi anziché una certezza sarebbe un'ulteriore fallacia del tuo ragionamento, se davvero l'hai pensato.

    D'altronde, come ho già avuto modo di evidenziare anche in tal caso, la tua incoerenza è palese: fai tutte queste manfrine di fronte alla nozione di "essere" o a quella di "ente", asserendo che il loro significato sia "inafferrabile", ma impieghi tranquillamente nozioni che racchiudono in sé oggetti molto differenti fra loro per indicarli indistintamente ma universalmente (come nel caso della nozione di "cosa"), ben sapendo che, ciò nonostante, la parola a cui è legata quella nozione ha un contenuto, ha un significato reale extramentale. E a nulla vale sostenere che, in quel caso, non muovi obiezioni perché nessuno cerca di attribuire a quelle nozioni un carattere trascendentale (spoiler: la nozione di res, cioè di "cosa", è trascendentale): il punto è capire perché "ente" o "essere" sarebbero "inafferrabili" e privi di significato, mentre "cosa" no, anche se, ponendosi nella tua ottica (errata), presenterebbe i medesimi problemi.

    L'"essere" è oggetto di un discorso? Ogni singola cosa è oggetto di un discorso perché noi esseri umani ci esprimiamo fra noi facendo discorsi, ed obiettare che l'"essere" sia confinato soltanto nei discorsi farebbe ridere anche i polli se ne fossero capaci, giacché quest'affermazione già ammette in partenza, senza evidenza di alcun genere, che tale nozione abbia una sorta di impotenza congenita nell'abbracciare in sé ogni cosa e tutto di ogni cosa, nonostante, effettivamente, ogni cosa e tutto di ogni cosa possa essere ricondotto alla suddetta nozione proprio perché il suo contenuto è ciò che accomuna fra loro le cose ed i loro singoli aspetti.

    Non nego che il tomismo abbia aspetti teorici, se per "teoria" intendiamo una "formulazione sistematica di principi generali relativi a una scienza, arte o branca del sapere, e anche delle deduzioni che da tali principi si possono ricavare", per dirla con una definizione da dizionario. Anzi, direi che, in tal senso, il tomismo rientra pienamente in tale categoria. Nego che sia mera "teoria", se per "teoria" intendiamo la formulazione di ipotesi non verificate o inverificabili oppure la conferma momentanea di ipotesi precedentemente formulate. Al di là delle differenze epistemologiche fra filosofia e discipline fondate sul metodo matematico-sperimentale, del tomismo fa parte un nucleo di verità che sono autoevidenti o dimostrate. Questo nucleo di verità, sintetizzato a suo tempo nelle XXIV tesi del tomismo, è inscalfibile e ciò è provato dal fatto che ogni tentativo di confutazione è sempre naufragato miseramente (cosa rinvenibile da chiunque, se guarda alle sole argomentazioni messe in campo senza lasciarsi suggestionare da elementi ad esse estranee).

    A proposito di teoria della conoscenza, siamo ancora in attesa di sapere in che modo il condizionamento dei nostri organi corporei potrebbe essere tale farci percepire una realtà universalmente ed assolutamente incontraddittoria, senza che lo sia davvero.

    Il tuo giudizio tradisce il tuo...pregiudizio: formulata l'equazione dogmatismo = irrazionalismo, parli di "mio dogmatismo" supponendo che la mia convinzione che il tomismo meriti la qualifica di "filosofia perenne" non poggi su un motivo oggettivamente fondato e razionalmente argomentabile. Ma i tuoi tentativi di relativizzare, cioè di rendere meramente ipotetiche, alcune delle affermazioni eminentemente filosofiche del tomismo (evidentemente non le abbiamo discusse tutte) sono stati affrontati e...confutati. Non ritieni che sia davvero andata così? Pazienza: mi dispiace per te che preferisci non vedere (a proposito di allucinazioni) e ripeterti le solite litanie del laicismo relativistico moderno.
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  4. #13754
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    @Placido

    Di recente ho letto questo articolo di mons. Olgiati sul rapporto fra tomismo e le altre filosofie cristiane:

    https://www.jstor.org/stable/43066249

    Non so se lo conoscevi già, ma colgo l'occasione per segnalartelo. Interessante e, a parer mio, condivisibile.
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    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  5. #13755
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da topquark Visualizza Messaggio
    il problema che io vedo è che quand'anche si conceda tutto l'ambaradan dei principi primi del sapere etc, e che la "causa prima che chiamiamo dio" esiste, da questo non segue Gesù.
    Nessuno di coloro che sono intervenuti in questa discussione ha mai sostenuto il contrario. Anzi, ho ripetuto in più occasioni, quasi fino allo sfinimento, che "l'ambaradan dei principi primi", come lo chiami tu, è preambolare alla fede cattolica, ma non è una dimostrazione sillogistica della veridicità della fede cattolica. Tuttavia, è importante proprio perché contribuisce a dimostrare, assieme ai motivi di credibilità della fede (di cui nel corso della discussione s'è già parlato), che l'actus fidei non è un'adesione "alla cieca", bensì motivata. Ed è importante anche perché dimostra che ogni posizione atea o agnostica è insostenibile e fallace.
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  6. #13756
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Nessuno di coloro che sono intervenuti in questa discussione ha mai sostenuto il contrario. Anzi, ho ripetuto in più occasioni, quasi fino allo sfinimento, che "l'ambaradan dei principi primi", come lo chiami tu, è preambolare alla fede cattolica, ma non è una dimostrazione sillogistica della veridicità della fede cattolica. Tuttavia, è importante proprio perché contribuisce a dimostrare, assieme ai motivi di credibilità della fede (di cui nel corso della discussione s'è già parlato), che l'actus fidei non è un'adesione "alla cieca", bensì motivata. Ed è importante anche perché dimostra che ogni posizione atea o agnostica è insostenibile e fallace.
    Dipende da cosa si intende per "alla cieca". Credere che un uomo è dio ed è anche risorto per liberare dai peccati commessi da una singola coppia di progenitori, se non è fede cieca, poco ci manca.
    mediante la meccanica quantistica viene stabilita definitivamente la non validità del principio di causalità
    Heisenberg,Sul contenuto intuitivo della cinematica e della meccanica nella teoria quantistica,Zeitschrift für Physik,vol.43,n.4,1927,p.172

  7. #13757
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Se uno concede che Dio esiste, le possibilità sono due: se non comunica con noi è come se non esistesse, se invece comunica è una questione di studio comparato delle religioni, quindi per dire che il cattolicesimo è "incredibile" bisogna puntellare le altre.


    Ero Narel Jarvi...

  8. #13758
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Nessuno di coloro che sono intervenuti in questa discussione ha mai sostenuto il contrario. Anzi, ho ripetuto in più occasioni, quasi fino allo sfinimento, che "l'ambaradan dei principi primi", come lo chiami tu, è preambolare alla fede cattolica, ma non è una dimostrazione sillogistica della veridicità della fede cattolica. Tuttavia, è importante proprio perché contribuisce a dimostrare, assieme ai motivi di credibilità della fede (di cui nel corso della discussione s'è già parlato), che l'actus fidei non è un'adesione "alla cieca", bensì motivata. Ed è importante anche perché dimostra che ogni posizione atea o agnostica è insostenibile e fallace.
    se l'ambaradan e' concesso non c'e' bisogno di alcun actus fidei: dio esiste e ogni posizione atea o agnostica è logicamente falsa.
    ma questo fatto non avvalora un tipo di dio rispetto ad un altro (la probabilita' che allah sia quello giusto non cambia)
    If we are honest - and scientists have to be - we must admit that religion is a jumble of false assertions. P. Dirac

  9. #13759
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Se anche ammettessimo che il riconoscimento del valore ontologico del principio di non contraddizione non sarebbe sufficiente per stabilire la superiorità del tomismo su tutte le altre filosofie, sarebbe però sufficiente sia per stabilire la sua superiorità su tutte quelle correnti del pensiero moderno che tale valore negano - a volte più marcatamente, a volte meno - (e sono parecchie!) sia per stabilire che le tue obiezioni al tomismo sono nulle e, proprio perché nulle, non possono che manifestarsi verbalmente in sofismi, retorica e falsificazioni, come la discussione dimostra ampiamente (o ci dimentichiamo che hai fatto dire a Sant'Agostino e a San Tommaso d'Aquino che volevano dimostrare la compatibilità della creatio ab aeterno con la Divina Rivelazione, nonostante entrambi avessero sostenuto esplicitamente il contrario? Ed il mio è solo un esempio: potrei farne altri).

    Uno schema che ripeti anche in questa tua ulteriore risposta. Infatti, prendi la nozione di "essere" e giochi sul fatto che sia indefinibile, come se ciò volesse dire che essa sia priva di significato: ma questo è un espediente truffaldino. Ormai dovresti aver capito (lo si è ribadito in più occasioni nel corso della discussione) che è indefinibile nel senso che non si può semantizzare secondo genere e differenza specifica, dato che il genere e la differenza specifica già implicano la nozione di "essere". Non nel senso che non abbia contenuto alcuno.

    Qual è il contenuto della nozione di "essere"? La nozione di "essere" è il concetto di ciò che fonda la relazione fra gli analogati, cioè fra ogni cosa e tutto di ogni cosa.

    Cerchi poi di scindere la parola (o il verbo) dalla nozione, come se un termine non fosse tale in quanto indica il contenuto di una nozione che l'uomo formula nel momento stesso in cui astrae dagli oggetti conosciuti ciò che li connota necessariamente ed universalmente. Tutte cose che abbiamo già visto assieme nelle pagine precedenti. Affermare che il problema "non è cosa l'essere esprima, ma cosa l'essere sia" significa solo formulare una frase ad effetto, buona per la retorica, ma argomentativamente inconsistente. Infatti ogni parola è ipso facto espressione di un contenuto ed il punto, se mai, è se il contenuto indicato dalla parola "essere" è esclusivo frutto di un'invenzione umana oppure se l'uomo l'ha tratto dalla realtà. Altro punto che abbiamo già affrontato.

    Non ho detto che la tua affermazione che la nozione di "essere" sarebbe "per statuto aperta all'interpretazione" è provocatoria, ma ho detto che è fallace e l'ho detto perché so che con tale espressione - "per statuto aperta all'interpretazione" - tu sottintendi che la nozione di "essere" non sia una certezza, bensì un'opinione come un'altra, che potrebbe benissimo non avere fondamento alcuno. Se a quell'espressione tu avessi attribuito un significato differente, molto probabilmente non l'avrei considerata fallace. Ad esempio, se tu avessi inteso dire che "pensare l'essere è delicato e difficile", per ricorrere ad un'espressione di p. Benoit-Marie Simon, che richiede debite distinzioni, che implica questioni sottili che necessitano di studio e pazienza e che, su alcuni aspetti, è difficile (che non significa impossibile, ça va sans dire) trarre conclusioni definitive e chiare, avrei persino potuto darti ragione! Resta però una domanda: come hai tratto la conclusione che, giudicandola fallace, abbia tratto la conclusione che la tua fosse un'affermazione provocatoria?

    L'entomologo può mostrarti le sue teche di coleotteri, il filosofo tomista può mostrarti le teche di coleotteri dell'entomologo, così come può mostrarti altri tremila oggetti differenti, per indicarti ciò che viene compreso nella nozione di "essere". Se la tua obiezione è che non esiste uno specifico oggetto materiale da mostrare che si chiama "essere", allora hai ragione: ma nessun tomista o neo-tomista ha mai sostenuto che la nozione di "essere" consistesse in questo. E che questo "condanni" la nozione di "essere" ad essere solo frutto di un'ipotesi anziché una certezza sarebbe un'ulteriore fallacia del tuo ragionamento, se davvero l'hai pensato.

    D'altronde, come ho già avuto modo di evidenziare anche in tal caso, la tua incoerenza è palese: fai tutte queste manfrine di fronte alla nozione di "essere" o a quella di "ente", asserendo che il loro significato sia "inafferrabile", ma impieghi tranquillamente nozioni che racchiudono in sé oggetti molto differenti fra loro per indicarli indistintamente ma universalmente (come nel caso della nozione di "cosa"), ben sapendo che, ciò nonostante, la parola a cui è legata quella nozione ha un contenuto, ha un significato reale extramentale. E a nulla vale sostenere che, in quel caso, non muovi obiezioni perché nessuno cerca di attribuire a quelle nozioni un carattere trascendentale (spoiler: la nozione di res, cioè di "cosa", è trascendentale): il punto è capire perché "ente" o "essere" sarebbero "inafferrabili" e privi di significato, mentre "cosa" no, anche se, ponendosi nella tua ottica (errata), presenterebbe i medesimi problemi.

    L'"essere" è oggetto di un discorso? Ogni singola cosa è oggetto di un discorso perché noi esseri umani ci esprimiamo fra noi facendo discorsi, ed obiettare che l'"essere" sia confinato soltanto nei discorsi farebbe ridere anche i polli se ne fossero capaci, giacché quest'affermazione già ammette in partenza, senza evidenza di alcun genere, che tale nozione abbia una sorta di impotenza congenita nell'abbracciare in sé ogni cosa e tutto di ogni cosa, nonostante, effettivamente, ogni cosa e tutto di ogni cosa possa essere ricondotto alla suddetta nozione proprio perché il suo contenuto è ciò che accomuna fra loro le cose ed i loro singoli aspetti.

    Non nego che il tomismo abbia aspetti teorici, se per "teoria" intendiamo una "formulazione sistematica di principi generali relativi a una scienza, arte o branca del sapere, e anche delle deduzioni che da tali principi si possono ricavare", per dirla con una definizione da dizionario. Anzi, direi che, in tal senso, il tomismo rientra pienamente in tale categoria. Nego che sia mera "teoria", se per "teoria" intendiamo la formulazione di ipotesi non verificate o inverificabili oppure la conferma momentanea di ipotesi precedentemente formulate. Al di là delle differenze epistemologiche fra filosofia e discipline fondate sul metodo matematico-sperimentale, del tomismo fa parte un nucleo di verità che sono autoevidenti o dimostrate. Questo nucleo di verità, sintetizzato a suo tempo nelle XXIV tesi del tomismo, è inscalfibile e ciò è provato dal fatto che ogni tentativo di confutazione è sempre naufragato miseramente (cosa rinvenibile da chiunque, se guarda alle sole argomentazioni messe in campo senza lasciarsi suggestionare da elementi ad esse estranee).

    A proposito di teoria della conoscenza, siamo ancora in attesa di sapere in che modo il condizionamento dei nostri organi corporei potrebbe essere tale farci percepire una realtà universalmente ed assolutamente incontraddittoria, senza che lo sia davvero.

    Il tuo giudizio tradisce il tuo...pregiudizio: formulata l'equazione dogmatismo = irrazionalismo, parli di "mio dogmatismo" supponendo che la mia convinzione che il tomismo meriti la qualifica di "filosofia perenne" non poggi su un motivo oggettivamente fondato e razionalmente argomentabile. Ma i tuoi tentativi di relativizzare, cioè di rendere meramente ipotetiche, alcune delle affermazioni eminentemente filosofiche del tomismo (evidentemente non le abbiamo discusse tutte) sono stati affrontati e...confutati. Non ritieni che sia davvero andata così? Pazienza: mi dispiace per te che preferisci non vedere (a proposito di allucinazioni) e ripeterti le solite litanie del laicismo relativistico moderno.
    Ti sbagli, un tomista non ha nessuno strumento per stabilire la sua superiorità rispetto ai filosofi che intendono l’essere in modo differente dal suo.
    È evidente che per farlo dovrebbe poter dire cosa l’essere sia e darne una definizione, ma questo non è possibile. Dunque non si tratta di retorica, ma di una conseguenza logica: l’essere può essere interpretato in più modi diversi, senza che nessuno abbia margine per affermare la superiorità della sua interpretazione sulle altre.

    Se uno afferma “io so di cosa sto parlando”, ma poi di fatto non sa spiegare di cosa sta parlando, è ovvio che chiunque può dire lo stesso. E altrettanto ovviamente questo compromette la possibilità di fondare una scienza di questa fantomatica “nozione” - o meglio, di questo “qualcosa” avremo molteplici “scienze” diverse tra loro. Non a caso è proprio quello che è successo: non abbiamo una metafisica, ma molte metafisiche tra loro discordanti.

    Proprio perché anche l’essere è oggetto di un discorso, e solo in quanto tale può avere una valenza filosofica, occorrerebbe metterlo al riparo dalla fallibilità a cui ogni discorso può andare soggetto. Sappiamo che ciò che diciamo della realtà può essere sbagliato. Pertanto, se con essere intendiamo qualcosa di reale, è necessario fornire un fondamento sicuro al discorso sull’essere. Qual è questo fondamento?

    Ho fatto anche l’esempio di alcuni dei famosi “molti modi” in cui l’essere si dice. Chi garantisce che le espressioni esse commune, esse substantiale, esse universale, esse tantum, esse receptum, esse in actu, ipsum esse, quod quid erat esse indichino qualcosa di reale? Niente lo garantisce: a questa domanda il “filosofo perenne” potrebbe solo rispondere “io l’ho pensata così, lo garantisco io”. E proprio per questo tu hai evitato di rispondere.



    E allargando il discorso agli aspetti teorici inverificabili che inevitabilmente, per il loro stesso oggetto, fanno parte di ogni filosofia (per esempio la teoria della conoscenza, altra tua risposta non pervenuta), visto che lo neghi, abbiamo almeno stabilito che la tua allucinazione non è momentanea, ma perenne.
    - Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.

    Nietzsche, 1887

  10. #13760
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    A proposito di teoria della conoscenza, siamo ancora in attesa di sapere in che modo il condizionamento dei nostri organi corporei potrebbe essere tale farci percepire una realtà universalmente ed assolutamente incontraddittoria, senza che lo sia davvero.
    Te l’avevo già spiegato. Senza identità, niente realtà contraddittorie/incontraddittorie, ma nell’individuare le identità noi possiamo sbagliare, come dimostra il caso delle costellazioni, che sono state credute reali per secoli, mentre sono solo effetti prospettici.
    Se fosse per la “filosofia perenne”, noi prenderemmo ancora per “realtà universalmente e assolutamente incontraddittorie” cose che non esistono. E se questo può accadere per ciò che appare evidente allo sguardo, figuriamoci per le astrazioni.

    La tua risposta era stata “ma tanto io non ho mai visto una costellazione”.
    - Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.

    Nietzsche, 1887

 

 
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