Se anche ammettessimo che il riconoscimento del valore ontologico del principio di non contraddizione non sarebbe sufficiente per stabilire la superiorità del tomismo su tutte le altre filosofie, sarebbe però sufficiente sia per stabilire la sua superiorità su tutte quelle correnti del pensiero moderno che tale valore negano - a volte più marcatamente, a volte meno - (e sono parecchie!) sia per stabilire che le tue obiezioni al tomismo sono nulle e, proprio perché nulle, non possono che manifestarsi verbalmente in sofismi, retorica e falsificazioni, come la discussione dimostra ampiamente (o ci dimentichiamo che hai fatto dire a Sant'Agostino e a San Tommaso d'Aquino che volevano dimostrare la compatibilità della
creatio ab aeterno con la Divina Rivelazione, nonostante entrambi avessero sostenuto esplicitamente il contrario? Ed il mio è solo un esempio: potrei farne altri).
Uno schema che ripeti anche in questa tua ulteriore risposta. Infatti, prendi la nozione di "essere" e giochi sul fatto che sia indefinibile, come se ciò volesse dire che essa sia priva di significato: ma questo è un espediente truffaldino. Ormai dovresti aver capito (lo si è ribadito in più occasioni nel corso della discussione) che è indefinibile nel senso che non si può semantizzare secondo genere e differenza specifica, dato che il genere e la differenza specifica già implicano la nozione di "essere". Non nel senso che non abbia contenuto alcuno.
Qual è il contenuto della nozione di "essere"? La nozione di "essere" è il concetto di ciò che fonda la relazione fra gli analogati, cioè fra ogni cosa e tutto di ogni cosa.
Cerchi poi di scindere la parola (o il verbo) dalla nozione, come se un termine non fosse tale in quanto indica il contenuto di una nozione che l'uomo formula nel momento stesso in cui astrae dagli oggetti conosciuti ciò che li connota necessariamente ed universalmente. Tutte cose che abbiamo già visto assieme nelle pagine precedenti. Affermare che il problema "non è cosa l'essere esprima, ma cosa l'essere sia" significa solo formulare una frase ad effetto, buona per la retorica, ma argomentativamente inconsistente. Infatti ogni parola è
ipso facto espressione di un contenuto ed il punto, se mai, è se il contenuto indicato dalla parola "essere" è esclusivo frutto di un'invenzione umana oppure se l'uomo l'ha tratto dalla realtà. Altro punto che abbiamo già affrontato.
Non ho detto che la tua affermazione che la nozione di "essere" sarebbe "per statuto aperta all'interpretazione" è provocatoria, ma ho detto che è fallace e l'ho detto perché so che con tale espressione - "per statuto aperta all'interpretazione" - tu sottintendi che la nozione di "essere" non sia una certezza, bensì un'opinione come un'altra, che potrebbe benissimo non avere fondamento alcuno. Se a quell'espressione tu avessi attribuito un significato differente, molto probabilmente non l'avrei considerata fallace. Ad esempio, se tu avessi inteso dire che "pensare l'essere è delicato e difficile", per ricorrere ad un'espressione di p. Benoit-Marie Simon, che richiede debite distinzioni, che implica questioni sottili che necessitano di studio e pazienza e che, su alcuni aspetti, è difficile (che non significa impossibile,
ça va sans dire) trarre conclusioni definitive e chiare, avrei persino potuto darti ragione! Resta però una domanda: come hai tratto la conclusione che, giudicandola fallace, abbia tratto la conclusione che la tua fosse un'affermazione provocatoria?
L'entomologo può mostrarti le sue teche di coleotteri, il filosofo tomista può mostrarti le teche di coleotteri dell'entomologo, così come può mostrarti altri tremila oggetti differenti, per indicarti ciò che viene compreso nella nozione di "essere". Se la tua obiezione è che non esiste uno specifico oggetto materiale da mostrare che si chiama "essere", allora hai ragione: ma nessun tomista o neo-tomista ha mai sostenuto che la nozione di "essere" consistesse in questo. E che questo "condanni" la nozione di "essere" ad essere solo frutto di un'ipotesi anziché una certezza sarebbe un'ulteriore fallacia del tuo ragionamento, se davvero l'hai pensato.
D'altronde, come ho già avuto modo di evidenziare anche in tal caso, la tua incoerenza è palese: fai tutte queste manfrine di fronte alla nozione di "essere" o a quella di "ente", asserendo che il loro significato sia "inafferrabile", ma impieghi tranquillamente nozioni che racchiudono in sé oggetti molto differenti fra loro per indicarli indistintamente ma universalmente (come nel caso della nozione di "cosa"), ben sapendo che, ciò nonostante, la parola a cui è legata quella nozione ha un contenuto, ha un significato reale extramentale. E a nulla vale sostenere che, in quel caso, non muovi obiezioni perché nessuno cerca di attribuire a quelle nozioni un carattere trascendentale (
spoiler: la nozione di
res, cioè di "cosa", è trascendentale): il punto è capire perché "ente" o "essere" sarebbero "inafferrabili" e privi di significato, mentre "cosa" no, anche se, ponendosi nella tua ottica (errata), presenterebbe i medesimi problemi.
L'"essere" è oggetto di un discorso? Ogni singola cosa è oggetto di un
discorso perché noi esseri umani ci esprimiamo fra noi facendo
discorsi, ed obiettare che l'"essere" sia confinato
soltanto nei
discorsi farebbe ridere anche i polli se ne fossero capaci, giacché quest'affermazione già ammette in partenza, senza evidenza di alcun genere, che tale nozione abbia una sorta di impotenza congenita nell'abbracciare in sé ogni cosa e tutto di ogni cosa, nonostante, effettivamente, ogni cosa e tutto di ogni cosa possa essere ricondotto alla suddetta nozione proprio perché il suo contenuto è ciò che accomuna fra loro le cose ed i loro singoli aspetti.
Non nego che il tomismo abbia aspetti teorici, se per "teoria" intendiamo una "formulazione sistematica di principi generali relativi a una scienza, arte o branca del sapere, e anche delle deduzioni che da tali principi si possono ricavare", per dirla
con una definizione da dizionario. Anzi, direi che, in tal senso, il tomismo rientra pienamente in tale categoria. Nego che sia mera "teoria", se per "teoria" intendiamo la formulazione di ipotesi non verificate o inverificabili oppure la conferma momentanea di ipotesi precedentemente formulate. Al di là delle differenze epistemologiche fra filosofia e discipline fondate sul metodo matematico-sperimentale, del tomismo fa parte un nucleo di verità che sono autoevidenti o dimostrate. Questo nucleo di verità, sintetizzato a suo tempo nelle XXIV tesi del tomismo, è inscalfibile e ciò è provato dal fatto che ogni tentativo di confutazione è sempre naufragato miseramente (cosa rinvenibile da chiunque, se guarda alle sole argomentazioni messe in campo senza lasciarsi suggestionare da elementi ad esse estranee).
A proposito di teoria della conoscenza, siamo ancora in attesa di sapere in che modo il condizionamento dei nostri organi corporei potrebbe essere tale farci percepire una realtà universalmente ed assolutamente incontraddittoria, senza che lo sia davvero.
Il tuo giudizio tradisce il tuo...pregiudizio: formulata l'equazione dogmatismo = irrazionalismo, parli di "mio dogmatismo" supponendo che la mia convinzione che il tomismo meriti la qualifica di "filosofia perenne" non poggi su un motivo oggettivamente fondato e razionalmente argomentabile. Ma i tuoi tentativi di relativizzare, cioè di rendere meramente ipotetiche, alcune delle affermazioni eminentemente filosofiche del tomismo (evidentemente non le abbiamo discusse tutte) sono stati affrontati e...confutati. Non ritieni che sia davvero andata così? Pazienza: mi dispiace per te che preferisci non vedere (a proposito di allucinazioni) e ripeterti le solite litanie del laicismo relativistico moderno.