
Originariamente Scritto da
Giò
Ed a proposito di realtà ed interpretazione, piaccia o meno, la metafisica di derivazione aristotelico-tomista (assieme a pochissime altre correnti filosofiche) è la sola a sostenere che è necessario che ogni discorso filosofico parta da quelle evidenze che, nell'esperienza, si danno all'uomo senza mediazioni e presupposizioni e che l'uomo esprime nei (conseguenti) giudizi d'esistenza, non fondati su altri giudizi.
Inizialmente, queste evidenze sono espresse dall'uomo comune imprecisamente. Il filosofo, invece, le rigorizza, coniando una terminologia specifica, che però non fa altro che esprimere tramite segni il contenuto dell'esperienza comune. Questo è il passaggio dal senso comune alla filosofia in generale e alla metafisica in particolare. Cioè il passaggio da un discorso disorganico, ancorché certo, sulla realtà, così come appresa nell'esperienza originaria, ad un discorso rigoroso e sistematico sulla medesima. La formalizzazione delle nozioni prime (es.: essere, unità, verità e bontà) e dei principi primi dell'essere fanno già parte di un discorso filosofico rigoroso, ma il materiale sulla base del quale il filosofo svolge la sua opera di rigorizzazione concettuale è costituito dai dati del senso comune.
A conferma del legame inscindibile fra senso comune e metafisica, possiamo citare il fatto che tanto negli Analitici di Aristotele quanto nel commento agli Analitici di S. Tommaso, viene affermato che, per giungere ad una definizione reale rigorosa, è sempre necessario partire dalla definizione nominale, sorta dalla conoscenza spontanea del senso comune. Per questo, nel momento in cui si mettono in dubbio le nozioni ed i principi su cui si fonda la metafisica, di fatto si mette in discussione il senso comune che, per usare un'espressione di Nicolas Jouffroy condivisa da p. Garrigou-Lagrange, "è una filosofia anteriore alla filosofia propriamente detta, perché si trova spontaneamente in fondo a tutte le coscienze, indipendentemente da ogni ricerca scientifica" (Réginald Garrigou-Lagrange, "Il senso comune, la filosofia dell'essere e le formule dogmatiche", Casa Editrice Leonardo Da Vinci, 2013, pp. 82-83).
Perciò, è vero che dai principi primi puoi arrivare alla metafisica, così come alla mineralogia. Ma in che senso? Nel senso che ogni forma del sapere, per essere tale, non può farne a meno perché il loro contenuto è costitutivo della realtà e la loro semantizzazione rigorosa, storicamente operata dalla metafisica, è la premessa necessaria ad ogni discorso di senso compiuto sulla realtà stessa. Ed è altrettanto vero che, per un altro verso, il senso comune "ci presenta enti ed essenze, atti e sostanze, sinoli e potenze". In quale senso, questa volta? Nel senso che queste parole esprimono concettualmente, in termini rigorosi, determinate evidenze che il nostro conoscere rileva come tali. Se qualcuno ritiene che queste concettualizzazioni non trovino effettiva corrispondenza nella realtà, non ha che da entrare nel merito, mostrandoci che le cose non stanno così, bensì altrimenti. Come accade in ogni disciplina secondo l'oggetto ed il metodo proprio della disciplina stessa.
D'altronde, se volessimo sostenere che i principi primi dell'essere, in realtà, sono solo principi primi della logica che la mente di Aristotele ha indebitamente proiettato sulla realtà, considerandoli "scontatamente" sue leggi necessarie, si potrebbe pure obiettare che nel nostro pensiero, di primo acchito, non c'è di certo la frase, a noi tutti nota, con cui è stato semantizzato il principio d'identità e di non contraddizione. Questo farebbe sì che il pensato, per essere sensatamente tale, non debba rispettare il pdi ed il pdnc? Vorrebbe dire che pdi e pdnc sono solo un'interpretazione ipotetica delle strutture necessarie del pensiero? No. Non si capisce perché, invece, siccome non ci troviamo gli oggetti con l'etichetta "ente" o "essenza", come se fossero dei barattoli, allora queste nozioni dovrebbero ridursi ad un mero interpretato ipotetico.
Con ciò - sia chiaro - non sto sostenendo che la metafisica si riduca alle nozioni ed ai principi primi. Ci sono conclusioni della metafisica che sono frutto di sillogismi dimostrativi. Ma questi sillogismi dimostrativi hanno sempre come premessa necessaria e fondamentale - prossima o remota - le nozioni ed i principi primi, nonché i giudizi di esistenza formulati sulla base dei dati fornitici dal senso comune.