

- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
- Ne sei sicuro ?
- Non ho alcun dubbio !




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Non te lo chiedo perché "sono quel che sono" in questo caso non vuol dire niente.
Per ogni particella c'è un motore che l'ha generata? Benissimo! L'esistenza di questo motore da cosa dipende? Da se stesso? Impossibile: sarebbe contraddittorio.
Il motore è un ente materiale? A maggior ragione!
Non è un ente materiale? Come giustifichi che un ente immateriale ne abbia generato uno materiale senza che sia creatore dell'essere ex nihilo, esattamente come il Primo motore immobile di cui parlano le cinque vie di S. Tommaso?
Quindi torniamo sempre lì: o il tuo motore che genera particelle è identico al Primo motore immobile, all'Atto puro, al Dio autore della creazione ex nihilo sui et subiecti o è un ente come tanti altri e, come tale, necessita dell'Essere stesso sussistere per poter esistere.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Premesso che non è vero che ogni cosa è fatta di particelle (l'anima è immateriale), se volessimo prendere alla lettera questa tua affermazione vorrebbe dire che anche i motori merovingiani sono fatti di particelle (e quindi di materia). Pertanto, resterebbe irrisolto il problema di fondo: da cosa dipende l'esistenza di questi motori, composti di forma e materia tanto quanto gli enti che generano?
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Non dipende da niente. È immateriale atto necessario e sufficiente. È eternamente in uno stato necessario e sufficiente a emanare/creare/emettere particelle. Non è un ente come lo si intende comunemene e per esso non valgono le leggi che valgono per gli enti. Esattamente come dio non è un comune ente come tu stesso mi hai ricordato. Lo si chiama ente solo per analogia.
Il concetto di "ex nihilo sui et subiecti" è una speculazione di S Tommaso la cui attribuzione esclusiva a Dio e non al motore di particelle non è dimostrabile se non ricorrendo a presupposti arbitrari.
Che solo dio possa creare/emanare/emettere dal nulla (e non un ipotetico immateriale morore delle particelle) è del tutto arbitrario.
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Più precisamente: ci possono essere 'enti in atto' il cui 'essere in atto' non è vincolato dallo spazio-tempo o il cui 'essere in atto' è avvenuto al di fuori del tempo.
Non lo considererei un cardine della mia replica, ma certamente l'argomento dell'indimostrabilità delle nozioni di potenza ed atto non è dirimente, essendo queste due nozioni autoevidenti. Se mai, dovresti cercare di mostrare che non sono immediatamente evidenti, ma finiresti per riaffermarle implicitamente o esplicitamente, analogamente a come finiresti per riaffermare il principio d'identità e di non contraddizione se tu provassi a negarlo.
Anche nell'ambito delle scienze moderne si ragiona per ipotesi. Per caso, queste ipotesi le liquidi dicendo che sono "pure invenzioni come Babbo Natale"?
La tua obiezione è già stata risolta: il fatto che una certa potenza, insita in un determinato ente, possa non concretizzarsi non inficia la nozione di "potenza" né la rende innecessaria; il fatto che non sia/possa non essere individuabile/prevedibile il momento esatto in cui avverrà un determinato passaggio dalla potenza all'atto non inficia di per sé la nozione di potenza né la rende innecessaria; la nostra esperienza ci attesta con immediata evidenza l'esistenza del mutamento, cioè di passaggi dalla potenza all'atto.
Quindi, a tuo avviso, è possibile nella realtà che ci sia qualcosa che violi il pdi e il pdnc?
La metafisica non è un modello atto a spiegare il funzionamento dei fenomeni in termini quantitativi, quindi se chiedi una cosa del genere sei fuori bersaglio.
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