
Originariamente Scritto da
Giò
È corretto dire che la tua è una tesi scettica perché stai, a tutti gli effetti, mettendo in discussione che i principi primi siano principi primi dell'essere (cioè leggi necessarie della realtà) prima ancora che della conoscenza o della logica. Questo vuol dire mettere in discussione la capacità dell'intelletto umano di cogliere con esattezza ed immediata evidenza le strutture fondamentali della realtà. Sbaglio?
Nel momento in cui affermi non solo che il tomismo può essere solo ipotetico ma addirittura che l'adesione ad esso, negli ultimi secoli, è frutto di una "psicosi indotta dalla religione" o che, perlomeno in talune sue proposizioni, è "farneticante", mostri eccome un atteggiamento assertivo. Già risulta assertivo dire che è meramente ipotetico, a maggior ragione è assertivo formulare gli altri due giudizi. A fronte di tale assertività, è non solo legittimo, ma anche doveroso, far notare l'inconsistenza delle tue affermazioni perché, siano esse presentate come ipotetiche o certe, sono formulate ricorrendo a quegli stessi principi criticati. Perciò, resta il problema: come mai tale assertività a fronte di una tesi formulata ricorrendo a nozioni e principi considerati, perlomeno potenzialmente, fallaci? Se questo ti suscita ilarità, che dire? Prendo atto che ognuno ha le proprie fonti di divertimento
I casi sono due: o, come giustamente dice Placido, i principi primi si fondano sulla realtà e allora ha senso rispettarli o sono aria fritta.
Ad ogni modo, pure volendo assumere il tuo punto di vista, sta di fatto che tu, sul piano del pensiero, sei caduto in contraddizione perché la tua stessa ipotesi risulta contraddittoria. Se per te i principi primi non sono "aria fritta", dovresti tenerne conto. Del resto, in un altro tuo intervento hai affermato che un ragionamento, per essere valido, è sufficiente che sia coerente con le premesse dalle quali parte, a prescindere dal loro valore di verità. Ora, sta di fatto che il tomismo è coerente con i suoi assiomi (comunque li si qualifichi), la tua posizione, come messo in evidenza, no. Quindi, i tuoi ragionamenti non sono validi nemmeno secondo la tua personale accezione di validità.
Come ci mostra questa stessa discussione, tu puoi pensare la possibilità effettiva della contraddizione, cadendo a tua volta in contraddizione, ma non la puoi riscontrare (né tanto meno, in qualche modo, realizzare operativamente) nella realtà extramentale. Questo mette in evidenza che la dualità fra pensiero e realtà è effettiva, non ipotetica, qualunque spiegazione tu ne voglia dare. Persino se te la volessi spiegare nei termini dell'Io creatore di Fichte. E, se pensiero e realtà sono veramente distinti, si conferma la veridicità del pdi e del pdnc.
A maggior ragione, se si tiene conto del tuo doppio standard: il tomismo sarebbe "una forma di psicosi dettata dalla religione", "farneticante" (perlomeno se tratta di "essenza" e di "esistenza") ed una forma di "pensiero magico e arcaico", mentre invece l'affermazione hegeliana che il compito della ragione umana è creare e modellare il mondo sarebbe, nonostante tutto, "un'intuizione di grande portata" - anche se è palese che, se non in senso metaforico o analogico, non è soltanto "narrativa", ma vero e proprio delirio pensare che la ragione umana possa creare e modellare il mondo.
E qui si torna al punctum dolens: come si giustifica l'assertività di tali posizioni?