

Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Che non abbia gradualità è una delle tre ipotesi
1) non ha gradualità
2) ha gradualità infinita
3) ha gradualità finita.
Diciamo pure che la gradualità può essere finita o infinita tertium non datur e quindi 1) è logicamente contraddittorio, ma rimangono due ipotesi. Non una sola.
Il fatto che tu ipotizzi che Dio sia essere senza gradazioni di perfezione è solo una ipotesi.
Se affermo che
"In Dio essenza, esistenza e una data perfezione P coincidono come tre aspetti logici di una medesima realtà" perché l'ipotesi è illogica?
Del resto dio è atto puro ovvero perfezione pura ovvero perfezione priva di potenza. Perché se affermo che Dio è "perfezione pura di un grado P" è illogico?
Solo perché non conosco quel grado di perfezione?
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- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
- Ne sei sicuro ?
- Non ho alcun dubbio !


In realtà, la 1 e la 2 coincidono. Quando si dice che Dio è tutta la perfezione dell'essere possibile o che Dio esaurisce ogni gradazione dell'essere possibile, si è di fronte a modi per dire o spiegare che Dio è perfetto in modo incondizionato. "Gradualità infinita" preso alla lettera sarebbe un ossimorio (un "grado" di qualcosa è ipso facto qualcosa di circoscritto), ma impropriamente o in senso lato possiamo considerarlo un modo per dire che Dio è infinitamente ed assolutamente perfetto.
L'ipotesi è illogica perché, se Dio è la perfezione stessa, come può essere solo un certo grado di perfezione? Si ripropone il solito problema: la bontà stessa, quanto è buona? La perfezione stessa, quanto è perfetta? L'essere stesso, quanto è essere?
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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Il loop non c’è, dal momento che io non sto dicendo che la realtà è inconoscibile o che la ragione ci inganna. Infatti nulla impedisce di conoscere la realtà senza assolutizzare causa, effetto, tempo e altri concetti. Cioè niente impedisce di conoscere la realtà considerando quei concetti come nostri strumenti invece che come strutture universali e necessarie della realtà stessa.
Si definisce il mutamento come passaggio da una “potenza” a un “atto”
Si stabilisce che ciò che realizza la capacità di una cosa di mutare in un'altra è la "causa efficiente”
Si conclude che se qualcosa muta c’è una causa efficiente
Chiaramente questo è solo un trasformare in conclusioni le definizioni scelte, considerando fallacemente che questo le renda universali e necessarie. Se ci sono dubbi, la chiave è in questo passaggio: “Ciò che realizza la capacità di una cosa di mutare in un'altra viene detta causa efficiente". Niente di tutto questo implica universalità e necessità.
Severino, tenendo ferma l’opposizione dell’essere al non essere (“l’essere è, il non essere non è”, Parmenide), indica in Aristotele la perdita definitiva di questa opposizione: dire che necessariamente “l’essere è, quando è, e il non essere non è, quando non è”, significa pensare il tempo in cui l’essere non è, in cui cioè l’essere è il non essere. Cioè la radicale negazione dell’incontraddittorietà dell’essere, espressa proprio nel momento in cui la si vuole affermare. E questa contraddizione compromette l’intero sviluppo storico della metafisica. Non è Severino insomma a tradire il contenuto della visione aristotelico tomista, è la metafisica aristotelico tomista a tradire il senso autentico dell'essere, identificando l’essere col nulla.
- Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.
Nietzsche, 1887


Rispondi di nuovo chiamando in causa il verbo essere quando l’argomento è il significato metafisico dell’essere. Le due cose non coincidono. E chiamando in causa la realtà come argomento a sostegno di una interpretazione della realtà.
La realtà ci offre cose che esistono, o se preferisci “che sono”, non ci offre il senso trascendentale dell’essere, che è una speculazione metafisica, un passaggio ulteriore (vedi il tuo discorso sui gradi di astrazione). La realtà interpretata non può fondare o smentire un’interpretazione metafisica della realtà stessa: se così fosse, anche un metafisico della “presenza trascendentale” potrebbe dire che la realtà smentisce chi contesta la sua interpretazione, perché lui parte dalla concreta “presenza” delle cose, cioè lui non prescinde dall’esperienza delle cose.
Ma noi constatiamo solo “l’esserci” delle cose, non conosciamo nella realtà la “cosa”-essere, non c’è una “cosa”-essere di cui facciamo esperienza. E quindi non accade con l’essere quello che accade con le cose, che possono essere conosciute prima che se ne parli.
Tu vuoi sostenere che la speculazione sull’essere si può sottrarre alla dimensione del linguaggio, e non consiste solo nell’attribuire dei significati all’essere (per esempio: “l’essere ha un ruolo fondante”), e per questo parli di nozione “più rigorosa” dell’essere. Ma questa nozione rigorosa guarda caso non arriva mai. E non arriva mai perché non c’è mai stata. Non è per una svista che Aristotele, invece di definire l’essere, afferma soltanto “l’essere si dice in molti modi”, consegnandolo da subito al piano del linguaggio e alle sue interpretazioni.
Se non abbiamo un criterio incrollabile per stabilire al di là di ogni dubbio che le nostre conoscenze sono universali, necessarie e assolutamente oggettive, questo è un problema solo per chi considera che la conoscenza o è universale, necessaria e assolutamente oggettiva, oppure non è conoscenza.
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Nietzsche, 1887


Severino regge se è vero che il divenire non appare come dicono tutti gli altri tranne lui.
Se invece il divenire appare come dicono gli altri, la differenza reale (nelle cose) delle coppie aristoteliche è indispensabile a giustificare il movimento e non è nemmeno vero che le cose vadano nel nulla se sono sempre in Dio (ante rem).
Gli aristotelico-tomisti non sono seguaci di Eraclito (ammesso che sostenesse veramente che il presente è sospeso nel nulla più assoluto).


@Giò non bisogna fargliela passare a @TheMeroving … lui dice che le due proposizioni “Dio è l'esistenza stessa” e “Dio è la sua stessa l'esistenza” sarebbero due perifrasi equivalenti quando sono palesemente diverse, è la prima così com’è è panteistica perché fa intendere che è l’esistenza in sè indipendentemente dall’ente (Che sia Dio o gli enti creati) a essere divina.
NO UE, NO EURO, NO NATO, NO NUCLEARE, NO GREEN, NO TAV, NO PONTE, NO IA AD AZIENDE PRIVATE, SOLO DI STATO
Giustizia per Rosa e Olindo. Giustizia per la Palestina
“Sorgi, Dio, difendi la tua causa.”
"Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli…"




Dovrei fare poi una ricerca sui miei post passati sia remoti che prossimi e confrontarla con gli esiti della tua. Ma ne vale la pena? Tra l'altro, l'esito di una ricerca simile può dipendere da numerose variabili che possono inficiare il paragone stesso.
Evitiamo pure di riaprire l'argomento del terzo escluso, ma proprio perché il pdnc ha un ruolo fondante nei confronti delle dimostrazioni non può essere esso stesso dimostrato (a meno che, ripeto, non consideriamo lato sensu una dimostrazione pure l'elenchos). D'altronde, anche in matematica gli assiomi non si dimostrano e non si possono dimostrare.
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