@TheMeroving
Da cui consegue che non hai nulla di concreto da opporre a Tizio che dice che le pietre hanno un'etica, il che rende bene l'idea del livello della discussione che si può avere con te in merito all'etica degli animali.


@TheMeroving
Da cui consegue che non hai nulla di concreto da opporre a Tizio che dice che le pietre hanno un'etica, il che rende bene l'idea del livello della discussione che si può avere con te in merito all'etica degli animali.


Caschi male, non c'entrano nulla le mie opinioni, quanto ti ho postato, come avevo scritto, è tratto dal libro dello storico Harari che fa una perfetta analisi della progressione del genere umano verso l'unità. Questo significa che non ci estingueremo a causa di una guerra termonucleare globale ? no di certo, ma testimonia semplicemente che l'uomo ha compreso che con la cooperazione, più ampia possibile, vive meglio che senza.
Non capito, mi stai dicendo che esiste sulla terra un posto dove si riesce ad impedire conflitti tra gruppi locali ? se non è utopia questa...non possono esserci conflitti tra gruppi locali se il detentore del monopolio della violenza organizzata pattuglia e controlla il territorio (infatti dove il monopolio della violenza non è perfetto abbiamo le cosiddette mafie, che fanno la stessa identica cosa degli Stati, offrono protezione in un dato territorio in cambio di obbedienza ecc. ma senza riconoscimento diplomatico formale);
No, i conflitti sono terminati perché i gruppi locali hanno compreso che stanno meglio a cooperare piuttosto che a uccidersi a vicenda. E nessuno è in grado di evitare tali conflitti se i gruppi non decidono volontariamente di starsene buoni piuttosto che imbracciare le armi."conflitti fra gruppi locali" non ci siano, perché lo Stato ha stroncato i clan e ha promosso una "nazionalizzazione" (cit. George Mosse) funzionale alla irreggimentazione interna; ma un SuperStato che disponga della macchina di potere in grado di fare la stessa cosa non esiste, motivo per cui ci teniamo le macchine di potere esistenti, in grado di assoggettarsi a vicenda o meno (la deterrenza nucleare chiarisce quel "meno")
Rallentamenti momentanei nella linea della storia secolare.le Tredici Colonie erano dipendenze del Regno Unito che si sono ribellate militarmente al Regno Unito disponendosi in una Unione fin dal momento della loro indipendenza;
A me sembrava che tu fossi un fan del potere spirituale ritenendolo più coercitivo del potere temporale, ma se mi sono sbagliato, felice di ricredermi.mi prendi per un fan di Dio, io sono uno solo uno che dice "non c'è un giudice-poliziotto invisibile sopra i giudici-poliziotti terreni? bene, non esiste nulla al di sopra dei giudici-poliziotti terreni"
Chissà se fra 100 anni qualcuno scriverà: "io non so se qualcuno nel passato fosse così stupido da dire "Italia e Germania non saranno mai negli stessi stati uniti"io non so se qualcuno nel passato fosse così stupido da dire "Napoli e Torino non saranno mai nello stesso Stato",
Come è esattamente nella logica millenaria umana che Italia e Germania si sono combattute nelle note guerre mondiali per poi unirsi quando necessario.ma rientra perfettamente nella logica di millenni il fatto che i miei trisnonni siano andati a incendiare Pontelandolfo e Casalduni e a stuprare le donne campane nella repressione dei ribelli, per poi irreggimentare la popolazione assoggettata ad obbedire alle autorità di Torino-Firenze-Roma
Cooperare è diverso da assoggettare. Proprio perché nessuno potrà assoggettare, prima o poi, se saremo ancora su sta terra, si tratterà di discutere e non di combattere.ora c'è la deterrenza nucleare, Washington non assoggetta Pechino, Pechino non assoggetta Washington;
mediante la meccanica quantistica viene stabilita definitivamente la non validità del principio di causalità
Heisenberg,Sul contenuto intuitivo della cinematica e della meccanica nella teoria quantistica,Zeitschrift für Physik,vol.43,n.4,1927,p.172


Ed io ti ho replicato che nella sua globalità non diviene, non muta. Se tu puoi immaginare il tuo dio "agire" e al contempo non mutare, io posso immaginare allo stesso modo che l'universo abbia processi dinamici al proprio interno ma che come globalità rimanga immutato, infatti può essere descritto a somma zero.
Ma qui non stiamo parlando di una tesi qualsiasi, ma di quella che secondo te è una autoevidenza talmente ovvia e banale da essere descritta in due frasette in un forum. Capisci da solo che immaginare che il 90% di filosofi, fisici e studiosi in generale ignori qualcosa di tale evidenza....fa sorridere.La maggioranza non fa la verità, così come il prevalere nei rapporti di forza non certifica che chi prevale sia necessariamente nel giusto.
Ma stiamo parlando di un evento fisico, lo stai davvero spiegando in termini metafisici ? Cioè tu mi stai spiegando un evento fisico la cui descrizione fisico-sperimentale ci dice che non ci sono cause fisiche di un qualcosa, con una categoria concettuale metafisica ? A questa stregua, vale tutto, anche che è dio che ogni volta interviene per decidere la scelta...ma torniamo ai tempi di Zeus.Ed io ti ho detto più volte che, se non c'è un evento specifico che causa lo spostamento del fotone nel percorso A o nel percorso B, la causa dell'aleatorietà del comportamento del fotone risiede in quella che, in termini metafisici, viene detta l'indisposizione della materia o la minor determinazione della forma sulla materia nell'ente.
Mi sa che non hai davvero capito il concetto di causa in fisica ne sai cosa intendono i fisici quando parlano di "causa deterministica". Si riferiscono al fenomeno in generale, quando dicono che l'eq. di S. è deterministica, non stanno dicendo: quindi la scelta del fotone ha una causa, stanno dicendo, "utilizzando l'eq. possiamo avere idea di come si comporterà in generale il sistema, ma rinunciando a capire il dettaglio dei singoli eventi" Mentre tu e il tuo prs pretendete che ogni singolo evento sia determinato da una causa. Siete voi che volete il determinismo, mica io.Se è proprio in ambito scientifico che si ragiona su una nozione non deterministica di causalità, una domanda dovresti fartela, visto che si tratta del tuo ambito di competenza.
Io penso tu non abbia compreso che anche nell'articolo l'autore dice quello dice quello che dico io in termini fisici. A lui poi è sufficiente per salvare il suo modello che l'eq. di S. sia deterministica, sapendo benissimo che non c'è causa nella scelta del fotone. Il punto è che direi a lui quello che dico a te: se esiste un solo evento senza causa fisica, allora non il prs non è universale.Mi pare di avertelo già linkato, ma lo rifaccio:
https://www.cambridge.org/core/journ...C205962D27603D
A parte che qui si sta parlando di fisica non classica principalmente, ma ciò detto, è vero che lo scibile non si riduce alla fisica, ma se vuoi trovare una causa fisica ad un fenomeno fisico, devi usare la fisica, non la metafisica.lo scibile umano non si riduce alla fisica classica.
Mi sembra persino imbarazzante far notare che è infantile sostenere: "eee ma se non c'è una causa fisica, allora c'è sicuramente una causa metafisica" perché così vale tutto dato che tale frase non spiega assolutamente nulla ma serve solo dover tenere in piedi il castello tomista.
mediante la meccanica quantistica viene stabilita definitivamente la non validità del principio di causalità
Heisenberg,Sul contenuto intuitivo della cinematica e della meccanica nella teoria quantistica,Zeitschrift für Physik,vol.43,n.4,1927,p.172


- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
- Ne sei sicuro ?
- Non ho alcun dubbio !






Ti sarai accorto che oltre alla ragione esiste una dimensione pre-razionale o a-razionale, che oltre a influenzare in una certa misura la nostra vita cosciente ha campo libero nel sogno, e ti sarai accorto che in questo caso i principi della logica non sono vincolanti, nel senso che ciò che sogniamo non si presenta a noi necessariamente come identità non contraddittoria. Un luogo può essere e non essere lo stesso luogo, una persona pure, e nella dimensione onirica possiamo averne immediata certezza. Né questo ci turba una volta svegli, perché sappiamo che si trattava appunto di sogni. Queste identità contraddittorie esperite nel sogno e ricordate nella veglia non sono certo nulla: in termini metafisici sono quindi enti, con la loro esistenza, anche se puramente mentale. Non si può dire che siano nulla solo per il fatto che sono solo ricordate o pensate: ciò che affiora nel ricordo non è nulla, e non è nulla nemmeno ciò di cui si parla, anche se decidiamo di definirlo “mero flatus vocis”. A meno che tu non voglia dire che un luogo che è un certo luogo, e allo stesso tempo è un altro luogo, rispetta pdi e pdnc. Nemmeno la poesia e la letteratura in generale sarebbero come le conosciamo, se dovessero necessariamente rispettare la logica. Tu prendi le distanze da fideismo e volontarismo, eppure non pensi che sia un flatus vocis la coincidenza di unità e molteplicità in dio. Sai che una cosa è un uomo, un’altra un dio, eppure non credi che sia nulla un uomo che è, e allo stesso tempo non è un uomo, essendo un dio, e un dio che è, e allo stesso tempo non è un dio, essendo un uomo. Per non parlare dell’approccio mistico presente in varie religioni, in cui lo stesso principio di identità tende a sfumare: che ciò che si consegue in questo tipo di esperienza sia un nulla, non dovrebbe essere un credente a dirlo. Posto che una posizione scettica non è necessariamente contraddittoria, non vedo cosa ci sia di scettico nella semplice constatazione che non siamo fatti solo di pura razionalità, e che l’immaginazione e i sogni non obbediscono ai principi della logica.
La nostra conoscenza dipende ovviamente da noi, e dunque dalle nostre strutture biologiche e neurologiche, non è assoluta, nel senso di incondizionata, cioè libera, sciolta da quelle strutture, e quindi anche la sua oggettività è relativa ai nostri mezzi, ne è condizionata, è quel grado di oggettività alla portata dei nostri strumenti. Ma quando tu parli di conoscenze certe ed oggettive, intendi che sono tali a prescindere dall’uomo, tali e quali sarebbero se colte da un ipotetico sguardo sovrumano. Non solo certe nella nostra prospettiva, ma universali e necessarie. Ma su cosa si fonda questa idea, chi dà questa garanzia di un’oggettività incondizionata, seppur di estensione non illimitata? Nel discorso metafisico si dà per scontato che sia possibile questo salto fra mezzi relativi e traguardi assoluti (nel senso spiegato), ma non mi pare ci sia modo di accertarlo.
Se tu sei seduto al tuo posto su un treno fermo al binario, e dal finestrino vedi solo un altro treno fermo sul binario accanto, quando il tuo treno parte con un movimento impercettibile non puoi sapere se è davvero il tuo treno che si sta muovendo oppure l’altro, perché fai parte del sistema che vorresti osservare: e di fatto lo osservi, ma dall’interno. Solo un osservatore esterno potrebbe valutare oggettivamente quale treno si sta muovendo. Ovviamente nel caso del rapporto fra pensiero e realtà non si tratta di osservatori esterni: siamo noi l’unico osservatore, a cui però la prospettiva esterna è preclusa. Nel caso del treno, per sapere chi davvero si sta muovendo basta guardare dal finestrino sul lato opposto e cogliere un qualsiasi punto di riferimento esterno al sistema, mossa che nel nostro caso è impossibile.
L’ipotesi è che i criteri con cui l’uomo conosce la realtà siano solo il nostro “software”, e non anche una legge della realtà: i dati del senso comune risulterebbero ineludibili in entrambi i casi, pertanto l’elenchos non ci può dire che la realtà come la conosciamo sia la realtà nella sua assoluta oggettività. Dato che siamo noi a conoscere, e stiamo quindi parlando della nostra conoscenza, non si può negare che essa dipenda dai nostri strumenti, e ne riceva l’impronta. Dunque che la realtà così filtrata e interpretata dai sensi e dall’intelletto umano sia la realtà nella sua assoluta oggettività, cioè anche a prescindere dal punto di vista umano, non possiamo darlo per scontato.
Creazione dal nulla significa che dio ha creato la realtà dal nulla, materia compresa, e questo è assurdo. “Creazione dal nulla” non è certo un’espressione inventata dai detrattori del tomismo: è quello che il tomismo letteralmente afferma, è quello che dici tu quando dici che dio “ha fatto l’esistente”. Ma non si può affermare che c’è stata una creazione dal nulla e poi cercare riparo dietro a espressioni vaghe come “non c’era alcun presupposto”. Tanto più che al fisico che parla del big bang tu chiedi “il big bang di cosa?”, e non accetteresti una risposta come “non c’era alcun presupposto”. Dunque, creazione a partire da cosa, se non c’era niente? Il vicolo cieco è lo stesso. Ammesso e non concesso che la realtà sia definibile come “ciò che non è di per sè”, e quindi necessiti di qualcosa che faccia in modo che sia, non si corregge un assurdo sostituendolo con un altro assurdo. Per lo stesso motivo non ci sono i presupposti per definire problematica l’idea aristotelica di una materia prima coesistente rispetto a una causa prima, e invece non problematica l’idea della creazione dal nulla. Basterebbe ammettere che in questo caso la conoscenza si trova di fronte a un suo limite, e infatti un fisico non avrebbe problemi a dire che al momento non può andare oltre. Il metafisico invece vuole andare oltre, ma non può che formulare soluzioni contraddittorie. Aristotele avrebbe considerato assurda l’idea di una creazione dal nulla, e d’altra parte il motivo per cui il tomismo invece la afferma è che ne parla la bibbia. Solo che un conto è dire “fa parte della mia religione quindi ci credo”, un conto invece è cercare di presentarla come una verità razionale.
Non potresti concepire la presenza senza l’assenza, o l’esistenza senza la non esistenza, né parlare dell’essere senza il non essere. Che parlando dell’essere si lasci in una certa misura trasparire il non essere, seppure di luce riflessa, è una questione metafisica, non un errore di Severino. Se questo significa reificare il nulla, allora tutta la metafisica classica reifica il nulla. L’esse commune rerum non è l’essere di Severino (non ha senso parlare di diversi tipi di essere per Severino), d’altra parte che cosa sia veramente l’essere, chi intenda correttamente l’essere fra tutti quelli che ne hanno parlato, non si può stabilire oggettivamente, perché l’essere non è qualcosa, non può essere definito, e quindi non può essere oggetto di scienza, se non metaforicamente.
Aristotele era sicuramente convinto di quel che diceva, ma ripeto per la terza volta che sto parlando di un ipotetico aristotelico di oggi, confrontandolo a un tomista di oggi: il primo non deve attenersi a un dogma religioso, recupera una metafisica del passato che non ha per lui ricadute sul piano religioso, e dunque può anche metterla in discussione. Tu invece non puoi, devi presentarla come irrinunciabile, perché nel tomismo il criterio ultimo di verità non viene dalla filosofia, ma dalla religione. Come diceva Tommaso, se una filosofia contraddice la rivelazione, non è filosofia, ma errore.
A sua volta il traduttore arabo non potrebbe spiegare che cos’è l’essere senza ricorrere alla parola da lui inventata, perché il suo contenuto è equivoco, indefinibile, e dipende dalla parola stessa, mentre è sempre possibile spiegare cosa si intende per pianta senza usare la parola pianta, semplicemente indicando delle piante.
- Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.
Nietzsche, 1887


NO UE, NO EURO, NO NATO, NO NUCLEARE, NO GREEN, NO TAV, NO PONTE, NO IA AD AZIENDE PRIVATE, SOLO DI STATO
Giustizia per Rosa e Olindo. Giustizia per la Palestina
“Sorgi, Dio, difendi la tua causa.”
"Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli…"


Bel post.
Penso che chiunque approcci l'argomento senza il pregiudizio religioso non può che trovare convicenti le tue argomentazioni, anche perché dal punto di vista logico, sono corrette.
Pertanto il ns. comune amico, al quale negli ultimi 7 anni e più ho fornito quasi praticamente tutte le argomentazioni che hai scritto in questo post, è rimasto ovviamente della sua idea, perché cambiarla significherebbe abbandonare la sua fede.
mediante la meccanica quantistica viene stabilita definitivamente la non validità del principio di causalità
Heisenberg,Sul contenuto intuitivo della cinematica e della meccanica nella teoria quantistica,Zeitschrift für Physik,vol.43,n.4,1927,p.172

