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Discussione: Fede o scienza?

  1. #12711
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Placido Visualizza Messaggio
    @TheMeroving

    NO! Dio "è" entrambe le scelte solo che un universo è creato fuori di lui e l'altro resta solo nella sua mente, caspiterina!

    Dio "è" tutto, ma proprio tutto (tranne il male che non è).
    Dio non può essere la scelta A e la scelta B allo stesso tempo e sotto il medesimo aspetto.

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  2. #12712
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Non ho capito perché metti le due cose in opposizione. È ovvio che, se in mente Dei solo uno degli universi possibili viene effettivamente creato, allora ne consegue che quell'universo viene realizzato dall'azione creatrice di Dio. Ed è altrettanto ovvio che l'universo creato (fra quelli possibili) sia frutto della volontà divina. A ciò va aggiunto che la volontà divina coincide realmente con l'intelletto divino, anche se è possibile distinguerla da quest'ultimo logicamente. Infatti diciamo che Dio pensa e vuole e gli universi possibili e l'universo effettivamente creato: i primi li pensa e li vuole come universi possibili che non realizza ed il secondo lo pensa e lo vuole come universo che effettivamente sarà realtà esterna.
    Li vuole e li pensa tutti ma "è" scelta di creazione di uno solo e di nessun altro. Lo pensa e lo vuole come universo che effettivamente come effettivame sarà realtà esterna come tu stesso affermi. Solo quello! E se Dio "è" quel pensiero di creazione non puo essere altro. Nemmeno si può supporre che ne voglia creare uno è glie ne spunti un altro diverso!
    Quindi se la creazione è atto di volontà, è un pensiero, anche senza tirare in ballo la cazzuola, alla volontà, al pensiero di crearne uno specifico non può che corrispondere un solo universo creato.


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  3. #12713
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Dio non può essere la scelta A e la scelta B allo stesso tempo e sotto il medesimo aspetto.
    @TheMeroving

    Abbiamo A (creato), B (non creato), C (non creato).

    Che significa medesimo aspetto riguardo alle coppie AB e BC?


    Ero Narel Jarvi...

  4. #12714
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Placido Visualizza Messaggio
    @TheMeroving

    Abbiamo A (creato), B (non creato), C (non creato).

    Che significa medesimo aspetto riguardo alle coppie AB e BC?
    Dio non può essere
    A (creato)
    B (non creato)
    C (non creato)

    e contemporaneamente e sotto il medesimo aspetto

    B (creato)
    A (non creato)
    C (non creato)

    Non può essere ABC e BAC allo stesso tempo e sotto il medesimo aspetto.
    L' aspetto è la dicotomia fra esistere nella realtà esterna e non esistere nella realtà esterna

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  5. #12715
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Dio non può essere
    A (creato)
    B (non creato)
    C (non creato)

    e contemporaneamente e sotto il medesimo aspetto

    B (creato)
    A (non creato)
    C (non creato)

    Non può essere ABC e BAC allo stesso tempo e sotto il medesimo aspetto.
    L'aspetto è la dicotomia fra esistere nella realtà esterna e non esistere nella realtà esterna
    Non lo è (BAC), ma sarebbe potuto esserlo. C'è qualche altra fregatura che mi sfugge?


    Ero Narel Jarvi...

  6. #12716
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Placido Visualizza Messaggio
    Non lo è (BAC), ma sarebbe potuto esserlo. C'è qualche altra fregatura che mi sfugge?
    Se lo fosse sarebbe altro rispetto a Dio che è ABC e non BAC. Il che è impossibile perché vorrebbe dire che Dio non è assolutamente perfetto in quanto ABC

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  7. #12717
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Se lo fosse sarebbe altro rispetto a Dio che è ABC e non BAC. Il che è impossibile perché vorrebbe dire che Dio non è assolutamente perfetto in quanto ABC
    In tal caso deve esistere un criterio secondo cui il Dio-BAC è meglio del Dio-ABC. Quale?


    Ero Narel Jarvi...

  8. #12718
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Ma come sarebbe che la mia domanda suppone che ci siano dei criteri conoscitivi strutturali alla nostra mente?
    Non siamo noi che conosciamo, la conoscenza non passa attraverso le nostre strutture biologiche e neurologiche, comunque le vogliamo chiamare, la conoscenza umana non è filtrata dai mezzi conoscitivi umani, come quella degli altri animali è filtrata dai loro? Come funzionerebbe allora la conoscenza, ti arriva una PEC dall’Assoluto-Universale-Necessario?

    Non si tratta di ipotizzare una realtà offuscata o falsificata, si tratta di spiegare come può la prospettiva umana essere assolutamente oggettiva, cioè attingere a quelle che chiami verità assolute. Voi tomisti pensate che l’uomo coi suoi mezzi possa entrare almeno in parte nel pensiero di Dio, quindi voglio sapere come può essere assoluta la conoscenza umana, chi garantisce questo accesso all’assoluto.
    È quello che hai scritto tu: "So con certezza che siamo vincolati ai nostri criteri conoscitivi perché siamo noi che conosciamo, ed è attraverso quei criteri che noi conosciamo, non è così forse?". Non ti accorgi che scrivere una frase simile significa supporre la veridicità di una tesi che non è affatto dimostrata (in realtà, è proprio falsa, ma questo per ora mettiamolo da parte)? Per dirla più esplicitamente: significa supporre già che noi vediamo la realtà come incontraddittoria (o contraddistinta dall'esistenza di effetti prodotti/dipendenti da cause, per fare un altro esempio) perché sono i criteri strutturali alla nostra mente a farcela vedere così. Ecco il vincolo! E questo genere di vincolo sarebbe certo perché..."siamo noi che conosciamo"! Motivare così tale affermazione significa, per l'appunto, supporre che la nostra mente, con la quale conosciamo, abbia dei criteri "insiti" in sé medesima che ci fanno vedere la realtà in un certo modo. E questa supposizione già esclude in partenza che la nostra mente attinga alla realtà oggettivamente: non è la realtà a darci i criteri, è il soggetto che li ha in se medesimo e in virtù di essi "filtra" tutto. Altro che "non possiamo escludere che..."! Di fatto, anche se la presenti come un'ipotesi, la tua è una certezza. E, se davvero non lo è, allora ti tocca mettere in dubbio quella che consideri la tua "certezza", riducendola al più asettico ed innegabile "siamo noi che conosciamo"...sic et simpliciter!

    La nostra conoscenza "passa attraverso le nostre strutture biologiche e neurologiche"? Nessuno lo nega, ma quindi? Resta sul tavolo la domanda che ti ho fatto: come potrebbero i nostri organi corporei condizionare la nostra conoscenza al punto da restituirci una realtà in cui i cd. dati del senso comune e le nozioni ed i principi primi risultano essere universali e necessari, senza che però lo siano davvero? Se noi diciamo che - ad esempio - un cane è incontraddittorio, è perché il nostro intelletto, di fronte all'immagine sensibile del cane, lo coglie e lo giudica come qualcosa di incontraddittorio. Se, per assurdo, fossimo privi d'intelletto, noi avremmo solo l'immagine di quel cane in particolare che abbiamo visto - e basta. Quindi, "dove" potrebbe avvenire un condizionamento di quel tipo? Nell'intelletto? E se sì, come?

    "Non si tratta di ipotizzare una realtà offuscata o falsificata, si tratta di spiegare come può la prospettiva umana essere assolutamente oggettiva"? Ed invece si tratta proprio di questo! Come fai a non capirlo? Se è possibile che la realtà non sia strutturata necessariamente ed universalmente secondo le nozioni ed i principi primi che noi formuliamo a partire dalla realtà stessa, significa che noi abbiamo una visione come minimo offuscata della realtà perché la nostra percezione ci dice tutt'altro.

    Come può essere "assoluta" la conoscenza umana? Non starò a ripeterti per l'ennesima volta come "funziona" la conoscenza umana. Puoi benissimo rileggerti le citazioni che ho riportato nei messaggi precedenti o le mie stesse (sicuramente meno autorevoli e precise) spiegazioni. E se hai qualche obiezione da fare che non sia una di quelle che già hai formulato e a cui ho già riposto, procedi pure. Mi limito solo a ribadirti la frase del post che hai quotato: se non esiste un condizionamento che potrebbe ingannarci in questo modo (vedasi quanto scritto sopra), non si capisce perché la nostra conoscenza non possa dirsi, quanto meno sotto quest'aspetto, incondizionata. Cioè "assoluta".

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Ti avevo già spiegato che non sto mettendo in dubbio la distinzione fra io e realtà esterna, quindi la tua risposta non c’entra con la mia domanda. E questa distinzione non c’entra niente nemmeno coi principi primi dell’essere, non è il loro fondamento.
    Non si può parlare di principi primi dell’essere senza teorizzare l’essere e tutta l’interpretazione della realtà che ne deriva. Che la realtà sia fatta di enti, essenze ecc. è un’interpretazione metafisica della realtà, ma non è la realtà: quello di cui fai esperienza sono le cose fra cui distingui, che poi interpreti come enti: e dopo aver compiuto questo passo tu lo dimentichi, e dici: “io so che i principi primi dell’essere sono universali”. Dimenticando il momento dell’interpretazione, tu identifichi realtà e interpretazione della stessa - eppure te lo avevo già fatto notare.

    Quando in ogni risposta che dai torni a parlare del principio di contraddizione, lo fai perché gli attribuisci un significato non solo logico, ma ontologico.

    Non ti accorgi in questo modo che una cosa è dire che esistono le cose, un’altra del tutto diversa è dire che quelle cose “hanno l’essere”: la seconda è un’interpretazione basata sulla prima, un’interpretazione che presuppone l’idea di un principio comune del tutto, chiamato “essere”, a sua volta basato unicamente sul fatto che noi diciamo che le cose esistono, e lo possiamo dire anche col verbo essere. Siccome di tutte le cose noi diciamo che “sono”, si conclude che “l’essere” sia il principio del tutto: passaggio del tutto arbitrario dal piano delle parole al piano della realtà.

    Quindi, quando tu dici che se il principio di non contraddizione non fosse una legge della realtà, le cose potrebbero essere e non essere quello che sono, commetti lo stesso errore di chi dice che senza “l’essere” le cose non potrebbero nemmeno esistere: c’è al fondo una falsa identità, una fallacia del parassita. C’è la dimenticanza di parlare già da una precisa prospettiva, quella della metafisica dell’essere.

    In breve: senza fede metafisica nell’essere, niente valore ontologico del principio di non contraddizione.
    Lo so che, quanto meno da un certo momento in poi della discussione, hai sottolineato di non mettere in discussione la distinzione fra intelletto e realtà extramentale. Ti ho più volte ribadito però che, se ci fosse una realtà in cui i principi primi dell'essere sono relativi (ipotesi da te formulata), questa distinzione sarebbe impossibile perché l'intelletto potrebbe non essere uguale a se medesimo (cioè potrebbe non essere tale) e la realtà extramentale potrebbe non essere uguale a se medesima (cioè potrebbe non essere tale), analogamente a come, senza la legge di gravità, se una mela cadesse dall'albero potrebbe non finire a terra. Questo è pertinente con il tuo messaggio, dato che avevi scritto: "Quello che sai è quali sono le condizioni logiche che ci permettono di pensare la realtà, perché le ha descritte Aristotele, ma non sai se queste condizioni siano anche leggi della realtà. Questo ti limiti a presumerlo, come faceva lui". E a questo, giustamente, ho replicato dicendoti che io non mi limito a "pensare la realtà", come se fosse un atto tutto interno alla mia mente, ma ne ho chiara coscienza (leggasi: ho chiara coscienza del fatto che ci sia qualcosa al di fuori di me e che questo qualcosa non sono io) e sulla base di questa chiara coscienza ricavo nozioni e principi primi, dal carattere universale e necessario, formalizzandoli. Te lo ripeto ancora: la formulazione di nozioni e principi primi non parte dal chiuso della stanza del pensiero, ma procede dal nostro relazionarci criticamente con la realtà esterna.

    Vedo che, almeno parzialmente, riparti con i tuoi "cavalli di battaglia" che avevamo già affrontato. La nozione di "essere" ed i principi primi dell'essere sono interpretazioni della realtà e non la realtà? Rispondo come già ti risposi: sono formalizzazioni concettuali di ciò che nell'esperienza originaria è materialmente contenuto ma non formalmente espresso. Se questo vuoi chiamarlo "interpretazione" o "descrizione" della realtà, fai pure, ma non è quello che veramente t'interessa. Ciò che t'interessa è che, considerando queste formalizzazioni "interpretazioni" o "descrizioni" della realtà anziché la realtà stessa, si possa affermare che non esprimono alcunché di vero in termini oggettivi (o, come diresti tu, "assoluti"). Ma questo suppone implicitamente ed immotivatamente che non ci siano interpretazioni corrette ed interpretazioni scorrette, così come descrizioni esatte o inesatte della realtà.

    A dire il vero, è decisamente più immediato affermare che "c'è qualcosa" o che "ci sono delle cose" anziché dire "esiste qualcosa" o "esistono delle cose", ma so già che, facendolo notare, rischio di innescare un tuo processo di negazione ostinata, come quando hai insistito nel negare che, spontaneamente, quando vedi qualcosa che non capisci o non sai cosa sia, tu dica che c'è qualcosa, ricorrendo implicitamente (ma nemmeno troppo implicitamente) alle nozioni di "essere" e di "ente", che sono formalizzate in termini rigorosi nella metafisica.

    Ed ecco poi nuovamente la famosa accusa di "passaggio del tutto arbitrario dal piano delle parole al piano della realtà", nonostante ti si sia già fatto notare più volte che la parola segue sempre l'oggetto conosciuto, peraltro nella consapevolezza che l'oggetto sia reale oppure no. Altro che "fallacia del parassita" e simili parti della fantasia gunthriana!

    Quanto alla conclusione di questa parte della tua replica, ti ripropongo un "piccolo esperimento" che avevo fatto ad inizio discussione:

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Proprio il fatto che l'utilizzo del verbo "essere" abbia preceduto le speculazione metafisica è una conferma che quest'ultima è, nei suoi fondamenti, una formalizzazione dei dati colti dal senso comune, ossia di ciò che l'uomo già fa e sa spontaneamente. Se questa formalizzazione fosse scorretta, risulterebbe possibile farne a meno senza riaffermarla, almeno implicitamente, ogni volta. Ma così non è. Ad esempio, proviamo a semantizzare il pdnc senza ricorrere al verbo "essere" o alla parola "ente": una stessa realtà non può, simultaneamente, esistere e non esistere sotto lo stesso rispetto. L'espressione "una stessa realtà" ha un significato uguale all'espressione "uno stesso ente". L'espressione "non può, simultaneamente, esistere e non esistere sotto lo stesso rispetto" ha significato identico a "non può, simultaneamente, essere e non essere sotto il medesimo aspetto". Facciamo pure un altro esempio: un gatto non può, al tempo stesso, caratterizzarsi e non caratterizzarsi come gatto sotto il medesimo aspetto. Non stiamo usando né la parola "ente" né possibili sinonimi come "cosa" o "realtà", ma la parola gatto, che indica una particolare tipologia di animale, a noi molto nota. Questo è proprio un caso in cui la nozione di "ente" e quella di "essenza" - altro spauracchio di chi soffre di fobia per la metafisica - sono implicite: la parola "gatto" infatti indica qualcosa, quindi un "ente", ossia una cosa a cui compete l'essere, una realtà esistente. Qualcosa che, ovviamente, esiste (ha l'essere) in virtù di determinate caratteristiche fondamentali senza le quali non sarebbe individuabile e distinguibile come tale. Ed ecco, pertanto, la nozione di "essenza". Il verbo "caratterizzare" non fa altro che esprimere la nozione di "essere". Si potrebbero fare altre miriadi di esempi, ma il risultato sarebbe sempre lo stesso. Perché? Perché la metafisica individua e studia gli aspetti necessari ed universali della realtà. Chiediti infatti se è veramente possibile che esista, nella realtà, qualcosa di contraddittorio o, a monte, se possa esistere qualcosa che non sia uguale a se medesimo. Pensi davvero di averla sfangata solo perché puoi non utilizzare il verbo "essere", ma un termine diverso che però esprime un contenuto equivalente (a scanso di equivoci, per evitare sofismi e speculazioni inutili: l'espressione "termine" o "nozione equivalente" significa "termine" o "nozione con lo stesso significato e valore")? Sarebbe un insulto all'intelligenza.
    Questo conferma nel suo piccolo che non è una fantomatica "fede metafisica nell'essere" a dare forza e vigore al pdi e al pdnc, bensì che è proprio la nostra realtà ad esser così strutturata (a meno che tu non voglia dire che frasi come "un gatto non può, al tempo stesso, caratterizzarsi e non caratterizzarsi come gatto sotto il medesimo aspetto" abbiano un valore limitato esclusivamente al piano del linguaggio e/o del pensiero e non esprimano qualcosa di attinente alla realtà).

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Hai perso il filo. L’ambiguità dell’essere non dipende dalla pretesa di farne un principio universale, la sua ambiguità compromette quella pretesa, e quella di farne oggetto di una scienza. Problemi che non si pongono con parole come unità, molteplicità, vita, esistenza, anche qualora rimanesse un margine di ambiguità una volta data loro una definizione.
    Non so perché insisti a dire il contrario, ma "unità", "molteplicità", "vita" ed "esistenza" non hanno e non possono avere definizione. A meno che tu non consideri le semantizzazioni (tanto per rendere l'idea: "esistenza è ciò che esiste" o "unità è ciò che è indiviso" o "vita è ciò che vive") come definizioni, perché se no a quel punto pure le nozioni di "essere", "ente", "essenza" ed "atto d'essere"/"essere in atto" ce l'hanno.

    Detto questo, se il problema è che la nozione di "essere" sia ambigua, torno a ripeterti che non è ambigua ma analoga ed ho già spiegato perché. Nulla da ridire in merito, se non ripetere ancora una volta che la nozione di "essere" è equivoca o ambigua? Hai problemi con l'analogia?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Il verbo essere esprime tutta la realtà dell'oggetto di cui si predica e la esprime totalmente.
    Cioè, come già sappiamo, in uno dei suoi usi correnti il verbo essere significa esistere. Ma il fatto che noi usiamo il verbo essere per parlare della realtà non significa che il verbo essere sostantivato esprima un principio trascendentale della realtà.
    Nei fatti, è così: non c'è cosa della realtà che tu non possa convertire o far rientrare nel concetto di "essere".

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Dato che di tutte le cose noi diciamo che “sono”, si conclude che “l’essere” sia il principio del tutto, passaggio del tutto arbitrario dal piano delle parole al piano della realtà.
    È un dato di fatto che aliud est oppure res sunt: da ciò ricaviamo, astraendo, la nozione di "essere". Non c'è alcun passaggio arbitrario in questo.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Fallacia del parassita: il verbo essere viene usato per esprimere frasi di senso compiuto inerenti la realtà, il che non significa che sia altro che un tratto di linguaggio. E naturalmente qualunque tratto di linguaggio - per esempio il catasterismo - può essere intelligibile senza che questo implichi che abbia un appiglio al reale.
    Ripeterò anche qui ciò che già dissi, citando l'Aquinate: «Il termine "essere" (...) esprime la verità della sintesi proposizionale; per cui l'essere in questo contesto si chiama copula. Questo tipo di essere ha per sede l'intelletto componente e dividente, però si fonda sull'essere della cosa, ossia sull'atto dell'essenza» (I Sent., d. 33, q. 1, a. 1, ad 1).

    Eh lo so..."essere della cosa", "atto dell'essenza"...qua rischi un attacco cardiaco

    Battute a parte, cosa voglio dire? Ammetto senza problemi che ci possono essere parole il cui significato ci è comprensibile, ma che non hanno riscontro effettivo nella realtà esterna. Es., i già citati concetti di chimera e di unicorno. Vale anche per il concetto di catasterismo. Ma il verbo "essere" è "solo" un tratto di linguaggio? Il verbo "essere", a seconda del contesto, esprime ciò che caratterizza una determinata cosa. Se l'ente è reale - leggasi: presente nella realtà esterna -, esprimerà qualcosa di reale. Se l'ente invece è logico o ideale - leggasi: presente solo nella nostra mente perché frutto della nostra fantasia o inventiva -, esprimerà qualcosa di mentale.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Ma come fai a dire che sono “universalmente persuasivi” e non razionalmente discutibili degli argomenti come: i miracoli, la resurrezione, le profezie, la diffusione e la santità della chiesa, la verità e la bellezza e sublimità della dottrina cristiana…? Questi argomenti sono soggettivamente persuasivi, cioè qualcuno li troverà persuasivi, e qualcun altro no.
    Definire i motivi di credibilità della fede "universalmente persuasivi" significa dire che sono argomenti che possono essere accettati e condivisi da tutti perché tutti possono ritenerli convincenti, vedendone la veridicità. Questo significa che, di fatto, tutti li riterranno convincenti? Ovviamente no: c'è gente che addirittura non ritiene convincente che la realtà sia strutturalmente incontraddittoria, figuriamoci i preambula fidei! Ma questo non indica una debolezza dei motivi di credibilità della fede.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Qui veramente dovresti rileggere la frase a cui stavi rispondendo, non aggiungo altro.
    L'ho riletta, ma non ho motivo di cambiare la mia risposta. Tu dici che non sappiamo se i dati del senso comune, le nozioni prime ed i principi primi dell'essere, che noi formalizziamo nella metafisica, siano "stelle" o "costellazioni". Ma nell'esempio che hai fatto abbiamo le stelle che sappiamo essere reali e le costellazioni che sappiamo essere illusioni ottiche. Quindi è proprio il tuo esempio a mostrarci che c'è l'apparenza e c'è la realtà e che si può distinguere l'una dall'altra.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Quella di Parmenide sarà anche una severinata, fatto sta che Platone ed Aristotele la presero molto sul serio - non è colpa mia se tutta la metafisica si fonda proprio su quella opposizione originaria. Peraltro, se di fatto il discorso sull’essere non ha mai smesso di parlare di nulla, cioè di qualcosa che non è reale, questo non depone a favore di quello che dici. Lo dimostra il fatto che mi rispondi citando un testo che parla di “negazione che l’essere fa del nulla”, espressione che afferma proprio quell’opposizione fondante: reale o ideale non ha importanza, perché irrinunciabile.
    Guarda che io non sto mettendo in discussione che l'"essere" si opponga al "nulla": è ovvio che sia così. Quello che sto mettendo in discussione è la reificazione dell'opposizione, che tu operi sulla scorta di Severino, e la tua tesi che l'"essere" dipenda dal "non-essere", mentre invece è evidente ed ovvio che la parola "nulla" e la parola "niente" abbiano senso solo in quanto esprimono la negazione della nozione di "essere". Senza la nozione di "essere" come lo si potrebbe negare? È banale e non c'è motivo razionale per cui tu debba insistere a dire il contrario.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Leggo che il problema del termine al-mawgud era che aveva già un suo significato nell’arabo corrente, che poteva creare ambiguità perché significava “una cosa nota, determinata”. Il neologismo luità invece non ha questo problema, è un termine del tutto vago, disponibile ad accogliere più significati e quindi perfetto per tradurre un termine equivoco come “essere”. Sono i termini che hanno un significato puntuale a porre eventualmente problemi di traduzione, non quelli vaghi. Quindi il fatto che "essere" sia stato tradotto in altre lingue non significa niente - nemmeno un arabo potrebbe spiegare cos’è la luità senza ricorrere al termine stesso, come tu non puoi spiegare cos’è l’essere senza ricorrere alla parola essere.
    Certo, come no: un termine che, a tuo avviso, "non significa niente" perché sarebbe intrinsecamente equivoco viene tradotto, rendendolo intellegibile in una lingua in cui originariamente non esiste, ma questo non ha alcuna implicazione...

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Perché il ricordo di una cosa non è la cosa. Se poi il sogno non può essere contraddittorio vorrà dire che non ti è mai capitato di sognare, come non ti è mai capitato di vedere le costellazioni.
    Il ricordo di una cosa non è la cosa, ma se quest'ultima non la ricordi o la ricordi come incontraddittoria come fai ad affermare che, invece, è stata contraddittoria? Ti sei messo in un vicolo cieco.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Se è tutta la quantità di acqua, non è una certa, determinata quantità di acqua, per esempio un litro, così come nei vostri termini metafisici la totalità dell’essere non è un certo essere determinato.
    Questa è "una certa quantità d'acqua":



    Come puoi notare, è simultaneamente allo stato solido e liquido, ma sotto aspetti diversi.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Infatti nel normale corso delle cose diresti che uno non può essere tre, perché sarebbe contraddittorio, mentre fai eccezione per Dio. E da qui anche l’idea che la madre figlia di suo figlio non violi il pdnc. A quanto pare, per chi è onnipotente non valgono i principi primi dell’essere.
    Poi ti lamenti se ti accuso di fare il sofista. Uno non può essere tre? Dipende a cosa ti riferisci. Io non dico che c'è un Dio e che al tempo stesso ci sono tre divinità. Questo sarebbe contraddittorio. Dico che c'è un Dio che è Tre persone uguali e distinte della medesima divinità. Dove la vedi la violazione dei principi primi dell'essere?
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  9. #12719
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Questa è "una certa quantità d'acqua":



    Come puoi notare, è simultaneamente allo stato solido e liquido, ma sotto aspetti diversi.
    Aspetta...per quali aspetti l'acqua è solida e liquida simultaneamente. O è allo stato solido o è allo stato liquido. Di quali aspetti diversi parli?

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    - Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
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  10. #12720
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Placido Visualizza Messaggio
    In tal caso deve esistere un criterio secondo cui il Dio-BAC è meglio del Dio-ABC. Quale?
    Non lo so ovviamente ma se dio è assolutamente perfetto come abc significa che non può essere bac. Non eri tu che parlavi di "insieme non estendibile?" Abc lo è visto che è Dio


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