

NO UE, NO EURO, NO NATO, NO NUCLEARE, NO GREEN, NO TAV, NO PONTE, NO IA AD AZIENDE PRIVATE, SOLO DI STATO
Giustizia per Rosa e Olindo. Giustizia per la Palestina
“Sorgi, Dio, difendi la tua causa.”
"Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli…"


@emv
Intanto dico che se mi dai del matematico a Darwin e Topquark prende un colpo, diciamo che sono un simpatizzante della matematica (finché i matematici non hanno la pretesa di ridurre la filosofia a formulette).
Detto ciò, usando le tue espressioni, la storia è sia scultura che flusso, ma è prima scultura che flusso.
p.s. Prima come grado d'eccellenza, non in senso temporale.


Il problema ce l'hai tu non Dio.
Se dio sa (o chiiunque altro) che domani alle 9 farai X, alla fine lo farai che tu voglia o no.
Se non te lo rivela lo farai senza neppure accorgertene.
Se te lo rivela lo farai anche se deciderai, usando il tuo libero arbitrio, di non farlo (da cui il paradosso).
Ergo non sei libero di un bel niente.
If we are honest - and scientists have to be - we must admit that religion is a jumble of false assertions. P. Dirac




Se l’idea della creazione va intesa metaforicamente, e non c’è stata letteralmente, strictu sensu, una creazione - allora stiamo parlando di letteratura o immaginazione.
Se invece intendi che una creazione c’è realmente stata, allora l’essere della cosa e la cosa (id quod habet esse), che prima della creazione non c’erano, o vengono dall’essere di Dio, o sono state fatte sorgere dal nulla.
Le espressioni che usi rivelano che qualcosa non torna, perché posta l’equivalenza fra “cose” e “essere delle cose”, si deve dire che Dio ha dato l’essere delle cose all’essere delle cose, e che le cose esistono perché hanno le cose. Questi non sono sofismi, sono le conseguenze logiche dell’equivalenza che hai posto.
Ma la metafisica di Tommaso tiene fermo proprio in senso stretto che ex nihilo nihil fit, come quella di Aristotele. Questa “opinione comune dei filosofi” è precisamente una legge che anche lui ritiene universalmente valida, una legge di cui lui stesso si serve per indagare la realtà e l’esistenza degli enti - “il divenire che essi (!) consideravano” - fino a risalire da quella realtà diveniente alla dimostrazione dell’esistenza di una causa prima. Ma la sua conclusione (Dio ha creato l’universo dal nulla) smentisce quella legge, e se “dal nulla non viene nulla” non è necessariamente vero, allora l’intero edificio crolla, dal momento che, se l’essere può sorgere dal nulla, è illusorio individuare rapporti di causa-effetto fra le cose. Il fatto che ad infrangere quella legge sia Dio, non toglie il fatto che quella legge sia infranta, e quindi non sia universale, non sia una verità assoluta.
Quindi, o ex nihilo nihil fit è una verità assoluta, oppure non lo è. Se non lo è, l’intera metafisica è da buttare e riscrivere.
Capisco, quindi il mio discorso sarebbe fuffa nel senso che ho detto una cosa risaputa, ma che questa cosa risaputa sia "di scarso significato", dipende da quale punto di vista la si considera. Dal mio non è di scarso significato dire che questa arrampicata sugli specchi che chiama in causa l’idea di relazione, sia dovuta al tentativo di conciliare un contenuto biblico con una metafisica dell’essere che di per sé non può accoglierlo.
Se il discorso si sposta sul piano analogico, è possibile esprimersi sensatamente (cioè senza contraddirsi), ma questo significa spostarsi su un terreno sostenuto dalla fede: in questo caso la fede che parlando per analogia si colga qualcosa di effettivamente reale.
La relazione fra Dio e le creature non è reale, ma solo mentale.
Che cos’è infatti una relazione ideale o logica?
Quindi, secondo quanto dite tu e Mondin, la relazione fra Dio e le creature, fra causa prima ed effetto, è soltanto mentale, ma non reale - e infatti il creato precede la creazione: questa secondo voi sarebbe la relazione reale.
- Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.
Nietzsche, 1887


@Gunthr
Quale parte di "è vera in riferimento al divenire che essi consideravano" non è chiara?
L'ha già fatto Tommaso, ma non era tutto da buttare, anzi quasi niente.


A monte del principio di non contraddizione, noi sappiamo che le identità che individuiamo, e le caratteristiche di quelle identità, non appaiono uguali (o possono non apparire affatto) a seconda se colte dall’uomo o da questo o quell’animale. Questo dimostra che il soggetto conoscente filtra la realtà attraverso i suoi strumenti conoscitivi (quali che siano, compresa nel nostro caso la facoltà di astrarre concetti), e quindi la conoscenza riceve in qualche misura l’impronta del soggetto. Quindi si deve dire che la conoscenza dell’uomo è relativa ai suoi mezzi conoscitivi, e di conseguenza occorre rispondere a queste domande: come può la conoscenza umana essere assolutamente oggettiva? Perché la prospettiva umana sulla realtà sarebbe altro che una prospettiva, e sarebbe invece la realtà stessa? Chi garantisce che l’uomo possa cogliere verità assolute, e secondo i tomisti entrare almeno in parte nel pensiero di Dio? Per i "principi dell'essere", vedi oltre.
La “formulazione di nozioni e principi primi procede dal nostro relazionarci con la realtà esterna” e consiste nel darne un’interpretazione attraverso un’idea (l’essere) ottenuta saltando arbitrariamente dal piano delle parole (diciamo che le cose sono) al piano della realtà (esiste l’essere come principio trascendentale del tutto).
La tua risposta è che la parola segue sempre l’oggetto conosciuto. Ma l’essere non è un oggetto, e non è una cosa di cui si possa dire: “ecco, c’è qualcosa ed è reale”, al contrario, si arriva a supporne l’esistenza esclusivamente a partire dal fatto che noi diciamo che le cose sono - cioè dato che per parlare della realtà noi usiamo il verbo essere, allora l’infinito sostantivato del verbo essere è il principio del tutto (!).
E dato che tale passaggio dal mondo delle parole alla struttura della realtà è appeso a nient’altro che questo, si deve dire che quella nell’essere è una fede metafisica.
Inutile tentare di insinuare il significato metafisico dell’essere nel linguaggio corrente per affermarne la necessità - questa è una fallacia, e può al massimo ingannare chi la afferma.
Sia quando si afferma che senza l’essere non potremmo dire che le cose sono, e quindi non potrebbero esistere (non sequitur), sia quando si afferma che senza i principi primi dell’essere le cose potrebbero essere e non essere quello che sono. Una cosa è il verbo essere, un’altra "il principio essere”: la realtà non aspetta le nostre predicazioni di esistenza per esistere.
E come l’intelligibilità di una parola non dimostra che a questa parola corrisponda qualcosa di reale, così l’astrazione di un concetto di portata universale non dimostra che tale concetto sia anche il principio universale della realtà.
Il problema dell'analogia è che si può credere o meno che parlando per analogia si colga effettivamente qualcosa di reale.
Va bene, anche se mi pare che i miracoli, la resurrezione e le profezie richiedano già una certa dose di fede per essere riconosciuti come veri, e anche la santità della chiesa e la verità della dottrina cristiana ne richiedano, seppure una fede di tipo leggermente diverso. Comunque, se i motivi di credibilità sono solo soggettivamente convincenti, e quindi razionalmente discutibili, li si può chiamare in causa per dire che la fede ha anche dei motivi di credibilità - ma non per smentire che per un tomista il criterio ultimo di verità viene dalla religione, e non dalla filosofia.
Veramente in questa parte della discussione stavi mettendo in dubbio che i concetti metafisici di essere e nulla si implichino reciprocamente, cioè siano reciprocamente necessari a definirsi in modo speculare, perché l’essere sarebbe antecedente sul piano logico. Ma se l’essere come dici anche tu si oppone al nulla, e insieme fanno parte di un’opposizione metafisica fondante, questo significa appunto che si implicano reciprocamente.
L’implicazione è che un neologismo privo di significati è disponibile ad accogliere qualunque significato, e quindi permette di tradurre un termine equivoco, che non ha un significato puntuale. Pertanto il fatto che “essere” sia stato tradotto non significa niente: per provare a spiegare cos’è l’essere dovrai comunque ricorrere alla parola essere, e lo stesso dovrà fare l’arabo con la parola che ha inventato per tradurlo.
Perché ricordo che nel momento in cui la esperivo era contraddittoria: nel sogno una singola persona era allo stesso tempo anche un’altra persona. Se questa esperienza non si può esprimere in termini metafisici non sono io in un vicolo cieco, ma il modo in cui la metafisica si esprime - e più in particolare la pretesa che il sogno obbedisca necessariamente alla logica.
Topquark che ne sa più di me dice che l'acqua in determinate condizioni può trovarsi in tre stati, questo significa che ho sbagliato esempio - ma anche tu mi hai risposto con un esempio sbagliato, perché tre cubetti di ghiaccio sono tali solo finché sono di ghiaccio: dovresti postare l’immagine di tre cubetti di ghiaccio liquidi. Hai scelto un'identità che o si trova in quello stato, o non è più quell'identità.
La vedo nel fatto che se sono tre persone distinte non possono essere una, se non nel sogno o nella fantasia ovviamente.
- Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.
Nietzsche, 1887




@Gunthr
Sulla base del fatto che altrimenti il divenire sarebbe impossibile.

