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Discussione: Fede o scienza?

  1. #13041
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Diciamo più precisamente che Dio, essendo libero, può decidere tanto di creare quanto di non creare qualcosa. Siccome Dio è autore di tutte le sue decisioni, qualsiasi esse siano, sotto questo profilo sarebbe comunque causa.
    E questo implica appunto la contraddizione, perché Dio sarebbe causa del proprio non essere causa.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Non c'è nessuna contraddizione ed il motivo è presto detto: perché noi riusciamo a capire che è necessaria l'esistenza di Dio? Perché ci rendiamo conto che ciò che è contingente e mutevole non ha in se stesso la propria ragion d'essere e deve necessariamente riceverla da qualcos'altro. Si arriva alla conclusione che esiste, necessariamente, una Prima causa incausata o un Primo motore immobile perché, altrimenti, non sarebbe possibile l'esistenza degli enti contingenti, che invece è a noi evidente. Ma tale causa o motore, a differenza delle cause o dei motori intermedi, è incausata o immobile proprio perché non dipende assolutamente da alcunché ed è questa sua "caratteristica" a far sì che ci siano gli enti contingenti e mutevoli.

    Pertanto, arriviamo alla necessità dell'esistenza di Dio, tramite ragionamento, a partire da ciò che è a noi evidente e, a partire da ciò che è a noi evidente, giungiamo alla conclusione che ogni cosa dice ordine a Dio in quanto quest'ultimo è assolutamente estraneo alla contingenza e al divenire. Ma questo non significa che, se non avesse creato/causato il mondo, la natura di Dio sarebbe stata diversa da quella che noi rilieviamo constatando che è Prima causa incausata e Primo motore immobile: in entrambi i casi, Dio risulta essere l'Indiveniente (ossia: incausato ed immobile).

    Riprendendo l'esempio della fonte e dei bicchieri d'acqua, possiamo dire quanto segue: se i bicchieri d'acqua non fossero stati riempiti dall'acqua proveniente dalla fonte, questo non avrebbe minimamente modificato la natura della fonte d'acqua. La fonte d'acqua, infatti, sarebbe rimasta tale.
    E dato che non ci può essere causa senza effetto, e viceversa, la causa prima dipende strettamente dai suoi effetti, senza i quali non sarebbe causa: sono gli effetti che la rendono tale. Dunque non ha alcun senso parlare di causa in senso assoluto.

    La fonte è tale se produce acqua, la causa se ha effetti, un creatore se ha creato, altrimenti niente fonte, niente causa, e niente creatore.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Quella citazione della Vanni Rovighi è tratta da un capitolo del testo menzionato, che è successivo alla parte in cui ha trattato le cinque vie di S. Tommaso. Perciò, che noi conosciamo Dio, attraverso le cose, come Creatore è un fatto che è già stato esposto nei capitoli precedenti, riportando e spiegando la dimostrazione dell'esistenza di Dio offerta dall'Aquinate. È normale quindi che non vi si soffermi ulteriormente. Ritieni che il ragionamento sia sbagliato? Confutalo, se ne sei grado, senza ricorrere ai soliti sofismi.
    Il ragionamento di Rovighi non può essere usato per confutare la logica constatazione che non c’è causa senza effetto, perché dal confronto fra i due non deriva necessariamente (come hai detto tu) che questa constatazione ha valore puramente formale (“la conoscenza che ne abbiamo noi”): ne può derivare altrettanto bene che il ragionamento che risale dalle cose a un creatore è sbagliato. Questa è la mia risposta a quello che hai affermato, a cui vedo che non hai replicato. Poi se vogliamo si può entrare nel dettaglio di quel ragionamento.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Non la fisica, bensì certi fisici escono dal terreno della loro disciplina nel momento in cui affermano che, a motivo dell'impossibilità di andar oltre nella spiegazione scientifica, "non ha senso" sostenere che ci sia una Prima causa incausata che, dal nulla, ha realizzato ogni cosa e tutto di ogni cosa (leggasi: l'universo intero).

    Modificare il concetto che ho espresso, scrivendo che "la fisica non esce dal suo terreno dicendo che le cose non possono comparire dal nulla", non fa che riportarci nell'equivoco: la fisica, infatti, si pone nell'ordine fenomenico e, oltre tutto, lo considera sotto il profilo quantitativo, cioè in quanto è misurabile. E, se dice che, nell'ordine dei fenomeni, ex nihilo nihil fit (intendendo quindi il verbo fieri in senso stretto), allora è ovvio che abbia ragione e che stia nel suo terreno, che per l'appunto è quello dei fenomeni. Se parliamo di Dio però, andiamo sicuramente oltre il fenomeno ed a maggior ragione andiamo oltre il fenomeno in quanto misurabile. Quindi la creatio ex nihilo sui et subiecti non contraddice l'ex nihilo nihil fit (inteso stricto sensu) perché è l'atto di un essere indiveniente il cui agire trascende il mondo dei fenomeni fisici, mentre l'ex nihilo nihil fit riguarda tutto ciò che può mutare.

    Se invece vogliamo intendere l'espressione "comparire dal nulla" (e lo stesso ex nihilo nihil fit) in senso largo, allora vale quanto ho già avuto modo di dire in merito: nel caso della creatio ex nihilo sui et subiecti, il fieri dell'ex nihilo nihil fit va inteso in senso analogo e risulterà chiaro che non si dice che il nulla causa qualcosa, bensì Dio.

    Anche se a queste mie - ennesime - precisazioni risponderai nuovamente modificando e troncando quello che ho scritto per tentare di far apparire la creatio ex nihilo in contraddizione con l'ex nihilo nihil fit, la mia replica sarà sempre la stessa. Quindi, a che pro insistere?
    La tua risposta è che questo Dio grazie ai suoi poteri realizza ciò che è impossibile e contraddittorio, cioè che le cose, i fenomeni, l’universo, compaiano dal nulla. Questa è certamente una spiegazione, ma è una spiegazione che fa appello al soprannaturale.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Perché è un universo contingente e mutevole.
    Sarebbe altrettanto contingente e mutevole l'universo che un Dio ha fatto comparire dal nulla e in cui, coerentemente, le cose possono comparire dal nulla. Quindi la tua risposta non risolve il problema.
    - Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.

    Nietzsche, 1887

  2. #13042
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Sarebbe altrettanto contingente e mutevole l'universo che un Dio ha fatto comparire dal nulla e in cui, coerentemente, le cose possono comparire dal nulla. Quindi la tua risposta non risolve il problema.
    Questa è la dimostrazione plastica del fatto che non hai capito qual è il problema da risolvere.

    Non dobbiamo rendere immutabile il mutabile, ma rendere conto della presenza di quest'ultimo, una volta constatato che il mutabile non può essere originario (e qui casca l'asino, perché chi non sente questa sincera esigenza, va cianciando per altri motivi).


    Ero Narel Jarvi...

  3. #13043
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Invece c'è motivo eccome: se c'è un cardine del tomismo è che l'esse divinum non è l'esse commune rerum di cui noi stavamo parlando, caro wanna-be parmenideo a metà! E, mentre l'esse divinum è dimostrato dal tomismo come realtà, anzi, come summa res, l'esse commune rerum è sempre stato inteso come concetto che indica il fondamento della relazione fra tutte le cose ed il tutto di ogni cosa, senza essere una realtà propria, autonoma e sussistente. Un concetto che viene colto dapprima confusamente e che poi viene formalizzato, in termini rigorosi, dalla metafisica. Insomma, che ci sia un "qualcosa che esiste di per sé" che possiamo chiamare "Essere stesso sussistente" lo possiamo affermare per dimostrazione, non per immediata evidenza (o per formalizzazione rigorosa di quest'ultima). E, quando si parla di "essere delle cose", non si perde mai di vista che - per citare Enrico Berti - "il soggetto è soltanto in virtù dell'essere che di esso si predica", ovverosia che l'essere di ogni cosa è sempre, in concreto, essere determinato.
    E allora coerentemente dovresti ammettere che l’espressione “le cose esistono perché hanno l’essere” è priva di senso, perché avere significa avere qualcosa. E dato che non sei disposto a farlo, le mie obiezioni restano valide.
    L’espressione corretta, con buona pace di Berti, sarebbe piuttosto: “l’essere è soltanto in virtù dell’oggetto di cui si predica l’esistenza”, non ha altra realtà che questa. Cioè siamo sempre nell’ambito del linguaggio e dei significati che esprime, uno dei quali, l’esistenza, viene promosso a principio trascendentale.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Stante quanto detto sopra, si conferma a maggior ragione una perdita di tempo star dietro a siffatti discorsi.
    Dato che per la seconda volta non hai risposto, si conferma che se tu stessi dietro a “siffatti discorsi” dovresti ammettere che l’unica differenza fra l’essere e gli altri concetti è che il suo significato è di portata più generale, ma questo non dimostra che l’essere sia principio del tutto invece che un semplice concetto fra gli altri da noi elaborati.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Se dici che è "chiaramente vero", allora vuol dire che riconosci che quell'enunciato - "ogni cosa è tale solo se è incontraddittoria" - è conforme alla realtà. Perciò non siamo soltanto nell'ambito delle condizioni che permettono alla nostra mente di pensare e di parlare, ma anche in quello delle condizioni necessarie della realtà stessa. A ciò non vale opporre che la frase "ogni cosa è tale solo se è incontraddittoria" (ossia, se è uguale a se stessa) è solo una frase che esprime la realtà e non è detto che sia la realtà: se la frase esprime la realtà e si fonda sulla realtà, vuol dire - banalmente - che dice qualcosa (nel caso di specie: qualcosa di fondante e di fondamentale) della realtà. Se no, sarebbe un mero enunciato autoreferenziale, chiuso nella stanza del pensiero (per ricorrere ad una metafora già usata in precedenza).
    “Ogni cosa è tale solo se è incontraddittoria” significa “ogni cosa è tale solo se è una cosa”, cioè se non fosse uguale a se stessa non sarebbe una cosa - stiamo semplicemente ripetendo il significato di una parola che usiamo per pensare e parlare. Non stiamo invece illustrando le condizioni necessarie della realtà stessa: questa è una proiezione metafisica. La realtà non può contraddirsi, perché non pensa e non parla: il principio di non contraddizione riguarda noi, riguarda chi dice, cioè chi pensa e parla. Possono essere contraddittori o meno un’affermazione, un ragionamento, ma non la realtà. La realtà non è contraddittoria, e nemmeno incontraddittoria, perché non ha senso attribuirle qualità che non le spettano. È proprio da questa confusione di piani che nasce la metafisica dell’essere, ed espressioni simili la presuppongono. Ma non è grazie ai “principi primi” dell'immaginario "essere" che le cose esistono e sono quello che sono, e che il sole non è la luna: al contrario, è perché percepiamo cose che esistono che esse vengono interpretate come enti, e teorizzati un “essere” e le sue “leggi”. Mentre per la fede metafisica nell’essere, la realtà per esistere deve rispettare i criteri con cui noi ne parliamo, deve rispettare il modo in cui noi parliamo di esistenza, i nostri predicati di esistenza. In questo completo ribaltamento dei fatti consiste la metafisica.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Ti ho già ampiamente smentito: nessuna scienza (sia intesa come scienza moderna sia intesa come sapere rigoroso) può fare a meno del pdnc.
    Tutte le scienze ti smentiscono, dal momento che tutte fanno a meno della metafisica - e con ottimi risultati.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Te lo ripeto ancora: capirai che un conto è affermare che il gatto vede un oggetto di colore "giallo", mentre noi lo vediamo di colore "rosso"; un conto è affermare che noi vediamo la realtà in quanto tale incontraddittoria, mentre invece la realtà potrebbe non esserlo universalmente.

    Noi sappiamo perché il gatto vede il colore "giallo", ma non il colore "rosso", mentre noi sì. Se volessimo dare per certo che l'homo neanderthalensis fosse un essere umano propriamente detto ed ipotizzare che esso non vedesse determinati colori, che invece noi riusciamo a cogliere, sapremmo dire perché.

    Ma se noi dicessimo, come hai fatto tu, che potremmo vedere la realtà universalmente e necessariamente incontraddittoria, pur non essendola veramente, non ci sarebbe alcuna risposta perché non v'è alcunché che potrebbe creare (anche solo per mera ipotesi) questo effetto distorsivo universale.

    Nel caso tu non l'avessi capito, questo problema va ben oltre la futile discussione se l'oggetto che noi percepiamo sia veramente di colore "rosso", come lo vediamo noi, anziché di colore "giallo", come lo vede il gatto. Perché, se anche volessimo ipotizzare che l'oggetto da noi percepito come "rosso" sia in realtà "giallo", e che quindi la vista "corretta" sia quella del gatto, sapremmo che questa differenza potrebbe esserci a causa di eventuali differenze anatomiche fra gli occhi umani e gli occhi felini (ed in qualsiasi caso saremmo di fronte ad un oggetto colorato: giallo o rosso poco importa).
    E la risposta dov’è? Se gli animali non colgono necessariamente le stesse identità, le stesse forme, hanno sensi e facoltà diverse e a volte superiori alle nostre, percepiscono realtà che a noi sfuggono, se differenze di questo tipo potrebbero aver caratterizzato anche altre specie umane, per quale motivo la realtà non è la somma di tutte le diverse prospettive, ma è solo e oggettivamente come la cogliamo noi, tale e quale l’ha pensata e voluta Dio? Se è davvero una questione futile dovrebbe essere facile rispondere.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Se il Corano riporta come buone e giuste cose che, in tutta evidenza, non lo sono, già si squalifica in partenza. Ovviamente, per accettare una simile frase, si deve riconoscere preliminarmente che ci sono principi morali universalmente vincolanti sulla base dei quali ogni essere umano deve agire e conoscerne i contenuti. Volendo andare oltre questa considerazione, la differenza la fa la credibilità del testimone. Se i Vangeli e gli altri libri del Nuovo testamento sono una testimonianza credibile, questo già elide in partenza qualsiasi cosa li contraddica.
    Appunto, tu valuti sulla base della tua fede e il musulmano sulla base della sua che cosa sia buono, giusto, moralmente vincolante e credibile come testimonianza.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Io non ti ho chiesto perché è "di contenuto". Io ti ho chiesto perché sarebbe "di contenuto", ma non "logica". Me lo sapresti dire?
    Te l’ho già spiegato più volte: non c’è antecedenza logica perché i due concetti si illustrano a vicenda, l’antecedenza quindi è di rango, di contenuto.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Questa domanda retorica è totalmente sconnessa dalla mia replica. Infatti non vi risponde minimamente. I sogni non sono parte della realtà esterna, ma sono parte della nostra esperienza mentale, cioè della nostra realtà mentale. Perciò, l'osservazione non coglie nel segno (tanto per cambiare).

    Io ho spiegato in che senso vanno corrette le tue affermazioni strampalate sulla contraddittorietà costitutiva dei sogni. Non ho spiegato in che senso i sogni altrui vanno corretti, anche perché non c'è alcunché da correggere da questo punto di vista: infatti, al di là dell'impossibilità intrinseca (direi proprio: ontologica) di una cosa simile, non esiste alcuna prova che dimostri che i sogni siano in se stessi contraddittori, comunque li si voglia considerare, e, con buona pace dei tuoi tentativi di controbattere, un'affermazione senza prove o argomentazioni di alcun genere non ha alcun valore o significato. A meno che tu non pretenda che ti si creda sulla fiducia ma, senza che ti offenda, è proprio il caso di dire che il testimone non risulta credibile. Per il resto, che dire? Applicherò nuovamente la locuzione giustinianea nomina sunt consequentia rerum e definerò le tue semplici sciocchezze, partorite da un intelletto troppo orgoglioso, che soffre evidentemente di ontofobia. Dispiace perché l'Essere stesso sussistente (non triggerarti!) ti ha comunque fornito di talenti, ma in questo modo sono decisamente sprecati.
    Proprio come dicevo: siccome sono parte della nostra esperienza e realtà mentale (come i fantasmi della metafisica), secondo te i sogni devono rispettare la logica e il principio di non contraddizione. E quindi se l’esperienza contrasta con questo assunto, è sbagliata l’esperienza, e non l’assunto. Dunque secondo te bisognerebbe dimostrare con prove che nel sogno e nell’esperienza cosciente non sono all’opera le stesse facoltà della mente e della ragione, bisognerebbe dimostrare con prove che nel sogno le identità si presentano sempre nitide e definite come nella veglia.
    - Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.

    Nietzsche, 1887

  4. #13044
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Placido Visualizza Messaggio
    Questa è la dimostrazione plastica del fatto che non hai capito qual è il problema da risolvere.

    Non dobbiamo rendere immutabile il mutabile, ma rendere conto della presenza di quest'ultimo, una volta constatato che il mutabile non può essere originario (e qui casca l'asino, perché chi non sente questa sincera esigenza, va cianciando per altri motivi).
    Se devi "rendere conto del mutabile" bisogna farlo in maniera plausibile, e non raccontando che l'universo fatto comparire dal nulla obbedisce alla legge che dal nulla non compare nulla.
    - Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.

    Nietzsche, 1887

  5. #13045
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Se devi "rendere conto del mutabile" bisogna farlo in maniera plausibile...
    @Gunthr

    È quello che ti ho invitato a fare da un bel pezzo.


    Ero Narel Jarvi...

  6. #13046
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    e non raccontando che l'universo fatto comparire dal nulla obbedisce alla legge che dal nulla non compare nulla.
    L'universo obbedisce alla legge che per fare comparire qualcosa dal nulla ci vogliono determinate caratteristiche proprie di un soggetto che (nel tomismo) risulta essere unico proprio in virtù di tali caratteristiche.

    Appurato ciò la discussione passa a quali siano queste caratteristiche (ma presumo che con te diventerebbe una discussione infruttuosa come quella col Mero), quindi forse è meglio rimanere nel campo dell'epistemologia (anche se, purtroppo, la discussione ristagna anche su quel versante).

    Quasi mi diverto di più a discutere di probabilità con Darwin.


    Ero Narel Jarvi...

  7. #13047
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    E questo implica appunto la contraddizione, perché Dio sarebbe causa del proprio non essere causa.
    Se un singolo individuo decide di non agire in una determinata situazione, è causa della sua condotta oppure no?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    E dato che non ci può essere causa senza effetto, e viceversa, la causa prima dipende strettamente dai suoi effetti, senza i quali non sarebbe causa: sono gli effetti che la rendono tale. Dunque non ha alcun senso parlare di causa in senso assoluto.
    Continui a non capire o a far finta di non capire.

    Noi affermiamo che Dio è "causa prima" proprio perché è a partire da quelli che scopriamo essere i suoi effetti che ci rendiamo conto che gli enti contingenti e mutevoli hanno bisogno per esistere non di una causa qualsiasi, bensì di qualcosa di assolutamente necessario, la cui esistenza è totalmente indipendente. In altre parole, la "causa prima" risulta tale in quanto incausata, immutabile, indiveniente. Sostenere che la "causa prima" non esisterebbe senza i suoi effetti significa perdere di vista ciò che noi scopriamo nel ragionamento che ci porta alla conclusione che è necessario che ci sia. Infatti, più correttamente, si dovrebbe scrivere: "Noi non diremmo Dio causa prima se non avesse prodotto i suoi effetti" per la semplice ragione che noi non ci saremmo e quindi non potremmo scoprire l'esistenza dell'Indiveniente tramite i suoi effetti. Ma l'Indiveniente è tale proprio perché esiste a prescindere da ogni divenuto o diveniente, cioè da ogni effetto possibile.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    La fonte è tale se produce acqua
    Se vuoi falsare il senso del paragone, puoi metterla in questi termini. Ma, a questo punto, posso rilanciare mettendo da parte la fonte e facendoti notare che l'acqua resta tale a prescindere dal fatto che sia versata o meno nei contenitori vuoti. Ribaltare le frittate non serve.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Il ragionamento di Rovighi non può essere usato per confutare la logica constatazione che non c’è causa senza effetto, perché dal confronto fra i due non deriva necessariamente (come hai detto tu) che questa constatazione ha valore puramente formale (“la conoscenza che ne abbiamo noi”): ne può derivare altrettanto bene che il ragionamento che risale dalle cose a un creatore è sbagliato. Questa è la mia risposta a quello che hai affermato, a cui vedo che non hai replicato. Poi se vogliamo si può entrare nel dettaglio di quel ragionamento.
    Invece ho replicato, facendoti notare che la Vanni Rovighi ha già esposto nelle pagine precedenti il ragionamento che porta alla conclusione necessaria che Dio esiste, quindi in quel punto del testo si è già certi che "il ragionamento che risale dalle cose ad un Creatore" c'è e che non è sbagliato.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    La tua risposta è che questo Dio grazie ai suoi poteri realizza ciò che è impossibile e contraddittorio, cioè che le cose, i fenomeni, l’universo, compaiano dal nulla. Questa è certamente una spiegazione, ma è una spiegazione che fa appello al soprannaturale.
    Non c'è nulla di contraddittorio nel dire che Dio crea tutte le cose e tutto di ogni cosa senza presupposto alcuno. Risulterebbe contraddittorio se si intendesse Dio come se fosse un fenomeno o un ente fisico qualsiasi.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Sarebbe altrettanto contingente e mutevole l'universo che un Dio ha fatto comparire dal nulla e in cui, coerentemente, le cose possono comparire dal nulla. Quindi la tua risposta non risolve il problema.
    Se sei serio, è l'ulteriore prova che non hai minimamente colto il punto. È proprio la contingenza e la mutevolezza delle cose a rendere impossibile la comparsa degli enti dal nulla, se non in virtù della Prima causa incausata, del Primo motore immobile, dell'Indiveniente, con un atto che trascende l'ordine naturale.
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  8. #13048
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    E dato che non ci può essere causa senza effetto, e viceversa, la causa prima dipende strettamente dai suoi effetti, senza i quali non sarebbe causa: sono gli effetti che la rendono tale. Dunque non ha alcun senso parlare di causa in senso assoluto.
    @Gunthr
    Secondo me tu riveli il tuo retropensiero, da Dio può originare solo un altro Dio; lo penso perché dici di guardare agli effetti e lo colleghi con il concetto di assoluto: non ha senso parlare di Causa prima perché gli effetti sono della stessa sostanza, cioè tutto è Dio. È così?
    NO UE, NO EURO, NO NATO, NO NUCLEARE, NO GREEN, NO TAV, NO PONTE, NO IA AD AZIENDE PRIVATE, SOLO DI STATO
    Giustizia per Rosa e Olindo. Giustizia per la Palestina
    “Sorgi, Dio, difendi la tua causa.”
    "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli…"


  9. #13049
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    It from bit.

    In altre parole, ogni “ente” – ogni particella, ogni campo di forza, persino lo stesso continuum spazio-temporale – deriva la sua funzione, il suo significato, la sua stessa esistenza (anche se in alcuni contesti in modo indiretto) dalle risposte suscitate dall’apparato alle domande sì o no, alle scelte binarie, ai bit. L’espressione “it from bit” simboleggia l’idea che ogni elemento del mondo fisico ha in fondo – un fondo molto profondo nella maggior parte dei casi – una fonte e una spiegazione immateriali; ciò che chiamiamo realtà nasce in ultima analisi dalla formulazione di domande “sì-no” e dalla registrazione di risposte provocate dall’apparato; in breve, che tutte le cose fisiche hanno in origine una natura informazionale e che questo è un universo partecipativo. (Wheeler, 1990, p. 5)

    ---

    L’informazione è informazione, non materia o energia. Al giorno d’oggi, nessun materialismo che non ammetta questo può sopravvivere. (Wiener, 1948)


    Ero Narel Jarvi...

  10. #13050
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    E allora coerentemente dovresti ammettere che l’espressione “le cose esistono perché hanno l’essere” è priva di senso, perché avere significa avere qualcosa. E dato che non sei disposto a farlo, le mie obiezioni restano valide.
    L’espressione corretta, con buona pace di Berti, sarebbe piuttosto: “l’essere è soltanto in virtù dell’oggetto di cui si predica l’esistenza”, non ha altra realtà che questa. Cioè siamo sempre nell’ambito del linguaggio e dei significati che esprime, uno dei quali, l’esistenza, viene promosso a principio trascendentale.
    Non è priva di senso proprio perché indica che le cose - cioè, gli enti - sono reali in quanto hanno caratteristiche proprie che le rendono tali (essentia) ed al tempo stesso sono in atto (actus essendi) secondo le modalità delle categorie, illustrate dallo Stagirita ed approfondite dall'Aquinate.

    La frase di Berti non è affatto scorretta. Se io scrivo "Socrate è uomo", questo significa che l'essere di Socrate non è qualcosa di vago e generico, ma che si concreta nell'umanità, nel fatto di essere umano. Siamo sempre nell'ambito del linguaggio e dei significati che esprime? Il linguaggio "serve" proprio per esprimere significati ed il punto è se questi significati sono reali - ossia riguardano la realtà - oppure no.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Dato che per la seconda volta non hai risposto, si conferma che se tu stessi dietro a “siffatti discorsi” dovresti ammettere che l’unica differenza fra l’essere e gli altri concetti è che il suo significato è di portata più generale, ma questo non dimostra che l’essere sia principio del tutto invece che un semplice concetto fra gli altri da noi elaborati.
    Ma cosa devo rispondere ad un discorso che parte da una rappresentazione errata della posizione che pretende di criticare? Me lo spieghi?

    Ora, appurato che l'esse commune rerum non è inteso dal tomismo come "qualcosa di esistente di per sé", per quale ragione si dovrebbe negare che la nozione di "essere" è trascendentale? Ricordiamo ancora una volta che cosa s'intende con il concetto di "nozione trascendentale": nozione che è compresa in ogni altra nozione in quanto è più estesa di qualsiasi categoria.

    Ma questo, in fondo, lo sai anche tu, anche se ti costa ammetterlo: perché scrivere che la nozione di "essere" ha "significato (...) di portata più generale" degli altri concetti? Questo è un modo come un altro per dire - cito nuovamente la Vanni Rovighi - che "la nozione di essere trascende le categorie", ossia che "tale nozione è più ampia, più estesa, di qualsiasi categoria; e per questo è compresa in ogni altra nozione" (Sofia Vanni Rovighi, Elementi di filosofia, II, p. 14).

    Leggiamo cosa scrive nelle righe successive la Vanni Rovighi, perché ci aiuta ulteriormente a capire perché la nozione di "essere" è trascendentale: "Il concetto di essere è implicito non solo nei concetti delle cose, ma anche nei concetti delle determinazioni, delle qualità delle cose e quindi, a differenza degli altri concetti, è predicato di qualsiasi realtà. Animale, per es., si predica di uomo, gatto, cane, ma non della razionalità dell'uomo, del colore del gatto, della fedeltà del cane. Essere invece si predica di animale, di uomo, di cane, ecc., ma anche della razionalità dell'uomo, della fedeltà del cane, ecc." (ibidem).

    In conclusione, la nozione di "essere" si riferisce ad ogni aspetto dei soggetti dei quali si predica, sebbene in termini generalissimi. La parola "essere" indica il concetto del fondamento di ciò che accomuna universalmente e necessariamente ogni cosa e tutti gli aspetti possibili di ogni cosa. Ecco perché, come ho scritto nel post precedente, la nozione di "essere" è una nozione che "copre" le cose, la natura delle cose, la qualità delle cose, la quantità delle cose, l'azione delle cose, il patire o subire delle cose, le relazioni delle cose, il luogo delle cose ed il tempo delle cose, come mise in evidenza Aristotele trattando le categorie.

    Dire che questo è un "semplice concetto fra gli altri da noi elaborati" non è un'obiezione: ammesso che sia un concetto (e chi lo nega? È da pagine che sto ripetendo che l'"essere", inteso come esse commune rerum, è una nozione - o concetto - trascendentale), si dovrebbe capire se è un concetto che indica qualcosa di "fantastico", un po' come i concetti di "sarchiapone", "chimera", "unicorno", "snaso", "elfo" aut similia, oppure no. Come dimostrato sopra, non è questo il caso: altrimenti non sarebbe possibile ricondurre al concetto di "essere" ogni cosa e tutto di ogni cosa.

    Perciò, inizio a sospettare che, siccome accanto alla parola "nozione" leggi l'aggettivo "trascendentale" ti parte l'embolo ontofobo perché "trascendentale" ti sembra somigliante all'aggettivo "trascendente", che ovviamente può richiamare a qualcosa di divino, altro oggetto delle fobie di voi laicisti. Il dubbio mi viene perché, più la si approfondisce, più la tua posizione appare insensata e priva di qualsiasi ragione, anche latamente intesa. Ed il dubbio si rafforza perché, anziché usare l'espressione corretta "nozione trascendentale", parli dell'"essere" nei termini di un "principio trascendentale", espressione che, tanto per cambiare, nel contesto del discorso può risultare ambigua e fraintendibile.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    “Ogni cosa è tale solo se è incontraddittoria” significa “ogni cosa è tale solo se è una cosa”, cioè se non fosse uguale a se stessa non sarebbe una cosa - stiamo semplicemente ripetendo il significato di una parola che usiamo per pensare e parlare. Non stiamo invece illustrando le condizioni necessarie della realtà stessa: questa è una proiezione metafisica. La realtà non può contraddirsi, perché non pensa e non parla: il principio di non contraddizione riguarda noi, riguarda chi dice, cioè chi pensa e parla. Possono essere contraddittori o meno un’affermazione, un ragionamento, ma non la realtà. La realtà non è contraddittoria, e nemmeno incontraddittoria, perché non ha senso attribuirle qualità che non le spettano. È proprio da questa confusione di piani che nasce la metafisica dell’essere, ed espressioni simili la presuppongono. Ma non è grazie ai “principi primi” dell'immaginario "essere" che le cose esistono e sono quello che sono, e che il sole non è la luna: al contrario, è perché percepiamo cose che esistono che esse vengono interpretate come enti, e teorizzati un “essere” e le sue “leggi”. Mentre per la fede metafisica nell’essere, la realtà per esistere deve rispettare i criteri con cui noi ne parliamo, deve rispettare il modo in cui noi parliamo di esistenza, i nostri predicati di esistenza. In questo completo ribaltamento dei fatti consiste la metafisica.
    Che cumulo di sciocchezze. Noi diciamo che ogni cosa è uguale a se stessa proprio perché è ciò che constatiamo nella realtà esterna. Noi formuliamo - nella mente e nel parlato o nello scritto - certi giudizi conseguentemente a ciò che cogliamo nella e della realtà. Noi diciamo che una cosa, per essere tale, dev'essere incontraddittoria non perché è la sola condizione che ci permette di pensarla o di discorrerne (oralmente o per iscritto), ma perché noi rileviamo che quella è la condizione necessaria ed universale della realtà medesima. L'incontraddittorietà dell'ente è la sola condizione che ci permette di pensarlo e di parlarne perché, preliminarmente, constatiamo che l'incontraddittorietà dell'ente è la condizione oggettivamente universale e necessaria della realtà. È falso, pertanto, dire che noi consideriamo realmente incontraddittorio l'ente, in modo necessario ed universale, solo perché è il solo modo che abbiamo per pensarlo e per parlarne. È, come appena detto, esattamente il contrario.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Tutte le scienze ti smentiscono, dal momento che tutte fanno a meno della metafisica - e con ottimi risultati.
    Quindi la fisica dice che un atomo può essere ed insieme non essere un atomo sotto il medesimo aspetto?
    La biologia dice che una cellula può essere ed al tempo stesso non essere una cellula sotto lo stesso aspetto?
    La medicina dice che il cancro può essere ed al tempo stesso non essere una malattia?
    E potrei andare avanti all'infinito per farti vedere che nessuna disciplina scientifica possa veramente fare a meno del pdnc.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    E la risposta dov’è? Se gli animali non colgono necessariamente le stesse identità, le stesse forme, hanno sensi e facoltà diverse e a volte superiori alle nostre, percepiscono realtà che a noi sfuggono, se differenze di questo tipo potrebbero aver caratterizzato anche altre specie umane, per quale motivo la realtà non è la somma di tutte le diverse prospettive, ma è solo e oggettivamente come la cogliamo noi, tale e quale l’ha pensata e voluta Dio? Se è davvero una questione futile dovrebbe essere facile rispondere.
    Te lo ribadisco un'altra volta: noi sappiamo perché gli animali vedono gli oggetti solo di certi colori e non di altri, così come sappiamo perché sentono suoni che noi non riusciamo ad ascoltare. Quindi, non c'è una "sommatoria delle prospettive": c'è la realtà, di cui noi cogliamo determinati aspetti, in un certo modo, e di cui gli animali ne colgono altri, in un altro modo; e noi sappiamo il perché di entrambi. Sappiamo sia quando, nella conoscenza animale, c'è un effetto "distorsivo" nella visione di determinati colori sia quando, invece, la conoscenza animale riesce a sentire ciò che noi, da soli, non saremmo in grado di cogliere. Perciò, non c'è pericolo che, ad es., un oggetto, che noi vediamo di colore "rosso" e che un gatto vede di colore "giallo", possa essere effettivamente entrambi (cioè rosso e giallo) insieme e sotto il medesimo aspetto.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Appunto, tu valuti sulla base della tua fede e il musulmano sulla base della sua che cosa sia buono, giusto, moralmente vincolante e credibile come testimonianza.
    Non confondere le acque. Io ho detto che, siccome ci sono e sono razionalmente conoscibili principi morali universalmente vincolanti sulla base dei quali ogni essere umano deve agire, il fatto che nel Corano siano riportati insegnamenti difformi da questi principi lo squalifica in partenza, cioè lo rende non credibile. Ed ho aggiunto che, essendo credibili le testimonianze riportate nei Vangeli, ne consegue che quanto le contraddice non può che esser falso.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Te l’ho già spiegato più volte: non c’è antecedenza logica perché i due concetti si illustrano a vicenda, l’antecedenza quindi è di rango, di contenuto.
    Non hai spiegato alcunché, hai soltanto ribadito il concetto senza effettiva spiegazione: qual è la differenza fra antecedenza "di rango, di contenuto" e antecedenza "logica"?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Proprio come dicevo: siccome sono parte della nostra esperienza e realtà mentale (come i fantasmi della metafisica), secondo te i sogni devono rispettare la logica e il principio di non contraddizione. E quindi se l’esperienza contrasta con questo assunto, è sbagliata l’esperienza, e non l’assunto. Dunque secondo te bisognerebbe dimostrare con prove che nel sogno e nell’esperienza cosciente non sono all’opera le stesse facoltà della mente e della ragione, bisognerebbe dimostrare con prove che nel sogno le identità si presentano sempre nitide e definite come nella veglia.
    Ti stai arrampicando sugli specchi: ammetto senza problemi che, nel sogno, le identità non si presentino sempre nitide e definite come nella veglia, ma questo non significa che siano in se stesse contraddittorie. Sostenerlo è un non sequitur. In secondo luogo, tu parli di "esperienza", ma di quali esperienze parli se non c'è nulla che le provi, nel senso più generale che può avere il concetto di "prova"?
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

 

 
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