
Originariamente Scritto da
Giò
Se io deliro, cosa dire di te che non leggi nemmeno con attenzione ciò a cui stai replicando e prendi fischi per fiaschi?
Il tuo non sequitur è affermare che una cosa che è stata creata al di fuori del tempo deve avere necessariamente un istante iniziale, come ho fatto notare qui:
In altri termini, l'equazione che qui ribadisci - "il tempo è stato creato = il tempo ha avuto un inizio" - non ha alcunché di logicamente necessario.
Quando si parla di mondo eterno, non s'intende l'eternità di Dio, che è assoluta e totale immutabilità (e quindi assoluta e totale atemporalità), ma la perpetuità temporale, che implica (necessariamente) una successione di istanti. Che questa continua successione di istanti debba avere necessariamente, pena la contraddizione, un inizio non è dimostrato. E non è nemmeno dimostrato che un atto al fuori del tempo - la creazione - debba implicare per necessità che l'esistenza di quanto prodotto, cioè l'universo, debba avere un istante iniziale.
Per essere ancora più chiari, i termini della questione sono i seguenti: se "l'essere creato da Dio" ed il "non avere un inizio della durata temporale" sono due concetti che si contraddicono l'un l'altro oppure no.
L'essere creato significa dipendere integralmente da Dio, includendo in questo "integralmente" ogni singolo aspetto. Negare l'inizio della durata temporale dell'universo non significa altro che negare che questa dipendenza totale abbia avuto un istante iniziale.
"Il senso di questa negazione è il punto in cui sorge la questione, ossia il punto in cui si deve vedere se si manifesta o non si manifesta la contraddizione tra l'essere creato e non avere inizio temporale. Ma, appunto, quale è il senso di questa negazione? Trattandosi di contraddizione, ciò che si nega deve avere lo stesso significato di ciò che si afferma; ossia: la negazione deve negare ciò che l'affermazione afferma. Per cui l'affermazione che il mondo è creato deve avere come sua contraddittoria la negazione che il mondo è creato. Ora, qui la negazione riguarda l'inizio della durata temporale: si afferma la creazione del mondo e si nega che il mondo in quanto creato abbia un inizio temporale. Non si vede come tra questi termini possa sorgere contraddizione. Si deve ricorrere a un altro elemento. La contraddizione può configurarsi, allora, così: creazione eterna (ab aeterno) e creazione temporale (a tempore), dove «eterna» si oppone a «temporale» come «non temporale» si oppone a «temporale»; e dove entrambe le qualifiche sono determinanti essenzialmente la nozione di creazione. In questo modo l'opposizione contraddittoria si instaura tra due nozioni che, riprendendo la tesi centrale della dottrina tommasiana sull'argomento, stanno tra di loro nel rapporto di non mutazione e di mutazione: la creazione non è mutazione (motus, mutatio). E poiché il tempo è legato alla mutazione - il tempo è la misura della mutazione secondo il prima e il poi -, la creazione, non essendo mutazione, non è temporale, non è misurata dal tempo e, quindi, è eterna. Dal che risulta che, propriamente parlando, la contraddizione, che si intendeva ricercare, non sussiste tra la creazione e la non temporalità o eternità, ma si colloca dalla parte in cui la creazione è concepita come temporale" (Aniceto Molinaro, "Creazione ed eternità del mondo", Rivista di Filosofia neoscolastica, Vol. 82, No. 4, ottobre-dicembre 1990, p. 613).
Quali sono le ragioni che S. Tommaso d'Aquino adduce per dimostrare che non è necessario che il rapporto fra la causa creatrice ed il venir creato dell'universo sia un rapporto di precedenza quanto alla durata temporale?
La prima, da me già menzionata, è che ci sono cause i cui effetti sono istantanei e, pertanto, non è necessario che tra causa ed effetto ci sia un rapporto di antecedenza temporale; la seconda è che "la causa che produce la forma educendola dalla materia presupposta è di molto inferiore, quanto a potenza, alla causa creatrice, che produce l'intera sostanza della cosa nella sua totalità. Ma, in virtù del principio secondo cui posta la causa è posto l'effetto, la causa solamente formale è in grado di porre la forma con il suo stesso porsi, cosicché la forma prodotta esiste coestensivamente (quandocumque) all'esistere della causa" (Ivi, p. 615); la terza è che una causa che non agisce istantaneamente è meno perfetta di quella che produce il suo effetto immediatamente e, perciò, essendo Dio l'Assoluta perfezione, non può certo avere qualche difetto o mancanza; la quarta è che "l'azione della volontà può essere una causalità che si attua per successione, una causalità di limitata potenza e difettosa; ma questo non dipende dal fatto che sia causalità volontaria; la causalità volontaria, per il fatto di essere volontaria, non deroga alla caratteristica di istantaneità, di potenza e di completezza, che sono proprie della causa in generale e, massimamente, quando si tratta della causa infinita, come in Dio. Anche della causa volontaria si deve dire che «idem semper facit idem». Perciò il fatto che Dio agisce per volontà non è un impedimento a che Dio possa fare che il suo effetto sia sempre" (Ivi, p. 616).
Quindi, la questione è addirittura all'opposto di come la interpreti tu: le difficoltà possono sorgere non nel coniugare il concetto di creatio ex nihilo con l'ab aeterno ma, al limite, nel coniugare il concetto di creatio ex nihilo con l'ab initio temporis, se si tiene presente che la creatio ex nihilo non è una mutazione - ed è paragonabile ad essa solo per una certa analogia:
"Ciò viene a confermare il fatto che la sedicente contraddizione consiste non nella congiunzione dell'eternità con la creazione, ma nella congiunzione della temporalità con la creazione: vedere la contraddizione dalla parte dell'eternità significa equivocare sul concetto di creazione, intendendo per creazione quello che la creazione non è" (A. Molinaro, op. cit., p. 614). Ossia: la creazione non è una mutazione stricto sensu.
Ma, come scrive Molinaro, la contraddizione fra la creatio ex nihilo e l'ab initio temporis è solo apparente perché - come già si è detto citando la Vanni Rovighi - nella sua libertà ed onnipotenza Dio può volere sia che l'effetto (da lui distinto) della sua volontà abbia un primo istante (cioè un initio temporis) che il contrario, giacché è Dio a stabilire le condizioni dell'effetto da lui inteso e voluto.