

- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
- Ne sei sicuro ?
- Non ho alcun dubbio !




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- Ne sei sicuro ?
- Non ho alcun dubbio !


@TheMeroving
Perché questo e tutto il resto non è spocchia?






Voglio essere molto franco con te @Dickson e spero che tu non te la prenda.
Uno che non è capace di ribattere nel merito alle questioni e si limita a millantare sprezzantemente crediti accademici/culturali fa soltanto la figura dell incapace che rosica in quanto incapace.
Un simile approccio è particolarmente sgradito e aborrito nei forum di discussione.
La questione è tutta qua.
Te lo sto dicendo come consiglio..come vecchia guardia del forum che lo frequenta..da quanto? Guarda la data..
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PERCHÉ NON ESISTE IL MONDO
Riprendiamo il nostro primo grande risultato, l’equazione dell’ontologia del campo di senso:
esistenza = apparizione in un campo di senso.
Perché qualcosa possa apparire in un campo di senso, vi deve appartenere. L’acqua può appartenere a una bottiglia, un pensiero alla mia visione del mondo, gli esseri umani (come cittadini) agli stati, il numero tre ai numeri naturali e le molecole all’universo. Il modo in cui qualcosa appartiene a un campo di senso è uguale al suo modo di apparire. È decisivo che la modalità di apparizione non sia sempre identica. Non tutto appare nella stessa maniera, non tutto appartiene a un campo di senso nello stesso modo.
Presupposto tutto questo, possiamo ora chiederci se il mondo esiste. Nel primo capitolo abbiamo visto che è possibile concepire il mondo come l’ambito di tutti gli ambiti. Questa concezione, che viene da Heidegger, la possiamo, ora, ulteriormente precisare affermando che il mondo è il campo di senso di tutti i campi di senso, ovvero quel campo di senso nel quale tutti gli altri campi appaiono: l’ambito al quale tutto appartiene. Questa è, per così dire, la mia ultima parola sul mondo, così definito, in maiuscoletto, nel glossario: il MONDO è il campo di senso di tutti i campi di senso, il campo di senso nel quale tutti gli altri campi di senso appaiono.
Tutto ciò che esiste, esiste nel mondo, perché il mondo è, appunto, l’ambito in cui tutto ha luogo. Al di fuori di esso non c’è nulla. Tutto ciò che si ritiene extramondano, appartiene quindi al mondo. L’esistenza contiene sempre un’indicazione di luogo. Esistenza significa che qualcosa appare in un campo di senso. Dunque, la domanda è: se il mondo esiste, in quale campo di senso appare? Supponiamo che il mondo appaia nel campo di senso (S1). (S1) è in questo caso un campo di senso fra gli altri. Accanto a esso ci sono dunque anche (S2), (S3) e così via. Se il mondo appare in (S1), che si presenta accanto agli altri campi di senso, esiste. Questo è possibile?
Il mondo è il campo di senso nel quale appaiono tutti i campi di senso. Di conseguenza, in (S1) appaiono, come suoi sottocampi, tutti gli altri campi di senso, poiché in (S1) appare il mondo, e nel mondo appare tutto.
(S2), (S3) e così via non appaiono dunque solo accanto a (S1), bensì appaiono anche in (S1), giacché in questo campo appare il mondo e, per definizione, nel mondo appare tutto. Ma, in questo modo, (S2) esiste due volte: nel primo caso accanto al mondo, nel secondo in esso. Esso, però, non può esistere a fianco al mondo, non esistendo niente al suo fianco. Lo stesso vale per (S3) e tutti gli altri campi di senso. È pertanto impossibile che il mondo appaia in un campo di senso che appare accanto ad altri campi, perché se ne ricava che questi ultimi non posso esistere. Per questo possiamo affermare che il mondo non si presenta nel mondo.
C’è inoltre un altro problema. Se il mondo appare in (S1), dove appare allora lo stesso (S1)? Se il mondo è il campo di senso nel quale tutti i campi di senso appaiono, lo stesso (S1) deve apparire nel mondo, che a sua volta appare in (S1)! Una situazione paradossale (si veda l’immagine 1).
Il mondo nel quale (S1) appare si distingue palesemente dal mondo che appare in (S1). Il mondo che appare non è identico a quello nel quale esso appare.
Inoltre, tutti gli altri campi di senso appaiono nel mondo. Perciò appartengono anch’essi al diagramma (immagine 2), anche se si presentano in due posizioni, ossia “nel mondo” in (S1) e al suo fianco.
Che il mondo non si presenti nel mondo è semplice da immaginare, indipendentemente da questa dimostrazione, piuttosto formale. Prendiamo come esempio il campo visivo. In quest’ambito non si vede mai il campo stesso, ma sempre e solo gli oggetti visibili: la vicina, la caffetteria, la Luna o il tramonto. Nel migliore dei casi, si potrebbe tentare di rappresentarsi il campo visivo in un’immagine. Se avessi il talento di ritrarre il campo visivo che mi si offre in questo momento, potrei, in questo modo, guardare il dipinto del mio campo visivo. Ma questo dipinto non sarebbe ovviamente il mio campo visivo bensì, di nuovo, solo qualcosa in esso. Lo stesso vale per il mondo: ogni volta che crediamo di averlo afferrato, ne abbiamo davanti solo una copia o un’immagine. Non possiamo concepire il mondo, giacché non esiste alcun campo di senso al quale appartiene. Esso non appare nel teatro del mondo, non entra in scena e non ci si presenta.


d. Le verità eterne e la dimostrazione a priori dell'esistenza di Dio (§§ 43-46)
43. E vero altresì che Dio è la fonte non solo delle Esistenze, ma anche delle Essenze in quanto reali, vale
a dire: è anche la fonte di quel Reale che è contenuto nel Possibile. L’Intelletto di Dio è infatti la regione delle
verità eterne, ovvero delle Idee da cui tali verità dipendono. Senza l'Intelletto divino, dunque, nessun Reale
sarebbe contenuto nel Possibile, e non solo non esisterebbe nulla, ma nulla potrebbe mai esistere.
44. Infatti, se c’è realtà nelle Essenze – cioè nei Possibili, ossia nelle verità eterne –, è senz’altro
necessario che questa realtà si fondi su qualcosa di esistente e di attuale, e quindi sull’Esistenza dell’Essere
necessario, nel quale l'Essenza implica l'Esistenza. In altre parole, all’Essere necessario è sufficiente essere
possibile per essere in atto.
45. Così, solamente Dio, ovvero l'Essere necessario, ha questo privilegio: Posto che il suo Essere sia
possibile, Egli non può non esistere. Ora, già questo è sufficiente per conoscere a priori l'Esistenza di Dio; nulla
può infatti impedire la possibilità di ciò che non comporta nessuna limitazione, nessuna negazione e, di
conseguenza, nessuna contraddizione. Abbiamo quindi dimostrato a priori l'Esistenza di Dio mediante la realtà
delle verità eterne. Ma l'abbiamo già dimostrata anche a posteriori muovendo dall'Esistenza degli Esseri
contingenti, i quali possono infatti avere la loro ragione ultima o sufficiente soltanto nell’Essere necessario, cioè
in quell’Essere che ha in se stesso la ragione della sua Esistenza.
46. Sebbene le verità eterne dipendano da Dio, non bisogna tuttavia credere che esse siano arbitrarie e
che dipendano dalla sua Volontà – come pare abbiano sostenuto Cartesio e, dopo di lui, Poiret. Ciò vale soltanto
per le verità contingenti, il cui principio è la convenienza, ossia la scelta del meglio.Non vale invece per le verità
necessarie, le quali dipendono unicamente dall'Intelletto di Dio e ne costituiscono l'oggetto interno.


"In filosofia i portatori di proprietà si chiamano SOSTANZE. Con ciò, non ci si deve immaginare sostanze materiali concrete, nel senso del linguaggio quotidiano di “materie”. Fin dall’epoca moderna, con i suoi grandi pensatori metafisici, Cartesio, Leibniz e Spinoza, si discute su come possano propriamente esistere molteplici sostanze. Sulla questione si battono tre tesi, tuttora accanitamente discusse e che possiedono sagaci sostenitori. Queste sono:
1. Monismo (Spinoza): esiste solo un’unica sostanza, il superoggetto.
2. Dualismo (Cartesio): esistono due sostanze – la sostanza pensante (substantia cogitans) e la sostanza estesa, materiale (substantia extensa). I dualisti credono che lo spirito umano sia di tutt’altro genere rispetto al corpo. Per tale ragione, alcuni di questi sostengono l’opinione secondo cui la sostanza pensante potrebbe addirittura esistere indipendentemente da quella materiale, mentre altri credono che non esista alcuna anima immortale pensante, bensì solo sostanze di genere differente, sebbene connesse.
3. Pluralismo (Leibniz): esistono molte sostanze. Più precisamente, a partire da Leibniz, il pluralismo è costretto ad ammettere addirittura una molteplicità infinita di sostanze. Leibniz chiamò queste sostanze “monadi”. Una monade è un oggetto completamente indipendente da tutte le altre sostanze, massimamente autonomo, dotato di un numero determinato e limitato di proprietà.
La mia personale posizione è una forma di pluralismo, convinto come sono che sia il monismo, sia il dualismo siano dimostrabilmente falsi. Il monismo si confuta dimostrando che il mondo non esiste, cosa che verrà fatta in seguito. Il dualismo è molto più semplice da respingere, essendo assurdo già a uno sguardo superficiale. Se si ammettono due sostanze, da dove si ricava che non ce ne siano di più? Perché due e non ventidue?"
Markus Gabriel