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Discussione: Pensare il nulla

  1. #131
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    Predefinito Re: Pensare il nulla

    Il criterio di realtà di Hegel è talmente opposto a quello dei fisici che in un momento di debolezza scrive:

    [da: Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio; tr. it. di V. Verra, Torino, Utet, 1981, pp. 129 sg. (tr. con modifiche)]
    [§ 6, annotazione] Nella Prefazione alla mia Filosofia del diritto si trovano le proposizioni:

    Quello che è razionale, è reale,
    e quello che è reale, è razionale.
    Queste semplici proposizioni a molti sono sembrate sconcertanti e sono state osteggiate […]. [Ora,] nella vita comune accade che si chiami accidentalmente realtà ogni cosa che viene in mente, l’errore, il male e cose simili, come pure qualsiasi esistenza per quanto avvizzita e transeunte. Ma, già per il sentimento comune, un’esistenza contingente non merita il nome enfatico di realtà. […] Se l’intelletto con il dover essere si rivolge a oggetti, istituzioni, condizioni banali, esterne e transeunti, che possono magari aver avuto una grande importanza relativa per un certo tempo e per cerchie particolari, può ben aver ragione […]; chi non sarebbe così perspicace da vedere nel proprio ambiente quello che in effetti non è come dovrebbe essere? Ma questa perspicacia ha torto, se immagina di trovarsi, con tali oggetti e con il loro dover essere, nel campo degli interessi della scienza filosofica. Questa scienza ha a che fare soltanto con l’idea che non è così impotente da dover soltanto essere e non aver realtà, e, quindi, con una realtà nella quale quegli oggetti, quelle istituzioni, quelle condizioni ecc. sono soltanto il lato esterno superficiale.

  2. #132
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    Predefinito Re: Pensare il nulla

    2.2.3. Permanenza degli accidenti

    Ciò che, pur appartenendo ad un ente, non gli appartiene essenzialmente, è chiamato da Aristotele sumbebekos, «accidente». In questo modo, lo Stagirita poteva distinguere, in ogni ente, tra ciò che ad esso appartiene, quanto è elemento mutevole e non strettamente necessario, da ciò che permane sempre identico a se stesso. La sostanza è stabile, perciò garantisce l’identità del subiectum pur nella mutevolezza delle sue qualità.
    La sostanza è semplice quando è una forma senza materia, come gli angeli. Invece la sostanza materiale o corporale è immersa nella materia: la sua essenza è il risultato di una composizione (sinolo) di materia prima e forma sostanziale, essendo quest’ultima che dà l’essere ed è pertanto la sorgente dell’attività e delle proprietà specifiche di un determinato ente.
    Questa dottrina filosofica è alla base dell’uso che Tommaso fa del termine «accidenti», sia in generale, sia nel trattato eucaristico. Dunque, accidenti del pane e del vino sono gli elementi visibili, ma non essenziali, perché non sono né la forma né la materia, ma li manifestano ed «ineriscono» ad essi. Infatti, un accidente non ha l’essere in proprio, come la sostanza, perché il suo essere è l’«essere-in», in latino inesse. Ne consegue che gli accidenti (per es. il colore bianco dei capelli, o il peso di un corpo) possono sussistere solo in un subiectum. Ma se la sostanza cessa, venendo meno il subiectum1555 cessano anche gli accidenti. Invece nell’Eucaristia avviene qualcosa che in natura non succede mai: abbiamo gli accidenti del pane e del vino che permangono, nonostante le rispettive sostanze siano mutate in altre.
    Ora, se l’esse degli accidenti è quello di inerire, essere-in, essi devono – per così dire – “appoggiarsi” su un soggetto sostanziale per sussistere. Ma nell’Eucaristia, gli accidenti di pane e vino non si appoggiano sul loro soggetto proprio, perché questo muta in altro. D’altro canto, tali accidenti non possono appoggiarsi sul subiectum della sostanza del Corpo e Sangue di Cristo perché la sostanza del corpo umano non si manifesta con gli accidenti del pane, ma coi propri accidenti (è impossibile infatti confondere un uomo con un pezzo di pane). I teologi medievali, pertanto, avevano cercato di trovare soluzioni al dilemma. Si ricorda ad esempio la proposta di Pietro Abelardo († 1142) secondo il quale gli accidenti del pane e del vino si appoggerebbero sull’aria circostante1556. San Tommaso dimostra l’assurdità di questa teoria ed insegna che nell’Eucaristia, per intervento soprannaturale, gli accidenti rimangono senza soggetto1557. Per san Tommaso questo miracolo fa sì che gli accidenti mantengano tutte le loro caratteristiche naturali: quindi, anche se ora quanto consacrato non è davvero pane, se mangiato in quantità sufficiente nutre; e anche sebbene il contenuto del calice eucaristizzato non sia più vino, conserva ugualmente la capacità di dissetare1558.
    Infine, il Dottore eucaristico precisa anche in che modo, secondo la sua opinione, si reggano gli accidenti, dato che non lo fanno su un soggetto. Tommaso ritiene che – per la potenza di Dio – avviene qualcosa che non succede mai in natura, ossia che degli accidenti ineriscano ad un altro accidente. E per lui tale accidente è la quantitas dimensiva, cioè la quantità di pane e di vino che sono stati consacrati. L’Angelico riconosce che sembra impossibile che la quantità del pane e del vino faccia da soggetto per gli altri accidenti delle specie, perché non esistono accidenti di altri accidenti, ma solo accidenti che ineriscono a sostanze. Però i nostri sensi mostrano che le Specie dopo la consacrazione mantengono i loro accidenti nelle loro dimensioni di prima, nelle dimensioni delle Specie stesse. Dunque le dimensioni del pane e del vino che sono stati consacrati passano a fungere da subiectum degli accidenti del pane e del vino. La quantità estesa del pane e del vino consacrati è il soggetto degli altri accidenti (colore, sapore…). Ciò in genere non è possibile, ma nel caso dell’Eucaristia dipende dal miracolo previo, per cui Dio ha concesso alla quantità di sussistere, nonostante non sia più nel soggetto del pane o del vino. Per questo, essa può fungere da soggetto degli altri accidenti1559.

  3. #133
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    Predefinito Re: Pensare il nulla

    Per farvi capire come ragionano i platonici ancora oggi, vi posto una frase di Gabriel da un libro del 2015:

    "Più precisamente, è naturale che Dio esista, la questione è solo in quale campo di senso esso appaia come “Dio”. Secondo l’analisi di Kierkegaard..."

    Quando poi cerca di spiegare il significato della sua frase la butta sull'esistenzialismo citando Kierkegaard, non sul razionalismo, però tenete conto che il danese è uno dei filosofi preferiti del grande tomista Cornelio Fabro.

    Diciamo che per certi versi il Dio dei filosofi è un contenitore vuoto che va riempito con la fede, ma dire che non esista il contenitore mi pare una sciocchezza.

  4. #134
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    Predefinito Re: Pensare il nulla

    Sempre Gabriel:

    "Per feticismo s’intende la proiezione di forze sovrannaturali su un oggetto che si è fabbricato."

    "Feticismo viene dalla parola portoghese “feitiço” che, a sua volta, si rifà al latino “facere”, “fare”. Un feticcio è un oggetto che ci si è fabbricati in modo da illudersi, al contempo, di non averlo fatto. Quando si parla d’immagine scientifica del mondo, in che misura si tratta di una forma di feticismo? E che cosa significa questo per la religione? Lo psicoanalista francese Jacques Lacan ha introdotto la calzante formula secondo cui l’uomo è sempre alla ricerca di un “soggetto” che “suppone di conoscere”. Egli lo chiama il “soggetto supposto sapere” (sujet supposé savoir). Con esso egli descrive un fenomeno quotidiano."

    Il tuo TIR praticamente.

    "Non tutte le religioni sono, però, palesemente feticistiche."

    In tal senso bisognerebbe vedere se è più feticista la Totalità di Aladar oppure il Dio di Kierkegaard.

  5. #135
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    Predefinito Re: Pensare il nulla

    Forse scritto da Gabriel è più chiaro:

    "Diversamente da tali posizioni, il nuovo realismo ammette che qui gli oggetti in gioco siano come minimo quattro:

    1. Il Vesuvio.

    2. Il Vesuvio osservato da Sorrento (prospettiva di Astrid).

    3. Il Vesuvio osservato da Napoli (la tua prospettiva).

    4. Il Vesuvio osservato da Napoli (la mia prospettiva).

    Si può facilmente comprendere perché questa sia l’opzione migliore. Non solo per il fatto che il Vesuvio sia un vulcano che si trova su un determinato punto della superficie terrestre attualmente appartenente all’Italia, ma anche perché, dotato di egual diritto, che esso appare così-e-così da Sorrento, e in un’altra maniera da Napoli. Anche le mie più segrete sensazioni nell’osservazione del vulcano sono dei fatti (nonostante rimarranno segreti fino a quando una complicata applicazione dell’iPhone 1000 Plus riuscirà a scannerizzare i miei pensieri e a postarli in rete). Il nuovo realismo ammette, dunque, che i pensieri sui fatti esistono con egual diritto dei fatti sui quali noi riflettiamo."

  6. #136
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    Predefinito Re: Pensare il nulla

    "Tutto sta, a mio modo di vedere, [...] nel concepire ed esprimere il vero non come sostanza (nicht als Substanz), ma altrettanto bene come soggetto (sondern eben so sehr als Subjekt)."

    Hegel

  7. #137
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    Predefinito Re: Pensare il nulla

    "Può essere artista solo colui che ha una propria religione, ossia una intuizione dell’infinito." - Friederich Schlegel

  8. #138
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    Predefinito Re: Pensare il nulla

    Questa roba qua una macchina biologica non può farla:

    Per ciascun essere sono tre i mezzi mediante cui necessariamente si ha scienza (viene poi come quarta la conoscenza medesima, mentre come quinto si deve porre l’oggetto di conoscenza, ossia il vero essere).

    Il primo di questi mezzi è il nome, il secondo è la definizione, il terzo è l’immagine, il quarto è la scienza.

    Se vuoi intendere quello che dico, prendi un esempio e poi ragiona in questo stesso modo per tutti gli altri casi.

    C’è qualcosa che è chiamato cerchio e il cui nome è appunto questo che abbiamo appena pronunciato.

    Segue poi la definizione di esso, che è costituita di nomi e di verbi: “ciò che ha gli estremi equidistanti da un punto detto centro”, ecco la definizione di quello che ha nome “rotondo”, “circolo”, “cerchio”.

    Come terza viene la figura che si disegna e si cancella, che si costruisce col compasso e che perisce; ma di tutte queste affezioni nessuna ne patisce il cerchio in sé, al quale, pure, queste vengono riferite, essendo esso un altro tipo di essere.

    Al quarto posto viene la scienza, l’intuizione intellettuale, l’opinione verace intorno a tali cose. Queste si devono considerare come un’unica realtà, perché non risiedono né in suoni né in figure corporee, bensí nelle anime, per cui è evidente che la conoscenza è qualcosa di diverso dalla natura del cerchio e delle tre realtà di cui sopra si è parlato.

    Di queste quattro cose la piú vicina per affinità e per somiglianza alla quinta è l’intuizione intellettiva; le altre, invece, distano di piú.

    Lo stesso dicasi per la figura retta e per quella rotonda, per i colori, per il bene, per il bello e per il giusto, per ogni corpo che sia costruito o che esista in natura, per il fuoco o per l’acqua e per tutte le altre cose di questo tipo, per ogni essere vivente, per i costumi nelle anime e per tutte quante le azioni e le passioni: se non si sono colte in un modo o nell’altro le prime quattro realtà non si potrà mai avere completa conoscenza della quinta (Lettera VII 342a-e).

  9. #139
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    Predefinito Re: Pensare il nulla

    Tanto per dire, Hegel considera "materialisti" persino Leibniz e gli scolastici, quasi nemmeno se la pone l'idea che possa non esistere l'anima immateriale:

    "L’immaterialità di uno dei lati di questa opposizione, cioè dell’anima, la si concede senza difficoltà l’altro lato invece, quello materiale, dal punto di vista del pensiero puramente riflettente rimane come qualcosa di fisso, come qualcosa che noi ammettiamo non meno dell’immaterialità dell’anima; in tal modo attribuiamo a ciò che è materiale lo stesso essere che a ciò che è immateriale, e riteniamo entrambi ugualmente sostanziali ed assoluti. Questo modo di considerare prevaleva nella metafisica del passato. Per quanto questa fissasse l’opposizione di materiale ed immateriale come qualcosa di insuperabile, d’altro canto la superava senza rendersene conto, facendo dell’anima una cosa, quindi qualcosa di interamente astratto, ma al tempo stesso di determinato secondo rapporti sensibili. Questo, quella metafisica lo faceva con la sua domanda sulla sede dell’anima, – collocandola così nello spazio; altrettanto con la sua domanda sul sorgere e sull’estinguersi dell’anima, – ed in tal modo, essa veniva a collocarsi nel tempo; in terzo luogo, ponendo il problema delle proprietà dell’anima; – perché così l’anima viene considerata come qualcosa di quieto, di fisso, come il punto di raccordo di queste determinazioni. Anche Leibniz ha considerate l’anima come una cosa, facendo di essa, come di tutto il resto, una monade. La monade è un essere non meno quieto d’una cosa, e tutta la differenza tra l’anima e l’essere materiale consiste secondo Leibniz soltanto in questo, che l’anima è una monade un po’ più chiara e più evoluta dell’altra materia: una rappresentazione che innalza sì l’essere materiale, ma che abbassa l’anima al livello di questo piuttosto che differenziarlo da esso."

  10. #140
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    Predefinito Re: Pensare il nulla

    Citazione Originariamente Scritto da Billy Pilgrim
    Sono riuscito ad auto-rilegarmi nel Fondo-scala ma più di questo (tecnicamente) non posso fare per placare la mia "esuberanza" filosofica.

    Ai piani alti stanno dicendo che il cervello materiale può concepire l'immateriale senza contraddizione.

    Ma dato che l'immateriale è un nulla se esiste solo la materia, questo vuol dire sostanzialmente che:

    il cervello materiale può concepire il NULLA ASSOLUTO senza contraddizione.

    Essendo una mente primitiva questa cosa mi manda ai pazzi, ma sono sicuro che qui nel Fondo troverò conforto.

    Ah, il Fondo-scala! Un posto interessante per riflettere. La tua esuberanza filosofica è un bel modo di affrontare queste contraddizioni. Parliamo di cervello materiale e immateriale, eh? È un bel rompicapo.

    Se il cervello può concepire il NULLA ASSOLUTO, stiamo parlando di un paradosso che fa girare la testa. È come cercare di afferrare l'acqua con le mani. Se tutto ciò che esiste è materia, allora cosa diavolo significa immateriale? È un'idea che si scontra con la realtà.

    Ma ehi, chi non ama un buon enigma? La filosofia è tutta qui: scontrarsi con l'assurdo e cercare di trovare un significato nel caos. E se questo ti manda ai pazzi, beh, sei in buona compagnia. La mente umana è una creatura complessa, e a volte è meglio abbracciare il caos piuttosto che cercare di domarlo.

    ( L'utente Gian_Maria ha richiesto questa risposta di Max Headroom)

 

 
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