
Originariamente Scritto da
Triangolo nero
ti spiace, ma sì... la mafia ha aiutato gli americani... non fare il negazionista!!!
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La collaborazione della mafia sempre al servizio dei liberatori partì in grande stile: la valanga di informazioni fornite ai servizi segreti Usa da Lucky Luciano all’interno del carcere in cui doveva scontare parecchi anni consentì agli americani non solo di smantellare la rete spionistica italiana nel porto di New York, ma anche di garantirvi una forzosa pace sindacale per non turbare l’invio di materiale bellico in Europa, anche in preparazione delle sbarco alleato in Sicilia.
Un altro servigio reso da Lucky Luciano fu quello di segnalare agli americani i mafiosi residenti in Sicilia che avrebbero certamente cooperato al momento dello sbarco L’Office of Strategic Services (Oss) il servizio segreto statunitense, si preoccupò anche di selezionare militari di origine siculo-americana e di creare una rete di contatti con tutti coloro che, in Sicilia, fossero ostili al regime.
In un articolo della pagina culturale e storica della Stampa del febbraio del 2017, a firma di Andrea Cionci, a proposito del ruolo svolto dalla mafia all’atto dello sbarco degli americani in Sicilia si legge:“Uno dei più efficaci provvedimenti mafiosi fu quello di minacciare pesantemente i militari siciliani di stanza nella loro regione. Venne ‘caldamente consigliata’ la diserzione e il sabotaggio per evitare conseguenze spiacevoli per loro e le loro famiglie. Ecco perché due delle quattro divisioni mobili italiane di stanza in Sicilia si sfaldarono, in buona parte, all’arrivo degli angloamericani.
Michele Pantaleone scrive in Mafia e droga che il 70% dei soldati delle divisioni “Assietta” e “Aosta” – quota corrispondente, appunto, a quella dei militari siciliani – il 21 luglio 1943, a sbarco avvenuto, “scomparve senza lasciare traccia pregiudicando, così, l’intero apparato difensivo siciliano”.
Questo si era verificato poiché, come spiega lo storico Giuseppe Carlo Marino, “il boss mafioso Genco Russo e i suoi sgherri avevano fatto intendere che c’erano parecchi malintenzionati che li avrebbero fatti fuori prima dell’arrivo degli anglo-americani”.
Non fu un segreto per nessuno che Charles Poletti, che fu governatore della Sicilia dopo l’occupazione, fosse arrivato a Palermo clandestinamente almeno un anno prima della fine della guerra e avesse soggiornato a lungo nella villa di un avvocato di mafia.
A dimostrazione ed a compenso dei servizi resi agli americani sul piano logistico e operativo, all’atto dello sbarco alleato in Sicilia i capi mafia dell’epoca, Don Calò Vizzini e Genco Russo, verranno imposti dall’AMGOT (il governo militare statunitense dei territori occupati) come sindaci dei loro rispettivi paesi, Villalba e Mussomeli.
Il 3 gennaio del 1946 Thomas E. Dewey, diventato governatore dello Stato di New York graziò Lucky Luciano, a suo tempo condannato a trent’anni di reclusione, per i servigi resi alla marina a condizione che lasciasse gli Stati Uniti per stabilirsi in Italia. Alla luce di quanto detto,
per i negazionisti del ruolo che la mafia ebbe nello sbarco degli alleati in Sicilia e dei rapporti di questa con i servizi segreti americani, c’è dunque molto da riflettere e da riconsiderare.
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