guarda che Nietzsche si esprime apertamente sugli anarchici:
"Anzi con l'aiuto di una religione che sottostava ai comandi delle più sublimi brame delle bestie del gregge e le lusingava, si è giunti al punto, che noi troviamo anche nelle istituzioni politiche e sociali un'espressione sempre più evidente di questa morale: il movimento democratico costituisce l'eredità dì quello cristiano. Ma il suo ritmo sembra però ancora troppo lento e pigro agli impazienti, ai malati e ai tossicomani dell'istinto nominato e lo dimostra il tumulto che diventa sempre più furioso, il digrignar di denti sempre più palese dei cani anarchici, che si aggirano oggi per le strade della cultura europea: in apparente contrasto con i laboriosi e pacifici democratici e gli ideologi della rivoluzione e ancor più con gli sciocchi filosofastri e fanatici della fratellanza, che si proclamano socialisti e vogliono la «libera società», ma in verità sono d'accordo con tutti costoro nella drastica e istintiva ostilità contro ogni forma di società diversa da quella del gregge autonomo (arrivando sino al rifiuto del concetto «padrone» e «servo» ‑ ni dieu ni maître dice una formula socialista ‑); unanimi nella tenace opposizione ad ogni pretesa particolare, ad ogni diritto e privilegio particolari (cioè in definitiva ad ogni diritto: poiché quando tutti sono uguali nessuno ha più bisogno di «diritti»)" ("Al di là del bene e del male", aforisma 202)
"chi ci garantisce che la democrazia moderna, l'ancor più moderno anarchismo e cioè quella tendenza alla «commune», alla forma più primitiva di società, comune, oggi, a tutti i socialisti europei, non indichi, in sostanza, un enorme regresso, e che la razza dei signori e conquistatori, quella degli ariani, non stia, anche fisiologicamente, per essere sopraffatta?" ("Genealogia della morale", aforisma 5 del libro primo)
"Chi odio maggiormente tra la plebaglia dei nostri giorni? La gentaglia socialista, gli apostoli dei Ciandala che nell'operaio corrodono l'istinto, il piacere, il sentimento di gratificazione per il suo piccolo essere, che lo rendono invidioso, che gli insegnano la vendetta... L'ingiustizia non si trova mai nella disuguaglianza dei diritti, ma nella pretesa di diritti uguali... Che cosa è cattivo"? In verità ho già risposto a questa domanda: tutto ciò che è figlio della debolezza, dell'invidia, della vendetta. L'anarchico e il cristiano hanno un'origine comune..." ("L'Anticristo", LVII)
"Il cristiano e l'anarchico: ambedue décadents, ambedue incapaci di operare in altro modo che non sia dissolvente, velenoso, debilitante, come sanguisuga; ambedue istinto di odio mortale verso tutto ciò che esiste, che è grande, che ha durata, tutto ciò che promette futuro alla vita... " ("L'Anticristo", LVIII)
tu fai mentalmente confusione perché le tue nozioni imparaticce su Nietzsche si fermano alla condanna del freddo mostro nello Zarathustra: "«Stato» si chiama il più freddo di tutti i mostri. È freddo anche nel mentire; e la menzogna ch’esce dalla sua bocca è questa: «Io, lo Stato, sono il popolo!»" ("Così parlò Zarathustra", "Del nuovo idolo")
ma il fatto che coerentemente con la sua apologia della "bionda bestia da preda avida di bottino e di vittoria" ("Genealogia della morale", aforisma 11 del libro primo) non gli piaccia il moderno Leviatano livellatore e pacificatore che comprime gli istinti rapaci di dominio non gli impedisce di essere agli antipodi di chi abolirebbe lo Stato per realizzare "l'umanità senza classi"; a questo riguardo non potrebbe essere più chiaro:
"La totale degenerazione dell'uomo giù fino a ciò che oggi appare ai babbei socialisti e alle teste vuote come il loro «uomo del futuro», ‑ come il loro ideale ‑ questa degenerazione e deprezzamento dell'uomo a perfetto animale del gregge (o come essi dicono in uomo della «società libera»), questo abbrutimento dell'uomo in bestiola con uguali diritti ed esigenze è possibile, non vi è alcun dubbio! Chi ha pensato a questa possibilità fino in fondo, almeno una volta, conosce una nausea in più rispetto agli uomini, ‑ e forse anche un nuovo compito!" ("Al di là del bene e del male", aforisma 203)
nel polemizzare sprezzantemente impiega con pertinenza i vostri slogan, "uomo del futuro", "società libera"; parla come voi perché vi leggeva e vi conosceva, e vi detestava e vi combatteva e ai "babbei socialisti" e ai "cani anarchici" non si è limitato a opporre il liberalismo borghese (troppo mediocre) o il conservatorismo cristiano (troppo intriso di quel messaggio evangelico che è in primo luogo alla radice della Sklavenmoral della compassione), ma è andato oltre celebrando l'animale rapace biondo conquistatore:
"Si potrà anche avere tutto il diritto di non liberarsi dalla paura davanti alla bionda bestia annidata nel fondo di tutte le razze aristocratiche e di stare in guardia: ma chi non preferirebbe cento volte di più il terrore, se esso fosse unito all'ammirazione, che non la mancanza di esso, unita all'impossibilità di liberarsi dallo spettacolo nauseante di esseri abortiti, immiseriti, squallidi e intossicati? Non è forse questo il nostro destino fatale? Che cosa provoca, oggi, il nostro disgusto per l'«uomo»? perché è fuor di dubbio che noi soffriamo dell'uomo. Non certo il terrore, piuttosto invece il fatto che non abbiamo più nulla da temere nell'uomo; che la massa verminosa «uomo» è in primo piano col suo brulichio; che l'«uomo mansueto», insanabilmente mediocre e scialbo, ha già imparato a sentirsi come fine ultimo e coronamento, come significato della storia, cioè «uomo superiore» ‑ che anzi ha anche un certo diritto di ritenersi tale, perché sente se stesso come distante dal cumulo di esseri deformi, malsani, snervati, sfatti, che cominciano ora a appestare l'Europa col loro lezzo; come qualcosa che perlomeno è relativamente ben riuscita, per lo meno ancora capace di vivere e di dire sì alla vita ‑" "Genealogia della morale", aforisma 11 del libro primo)





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