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  1. #151
    "Abbi Fiducia"
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    Predefinito Re: Che fine ha fatto la Sinistra?

    Citazione Originariamente Scritto da Spike Spiegel Visualizza Messaggio
    Il fatto è che a te piace scorrazzare avanti ed indietro senza una logica per cercare di definire Nietzsche come un filosofo puramente di destra e di cui la sinistra si è indebitamente appropriato, ignorando completamente la propensione anarchia di Friedrich Nietzsche e il suo pressoché totale distacco dalla politica.

    Qui torniamo a ciò che sto affermando da giorni e che non può essere confutato nemmeno pubblicando l'intera produzione del Filosofo.

    Attribuire a Nietzsche un chiaro ed inequivocabile "colore politico" è una brutale forzatura.

    Se ti va possiamo invece parlare di Heidegger e di Adorno, di esistenzialismo, metafisica e materialismo e qui sì che possiamo trovare dei risvolti di riconoscimento politico di idee filosofiche, anche perché vissuti nel periodo in cui determinate ideologie erano presenti attivamente in Europa.
    guarda che Nietzsche si esprime apertamente sugli anarchici:

    "Anzi con l'aiuto di una religione che sottostava ai comandi delle più sublimi brame delle bestie del gregge e le lusingava, si è giunti al punto, che noi troviamo anche nelle istituzioni politiche e sociali un'espressione sempre più evidente di questa morale: il movimento democratico costituisce l'eredità dì quello cristiano. Ma il suo ritmo sembra però ancora troppo lento e pigro agli impazienti, ai malati e ai tossicomani dell'istinto nominato e lo dimostra il tumulto che diventa sempre più furioso, il digrignar di denti sempre più palese dei cani anarchici, che si aggirano oggi per le strade della cultura europea: in apparente contrasto con i laboriosi e pacifici democratici e gli ideologi della rivoluzione e ancor più con gli sciocchi filosofastri e fanatici della fratellanza, che si proclamano socialisti e vogliono la «libera società», ma in verità sono d'accordo con tutti costoro nella drastica e istintiva ostilità contro ogni forma di società diversa da quella del gregge autonomo (arrivando sino al rifiuto del concetto «padrone» e «servo» ‑ ni dieu ni maître dice una formula socialista ‑); unanimi nella tenace opposizione ad ogni pretesa particolare, ad ogni diritto e privilegio particolari (cioè in definitiva ad ogni diritto: poiché quando tutti sono uguali nessuno ha più bisogno di «diritti»)" ("Al di là del bene e del male", aforisma 202)

    "chi ci garantisce che la democrazia moderna, l'ancor più moderno anarchismo e cioè quella tendenza alla «commune», alla forma più primitiva di società, comune, oggi, a tutti i socialisti europei, non indichi, in sostanza, un enorme regresso, e che la razza dei signori e conquistatori, quella degli ariani, non stia, anche fisiologicamente, per essere sopraffatta?" ("Genealogia della morale", aforisma 5 del libro primo)

    "Chi odio maggiormente tra la plebaglia dei nostri giorni? La gentaglia socialista, gli apostoli dei Ciandala che nell'operaio corrodono l'istinto, il piacere, il sentimento di gratificazione per il suo piccolo essere, che lo rendono invidioso, che gli insegnano la vendetta... L'ingiustizia non si trova mai nella disuguaglianza dei diritti, ma nella pretesa di diritti uguali... Che cosa è cattivo"? In verità ho già risposto a questa domanda: tutto ciò che è figlio della debolezza, dell'invidia, della vendetta. L'anarchico e il cristiano hanno un'origine comune..." ("L'Anticristo", LVII)

    "Il cristiano e l'anarchico: ambedue décadents, ambedue incapaci di operare in altro modo che non sia dissolvente, velenoso, debilitante, come sanguisuga; ambedue istinto di odio mortale verso tutto ciò che esiste, che è grande, che ha durata, tutto ciò che promette futuro alla vita... " ("L'Anticristo", LVIII)

    tu fai mentalmente confusione perché le tue nozioni imparaticce su Nietzsche si fermano alla condanna del freddo mostro nello Zarathustra: "«Stato» si chiama il più freddo di tutti i mostri. È freddo anche nel mentire; e la menzogna ch’esce dalla sua bocca è questa: «Io, lo Stato, sono il popolo!»" ("Così parlò Zarathustra", "Del nuovo idolo")

    ma il fatto che coerentemente con la sua apologia della "bionda bestia da preda avida di bottino e di vittoria" ("Genealogia della morale", aforisma 11 del libro primo) non gli piaccia il moderno Leviatano livellatore e pacificatore che comprime gli istinti rapaci di dominio non gli impedisce di essere agli antipodi di chi abolirebbe lo Stato per realizzare "l'umanità senza classi"; a questo riguardo non potrebbe essere più chiaro:

    "La totale degenerazione dell'uomo giù fino a ciò che oggi appare ai babbei socialisti e alle teste vuote come il loro «uomo del futuro», ‑ come il loro ideale ‑ questa degenerazione e deprezzamento dell'uomo a perfetto animale del gregge (o come essi dicono in uomo della «società libera»), questo abbrutimento dell'uomo in bestiola con uguali diritti ed esigenze è possibile, non vi è alcun dubbio! Chi ha pensato a questa possibilità fino in fondo, almeno una volta, conosce una nausea in più rispetto agli uomini, ‑ e forse anche un nuovo compito!" ("Al di là del bene e del male", aforisma 203)

    nel polemizzare sprezzantemente impiega con pertinenza i vostri slogan, "uomo del futuro", "società libera"; parla come voi perché vi leggeva e vi conosceva, e vi detestava e vi combatteva e ai "babbei socialisti" e ai "cani anarchici" non si è limitato a opporre il liberalismo borghese (troppo mediocre) o il conservatorismo cristiano (troppo intriso di quel messaggio evangelico che è in primo luogo alla radice della Sklavenmoral della compassione), ma è andato oltre celebrando l'animale rapace biondo conquistatore:

    "Si potrà anche avere tutto il diritto di non liberarsi dalla paura davanti alla bionda bestia annidata nel fondo di tutte le razze aristocratiche e di stare in guardia: ma chi non preferirebbe cento volte di più il terrore, se esso fosse unito all'ammirazione, che non la mancanza di esso, unita all'impossibilità di liberarsi dallo spettacolo nauseante di esseri abortiti, immiseriti, squallidi e intossicati? Non è forse questo il nostro destino fatale? Che cosa provoca, oggi, il nostro disgusto per l'«uomo»? perché è fuor di dubbio che noi soffriamo dell'uomo. Non certo il terrore, piuttosto invece il fatto che non abbiamo più nulla da temere nell'uomo; che la massa verminosa «uomo» è in primo piano col suo brulichio; che l'«uomo mansueto», insanabilmente mediocre e scialbo, ha già imparato a sentirsi come fine ultimo e coronamento, come significato della storia, cioè «uomo superiore» ‑ che anzi ha anche un certo diritto di ritenersi tale, perché sente se stesso come distante dal cumulo di esseri deformi, malsani, snervati, sfatti, che cominciano ora a appestare l'Europa col loro lezzo; come qualcosa che perlomeno è relativamente ben riuscita, per lo meno ancora capace di vivere e di dire sì alla vita ‑" "Genealogia della morale", aforisma 11 del libro primo)

  2. #152
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    Predefinito Re: Che fine ha fatto la Sinistra?

    Citazione Originariamente Scritto da Spike Spiegel Visualizza Messaggio
    Al massimo puoi scrivere che è la destra del '900 a stare a tratti, tirandolo per la manica dove faceva comodo, dalla parte di Nietzsche, solo per un ordine cronologico delle cose.

    Ecco perché non puoi attribuirgli una chiara appartenenza politica.
    la destra novecentesca che aveva bisogno di strappare le masse al marxismo non ha mai teorizzato che la schiavitù fosse necessaria alla civiltà (ovvero all'otium di caste aristocratiche dedite all'arte, alla guerra e altre cose "nobili"); Nietzsche sì, dato che non gliene fregava niente di paraculismi e demagogie, vedeva i "babbei socialisti" e i "cani anarchici" (cit.) fomentare le classi lavoratrici alla rivolta ("Chi odio maggiormente tra la plebaglia dei nostri giorni? La gentaglia socialista, gli apostoli dei Ciandala che nell'operaio corrodono l'istinto, il piacere, il sentimento di gratificazione per il suo piccolo essere, che lo rendono invidioso, che gli insegnano la vendetta" - L'Anticristo) e anziché leccare il culo ai lavoratori come facevano Mussolini e Hitler gli ha risposto a muso duro con un'apologia esplicita del dominio aristocratico e dell'assoggettamento del più debole

    il suo lettore Mussolini ha avuto il grande merito di bastonare i socialisti, ma per respirare e uscire per un attimo dal tanfo demagogico che coinvolge pure il fascismo bisogna immergersi nel neoschiavista Nietzsche (e non nel poetico e fumoso Zarathustra - dove pure si esalta la guerra fine a sé stessa - ma nei testi in prosa dove si sbilancia senza tanti giri di parole)

  3. #153
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    Predefinito Re: Che fine ha fatto la Sinistra?

    Citazione Originariamente Scritto da Spike Spiegel Visualizza Messaggio
    Dove l'ha letta il moto-troll 'sta scemenza?!?

    Nietzsche profeta del terzo reich...

    Credo che nemmeno Schopenhauer possa essere definito in questo modo.
    se avessi la più pallida idea di cosa scrivono Nolte e Lukács non cascheresti dal pero; magari dissentiresti da loro come farebbe un batailleano, ma sapresti qual è il punto

    "Tutto il pensiero di Nietzsche è spiegabile in base a questo punto di partenza: la sua nozione e la sua preoccupazione fondamentali erano che la « civiltà » creata sempre nella storia da classi privilegiate e oziose, non avrebbe potuto sussistere dopo il mutamento di fondo della struttura sociale voluto dai liberali e dai socialisti."

    quel che afferma Nolte è visibile non solo nei cattivissimi libri del periodo della maturità che tendo a riportare, ma fin dal primo, "La nascita della tragedia":

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    questa non è nemmeno una strana deviazione del Nietzsche tardo, dato che la troviamo fin nel primo libro, "La nascita della tragedia"

    "E ora non bisogna nascondersi ciò che si cela nel grembo di questa cultura socratica! Un ottimismo che si crede senza limiti! Ora non bisogna spaventarsi se i frutti di quest’ottimismo maturano, se la società, fatta lievitare fin nei più profondi strati da una siffatta cultura, trema gradualmente fra rigogliosi ribollimenti e bramosie, se la fede nella felicità terrena di tutti, se la fede nella possibilità di una tale civiltà universale del sapere si converte a poco a poco nella minacciosa pretesa di possedere una tale felicità terrena alessandrina, nell’evocazione di un euripideo deus ex machina! Si noti bene: la cultura alessandrina ha bisogno, per poter esistere durevolmente, di una classe di schiavi; ma essa, nella sua concezione ottimistica dell’esistenza, nega la necessità di una tale classe e va perciò gradualmente incontro, quando sia esaurito l’effetto delle sue belle parole di seduzione e di rassicurazione della «dignità dell’uomo» e della «dignità del lavoro», a un’orrenda distruzione. Non c’è niente di più terribile di una classe barbarica di schiavi che abbia imparato a considerare la sua esistenza come un’ingiustizia e che si accinga a far vendetta non solo per sé, ma per tutte le generazioni. Chi oserà, contro tali minaccianti tempeste, fare appello con animo sicuro alle nostre smorte e stanche religioni, che sono degenerate fin nelle loro fondamenta in religioni dotte? In questo modo il mito, presupposto necessario di ogni religione, è già dappertutto paralizzato, e anche in tale sfera ha preso il sopravvento quello spirito ottimistico che abbiamo or ora indicato come il germe distruttivo della nostra società."

    ancora una volta, gli "ottimisti razionalisti" (vale a dire democratici e socialisti) minano il fondamento della civiltà (vale a dire la differenza di classe, lo sfruttamento di una moltitudine di schiavi) proclamando la dignità dell'uomo e del lavoro
    György Lukács è l'impareggiabile filosofo marxista che ha rilevato nella storia del pensiero tedesco una tendenza che lui fa cominciare con l'ultimo Schelling, che passa per Schopenhauer e Nietzsche e arriva all'irrazionalismo novecentesco e che chiama "distruzione della ragione", in quanto alternativa e ostile allo hegelismo a lui caro incentrato sulle categorie di Umanità, Ragione e Progresso; se fossi al corrente del dibattito intorno alla sinistra vecchia (marxista) e nuova (foucaultiana-deleuziana-batailleana) non te ne meraviglieresti, dato che i marxisti sono ben allarmati dallo discioglimento della loro "ragione immanente in via di dispiegamento nel processo storico" in una lotta di narrazioni contro narrazioni (tutto è interpretazione, proiezione della volontà soggettiva, ogni narrazione è uno strumento di potere) come fa la nuova sinistra "nietzschiana"; senonché i vari Foucault e Deleuze non traggono tutte le conseguenze (molto spiacevoli per i "compassionevoli umanitari") che derivano dallo sbriciolamento degli idoli di Umanità, Ragione e Progresso; Nietzsche lo fa, e pure a chiare lettere

  4. #154
    "Abbi Fiducia"
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    Predefinito Re: Che fine ha fatto la Sinistra?

    Citazione Originariamente Scritto da m96m Visualizza Messaggio
    Ma non era Schopenhauer?
    esistono testimonianze che Schopenhauer fosse il filosofo preferito da Hitler per sua ammissione; la prima che mi capita sottomano è da "Hitler's Private Library" di Ryback:

    "Riefenstahl provides an equally vivid but contradictory account. “I have a great deal to catch up on,” Riefenstahl recalls Hitler telling her in the book-lined comfort of his Prince Regent Square apartment. “In my youth I did not have the means or the possibility to provide myself with an adequate education. Every night I read one or two books, even when I go to bed very late.” He said that these readings were his primary source of knowledge, the grist from which he derived his public speeches. “When a person ‘gives’ he also has to ‘take,’ and I take what I need from books,” he said. When Riefenstahl asked Hitler what he liked to read, he allegedly replied, “Schopenhauer.”
    “Not Nietzsche?” Riefenstahl asked.
    “No, I can’t really do much with Nietzsche,” Riefenstahl recalls Hitler telling her. “He is more an artist than a philosopher; he doesn’t have the crystal-clear understanding of Schopenhauer. Of course, I value Nietzsche as a genius. He writes possibly the most beautiful language that German literature has to offer us today, but he is not my guide.”


    senonché in Schopenhauer - ancorché pessimista nei confronti del progresso e delle masse - non si lancia in una costante apologia della schiavitù e dello sfruttamento, e anzi ce lo ricordiamo soprattutto per le prediche ascetico-compassionevoli da buddhistoide che esorta a neutralizzare la Volontà anziché incitare a scatenarla liberandosi dalle pastoie della morale dei mediocri e dei sofferenti risentiti

    questo non impedisce che durante i moti del 1848 Schopenhauer abbia fatto salire i soldati prussiani sul suo appartamento a che potessero prendere la mira sul popolo in rivolta e abbia lasciato una cospicua eredità alle vedove e agli orfani dei caduti nella repressione dei moti (era insomma un reazionario sociale)

  5. #155
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    Predefinito Re: Che fine ha fatto la Sinistra?

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    esistono testimonianze che Schopenhauer fosse il filosofo preferito da Hitler per sua ammissione; la prima che mi capita sottomano è da "Hitler's Private Library" di Ryback:

    "Riefenstahl provides an equally vivid but contradictory account. “I have a great deal to catch up on,” Riefenstahl recalls Hitler telling her in the book-lined comfort of his Prince Regent Square apartment. “In my youth I did not have the means or the possibility to provide myself with an adequate education. Every night I read one or two books, even when I go to bed very late.” He said that these readings were his primary source of knowledge, the grist from which he derived his public speeches. “When a person ‘gives’ he also has to ‘take,’ and I take what I need from books,” he said. When Riefenstahl asked Hitler what he liked to read, he allegedly replied, “Schopenhauer.”
    “Not Nietzsche?” Riefenstahl asked.
    “No, I can’t really do much with Nietzsche,” Riefenstahl recalls Hitler telling her. “He is more an artist than a philosopher; he doesn’t have the crystal-clear understanding of Schopenhauer. Of course, I value Nietzsche as a genius. He writes possibly the most beautiful language that German literature has to offer us today, but he is not my guide.”


    senonché in Schopenhauer - ancorché pessimista nei confronti del progresso e delle masse - non si lancia in una costante apologia della schiavitù e dello sfruttamento, e anzi ce lo ricordiamo soprattutto per le prediche ascetico-compassionevoli da buddhistoide che esorta a neutralizzare la Volontà anziché incitare a scatenarla liberandosi dalle pastoie della morale dei mediocri e dei sofferenti risentiti

    questo non impedisce che durante i moti del 1848 Schopenhauer abbia fatto salire i soldati prussiani sul suo appartamento a che potessero prendere la mira sul popolo in rivolta e abbia lasciato una cospicua eredità alle vedove e agli orfani dei caduti nella repressione dei moti (era insomma un reazionario sociale)
    Grazie per le informazioni, anche se non possiamo essere d'accordo su tante cose, è sempre un piacere leggerti
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  6. #156
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    Predefinito Re: Che fine ha fatto la Sinistra?

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    se avessi la più pallida idea di cosa scrivono Nolte e Lukács non cascheresti dal pero; magari dissentiresti da loro come farebbe un batailleano, ma sapresti qual è il punto

    "Tutto il pensiero di Nietzsche è spiegabile in base a questo punto di partenza: la sua nozione e la sua preoccupazione fondamentali erano che la « civiltà » creata sempre nella storia da classi privilegiate e oziose, non avrebbe potuto sussistere dopo il mutamento di fondo della struttura sociale voluto dai liberali e dai socialisti."

    quel che afferma Nolte è visibile non solo nei cattivissimi libri del periodo della maturità che tendo a riportare, ma fin dal primo, "La nascita della tragedia":



    György Lukács è l'impareggiabile filosofo marxista che ha rilevato nella storia del pensiero tedesco una tendenza che lui fa cominciare con l'ultimo Schelling, che passa per Schopenhauer e Nietzsche e arriva all'irrazionalismo novecentesco e che chiama "distruzione della ragione", in quanto alternativa e ostile allo hegelismo a lui caro incentrato sulle categorie di Umanità, Ragione e Progresso; se fossi al corrente del dibattito intorno alla sinistra vecchia (marxista) e nuova (foucaultiana-deleuziana-batailleana) non te ne meraviglieresti, dato che i marxisti sono ben allarmati dallo discioglimento della loro "ragione immanente in via di dispiegamento nel processo storico" in una lotta di narrazioni contro narrazioni (tutto è interpretazione, proiezione della volontà soggettiva, ogni narrazione è uno strumento di potere) come fa la nuova sinistra "nietzschiana"; senonché i vari Foucault e Deleuze non traggono tutte le conseguenze (molto spiacevoli per i "compassionevoli umanitari") che derivano dallo sbriciolamento degli idoli di Umanità, Ragione e Progresso; Nietzsche lo fa, e pure a chiare lettere
    Tutto "molto bello".

    Peccato che il diretto interessato (Nietzsche) non abbia mai potuto dire la sua in merito perché morto da oltre trent'anni all'ascesa del nazismo.

    Quindi, se permetti, per me è un caso di appropriazione culturale, al netto di quanto affermano Lukáks e Nolte e non sono l'unico a vederla in questo modo.

    Invece continui ad evitare l'estensione del ragionamento su filosofi più recenti e realmente implicati con le dinamiche politiche del pensiero nazista e marxista.

  7. #157
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    Predefinito Re: Che fine ha fatto la Sinistra?

    Doppio.

  8. #158
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    Predefinito Re: Che fine ha fatto la Sinistra?

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    se avessi la più pallida idea di cosa scrivono Nolte e Lukács non cascheresti dal pero; magari dissentiresti da loro come farebbe un batailleano, ma sapresti qual è il punto

    "Tutto il pensiero di Nietzsche è spiegabile in base a questo punto di partenza: la sua nozione e la sua preoccupazione fondamentali erano che la « civiltà » creata sempre nella storia da classi privilegiate e oziose, non avrebbe potuto sussistere dopo il mutamento di fondo della struttura sociale voluto dai liberali e dai socialisti."
    è vero che in questa posizione (che mi sembra la negazione più totale e radicale del pensiero di sinistra che si possa concepire) non c'è implicito "il Terzo Reich" (che è "modernamente" nazionalista e socialistoide mentre l'ideale dell'otium aristocratico che si eleva sullo sfruttamento degli schiavi non lo è); ma gli elementi di continuità risultano più chiari se consideriamo che in Nietzsche non era assente una mitologia della superiorità ariana:

    "Nel malus dei latini (cui affianco il greco mélas) poteva essere rappresentato l'uomo comune, individuo scuro di colore, soprattutto nero di capelli («hic niger ist» ‑), l'aborigeno preariano abitatore del territorio italico che si distingueva nella maniera più evidente possibile per il suo colorito dalla razza bionda ormai al potere, e cioè dalla razza dei conquistatori ariani; il gaelico, mi ha offerto per lo meno un caso simile ‑ fin (per esempio nel nome Fin‑Gal), termine che definiva l'aristocrazia e alla fine il buono, nobile, puro, originariamente la testa bionda in contrasto con gli indigeni scuri e dai capelli neri.

    Detto per inciso, i Celti erano fuor di dubbio una razza bionda: non è esatto collegare quelle fasce di popolazione assolutamente nere di capelli, che si notano nelle più precise carte etnografiche della Germania, a una qualche origine celtica o a qualche incrocio, come fa ancora Virchow: è piuttosto la popolazione pre‑ariana della Germania a essere stata predominante in quelle regioni. (Lo stesso si può dire per quasi tutta l'Europa, in sostanza la razza vinta ha finito per riprendere il sopravvento, col colore, la brachicefalia, forse anche con i suoi istinti intellettuali e sociali; chi ci garantisce che la democrazia moderna, l'ancor più moderno anarchismo e cioè quella tendenza alla «commune», alla forma più primitiva di società, comune, oggi, a tutti i socialisti europei, non indichi, in sostanza, un enorme regresso, e che la razza dei signori e conquistatori, quella degli ariani, non stia, anche fisiologicamente, per essere sopraffatta?...)"
    ("Genealogia della morale", aforisma 5 del libro primo)

    "Queste disposizioni sono sufficientemente istruttive: in esse abbiamo per una volta l'umanità ariana, affatto pura, affatto originaria ‑ apprendiamo che il concetto di «sangue puro» è un concetto tutt'altro che innocuo. D'altra parte diventa chiaro in quale popolo si sia eternato l'odio, l'odio dei Ciandala contro questa «umanità», dove esso sia divenuto religione, sia divenuto genio... Da questo punto di vista i Vangeli sono un documento di prim'ordine; ancor più il libro di Enoch.

    ‑ Il cristianesimo, per la sua radice ebraica e comprensibile solo come frutto di questo terreno, rappresenta il movimento opposto a ogni morale dell'allevamento, della razza, del privilegio: ‑ esso è la religione antiariana par excellence: il cristianesimo, il rovesciamento di tutti i valori ariani, la vittoria dei valoriCiandala, il vangelo predicato ai poveri, agli umili, la rivolta generale di tutti i calpestati, i miseri, i falliti, i malriusciti, contro la (<razza» ‑ l'immortale vendetta dei Ciandala come religione dell'amore..."
    ("Crepuscolo degli idoli", aforisma 4 del capitolo "I miglioratori dell'umanità)

    "Alla base di tutte queste razze aristocratiche non si può non riconoscere l'animale da preda, la trionfante bestia bionda che vaga alla ricerca della preda e della vittoria; questo fondo occulto, di tanto in tanto, ha bisogno di scaricarsi, l'animale deve uscire di nuovo alla luce, tornare alla vita selvaggia, ‑ nobiltà romana, araba, germanica, giapponese, eroi omerici, vichinghi, scandinavi ‑ si assomigliano tutti in questo bisogno. Sono state le razze nobili ad aver lasciato, in tutti i luoghi percorsi, tracce del concetto di «barbaro»; anche la loro massima cultura tradisce ancora una coscienza di ciò e il relativo orgoglio (per esempio quando Pericle dice ai suoi Ateniesi, in quella famosa orazione funebre, «la nostra audacia si è aperta una strada per ogni terra e per ogni mare, erigendosi dovunque monumenti imperituri nel bene e nel male»).

    Questa «audacia» delle razze nobili, folle, assurda, improvvisa, il modo con cui si manifesta, l'imprevedibilità e l'improbabilità stessa delle sue imprese ‑ Pericle sottolinea particolarmente la ratumìa degli Ateniesi ‑, la loro indifferenza e il disprezzo per la sicurezza, il corpo, la vita, le comodità, la loro terribile allegria, la profondità del piacere provato in ogni distruzione, in tutte le ebbrezze di vittoria e di crudeltà ‑ tutto questo trovò il suo riepilogo, per coloro che ne dovettero soffrire, nell'immagine del «barbaro», del «nemico malvagio», come i «Goti» o i «Vandali».

    La diffidenza glaciale e profonda che il tedesco provoca ancora oggi, non appena arriva al potere, è sempre un'eco di quell'orrore inestinguibile con cui per millenni l'Europa aveva guardato la bionda bestia germanica (anche se tra gli antichi Germani e noi tedeschi non esiste quasi nessuna affinità ideale, né tanto meno di sangue)."
    ("Genealogia della morale", aforisma 11 del libro primo)

    tutti sanno che Nietzsche disprezzava gli antisemiti volgari (risentiti quanto socialisti e anarchici, in quanto troviamo pure loroa inveire contro i potenti e i privilegiati, questa volta individuati negli ebrei; è una nota accusa della sinistra quella di incanalare la frustrazione sociale verso gli ebrei lontano dagli altri privilegiati), ma questo non gli ha impedito di impostare la questione ebraica in termini più "cosmici" del solito piagnisteo sulla finanza ebraica o anche degli ebrei inventori del comunismo, individuando nel profetismo ebraico e nel derivativo cristianesimo le radici della morale oggi prevalente che maledice i potenti e i privilegiati:

    "Tutto quello che si è fatto sulla terra contro «gli aristocratici», «i forti», «i signori», «i potenti» non meriterebbe nemmeno di essere citato in confronto a quello che gli Ebrei hanno fatto contro di loro; gli Ebrei, quel popolo sacerdotale che non ritenne di aver ricevuto la dovuta soddisfazione dai propri nemici e sopraffattori, se non dopo averne radicalmente ribaltato i valori, cioè solo grazie a un atto della più spirituale vendetta. Questo solo era adeguato a un popolo sacerdotale, al popolo della più latente sete di vendetta sacerdotale.

    Sono stati gli Ebrei che hanno osato ribaltare e mantenere, stringendo i denti dell'odio più abissale (l'odio della impotenza), l'equazione aristocratica di valore (buono = aristocratico = potente = bello = felice = caro agli dèì), cioè «i miserabili solo sono i buoni, i poveri, gli impotenti, gli umili solo sono i buoni, i sofferenti, gli indigenti, i malati, i brutti sono anche gli unici a essere pii, beati in dio, solo a loro è concessa la beatitudine ‑ là dove voi, al contrario, ‑ voi nobili e potenti, voi sarete per l'eternità i malvagi, i crudeli, i corrotti, gli insaziabili, gli empi, e sarete anche per l'eternità infelici, dannati, e maledetti!»... Si sa chi ha ereditato questo sovvertimento di valore giudaico... A proposito dell'iniziativa mostruosa e oltremodo fatale assunta dagli Ebrei con questa dichiarazione di guerra, radicale più di ogni altra, mi sovvengo di quello che ho detto in altra occasione (Al di là del bene e del male, p. 118) ‑ che cioè con gli Ebrei si inizia la rivolta degli schiavi nella morale: rivolta che ha dietro di sé duemila anni di storia e che oggi abbiamo perso di vista solo perché essa ‑ ha vinto..."
    ("Genealogia della morale", aforisma 7 del libro primo)

    addirittura la storia del mondo sarebbe la storia di una lotta tra il principio aristocratico ("Roma") e quello del risentimento ("Giudea"); non dovrebbe essere difficile capire perché, visto che già prima del cristianesimo "che innalza gli umili e rimanda i ricchi a mani vuote" i profeti ebraici maledivano i potenti di questa terra (che avevano schiavizzato il popolo ebraico) esattamente come fanno oggi comunisti e anarchici:

    "Il simbolo di questa lotta, scolpito in una scrittura che è sopravvissuta, chiara e leggibile, a tutta la storia della umanità, è «Roma contro Giudea, Giudea contro Roma»: ‑ sino ad oggi non si è dato alcun avvenimento più grande di questa lotta, di questa impostazione del problema, di questo contrasto mortalmente ostile. Roma vide nell'Ebreo qualcosa come la contronatura stessa, come un monstrum ai suoi antipodi; a Roma l'Ebreo era ritenuto «reo convinto di odio contro tutto il genere umano»: a buon diritto, in quanto si ha un diritto di riconnettere la salvezza e il futuro del genere umano al dominio assoluto dei valori aristocratici, dei valori romani." ("Genealogia della morale", aforisma 16 del libro primo)

  9. #159
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    Predefinito Re: Che fine ha fatto la Sinistra?

    Citazione Originariamente Scritto da m96m Visualizza Messaggio
    Grazie per le informazioni, anche se non possiamo essere d'accordo su tante cose, è sempre un piacere leggerti
    ma non siamo d'accordo perché ci troviamo su sponde opposte o perché dico qualcosa di inaccurato?

  10. #160
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    Predefinito Re: Che fine ha fatto la Sinistra?

    Citazione Originariamente Scritto da Spike Spiegel Visualizza Messaggio
    Tutto "molto bello".

    Peccato che il diretto interessato (Nietzsche) non abbia mai potuto dire la sua in merito perché morto da oltre trent'anni all'ascesa del nazismo.

    Quindi, se permetti, per me è un caso di appropriazione culturale, al netto di quanto affermano Lukáks e Nolte e non sono l'unico a vederla in questo modo.

    Invece continui ad evitare l'estensione del ragionamento su filosofi più recenti e realmente implicati con le dinamiche politiche del pensiero nazista e marxista.
    sono il primo a sottolineare che fascismo e nazismo si compromettono con la demagogia socialistoide, mentre Nietzsche non lo fa

    sono però quelli come te a individuare nell'esaltazione dello sfruttamento e della schiavitù "la vera essenza del fascismo e del nazismo dietro alle ingannevoli chiacchiere socialiste con cui raggirano i lavoratori"

    e l'esaltazione dello sfruttamento e della schiavitù la troviamo in Nietzsche come in nessun altro autore del mondo successivo alla rivoluzione francese:

    "Ogni elevazione del tipo «uomo» è stata fino ad oggi opera di una società aristocratica ‑ e così sarà sempre: di una società cioè che crede in una lunga scala dell'ordine gerarchico e in una difformità di valore tra gli uomini e che ha bisogno, in un certo senso, della schiavitù. Senza il pathos della distanza, così come si sviluppa dalla connaturata differenza delle classi, dall'ampiezza e dall'altezza dello sguardo che la casta dominante fissa costantemente nei sudditi e sugli strumenti, e dalla pratica altrettanto costante dell'obbedire e del comandare, del mantenere in basso e lontano, quest'altro misterioso pathos non potrebbe affatto svilupparsi, quel desiderio di sempre nuove e maggiori distanze all'interno dell'anima stessa, la formazione di condizioni sempre più elevate, più rare, più lontane, più ricche di tensione, più estese, in breve l'elevazione appunto del tipo «uomo», il continuo «autosuperamento dell'uomo» per usare in senso sovramorale una formula morale.

    Effettivamente non possiamo abbandonarci a nessuna illusione umanitaria sulla storia delle origini di una società aristocratica (dunque del presupposto di quell'elevazione del tipo «uomo» ‑): la verità è dura. Diciamoci senza riguardo come è cominciata fino ad oggi sulla terra ogni civiltà superiore! Uomini con una natura ancora naturale, barbari in ogni terribile senso del termine, predatori, ancora in possesso di intatte forze di volontà e di avidità di potere, si gettarono su razze più deboli, più civilizzate, più pacifiche, forse dedite al commercio o all'allevamento del bestiame, o su antiche civiltà fiacche, nelle quali proprio l'ultima forza vitale risplendeva in scintillanti fuochi d'artificio di spirito e corruzione. La casta aristocratica fu sempre all'inizio la casta barbarica: la sua prevalenza non stava tanto nella forza fisica, quanto in quella psichica, ‑ essi erano gli uomini più intatti (che, ad ogni livello, significa anche «le bestie più complete» ‑)."
    ("Al di là del bene e del male", aforisma 257)

    "La cosa essenziale in una buona e sana aristocrazia è però che essa non si senta funzione (sia della regalità, che della comunità), ma suo senso e massima giustificazione, ‑ che essa assuma perciò con tranquilla coscienza il sacrificio di innumerevoli esseri umani che devono essere oppressi e abbassati per amor suo a divenire uomini incompleti, schiavi, strumenti. La sua fede fondamentale deve essere appunto che la società non può esistere per amore della società, ma deve essere solo il sostegno e l'infrastruttura grazie ai quali una specie eletta di esseri è in grado di elevarsi al suo compito superiore e soprattutto a una superiore esistenza" ("Al di là del bene e del male", aforisma 258)

    "Astenersi reciprocamente dall'offesa, dalla violenza, dallo sfruttamento, equiparare la propria volontà a quella degli altri: ciò può divenire in un certo qual rozzo modo una buona abitudine tra individui, ove ve ne siano le condizioni (cioè la loro effettiva omogeneità di forze e di valori e la loro appartenenza reciproca all'interno di un unico corpo). Non appena però si volesse prendere questo principio in senso più ampio e, se possibile, come principio fondamentale della società, esso si dimostrerebbe subito per ciò che è: volontà di negazione della vita, principio di dissoluzione e di decadenza. Occorre qui pensare in modo esaustivo al fondamento e rifiutarsi ad ogni debolezza sentimentale: la vita stessa è essenzialmente, appropriazione, violazione, sopruso su ciò che è estraneo e più debole, oppressione, durezza e imposizione delle proprie forme, annessione e perlomeno ‑ ed è il caso più benevolo ‑, sfruttamento, ma a che scopo bisognerebbe usare sempre proprio queste parole, sulle quali si è impressa sin dai tempi antichi un'intenzione diffamatoria?

    Anche quel corpo, all'interno del quale, come prima abbiamo supposto, gli individui si trattano da uguali ‑ avviene in ogni sana aristocrazia ‑, deve esso stesso, nel caso esso sia un corpo vitale e non moribondo, fare contro altri corpi tutto ciò da cui gli individui che sono in lui si astengono dal fare reciprocamente: esso dovrà crescere per attrarre a sé, conquistare, vorrà prevalere, ‑ non a causa di una qualche moralità o immoralità, ma perché egli vive, e perché vita è appunto volontà di potenza. In nessun punto tuttavia la coscienza comune degli Europei è più ostile all'insegnamento di quanto non lo sia qui; oggi ci si entusiasma ovunque, addirittura sotto un travestimento scientifico, di condizioni future della società, dalle quali dovrà scomparire il «carattere di sfruttamento»: ‑ ciò suona alle mie orecchie come se si promettesse di inventare una vita che si trattenesse da ogni funzione organica.

    Lo «sfruttamento» non appartiene a una società deteriorata o incompleta e primitiva: esso appartiene all'essenza stessa di ciò che è vivente, come organica funzione fondamentale essa è una conseguenza della caratteristica volontà di potenza, che è appunto la volontà della vita. ‑ Posto che questa sia nuova come teoria ‑ come realtà è il fatto originario di tutta la storia: si sia onesti verso se stessi fino a questo punto! ‑"
    ("Al di là del bene e del male", aforisma 259)

    la democrazia aspira al benessere dell'umanità? Nietzsche disprezza insieme il benessere e la democrazia:

    "Libertà significa che gli istinti virili, lieti di guerra e di vittoria, prevalgono su altri istinti, per esempio su quelli della «felicità». L'uomo diventato libero, e tanto più lo spirito diventato libero, calpesta la spregevole specie di benessere di cui sognano i bottegai, i cristiani, le mucche, le femmine, gli Inglesi e gli altri democratici. L'uomo libero è guerriero. ‑ In base a che si misura la libertà, negli individui e nei popoli? In base alla resistenza che dev'esser superata, alla fatica che costa rimanere in alto. Il tipo supremo di uomo libero lo si dovrebbe cercare là dove continuamente viene superata la massima resistenza: a cinque passi dalla tirannide, proprio sulla soglia del pericolo della schiavitù. Ciò è vero psicologicamente, se qui per «tiranni» si intendono istinti implacabili e terribili, che verso di sé esigono il massimo di autorità e disciplina ‑ il tipo più bello: Giulio Cesare ‑; ciò è vero anche politicamente, basta seguire il suo corso attraverso la storia. I popoli che avevano qualche valore, che diventarono di qualche valore, non lo diventarono mai sotto istituzioni liberali: il grande pericolo fece di essi qualcosa che merita rispetto, il pericolo che solo ci fa conoscere le nostre risorse, le nostre virtù, le nostre difese e le nostre armi, il nostro spirito, ‑ che ci costringe a esser forti... Primo principio: occorre aver bisogno di esser forti: altrimenti non lo si diverrà mai. ‑ Quelle grandi serre per la forte, la più forte specie di uomini mai esistita, le comunità aristocratiche sul tipo di Roma e Venezia, intendevano la libertà esattamente nel senso in cui io intendo la parola libertà: come qualcosa che si ha e non si ha, che si vuole, che si conquista..." ("Crepuscolo degli idoli")

 

 
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