Avete sentito parlare di Prospera in Honduras ?
una vera e propria entità extra-statale, governata di fatto da investitori privati che, pur nella cornice del diritto internazionale, potranno scrivere le proprie leggi e progettare il proprio sistema giudiziario, gestendo perfino le forze di polizia...............una cultura elitaria, dove i ricchi si adagiano nel lusso e muovono sonanti dollaroni, che si sciacquano la coscienza con un mecenatismo spicciolo e fintamente egualitario. Un segno dei tempi, dove i potenti non sono più scelti da una democrazia che è tutto fuorché rappresentativa e dove gli utenti preferiscono il servizio al diritto.
Próspera, tra cliniche di longevità e microchip sottopelle: «l'isola delle libertà» in Honduras che è diventata un incubo
di Velia Alvich
L’enclave è una delle «startup city» che stanno sorgendo nel mondo: qui comandano le imprese super innovative, tra cibernetica e cliniche per la longevità
Microchip, golf, poche tasse. E' questa l’isola del tesoro?
Nel futuro immaginato da William Gibson, uno dei fondatori del genere letterario cyberpunk, le città sono governate da potenti multinazionali e la tecnologia si insinua dentro la pelle dell’uomo. Occhi e arti bionici sono all’ordine del giorno. Ricevere un innesto è semplice, basta visitare una clinica specializzata in impianti cibernetici. Certo, nello Sprawl — la caotica metropoli immaginaria che si estende lungo tutta la costa orientale degli Stati Uniti — non si riesce più a guardare il cielo, oscurato da enormi cupole artificiali. E a Chiba City la popolazione vaga in strade fatiscenti illuminate dalla fredda luce dei neon. Ma la società si è trasformata in un cupo paradiso liberista dove lo Stato non esiste quasi più e il progresso tecnologico fa quasi dimenticare la miseria umana.
Altre regole
Se potessimo tingere di colori più brillanti questa visione del futuro, assumerebbe i contorni di Próspera, la “startup city” che si trova dentro il territorio dell’Honduras, pur non facendone pienamente parte. L’enclave è una delle ZEDE (acronimo in spagnolo che sta per «Zona di occupazione e sviluppo economico») istituite dal Paese centroamericano per incentivare la crescita e l’innovazione. Il cuore di questa città si trova a Roatán, l’isola circondata dal mare cristallino dei Caraibi, dove numerosi resort coesistono con la popolazione locale e con gli abitanti di Próspera.
Un enorme palazzo svetta al centro della città del futuro: Duna Residences — che unisce appartamenti, uffici, spazi per coworking e negozi — conta quattordici piani. Il doppio rispetto alle regole edilizie del resto dell’isola. L’edificio è il simbolo dello statuto speciale di Próspera, che gode di norme proprie (a eccezione del codice penale, che rimane quello honduregno) e di un regime fiscale favorevole alle imprese. Un porto sicuro per le startup innovative che in altri Paesi dovrebbero sottoporsi allo scrutinio di enti regolatori.
Una di queste è Minicircle. Nella sua clinica sull’isola di Roatán, propone una terapia genica sperimentale che promette la gioventù (quasi) eterna. Fra i clienti c’è anche Bryan Johnson, il milionario salito agli onori della cronaca grazie ai suoi costosi sforzi per conquistare il segreto della longevità. Su Próspera c’è anche Symbiont Labs, l’azienda che vende «cibernetica di consumo» a chiunque, per esempio, voglia installare un chip sottocutaneo.
Microchip, golf, poche tasse. E' questa l’isola del tesoro?
Proprio in questa città Patri Friedman – nipote dell’economista Milton Friedman e sostenitore della supremazia delle libertà individuali – si è fatto impiantare un microchip che gli consente di aprire la propria Tesla o di pagare con la sola imposizione delle mani. «Ho anche ricevuto un trattamento genico per rendermi più forte e più veloce», ha raccontato Friedman in un podcast. «E durante l’ultimo viaggio ho fatto sostituire i batteri nella mia bocca con altri ingegnerizzati per proteggermi dalle carie».
Questi sono solo alcuni esempi dell’attività tecno-imprenditoriale che prospera sull’isola. Una realtà resa possibile dall’istituzione delle ZEDE e che affonda le proprie radici ideologiche nelle “città charter” teorizzate dall’economista e premio Nobel Paul Romer. Galeotto fu un Ted Talk che nel 2009 aveva catturato l’attenzione del governo honduregno.
Volute dall’allora presidente Porfirio Lobo e dal capo del Congresso Juan Orlando Hernández – diventato a sua volta presidente e poi, nel 2022, estradato negli Usa per reati legati al traffico di droga – l’istituzione delle ZEDE ha avuto un percorso tutt’altro che lineare e trasparente. Per realizzare il progetto era necessario modificare la Costituzione. Un intervento portato a termine rimuovendo quattro dei cinque giudici della Corte Suprema che avevano cercato di ostacolare la modifica della carta fondamentale.
Rimosso ogni impedimento, la realizzazione della “startup city” è stata affidata a Gabriel Delgado, che aveva individuato nell’isola di Roatán il luogo adatto dove edificare, e a Erick Brimen. Quest’ultimo è la mente dietro Honduras Próspera Inc — l’azienda privata che gestisce la città —, ma già in passato è stato sostenitore e lobbista negli Usa delle cosiddette “Freedom cities”, le “città della libertà”.
Il prezzo
Diventare residenti ha un costo: 1300 dollari all’anno. Dieci volte di meno per chi opta per la versione digitale della cittadinanza. Ottenere la residenza e, soprattutto, comprare proprietà ha un vantaggio immediato: il voto di questi prosperani pesa di più nelle elezioni del consiglio cittadino. Registrare un’azienda è semplice – bastano pochi click sul portale digitale – e conveniente: per costituire una startup si può scegliere il quadro normativo più adatto alle proprie esigenze di business.
E vissero tutti felici e contenti su un’isola caraibica? Una conclusione che vale forse per i prosperani che si fermano al Bitcoin Cafè per sorseggiare una bevanda gelata e farsi una cultura sulla criptovaluta (unità di conto ufficiale nella città-stato). Un idillio liberista per chi ha scelto di vivere nella città del futuro, ma le comunità confinanti non direbbero lo stesso.
Crawfish Rocks, un piccolo villaggio di pescatori a poche centinaia di metri da Próspera, è stata investita in pieno dal cambiamento non sempre positivo. Gli abitanti hanno dovuto fare presto i conti con la penuria d’acqua dolce a causa di un pozzo prosciugatosi dopo che è cominciata la costruzione di Duna Residences. E, soprattutto, gli abitanti del luogo hanno fatto i conti con la paura di vedere la propria terra espropriata a vantaggio dell’espansione di Próspera. Non ha aiutato una mappa circolata online che mostrava l’estensione territoriale di Próspera ben oltre i confini iniziali, né la consapevolezza che il governo honduregno possa legalmente espropriare i terreni a fronte di un risarcimento in linea con il prezzo di mercato. Le paure di un villaggio abitato da appena 300 persone sono diventate presto un tema di rilevanza nazionale e un cavallo di battaglia per Xiomara Castro nella sua campagna elettorale. Una volta eletta presidente, ha fatto approvare una norma per abrogare le ZEDE. Ma il fallimento del Congresso honduregno nella ratifica della riforma costituzionale ha gettato Próspera in un limbo. La città, inoltre, è protetta da 50 anni di stabilità garantiti dalla legge che ha istituito le ZEDE. «Lo Stato non può togliere i diritti, ma deve proteggerli e tutelarli», scrive su X Jorges Colindres, segretario tecnico (cioè sindaco) di Próspera. «Qualsiasi azione volta a eliminare le opportunità in Honduras è immorale e va respinta».
La questione è finita davanti a un tribunale della Banca Mondiale: Honduras Próspera Inc ha intentato una causa esemplare da 11 miliardi di dollari, un terzo del Pil honduregno. In risposta, il Paese si è ritirato dal trattato istitutivo del tribunale internazionale.
Mentre si attende il verdetto della corte, la Freedom Cities Coalition – creata da NeWay Capital, di cui Brimen è il Ceo, e finanziata da Pronomos Capital, una società di venture capital sostenuta da Peter Thiel e Marc Andreessen — è già pronta a celebrare il successo. Vincere la causa aprirebbe un precedente. E l’obiettivo della coalizione è quello di moltiplicare le «città della libertà» in tutto il mondo. Mentre Próspera Africa – spinoff dell’azienda che opera a Roatán – sta progettando l’espansione nell’area sub-sahariana, negli Usa le trattative potrebbero essere più avanti di quanto non ci si aspetti. Nel 2023 lo stesso presidente Trump aveva ventilato la possibilità di costruire dieci “città della libertà” nel territorio statunitense. Un obiettivo persino poco ambizioso per la Freedom Cities Coalition: «Non solo dieci, ma tutte quelle che il mercato è in grado di ospitare», ha detto a Wired Trey Goff, capo del personale di Próspera. Washington si sarebbe dimostrata ricettiva nei confronti delle proposte della coalizione e un dossier per la creazione di decine di nuove Próspera potrebbe già trovarsi sul tavolo di Trump, aprendo così la possibilità di “città della libertà” sul suolo statunitense dove le regole della Food and Drug Administration, della Nuclear Regulatory Commission e dell’Environmental Protection Agency non avrebbero potere. Città dominate da multinazionali dove si potranno costruire cupole che coprono il cielo e cliniche per ogni genere di impianto cibernetico. Ma senza il mare cristallino dei Caraibi.
5 aprile 2025
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E' questo il futuro che volete ?




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