



Che io ricordi, alfa è laureata (così dice) ed ha studiato Diritto (così dice): perché pone certe domande?
Il ruolo del Pm è di DAR SEGUITO, in voce dell'OBBLIGATORIETA' dell'azione penale, a denunce e/o ad acquisizione (in QUALSIASI modo) di notizie di reato.
Se le "priorità" (come inevitabile, a seguito della DE-forma) le deciderà lo s-governo (di turno); che fine farà l'OBBLIGATORIETA' dell'azione penale a TUTELA dei cittadini TUTTI?


Far ragionare un idiota non è impossibile, è inutile


https://ilmanifesto.it/il-governo-si...a-costituzione
Il governo si prende la Costituzione.
RIFORME L’approvazione al Senato della riforma sulla giustizia non è solo un attacco alla magistratura, è anche uno stravolgimento del carattere “rigido” della nostra Costituzione.
L’approvazione al Senato della riforma sulla giustizia non è solo un attacco alla magistratura, è anche uno stravolgimento del carattere “rigido” della nostra Costituzione. Stabilisce la definitiva attrazione della Costituzione nella disponibilità del Governo.
Non una soggezione della riforma alla volontà della maggioranza parlamentare si badi, ma, ancor peggio, a quella del potere esecutivo. Si tratta dell’inversione di uno tra i principi fondamentale del costituzionalismo del secondo dopoguerra che fu ben riassunto in una famosa affermazione di Pietro Calamandrei, secondo il quale «quando si scrive la Costituzione i banchi del Governo devono restare vuoti». Ora, invece è il Parlamento che deve essere svuotato, reso organo di mera ratifica di quel che viene stabilito tra i componenti del Governo e approvato dal Consiglio dei ministri. Ha dell’incredibile, ma è esattamente così: la Costituzione viene assimilata ad un decreto-legge, approvato dal governo e convertito in legge dal Parlamento. Come per questo atto straordinario, anche per la modifica del testo costituzionale si appone la fiducia per evitare ogni possibile modifica nel corso dell’iter parlamentare.
[…]
Prima la Camera, poi il Senato non hanno potuto far altro che limitarsi a svolgere una recita, a rappresentare la divisione impotente della realtà. Prima i costituzionalisti e gli esperti convocati dalle Commissioni Affari costituzionali che hanno sollevato le più diffuse critiche al testo: auditi, ma non ascoltati. Dall’altro le opposizioni che hanno svolto impegnate analisi e pronunciato accorati appelli: ascoltati, ma non discussi. Dall’altro ancora il silenzio assordante di una maggioranza che era solo in attesa del voto per poter acconsentire senza parlare.
Persino chi, pur sostenendo il Governo, aveva mosso alcune osservazioni per poter «migliorare» la riforma con emendamenti che poco avrebbero cambiato nella sostanza, alla fine hanno disciplinatamente votato il testo del Governo, per «ammirazione» nei confronti di Giorgia Meloni, com’è stato affermato dal più autorevole parlamentare di maggioranza che aveva manifestato qualche fondata preoccupazione (Marcello Pera). Le ragioni del Governo hanno dunque dominato le menti e i cuori dei nostri parlamentari, facendo venir meno ogni dovere di svolgere le proprie funzioni «senza vincolo di mandato» e in rappresentanza della Nazione (non invece del Governo).
Tutto quanto sin qui rilevato concorre a definire un particolare modello di democrazia costituzionale, diverso da quello formalmente ancora vigente. Un passaggio dalle costituzioni «di compromesso» a quelle «dei vincitori», secondo la ben nota e insuperata distinzione propugnata da Carl Schmitt sin dai tempi di Weimar. Una concezione della Costituzione intesa come «decisione politica fondamentale» che si regge sulla contrapposizione tra «amici» e «nemici». In fondo è lo scenario che veniva delineato propria da Schmitt: oggi siamo di fronte a un Parlamento, entrato in una fase di «autodisfacimento», che non riesce ad avere altra funzione se non quella di «teatro della divisione». In tale situazione la volontà di un popolo non può che essere rappresentata dal «grido della moltitudine riunita che approva o respinge: l’acclamazione». È questa la democrazia del Capo.
Gaetano Azzariti


è un grandissimo trionfo per la democrazia, i diritti umani, e lo stato di diritto
«che giova ne la fata dar di cozzo?»
“Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è ottima”
Italiani, popolo di santi, poeti e costituzionalisti




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https://www.brocardi.it/costituzione...ii/art111.htmlDispositivo dell'art. 111 Costituzione
Fonti → Costituzione → Parte II - Ordinamento della repubblica → Titolo IV - La magistratura → Sezione II - Norme sulla giurisdizione
La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge (1).
Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale (2). La legge ne assicura la ragionevole durata (1).
come fa un giudice essere terzo ed imparziale se appartiene alla stessa famiglia di una delle parti in causa?
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https://www.fondazioneluigieinaudi.i...elle-carriere/Le vere parole di Giovanni Falcone sulla separazione delle carriere
Non è il primo, non sarà l’ultimo. Sono anni che chi sostiene la bontà della separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante ricorda che anche Giovanni Falcone si disse favorevole e sono anni che i magistrati contrari alla separazione delle carriere negano che Giovanni Falcone si fosse espresso a riguardo. I più arditi sostengono fosse, addirittura, ferocemente contrario.
Oggi, su Repubblica, è stato il turno dell’arditissimo Piero Grasso. “Falcone si sta rivoltando nella tomba”, ha detto l’ex procuratore nazionale antimafia. Il quale, dopo aver sostenuto che “lo sport più diffuso è quello di attribuire a Falcone dopo la sua morte idee che non lo avevano nemmeno sfiorato”, ha parlato esplicitamente di “fake news”.
Nella speranza, forse vana, di porre fine una volta per tutte all’annosa querelle, vale la pena pubblicare un consistente estratto dell’intervista che Giovanni Falcone rilasciò a Mario Pirani di Repubblica il 3 ottobre 1991. Si parlava della riforma Vassalli e del nuovo codice di procedura penale. Quelle che seguono sono le parole, mai smentite, di Giovanni Falcone: “Un sistema accusatorio parte dal presupposto di un pubblico ministero che raccoglie e coordina gli elementi della prova da raggiungersi nel corso del dibattimento, dove egli rappresenta una parte in causa. Gli occorrono, quindi, esperienze, competenze, capacità, preparazione anche tecnica per perseguire l’obbiettivo. E nel dibattimento non deve avere nessun tipo di parentela col giudice e non essere, come invece oggi è, una specie di para-giudice.
Il giudice, in questo quadro, si staglia come figura neutrale, non coinvolta, al di sopra delle parti. Contraddice tutto ciò il fatto che, avendo formazione e carriere unificate, con destinazioni e ruoli intercambiabili, giudici e Pm siano, in realtà, indistinguibili gli uni dagli altri. Chi, come me, richiede che siano, invece, due figure strutturalmente differenziate nelle competenze e nella carriera, viene bollato come nemico dell’indipendenza del magistrato, un nostalgico della discrezionalità dell’azione penale, desideroso di porre il Pm sotto il controllo dell’Esecutivo”.
Le stesse, pretestuose, accuse che Giovanni Falcone lamentava di subire da certi suoi colleghi per aver sostenuto la necessità di “una differenziazione strutturale nelle competenze e nella carriera” di pm e gip vengono oggi rivolte al ministro Carlo Nordio.
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falcone vergognati!
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