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  1. #1
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    Predefinito La speranza di pure rivederti

    La speranza di pure rivederti
    di Eugenio Montale

    da: Eugenio Montale, Tutte le poesie, Mondadori Oscar, p.144, Mi, 1990;

    La speranza di pure rivederti
    m’abbandonava;
    e mi chiesi se questo che mi chiude
    ogni senso di te, schermo d’immagini,
    ha i segni della morte o dal passato
    è in esso, ma distorto e fatto labile,
    un tuo barbaglio:

    (a Modena, tra i portici,
    un servo gallonato trascinava
    due sciacalli al guinzaglio).

    Analisi del testo
    E' uno dei venti componimenti della seconda sezione delle Occasioni, che ha titolo collettivo Mottetti ed è stata scritta nel 1937.

    Il componimento, ispirato da Clizia, è un unico enunciato che si suddivide in tre periodi ritmici. Nei primi due versi, Montale si rivolge a Clizia dicendole che la speranza di vederla nuovamente svaniva sempre più; questa è la condizione in cui versa il poeta, in cui matura il dubbio espresso in seguito (espresso dalla congiunzione e posta al principio del terzo verso).

    Nel secondo periodo ritmico egli afferma che (allora) si chiese se la realtà in cui viveva, la grande quantità di immagini che impedivano di vederla e di sentirla, avesse i segni della morte o non avesse in sé, portato dal passato, un segno luminoso della sua presenza, per quanto distorto e reso debole dal tempo trascorso e dalla lontananza.

    Negli ultimi tre versi l’autore indica tra parentesi il luogo e l’occasione che gli hanno ispirato questa poesia: era a Modena e stava passeggiando sotto i portici quando incontrò un servo in livrea che portava a spasso due sciacalli.

    Commento
    La poesia è formata da tre periodi ritmici che compongono un mottetto: il primo è formato da un endecasillabo e da un quinario; il secondo da quattro endecasillabi e da un quinario; il terzo da un settenario, un endecasillabo ed infine da un altro settenario. Non è presente nessun tipo di rima ma è curioso notare come le rime che chiudono il primo e il secondo periodo si ritrovino, baciate, alla fine del mottetto.
    E’ molto importante sottolineare il fatto che l’autore "spiega" questa poesia in un "auto commento" pubblicato sul "Corriere della sera" del 16 febbraio 1950 in cui sotto il nome di Mirco si cela lo stesso Montale: senza questa testimonianza la poesia sarebbe rimasta enigmatica. Si tratta di una via di mezzo tra la recensione del critico e la spiegazione del testo data dall’autore sull’esempio della Vita Nuova dantesca ( http://it.wikipedia.org/wiki/Prosimetro ).
    Un pomeriggio d’estate Mirco si trovava a Modena e passeggiava sotto i portici. Angosciato com’era e sempre assorto nel suo "pensiero dominante" (ecco una "confessione" dell'importanza fondamentale di Leopardi nella poesia di Montale: Il pensiero dominante è un noto canto del recanatese, nota mia), stupiva che la vita gli presentasse come dipinte o riflettesse su uno schermo tante distrazioni. Era un giorno troppo gaio per un uomo non gaio. Ed ecco apparire a Mirco un vecchio in divisa gallonata che trascinava con una catenella due riluttanti cuccioli color sciampagna, due cagniuoli che a una prima occhiata non parevano né lupetti, né bassotti, né volpini. Mirco si avvicinò al vecchio e gli chiese: "Che cani sono questi?" E il vecchio secco e orgoglioso: "Non sono cani, sono sciacalli". (Così pronunciò da buon settentrionale incolto; e scantonò poi con la sua pariglia).
    Clizia amava gli animali buffi. Come si sarebbe divertita a vederli! Pensò Mirco. E da quel giorno non lesse il nome di Modena senza associare quella città all’idea di Clizia e dei due sciacalli. Strana, persistente idea. Che le due bestiole fossero inviate da lei, quasi per emanazione? Che fossero un emblema, una citazione occulta, un senhal? O forse erano solo un’allucinazione, i segni premonitori della sua decadenza, della sua fine?
    Fatti consimili si ripeterono spesso; non apparvero più sciacalli ma altri strani prodotti della boîte à surprise (scatola a sorpresa) della vita: cani barboni, scimmie, civette sul trespolo, menestrelli, ... E sempre sul vivo della piaga scendeva il lenimento di un balsamo. Una sera Mirco si trovò alcuni versi in testa, prese una matita e un biglietto del tranvai (l’unica carta che avesse nel taschino) e scrisse queste righe: "La speranza di pure rivederti – m’abbandonava; – e mi chiesi se questo che mi chiude – ogni senso di te, schermo d’immagini, – ha i segni della morte o dal passato – è in esso, ma distorto e fatto labile, – un tuo barbaglio."
    S’arrestò, cancellò il punto fermo e lo sostituì con due punti perché sentiva che occorreva un esempio che fosse anche una conclusione. E terminò così: "(a Modena fra i portici, – un servo gallonato trascinava – due sciacalli al guinzaglio)". Dove la parentesi voleva isolare l’esempio e suggerire un tono di voce diverso, lo stupore di un ricordi intimo e lontano. (...)
    Ho toccato un punto (un punto solo) del problema dell’oscurità o dell’apparente oscurità di certa arte d’oggi: quella che nasce da un’estrema concentrazione e da una confidenza forse eccessiva nella materia trattata.
    Ecco una straordinaria resurrezione del miglior Dante della Vita Nuova!

    Antologia di poeti del '900. Eugenio Montale.

  2. #2
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    Predefinito Rif: La speranza di pure rivederti

    Il testo dell’articolo che ho linkato è riportato integralmente sul libro: E. Montale, “Sulla poesia”, a cura di Giorgio Zampa, Mondadori, Mi, pp. 84-87; (n.b. nell’articolo le poesie che Montale auto-commentava erano due – l’altra è “Lontano, ero con te quando tuo padre” (“Tutte le poesie” cit. p.142) - ed entrambe con i medesimi stimoli e toni.
    Mi sembra interessante ed illuminante trascrivere l’ultima parte dell’articolo, nella quale Montale spiega le ragioni e la funzione del suo auto-commento:

    “Quando le due poesie furono pubblicate con altre affini e più facili, che avrebbero dovuto chiarire anche le due sorelle meno limpide, grande fu lo stupore dei critici. (…) Se il poeta s'era forse troppo abbandonato all'antefatto, alla "situazione", i critici dimostrarono ben altra, e più grave torpidezza mentale. (…)
    Ho toccato un punto (un punto solo) del problema dell’oscurità di certa arte di oggi: quella che nasce da un’estrema concentrazione e da una confidenza forse eccessiva nella materia trattata.
    Di fronte ad essa la critica si comporta come quel visitatore di una mostra che guardando due quadri, per esempio una natura morta con funghi o un paesaggio con un uomo che passa tenendo l’ombrello aperto, si chiedesse: Quanto costano quei funghi al chilo? Sono stati raccolti dal pittore o comprati al mercato? Dove va quell’uomo? Come si chiama? E l’ombrello è di seta vera o di seta gloria?
    L’oscurità dei classici, non solo quella di Dante e del Petrarca, ma anche del Foscolo e persino del Leopardi, è stata in parte diradata dai commenti di intere generazioni di studiosi: e non dubito che quei grandi sarebbero stupefatti delle spiegazioni di certi ermeneuti. Anche l’oscurità di certi moderni finirà per cedere, se domani esisterà ancora una critica. Allora dal buio si passerà alla luce, a troppa luce: quella che i così detti commenti estetici gettano sul mistero della poesia. Tra il non capir nulla e il capir troppo c’è una via di mezzo, un juste milieu che i poeti d’istinto rispettano più dei loro critici; ma al di qua o al di là di questo margine non c’è salvezza né per la poesia né per la critica. C’è solo una landa troppo oscura o troppo chiara dove due poveri sciacalli non possono vivere o non possono avventurarsi senza essere braccati, catturati e rinchiusi tra le sbarre di uno zoo.”

  3. #3
    calici amari
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    Predefinito Rif: La speranza di pure rivederti

    Piccolo suggerimento (se non sgradito): si potrebbe aprire un thread interamente dedicato alle novità o segnalazioni librarie in questa sezione del forum, anziché aprire ogni volta una nuova discussione?
    Ultima modifica di Regina di Coppe; 18-11-10 alle 12:21
    Corpo sano in ambiente sano.

    Chi avvelena una persona per vendetta viene condannato per veneficio.
    Chi avvelena milioni di esseri umani per profitto viene onorato come capitano d'industria.

  4. #4
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    Predefinito Rif: La speranza di pure rivederti

    Cercate e leggete:
    Elio Gioanola, Montale, l’arte è la forma di vita di chi propriamente non vive, Milano, Jaca Book, 2011.

    Montale, Svevo e il sentore di trementina - Corriere della Sera

    http://www.jacabook.it/admin/upload/piccol.pdf

  5. #5
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