Purtroppo deve passare perché la tolleranza anche verso le altre religioni come usi e costumi civili e sociali è prevista come male minore dalla Dottrina sociale della Chiesa per il bene comune. Se viviamo una condizione di emergenza che costringe a questa tolleranza e promiscuità è colpa della società dei cristiani non della Chiesa! E' colpa del Principe non del Papa.
Naturalmente sai che conosco queste cose... ma la questione è molto più sottile e da te mi aspetto certe finezze. La legittima pluralità "sul piano religioso" è tolleranza non verso la religione ma verso le persone, non è per la dignità religiosa ma per la dignità umana che rimane. La scandolosa "Dignitatis Humanae" non si intitola "Dignitatis Religiosae"...
S.Tommaso d'Aquino spiega che pur commettendo peccato gli infedeli devono essere tollerati nei loro riti se ne viene un bene maggiore per la società: "Il governo dell‘uomo deriva da quello di Dio, e deve imitarlo." (II-II, q. 10, a. 11. Se si debba tollerare il culto degli infedeli)
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La legittima pluralità sul piano religioso è legittimazione della pluralità, anche sul piano religioso, non legittimazione di quella certa religione che sta su quel piano. I destinatari della tolleranza sono gli uomini credenti non il loro credo.
Non capisco, si deplora l'antisemitismo, non si cita nemmeno l'antigiudaismo teologico!
Se vogliamo di recente c'è stata una concessione criticabile di Francesco che nella lettera «ai fratelli e alle sorelle ebrei in Israele» che la Chiesa "rifiuta ogni forma di antigiudaismo". Si potrebbe intendere anche quello teologico ma non è detto e non così. Anche in questa occasione è chiaro che si intende l'antigiudaismo, anche teologico, se diventa la causa di persecuzioni e violenze fisiche. E' chiaro che è così dato che anche Francesco ha fatto dell'antigiudaismo teologico "La Legge però non dà la vita".
Se leggiamo tutte queste cose
cum grano salis le capiamo perfettamente.
Tornando al discorso di Papa Woytila, ci sono bolle dei Papi del Rinascimento che comandano ai cristiani di non usare violenza i giudei. Così come ci sono bolle che imponevano loro restrizioni dettate da determinate contingenze.
"Costituzione Sicut Judaeis (Callisto II, 1120)
Promulgata per proteggere gli ebrei dalle violenze scatenate durante la Prima Crociata, questa bolla stabilì i principi fondamentali di tolleranza:
Sulla violenza fisica: «Nessun cristiano deve usare la violenza per costringere gli ebrei ad accettare il battesimo... Nessun cristiano deve osare ferire le loro persone».
Sulla proprietà: «Nessuno deve privarli delle loro proprietà o cambiare i diritti e i privilegi che sono stati abituati ad avere».
Sulle celebrazioni: «Durante la celebrazione delle loro feste, nessuno deve disturbarli battendoli con bastoni o lanciando pietre contro di loro».
Bolla di Innocenzo III (1199)
Innocenzo III riaffermò la protezione papale citando il Salmo 58:12 ("Non ucciderli, affinché il mio popolo non dimentichi"), spiegando che la presenza degli ebrei serviva come testimonianza vivente della Scrittura per i cristiani.
Contro i soprusi: «Sebbene l'incredulità degli ebrei debba essere rimproverata, tuttavia, poiché attraverso di loro la nostra stessa fede è provata, essi non devono essere oppressi pesantemente dai fedeli».
Bolla di Gregorio X (1272)
Questa versione è nota per aver condannato duramente le profanazioni e le estorsioni legate ai defunti:
Rispetto dei cimiteri: «Decretiamo... che nessuno osi devastare o distruggere un cimitero degli ebrei o riesumare corpi umani per estorcere denaro».
Protezione legale: Concesse agli ebrei il diritto a un "giusto processo" e vietò ai cristiani di agire arbitrariamente contro di loro.
Lettere di Gregorio Magno (590-604)
Sebbene precedenti all'era delle bolle formali, le sue lettere (come quella al vescovo di Palermo) gettarono le basi legali per i decreti successivi:
«Proprio come agli ebrei non deve essere permesso nulla nelle loro sinagoghe oltre a quanto concesso dalla legge, così non devono subire alcun pregiudizio in ciò che è loro concesso».
Cronologia dei Pontefici che hanno riaffermato la protezione
La dottrina della non-violenza contenuta nella Sicut Judaeis è stata confermata da oltre 20 papi tra il XII e il XV secolo, tra cui:
Alessandro III (1159-1181)
Onorio III (1216-1227)
Gregorio IX (1233, con la bolla Etsi Judaeorum)
Clemente VI (1348, che protesse gli ebrei dalle accuse infondate di aver causato la peste nera)
Martino V (1422) e Niccolò V (1447) "
(Ai Overview)
A volte mi chiedo se i tradizionalisti conoscono la loro tradizione.
Come, credo di aver dimostrato in precedenza, è tolleranza verso i credenti non verso il loro credo.
Rileggiamo...
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perché siano superati i vecchi pregiudizi e si faccia spazio al riconoscimento sempre più pieno di quel “vincolo” e di quel “comune patrimonio spirituale” che esistono tra ebrei e cristiani. È questo l’auspicio che già esprimeva il paragrafo n. 4, che ho ora ricordato, della dichiarazione conciliare Nostra Aetate sui rapporti tra la Chiesa e le religioni non cristiane. La svolta decisiva nei rapporti della Chiesa cattolica con l’Ebraismo, e con i singoli ebrei, si è avuta con questo breve ma lapidario paragrafo. "
La svolta è della Chiesa Cattolica? O è della Chiesa cattolica con l’Ebraismo? E' la Chiesa che svolta verso l'Ebraismo o sono Chiesa ed Ebraismo che svoltano?
Sintatticamente è la Chiesa che cambia (è la sua svolta). Ma Logicamente, poiché il cambiamento avviene "nei rapporti", l'effetto è bilaterale: non si può cambiare un rapporto da soli senza che la dinamica muti per entrambi.
La Chiesa ha rimosso la preghiera dei "perfidi giudei" perché suonava male, e possiamo criticare questa mossa pastorale ma l'auspicio del testo evidenziato era a che entrambi superassero i "vecchi pregiudizi". Ma loro hanno rimosso i testi del Trattato Gittin? No. A dire il vero hanno fatto qualcosa rimuovendo in certi contesti, ad es. nel Gran Rabbinato d'Inghilterra grazie a Immanuel Jakobovits negli anni '60 sono state rimosse alcune preghiere maledizioni verso i cristiani (o eretici dell'ebraismo). Si suppone che quelle antiche maledizioni non siano più recitate nelle comunità "mainstream", si sa che in quelle radicali ortodosse in Israele sono state riesumate ed è documentato da decenni.
Quindi la svolta auspicata c'è stata da parte della Chiesa ma quasi niente da parte ebraica. E' chiaro che loro non hanno un Papa, hanno molte correnti e sette e ogni rabbino ha la sua comunità; lo stimolo era che si creassero una unità di rappresentanza tra di loro che avrebbe potenzialmente scremato le correnti ortodosse e preparato (nei tempi lunghi) possibilità di conversione.
"Spiritualmente siamo tutti semiti" Pio XI . E' questo il senso...
La differenza c'è perché l'Ebraismo seguiva solo la Torah scritta, Pentateuco, e non il Talmud, la Torah orale.
Quando si parla di Ebrei ed Ebraismo nei testi del Magistero, e di conseguenza anche nei testi pastorali delle gerarchie, si deve sempre intendere quell'Ebraismo che ha, sì, rifiutato Gesù e ha condiviso la sentenza del Sinedrio ma che teoricamente è ancora pre-talmudico, non si è ancora cristallizato in quella prigione giuridica che è stata la riforma talmudica.
E' chiaro che gli Ebrei oggi o sono talmudici o sono laici (ma ovviamente plasmati da secoli di educazione talmudica), però noi cattolici intendiamo quelle radici bibliche sempre attuali che possono favorire la conversione.
Per questo non è un caso che in Nostra Aetate, Dignitatis Humanae, nel discorso alla Sinagoga del 1986, nella lettera "ai fratelli e alle sorelle ebrei in Israele" di Francesco, non è mai usato il termine giudaismo.
Nel Magistero il termine a quanto pare non c'è mai.
In testi pastorali delle gerarchie:
In Orientamenti e suggerimenti per l'applicazione della Dichiarazione conciliare Nostra aetate (n. 4)
https://www.christianunity.va/conten...chiarazio.html
viene citato una sola volta come giudaismo storico dei tempi di Gesù, quindi non il giudaismo talmudico moderno.
In Uniti nella stessa benedizione, Giornata per il dialogo tra cattolici ed ebrei, CEI, non è mai usato il termine giudaismo.
https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2025-12/dialogo-religiomi-societa-chiesa.html#:~:text=Come%20importante%20%C3%A8%20i l%20testo%20Decostruire%20l'antigiudaismo,costruir e%20una%20%E2%80%9Cvia%20italiana%E2%80%9D%20di%20 dialogo%20interreligioso.
Ne il sussidio "Il Giudaismo" della Conferenza Episcopale Italiana alla XXIX Giornata per l'approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei.
https://unedi.chiesacattolica.it/wp-...o-internet.pdf
Il termine è usato 8 volte ma è anche detto chiaramente: "Le differenze teologiche tra ebraismo e cristianesimo sono profonde. Le credenze fondamentali del cristianesimo, che ruotano sulla persona di “Gesù come il Messia” e sull’incarnazione della “seconda persona di un Dio uni- trino”, determinano una separazione inconciliabile dal giudaismo."
Quindi l'inconciliabilità non è nascosta. Punto. Tutto quel che poi si dice va letto dentro questa prospettiva. E fa specie che non è mai citato il Talmud!
Significa che non gli viene riconosciuta alcuna legittimità in nessun testo che io ho trovato, proprio per via del Trattato Gittin su Gesù. Perché un conto è l'inconciliabilità teologica con l'Incarnazione e con la Trinità, ben altra cosa l'acquisizione della sentenza del Sinedrio.
Poi non si può sapere se a livello di qualche diocesi o parrocchia circoli qualche testo con il termine Talmud ma ai massimi livelli no.
E chiaro che poi l'eresia circola tra le pieghe dei documenti ma nel contempo il cattolico che sa, che sa dare peso alle parole, sa come interpretare correttamente e sa cosa scartare.
Non compare il termine antigiudaismo in Nostra Aetate né in altri documenti del Magistero...
Ma comunque prendiamo questo:
"E se è vero che la Chiesa è il nuovo popolo di Dio, gli Ebrei tuttavia non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla sacra Scrittura."
Questo non nega certo Matteo 27,25, il Vangelo di Giovanni e San Pietro di Atti 2, 23 e 3,15 "avete ucciso l'autore della vita" ma la compendia con il Vecchio Testamento:
Esodo 20,5
"che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione"
Esodo 34,7
"che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione»."
Deuteronomio 5, 9-10
"che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione per quanti mi odiano, 10 ma usa misericordia fino a mille generazioni verso coloro che mi amano e osservano i miei comandamenti."
Quindi non è possibile una maledizione come fosse un secondo peccato originale, siamo seri!
Piuttosto che si intende per responsabilità del Deicidio? Questo:
"Ritengo legittimo poter affermare che tutto il popolo giudaico dei tempi di Gesù - inteso in senso religioso, cioè quale collettività professante la religione di Mosè - fu responsabile in solidum del delitto di Deicidio, quantunque soltanto i capi, seguiti da una parte degli adepti, abbiano materialmente consumato il delitto.
Quei capi non erano, sì, eletti democraticamente dal suffragio popolare; però, secondo la legislazione e la mentalità allora vigenti, erano ritenuti da Dio stesso (cfr. Mt. 23, 2) e dalla pubblica opinione come le legittime autorità religiose, i responsabili ufficiali degli atti che essi ponevano in nome della religione e servendosi degli strumenti giuridici predisposti dalla religione medesima. Orbene, proprio da quei capi Gesù Cristo, Figlio di Dio, fu condannato a morte; e fu condannato proprio perché si era proclamato Dio (Io. 10, 33; 19, 7), e nonostante avesse fornito sufficienti prove per essere creduto tale. (Io. 15, 24).
La sentenza di condanna fu emanata dal Concilio, (Io, 11,49 segg.), cioè dal massimo organo autoritativo della religione giudaica, appellandosi alla Legge di Mosè (Io. 19, 7), e motivando la sentenza come un'azione difensiva di tutto il popolo (Io. 11, 50) e della stessa religione (Mt. 26, 65). Fu il sacerdozio aaronitico, sintesi ed espressione massima dell'economia teocratica e ierocratica del Vecchio Testamento, a condannare il Messia. E' lecito, pertanto, attribuire il deicidio al giudaismo, in quanto comunità religiosa.
In questo senso ben precisato, e attesa la mentalità biblica, anche il giudaismo dei tempi posteriori a nostro Signore partecipa oggettivamente della responsabilità del deicidio nella misura in cui tale giudaismo costituisce la libera e volontaria continuazione di quello di allora.
Ci può aiutare a renderci conto di questa realtà un esempio preso da casa nostra.
Un Sommo Pontefice e un Concilio Ecumenico, benché non vengano eletti dalla comunità cattolica con sistemi democratici, qualora prendano una solenne deliberazione nella pienezza della loro autorità, rendono corresponsabile di quella deliberazione, per allora e per tutti i secoli futuri, tutto il «cattolicesimo», tutta la comunità ecclesiale."
Mons. Luigi Carli, La questione giudaica davanti al Concilio Vaticano II, Palestra del Clero, Anno XLIV N. 4, 14 febbraio 1965
Ma questo non esclude che rimangono sempre le condizioni per il peccato mortale dell'adesione con piena avvertenza, deliberato consenso, anche qui siamo seri, non basta la materia grave. Cerchiamo di non dimenticarci i fondamentali della nostra religione che devono sempre fare da cornice a tutto.
Ma, attenzione, in concreto significa questo: nel Talmud, Trattato Gittin 56b-57a c'è un testo teologico-escatologico molto importante in cui si presentano tre personaggi, gli unici noti al giudaismo, che sarebbero all'Inferno: Balaam, un indovino del Vecchio Testamento, Tito che gli distrusse il II Tempio e Gesù "non nominato" ma si evince e si sa che è Lui, secondo la maggioranza degli interpreti, (condannato a una pena che non citiamo per pietà). Vi vengono recepite le accuse che comportarono la condanna: in Gittin 57a lo si accusa di essersi beffato delle parole dei Saggi; in Sanhedrin 43a (che è parte dello stesso corpus legale del Gittin) c'è l'accusa di stregoneria e per aver istigato Israele all'apostasia.
Quindi il Talmud acquisisce, convalida e trasmette ai posteri la sentenza del Sinedrio.
E' ovvio che qualunque ebreo approva questo insegnamento e non lo rigetta pubblicamente, lo condivide nei contenuti e negli effetti, esattamente come un cattolico con il suo Magistero, lo condivide in tutto anche negli effetti. Quindi nessuno può negare che il Giudaismo talmudico considera una parte della sua credo la sentenza del Sinedrio e quindi il Deicidio.
Ma se un ebreo non la condivide e lo manifesta non è "deicida". Anche Mons. Luigi Carli ricorda nel testo evidenziato a proposito del giudaismo se è "libera e volontaria continuazione di quello di allora". Come un battezzato cattolico che rifiuta un dogma diventa un eretico della fede cristiana e non più un cattolico, come ben detto dal Monsignore nel testo evidenziato. Ma rimane un battezzato. Ma il decidio non è un battesimo! Sarebbe contrarissimo a Esodo 20,5 e 34,7 e Deuteronomio 5, 9-10.
Prese la natura umana da un popolo, quello ebreo. La natura umana dunque non la natura ebraica. Gesù è il nuovo Adamo.
Ha preso da esso la discendenza davidica. Non possiamo interpretare il testo come il riconoscimento che esiste un popolo come entità sovraindividuale... queste cose le credono gli ebrei con l'idea dell'Anima ebraica, una sorta di super-anima comune a tutti gli ebrei che li renderebbe come una sola persona. Queste sono teorie gnostiche e a me pare tanto una lettura simile quella che hai fatto, senza rendertene conto perché negherebbe i fondamenti della teologia cristiana, libero arbitrio, piena avvertenza e deliberato consenso quali condizioni del peccato mortale... tutte cose che sono la cornice in cui deve stare questa idea teologica del popolo deicida. Idea teologica non biologica. Una volta si dava per scontato che tutti erano religiosi, un ateo era di grave scandalo per tutti, hai presente Spinoza ad es. nella comunità olandese del suo tempo. Karl Marx discendeva da una lunga stirpe di rabbini, sia da parte di padre che di madre, erano parte del "popolo deicida" se condividevano la sentenza del Sinedrio trasmessa dal Talmud, ma Marx si è staccato da quella tradizione, ha fatto professione di ateismo (anche di critica dell'ebraismo) non era più un deicida. Dal momento che era ateo definirlo deicida è solo un termine dispregiativo.
Gli ebrei di Barcellona in epoca medievale contestarono l'accusa di Deicidio, essi molto argutamente dicevano: noi siamo da secoli in questa terra iberica, non abbiamo alcun legame di discendenza con gli ebrei che uccisero Gesù. In effetti è documentata la presenza in quei luoghi anche a sei secoli prima di Cristo. E però se poi avevano il testo del Trattato Gittin, chi lo condivideva, partecipava della sentenza del Sinedrio.
Ho già risposto a tutto più sopra.
Nostra Aetate non li chiama mai giudei... ma ebrei. Sceglie di non chiamarli così, come li chiama San Giovanni nel suo Vangelo, proprio perché dei giudei talmudici attuali ne vuole evocare le radici bibliche. Il giudaismo dei tempi di Gesù era quella corrente nazionalista sorta dopo il ritorno dall'Esilio di Babilonia che professava un messianismo politico, etno-nazionalista e materiale, opposto a quello spiritualista e l'evangelista usa il termine proprio per indicare quella tendenza probabilmente già maggioritaria.
In grazia "dei padri" rimangono ancora carissimi a Dio, dei padri ebrei e non giudei, e poi giudei talmudici. E' così che va intesa teologicamente. Alla luce della Bibbia non delle polemiche... non di ciò che sappiamo dei tentativi della Massoneria di corrompere la Chiesa, tutte cose possibili e anche piuttosto dimostrate e credibili ma noi dobbiamo usare solo la Bibbia come riferimento interpretativo dei termini, non altro.
La tradizione di critica forte ai giudei non è contradditoria con una nuova impostazione più benevola rivolta agli ebrei, perché appunto giudei ed ebrei sono soggetti diversi. Il primo è il soggetto reale che c'era e che continua ad esserci, il secondo è il soggetto ideale, delle radici bibliche a cui si vuole parlare e che è in potenza in ogni ebreo attuale, laico o giudeo.
Come vedi in queste risposte ho puntualizzato molto sull'uso delle parole. @
Giò