
Originariamente Scritto da
Giò91
Il Fascismo riprese in maniera strumentale il mito risorgimentale piegandolo prettamente ai propri fini.
Come ripeto sempre in ogni discussione sul rapporto fra Risorgimento e Fascismo italiano, Mussolini dei garibaldini sottolineò sempre il patriottismo ed il fenomeno del 'volontarismo' in nome dell'ideale dell'Italia unita, nonché le eroiche imprese compiute sul campo di battaglia. Riguardo a Mazzini, il Duce sempre elogiò quelle parti del suo pensiero in cui si scagliava contro il socialismo e la lotta di classe in favore della collaborazione fra le classi sociali in nome dell'interesse nazionale. Così come elogiò il primato dei doveri quale unica e vera fonte dei diritti, la critica alla Rivoluzione Francese, Roma 'idea-forza' sotto la quale ridare lustro all'Italia in un'ottica imperiale ma al tempo stesso di fratellanza con gli altri popoli europei, il nazionalismo declinato in senso spirituale ed etico-pedagogico, l'elogio della dittatura come mezzo per governare il paese nelle difficoltà.
Tutte cose che - non lo nego - sono presenti nel pensiero mazziniano.
Ma a queste, bisogna ricordarlo, si aggiungevano l'avversione per la Chiesa Cattolica e la figura del Papa, così come l'adesione ad un deismo cristianeggiante nella retorica ma che fattualmente faceva del concetto di realizzazione progressiva dell'umanità in quanto ideale di concordia fra tutti i popoli il suo fulcro spirituale e religioso.
L'ideale della Repubblica Universale, cosmopolita, in Mazzini purtroppo c'era: la liberazione della nazione italiana e la liberazione del continente europeo sarebbero stati solo dei "passi" che un giorno avrebbero portato alla realizzazione della suddetta Repubblica Universale.
L'imperialismo italiano, tanto agognato dal "patriota" Mazzini, sarebbe stato perfettamente funzionale a questo disegno: Italia custode e portatrice dell'ideale civilizzatore della concordia fra i popoli dell'Umanità.
L'umanitarismo, l'anticlericalismo e l'anticattolicesimo di Mazzini sono innegabili e non casualmente Mussolini non li ha mai toccati; così come mai volle mettere in evidenza (al contrario, trascurò deliberatamente) le idee ultra-anticlericali e anti-cattoliche di Garibaldi e dei suoi accoliti.
Che piaccia o meno ai neo-pagani nostrani, agli evolomani rinnegati o ai fan del "paganesimo tradizionale italico-romano" (sic), il Fascismo italiano non nasce in antitesi al Cattolicesimo Romano: se ebbe componenti anticlericali durante la sua fondazione e se mai è stato possibile ascrivere al Fascismo qualsiasi tendenza neo-guelfa, è altrettanto vero che la firma di un Concordato con la Chiesa e la pacificazione fra il Romano Pontefice e il Regno d'Italia sono sempre stati fra gli obiettivi dichiarati di Benito Mussolini.
Con il Concordato, Mussolini chiuse una lunghissima parentesi della storia italiana nella quale i cattolici non riuscivano a sentirsi pienamente cittadini italiani perchè la fondazione dello Stato unitario era avvenuta in aperta ostilità verso il Papa e la Chiesa di Cristo in quanto tali.
Mettendo fuorilegge la massoneria, Mussolini mise KO una delle forze che maggiormente avevano contribuito alla formazione dell'Italia unita.
Addirittura, Mussolini favorì implicitamente in quel momento tesi storiografiche che, in ambito accademico, tendevano a ridimensionare il ruolo della massoneria nell'unificazione e a metterne in cattiva luce diversi suoi aspetti e ambiguità di fondo.
Il vero Risorgimento italiano è stato fatto fra il 1914 e il 1929. Grande Guerra e Fascismo: ecco ciò che veramente realizzò l'unità del nostro paese.
Con Cavour, Garibaldi e Mazzini (quest'ultimi, fra le altre cose, rimasero parecchio delusi dai "risultati" della loro opera di combattenti e "apostoli" della nazione) si fece l'unità - parziale - del nostro paese a livello amministrativo.
Lo Stato italiano risultò per lungo periodo un corpus estraneo al tessuto sociale di un'Italia rurale ancora profondamente cattolica. Solo con Crispi e Re Umberto II si tentò di invertire la tendenza ed in parte vi si riuscì.
Caduto Crispi, però, si proseguì - salvo rare eccezioni - nella mediocrità: l'Italietta di Giolitti, avallata di fatto da Casa Savoia, è l'esemplificazione della situazione italiana fra la presa di Roma del 1870 e lo scoppio della Grande Guerra nel 1914, coi moti interventisti e nazionalisti che invocavano l'entrata dell'Italia nel conflitto.
Questi sono i fatti; il resto sono solo speculazioni utili ad una diatriba ideologica inattuale fra nostalgici di Re Franceschiello e nostalgici di Garibaldi e Mazzini.
Si tratta poi di una diatriba che avviene senza il minimo senso di obiettività storica: da una parte si crede che gli 'staterelli' pre-unitari fossero il paradiso in terra (falso), dall'altro lato si vede nei fautori del Risorgimento dei paladini incorruttibili dell'unità della nazione e nel Papa-Re e affini il 'male assoluto'.
Sono visioni ideologiche prive di riscontri seri.
Entrambe le parti si accusano a vicenda di avere fra i propri "beniamini" gente in odore di massoneria e comprata coi soldi - sporchi - dei Rotschild, dimenticandosi - entrambi - che i Rotschild avendo ramificazioni in tutta Europa controllavano l'economia e i traffici commerciali dell'intero Vecchio Continente.
Nulla di cui stupirsi se, da un lato, i soldi dell'Impero asburgico legittimista e cattolico reazionario di Metternich venivano gestiti dai Rotschild o se i Savoia furono costretti alle guerre risorgimentali per ovviare ai loro debiti ingenti.
Ma bisogna anche chiedersi: "Cui prodest?"
I famigerati Imperi Centrali e prima ancora la Sant'Alleanza sono caduti per difetti e debolezze proprie ma anche per una convergenza innegabile di forze sovversive che saranno poi le stesse che, dopo il 1918, faranno cadere nel caos e nell'anarchia di fatto la nazione italiana, nonostante la vittoria.
Il mito della vittoria mutilata non nasce per caso.