Cara Conchita,
ciao, sono il Monicelli, sono l’anima de li mortacci tua,
sono il Mario, quello hai evocato nel tuo editoriale sull’Unità che hai titolato
«Caro Mario» per scassarmi i coglioni - scusami - anche da morto:
sono qui in Purgatorio che sbrigo scartoffie (stavo per entrare in Paradiso, ma la Binetti e la Roccella hanno fatto ricorso)
e voglio dirti che no, ascolta, la devi piantare di associarmi a ’sti giovinastri che occupano stazioni e autostrade spaccano vetrine e rovesciano autoblindi, tu non l’hai letta la mia ultima intervista che ho rilasciato per il libro «Gioventù sprecata» nel giugno scorso:
dico che oggi i giovani sono «disinteressati a tutto, gran mammoni viziati, isolati, adagiati sul consumismo, senza interessi, senza il coraggio di dire niente, incapaci di avere qualcosa da dire in contrasto con gli altri».
E tu mi associ a ’sti pecoroni con lo zainetto firmato,
a me che di sinistra lo fui davvero,
a me che Benigni mi sta qua,
a me che sdoganai l’Alberto Sordi che voi morettiani avete snobbato esattamente come Totò e Pietro Germi,
a me che già nel ’77 vi spiegai tutto di quel «Borghese piccolo piccolo» che non vi votava e non vi vota,
a me che l’odiato maschilismo l’ho fatto trionfare in «Amici miei»,
a me che devo pure leggermi i tuoi editoriali, adesso, in cui spieghi che terapia tapioco come se fosse Antani.
A me: che io so’ io, e voi siete Conchita.c
02/12/2010
Filippo Facci
Amici suoi - filippo facci, libero, conchita, monicelli, sordi, benigni - Libero-News.it
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Davvero una bella " sistemata " a quella spocchiosa della Con-Cita
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& Cazzeggiatrice senza tante pretese