Non ci credo che non hai fatto una ricerchina su google
La Città di Dio - LIBRO XI
Caduta e pena del diavolo...
13. È ormai evidente a ognuno senza incertezze che nel conseguimento dell'uno e dell'altro si realizza la felicità che l'essere intelligente desidera con retto intendimento. Può godere, cioè, senza alcuna inquietudine del bene non diveniente che è Dio e insieme non avere incertezza alcuna e non essere soggetto all'errore sul fatto che di quel bene godrà per l'eternità. Crediamo con fede religiosa che hanno tale felicità gli angeli della luce e concludiamo per logica deduzione che prima di cadere non l'hanno posseduta gli angeli ribelli, i quali a causa della loro disobbedienza sono stati privati della luce ideale. Si deve credere tuttavia che ebbero una qualche felicità, quantunque non presciente, se hanno avuto l'esistenza prima del peccato. Può sembrare spietato credere che, quando furono creati gli angeli, alcuni furono creati in modo che non avessero la prescienza della loro perseveranza o caduta e che altri con verità assolutamente evidente conoscessero l'eternità della propria felicità. In principio però furono tutti creati di eguale felicità e in realtà furono felici, fino a quando quelli, che ora sono malvagi, si allontanarono di propria volontà dalla luce della bontà. Comunque sarebbe molto più spietato pensare che attualmente gli angeli santi, incerti della propria felicità eterna, ignorino essi di se stessi quello che noi abbiamo potuto conoscere nei loro confronti mediante la sacra Scrittura. Un cristiano cattolico non può ignorare infatti che fra gli angeli buoni non vi sarà più un diavolo e che nessun diavolo sarà riammesso nella compagnia degli angeli buoni. Cristo verità, infatti, nel Vangelo promette ai santi e ai fedeli che saranno eguali agli angeli di Dio 28; viene anche promesso loro che andranno alla vita eterna 29. Se dunque noi fossimo certi che non saremo privati di quel destino eterno ed essi non ne fossero certi, saremmo migliori di loro, non eguali. Ma poiché Cristo verità non inganna e saremo quindi eguali a loro, anche essi dunque sono certi della propria felicità eterna. Ma gli angeli ribelli non ne furono certi, perché la loro felicità non era tale da esserne certi, dato che sarebbe cessata. Rimane dunque o che non furono eguali o se furono eguali, dopo la perdizione dei ribelli, ai buoni fu accordata una conoscenza certa della loro felicità eterna. Qualcuno potrebbe addurre come obiezione il giudizio che il Signore ha dato del diavolo nel Vangelo: Dall'inizio egli era omicida e non si mantenne nella verità 30. La frase si potrebbe interpretare nel senso che non solo fu omicida dall'inizio, cioè dall'inizio del genere umano, cioè da quando è stato creato l'uomo che egli poteva uccidere con l'inganno, ma che dall'inizio della sua esistenza come angelo non si mantenne nella verità. Quindi non fu mai felice con gli angeli santi, perché rifiutò di sottomettersi al suo Creatore, mediante la superbia si vantò come di un suo personale potere e divenne per questo ingannato e ingannatore, dato che non si può sfuggire al potere dell'Onnipotente. Ed egli che non ha voluto conservare mediante l'ossequio della sottomissione la sua vera essenza, aspira con orgogliosa presunzione a fingersi ciò che non è. Così si comprende anche ciò che ha detto san Giovanni apostolo: Dall'inizio il diavolo pecca 31, cioè ha rifiutato, da quando è stato creato, la giustizia che può avere soltanto una volontà soggetta con ossequio al Signore. Chi accoglie questa interpretazione non consente con quegli eretici, cioè i manichei ed altre sètte pestilenziali che sostengono la medesima teoria, che cioè il diavolo ha la natura del male come da un determinato principio contrario. Costoro sragionano con tanta leggerezza da non riflettere, pur adducendo a loro conferma assieme a noi le citate parole del Vangelo, che il Signore non ha detto: "Fu di altra natura della verità", ma: Non si mantenne nella verità. Volle fare intendere appunto la caduta dalla verità, perché se avesse perseverato in essa, resone partecipe, sarebbe rimasto felice assieme agli angeli santi.
... perché si alienò dalla verità .
14. Ha aggiunto una indicazione, quasi l'avessimo chiesta, affinché fosse chiaro che non perseverò nella verità. Ha detto: Perché in lui non è la verità. Sarebbe in lui se vi avesse perseverato. Il concetto è stato esposto con un discorso un po' insolito. Apparentemente l'espressione è questa: Non perseverò nella verità, perché in lui non è la verità 32, come se la ragione per cui non si mantenne nella verità sia che in lui non è la verità. Al contrario la ragione per cui in lui non è la verità è che non perseverò nella verità. Questo modo di esprimersi si ha anche in un Salmo: Io ho invocato, perché mi hai esaudito, o Dio 33. Apparentemente si sarebbe dovuto dire: "Mi hai esaudito, o Dio, perché ho invocato". Ma nel dire: Io ho invocato, quasi gli si chiedesse di mostrare il motivo della sua invocazione, ha mostrato l'affetto della propria invocazione dall'effetto dell'esaudimento divino. Sembra che dica: "Mostro di avere invocato proprio dal fatto che mi hai esaudito".
La Bibbia sull'angelo ribelle.
15. Anche l'espressione di Giovanni sul diavolo: Dall'inizio il diavolo pecca 34 non è intesa dagli eretici nel senso che la natura, se è natura, non è peccato in alcun modo. Ma come rispondere ad altri testi dei Profeti? Isaia, indicando il diavolo sotto la figura del re di Babilonia, ha detto: Come è tramontato Lucifero che sorgeva al mattino? 35 ed Ezechiele: Sei stato nelle delizie del paradiso di Dio, sei stato ornato di ogni pietra preziosa. In questi passi è indicato che per un tempo fu senza peccato. Infatti poco appresso più espressamente si dice: Ai tuoi giorni hai camminato senza imperfezione 36. E se queste frasi non si possono intendere più convenientemente con altro significato, bisogna anche che interpretiamo la frase: Non perseverò nella verità 37 nel senso che fu nella verità ma non vi si mantenne, e l'altra: Dall'inizio il diavolo pecca nel senso che non peccò dall'inizio in cui fu creato ma dall'inizio del peccato, perché il peccato ha cominciato ad esistere dalla sua superbia. Si ha una espressione anche nel libro di Giobbe quando si parla del diavolo: Questo è l'inizio dell'opera del Signore che ha fatto perché fosse di scherno ai suoi angeli 38. Sembra che ad essa si possa riferire anche un Salmo, in cui si legge: Questo serpente che hai formato perché fosse deriso 39. Non si deve interpretare nel senso che dall'inizio fosse stato creato un essere tale perché fosse deriso dagli angeli, ma che fu destinato a questa pena dopo il peccato. Dunque l'inizio della sua esistenza è opera del Signore. Non v'è natura, anche fra gli ultimi infimi animaletti, che egli non abbia ideato, perché da lui è ogni misura, ogni forma, ogni ordine, senza dei quali non può esistere o esser pensato alcun essere, e a più forte ragione la creatura angelica, che è per dignità di natura la più eccellente di tutte le altre che Dio ha creato.
http://it.wikipedia.org/wiki/Lucifer...nto_al_diavolo






Rispondi Citando
iango:

