

Ultima modifica di silence; 21-01-11 alle 02:23


Perchè prima di tutto i soldi risparmiati affidandoli ad altri vengono utilizzati direttamente per l'investimento, mentre quelli "nascosti sotto il materasso" influiscono indirettamente sui tassi di interesse, in un certo senso mettendo con ciò a disposizione del sistema l'intera somma disponibile/necessaria per la crescita.
“I capitalisti come classe guadagnano esattamente quanto investono o consumano” (Michał Kalecki, “Teoria della politica fiscale”)
Ultima modifica di Astolfo; 21-01-11 alle 08:57
"Il copione teatrale dell’anti-italiano consiste nell’attribuire all’intera collettività nazionale i difetti specifici ed irripetibili della propria canagliesca personalità individuale, con in più l’ipocrisia del tirarsene fuori" (Costanzo Preve)


Sul risparmio ed il suo utilizzo, che fa parte della teoria della crescita, inserisco questi appunti, che analizzano gli squilibri che sorgono quando il rapporto risparmio/investimento è per qualche motivo sballato. Comunque si può riassumere così: il numero di cartelli stradali non è dato da quanti ne servano, ma da quanto costi il metallo per farli, ovvero dalla disponibilità.
"il risparmio è sempre uguale alla spesa per investimento": quando aumenta il tasso di interesse variano le “funzioni” di consumo e di risparmio, ovvero la tendenza è “meno spese, più risparmio”; viceversa quando diminuisce il tasso di interesse: “più spese, meno risparmio”. L’equilibrio viene determinato dal fatto che le aziende domandano crediti quando il tasso di interesse è inferiore al tasso previsto di rendimento dell’investimento fisico, le banche offrono denaro quando il tasso di interesse è superiore al tasso previsto di rendimento dell’investimento fisico. Il valore dei beni finanziari quindi diminuisce quando i tassi si alzano.
“la propensione al risparmio è determinata dal livello del saggio di interesse”
Si ricordi che quando aumenta il tasso di interesse la tendenza è “meno spese, più risparmio”; viceversa quando diminuisce il tasso di interesse: “più spese, meno risparmio”. Le aziende domandano crediti quando il tasso di interesse è inferiore al tasso di rendimento dell’investimento fisico, mentre le banche offrono denaro quando il tasso di interesse è superiore al tasso previsto di rendimento dell’investimento fisico. Questo viene ad equilibrare internamente i tassi. Tendenzialmente le aziende mantengono denaro in conto corrente (utili non distribuiti) quando i tassi di interesse sono alti; utilizzano questo denaro (per acquistare macchinari ad esempio) quando i tassi di interesse sono inferiori al tasso previsto di rendimento dell’investimento tecnologico. Se ne potrebbe ingenuamente ricavare che i tassi di interesse alti siano un limite al progresso tecnologico, e viceversa che la diminuzione di fondi per investimento rialzi i tassi di interesse, ma in realtà ciò sarebbe un effetto e non una causa, con tendenza all’equilibrio. Una limitazione artificiale tesa a far diminuire i tassi di interesse si rivelerebbe solo mera “forzatura del risparmio”. I tassi sono il “dito” e non la “luna”.
Secondo Keynes le forzature si ripercuotono solo sul “moltiplicatore” e quindi sulla domanda; il tasso di interesse quindi non agisce da sé sull’equilibrio tra risparmio ed investimento, ma sulla domanda di moneta; dato che domanda ed offerta di moneta per investimento tendono ad equilibrarsi sulla variazione dei tassi, ne consegue che la necessità interna sarà sempre appagata, in quanto in surplus di domanda (e quindi tendenziale aumento dei tassi) attirerà attività, cioè acquisterà passività, e quando in surplus di offerta (ovvero tendenziale diminuzione dei tassi) essa troverà sfogo all’estero nell’acquisto di attività, regolato dalle percezioni dei costi di opportunità.
Keynes sostiene che il risparmio dipenda dal reddito. In realtà vi è un equilibrio spontaneo e invariabilmente statico (sentiero harrodiano di equilibrio) che li ancora uno all’altro ceteris paribus. Il modello di Harrod-Domar (aggregato, lungo periodo, mantre Keynes: breve periodo – rapporto fisso tra reddito e risparmio) verifica equilibrio tra risparmi, investimenti, e domanda/offerta = piena occupazione (secondo Keynes no). Quando il saggio garantito ed effettivo sono uguali e inferiori a quello naturale si ha disoccupazione strutturale (cioè non keynesiana). Ciò è dovuto non a difetto di domanda ma a scarsità di capitale investito rispetto alle possibilità esistenti (come trattenere grano da semina non mangiato anziché seminarlo).
Il tasso di interesse non influenza il risparmio ma fa variare il rapporto capitale/prodotto.
In stato stazionario, il tasso di crescita del reddito pro capite è nullo ed il reddito cresce solo al tasso in cui cresce la forza lavoro. Ne deriva anche il corollario che un più elevato tasso di risparmio non conduce, in condizioni di stato stazionario, ad una maggiore crescita del reddito pro capite.
In tal caso la scelta delle tecniche (“intensità capitalistica”) basata sulla relazione fra produttività e rapporto capitale/lavoro nella funzione neoclassica di produzione assicurerà costantemente la piena occupazione. Tenendo conto dei rendimenti di scala costanti e dei rendimenti decrescenti dei fattori lavoro e capitale che il modello implica, in generale vi sarà una relazione monotonica decrescente tra il rapporto saggio di profitto/salario ed il rapporto capitale/lavoro.
Solo nel caso che il sistema pur crescendo ad un saggio di crescita effettivo uguale a quello garantito, si sposti sotto al saggio naturale, vi sarà una disoccupazione strutturale crescente. Ma dato che questo è un modello matematico che non tiene conto delle esogenità, gli autori neoclassici apportano la correzione esogena che condurrà a una pressione sui salari reali che tenderanno a ridursi rispetto al saggio di profitto. Ossia vi sarà una modifica nella scelta delle tecniche con una tendenza a spostarsi verso tecniche a minore intensità capitalistica e quindi un maggiore assorbimento di forza-lavoro. Questo processo continuerà fino a quando l’equilibrio (knife edge) sarà ristabilito.
Quando il tasso di sviluppo garantito fosse maggiore di quello naturale la conseguente riduzione del serbatoio di forza-lavoro in eccesso facesse elevare il salario rispetto al saggio di profitto, si tenderà a ricorrere ad una scelta delle tecniche a maggiore intensità capitalistica e si avrà un’abbassamento del saggio garantito fino al ristabilimento della piena occupazione e dell’equilibrio. Tutte le analisi keynesiane e marxiste, in particolare quella di Cozzi, che contestano ciò possono semplicemente venire confutate con il fatto che esse tralasciano completamente che ogni alterazione in è prettamente di natura esogena, motivo per il quale gli autori neoclassici l’hanno completamente ignorata nel loro modello matematico.
In ogni settore l’aumento della capacità produttiva deve essere uguale all’aumento della domanda (condizione dell’accumulazione del capitale). Inoltre a livello del sistema nel suo complesso per mantenere il pieno impiego nel tempo la crescita della domanda totale deve essere tale da permettere l’acquisto di tutti i beni di investimento necessari per la produzione e di tutta la produzione restante sotto forma di beni di consumo (condizione della domanda effettiva).
Non si acquista un macchinario quando esso serve. Lo si acquista quando è possibile farlo (incluso quando sia un prestito di capitale a permetterlo). Condizione fondamentale difatti è che esso esista, perlomeno. Dopotutto oggi sarebbe molto utile un attrezzo che trasformi il piombo in oro, ma non per questo lo si può acquistare! A qualunque trasportatore africano servirebbe un camion con cui sostituire il suo carretto trainato da un asino, ma evidentemente il camion è più utile altrove.
Se basandosi sulla composizione organica del capitale su tutte le linee della produzione teorizzata da Marx forzassimo gli investimenti, l’effetto negativo si ripercuoterebbe anche sulla propensione all’investimento che andrebbe a forzare il sentiero harrodiano di equilibrio verso i beni di produzione anziché quelli di consumo, con conseguente inflazione.
Kaldor ha analizzato la distinzione negli effetti sulla crescita tra quota del reddito che va ai capitalisti e quota del reddito che va ai salariati. Valutando come la propensione al risparmio dei capitalisti sia superiore a quella dei salariati ne ricavò che al pendere del reddito verso il capitale (ovvero l’aumento del saggio di profitto) aumenta, ceteris paribus, il risparmio e quindi il saggio di crescita d’equilibrio, mentre la diminuzione del saggio di profitto fa l’opposto. Inoltre Kaldor dimostra come automaticamente sia questa cosa a determinare lo stesso saggio di profitto. Probabilmente nel timore di apparire impopolari, nessun testo fa notare che tradotto in parole povere significa che diminuendo i salari il risultato è… l’aumento dei salari! Nella realtà significa che il livello aggregato dei salari, così come il saggio di profitto, sono sempre automaticamente quelli perfetti. Di conseguenza ogni forzatura del loro livello non può rivelarsi altro che una diminuzione del salario (inteso come potere d’acquisto)!
Un’ulteriore analisi venne fatta in seguito nel modello di Harrod e in quello di Domar. Essi sostengono che il “saggio di crescita garantito” è uguale al rapporto fra la propensione al risparmio e il rapporto capitale\prodotto. Quindi secondo essi, per tassi normali di utilizzazione della capacità produttiva il prodotto e la capacità produttiva stessa vengono a coincidere. Il saggio di crescita garantito è come essi chiamano “né più né meno dell’esatto ammontare, che, in altri termini, porterà l’operatore economico ad effettuare ordini tali da mantenere lo stesso saggio di sviluppo”, il che avverrà secondo il calcolo matematico tra la propensione media al risparmio e il rapporto capitale/prodotto.
Secondo Harrod il saggio di crescita garantito è uguale al rapporto fra la propensione al risparmio e il rapporto capitale/prodotto. Per tassi normali di utilizzazione della capacità produttiva il prodotto e la capacità produttiva stessa vengono a coincidere. Conoscendo la propensione media al risparmio e il rapporto capitale/prodotto si può quindi agevolmente calcolare il saggio di crescita garantito cioè quel saggio che, se realizzato, “assicurerà ogni operatore economico di aver prodotto né più né meno dell’esatto ammontare, che, in altri termini, lo porterà ad effettuare ordini tali da mantenere lo stesso saggio di sviluppo”.
Tecnica: proporzione in cui combinare lavoro e capitale – intensità capitalistica delle tecniche. Al crescere dell’intensità capitalistica aumenta il prodotto ma in maniera decrescente, e quindi anche la produttività media crescerà ma con incrementi via via decrescenti.
Ritorno delle tecniche: aumentando ad esempio il saggio salariale si può passare ad una tecnica a maggiore intensità capitalistica (come per Solow), ma aumentando ancor più i salari ritornare alla tecnica originaria.
E dulcis in fundo: "paradosso del risparmio": in una data quantità di tempo la quota di PIL disponibile al risparmio è costante, e le forzature al risparmio (in più o in meno) non portano a modificarla ma solo influiscono sul PIL (con effetto moltiplicato) causando indirettamente inflazione se al PIL potenziale od oltre.
"Il copione teatrale dell’anti-italiano consiste nell’attribuire all’intera collettività nazionale i difetti specifici ed irripetibili della propria canagliesca personalità individuale, con in più l’ipocrisia del tirarsene fuori" (Costanzo Preve)


Tu ne cede malis, sed contra audentior ito, quam tua te Fortuna sinet.


"Il copione teatrale dell’anti-italiano consiste nell’attribuire all’intera collettività nazionale i difetti specifici ed irripetibili della propria canagliesca personalità individuale, con in più l’ipocrisia del tirarsene fuori" (Costanzo Preve)






Quelli che hai nel portafoglio si, è il singolo mezzo fisico banconota che decresce, ma non capisco secondo quale logica dovrebbe farlo anche un mero numero scritto in un conto corrente o in un certificato del tesoro (quest'ultima questione puramente teorica in quanto la fiscalità monetaria renderebbe non più necessario il ricorso statale a prestiti, non esisterebbero i bot insomma). Non è che oggi se tassano i conti correnti tassano allo stesso modo anche le banconote che uno ha in tasca; quale senso accomunare le due cose?
"Il copione teatrale dell’anti-italiano consiste nell’attribuire all’intera collettività nazionale i difetti specifici ed irripetibili della propria canagliesca personalità individuale, con in più l’ipocrisia del tirarsene fuori" (Costanzo Preve)



