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Postato questa mattina sul mio blog:
Gran brutta malattia il
Berlusconismo. Chi ne è affetto avverte sintomi come il sentirsi di sopra delle regole e della legge, o il pensare di poter disporre delle istituzioni repubblicane come se fossero roba sua. E’ proprio vero, e quando si sentono personaggi come
Casini e
Briguglio, berlusconiani irriducibili, fare pubblico sfregio alla Costituzione dicendo che il premier dovrebbe “indicare il proprio successore” si capisce che davvero abbiamo toccato il fondo, qualcuno ha spiegato a questi esagitati berluscones che l’Italia non è più una monarchia?
Ironia fuori luogo in un momento così delicato per il paese? Forse, ma pensate a cosa sarebbe successo se fosse stato davvero qualcuno dell’entourage del premier a fare un’affermazione del genere. Le agenzie della sera ci avrebbero propinato le reazioni scandalizzate dei pezzi grossi, medi e piccoli dell’opposizione, che presumibilmente avrebbero preso tutti la parola in ordine alfabetico, per ricordarci che l’incarico del premier rientra tra le prerogative esclusive del Presidente della Repubblica.
Ma poi per quale motivo essere seri? Citando
Flaiano si potrebbe dire che in quello a cui stiamo assistendo in questi giorni c’è molto di grave, ma davvero poco di serio.
Facciamo un breve riepilogo:
Abbiamo una Procura della Repubblica che negli ultimi 16 anni ha accusato
Berlusconi di falso in bilancio, corruzione giudiziaria, tangenti alla Guardia di Finanza, appropriazione indebita, frode fiscale e chi più ne ha più ne inquisisca. Condanne: zero. Oggi gli imputa i reati di concussione aggravata e sfruttamento della prostituzione minorile.
Abbiamo una “
grande stampa” che da giorni non fa che pubblicare pagine e pagine di conversazioni private in cui non c’è uno straccio di prova di reato, ma si parla di tutto (anzi, “di ogni”), e, per non farsi mancare nulla, mette in rete versioni complete dell’intera storia, aggiornate all'ultimo pettegolezzo, in
inglese e in
cinese, tanto per fornire materiale di prima mano ai media stranieri, nel caso ne avessero bisogno, in modo che possano trarne utile spunto per scrivere quegli articoli che ci piacciono un mondo, così che i soliti
commedianti possano andare a commentarli davanti alle telecamere, con dipinta sul volto la migliore imitazione della costernazione di cui sono capaci,
lamentando il discredito internazionale sul paese.
Abbiamo, soprattutto,
un concusso, il funzionario della questura
Pietro Ostuni, che dice di
non essere stato concusso e una
vittima di sfruttamento di prostituzione, universalmente nota come
Ruby, che afferma di
non essere stata toccata nemmeno con un dito.
A questo punto, con la pacatezza, la moderazione e la tranquillità che sempre ci devono accompagnare, non possiamo che porci la seguente domanda:
ma di che accidenti stiamo parlando? 400 pagine di verbali, centinaia di persone intercettate, decine di uomini impiegati in non so quante perquisizioni, interrogatori, sequestri, un’inchiesta sganciata sul paese come una bomba atomica che ha gettato la politica nell’isteria, ha seppellito il dibattito sulle riforme, rischia di far cadere il governo, e tutto questo per cosa?
Per dimostrare che alle cene di Arcore c’erano più donne che uomini. E che qualcuna di queste è tornata a casa con un regalo nella borsetta. Perché di illazioni se ne possono fare a non finire, ma di provato c’è solo questo.
Situazione seria? Non più di quanto lo siano, o si vogliano far apparire, certe ragazze di facili costumi.
Cari implacabili censori che in queste ore stazionate con aria grave davanti all’obiettivo, facciamo un gioco: mettiamo sotto controllo i telefoni di persone che parlano con voi e soprattutto di voi. Non serve andare a cercare amici o commensali, limitiamoci pure ai parenti fino al secondo grado. Ascoltiamo quello che dicono per sei mesi, registriamolo, trascriviamolo, poi pubblichiamo il “meglio”, senza filtri, sui giornali. E vediamo chi resta in piedi. Niente da nascondere, giusto? Allora chi comincia? Volontari,
un passo avanti.