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  1. #1
    A raccattà i'cotone
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    Predefinito Io non voto che me la cavo

    Cravatta e completo per i signori, tailleur per le signore, tutti son già pronti per il grande evento: recarsi alle urne il 6 e 7 giugno, convinti di influire sulle sorti del nostro paese e dell'Europa come si addice agli "uomini liberi".
    Costume da bagno, telo da spiaggia e un buon libro sottomano, io son già pronto a recarmi invece al mare, sperando di influire sui miei cronici problemi respiratori come si addice ad un asmatico.

    Già, anche stavolta non sarò della partita, come accade ormai da diverso tempo a questa parte.
    Il mio non è menefreghismo, tutt'altro. E' piuttosto desiderio di sottrarmi alla psicosi collettiva che puntualmente si manifesta in occasione di queste grandi cerimonie sacre che rendono grazie al dio Stato.

    Mio nonno sarebbe inorridito dinanzi alla sola ipotesi che qualcuno potesse rinunciare ad eleggere i propri “rappresentanti”, dopo le dure lotte che aveva portato innanzi in prima persona per conquistare quel "diritto".
    Ma di rappresentanti non vedo l'ombra, gli risponderei oggi. Un rappresentante può dirsi tale infatti solo in base ad un contratto di mandato, un negozio bilaterale con cui una parte, detta mandatario, si obbliga a compiere uno o più atti giuridici (di solito contratti) per conto dell’altra, detta mandante. Un mandato che riguardi il compimento di tutti gli atti giuridici che interessano il mandante si dice generale, ma un contratto di tal fatta attiene solo all’ordinaria amministrazione, a meno che il contrario non risulti dal contratto stesso. Quante volte i nostri politici si limitano all’ordinario, interpellandoci per i casi straordinari?
    Con la procura - un secondo negozio, stavolta unilaterale - si può conferire al mandatario il potere di rappresentanza, grazie al quale lo stesso compie gli atti giuridici non solo nell’interesse, ma anche in nome del mandante. Insomma, un rappresentante è tale solo in virtù di due negozi giuridici, in base ai quali il mandatario è gravato da una serie di stringenti obblighi: deve operare con la diligenza del buon padre di famiglia, seguendo le istruzioni ricevute ed allontanandosene solo quando circostanze ignote al mandante e non comunicabili in tempo facciano presumere che quest’ultimo avrebbe modificato le proprie istruzioni originarie. In caso di eccesso di potere da parte del mandatario (e di eccessi di potere i politici se ne intendono), il mandante può ratificarne gli atti oppure può decidere di non farlo, lasciando che i relativi effetti restino a carico del mandatario. Il contratto può infine essere revocato dal mandante in ogni momento, qualora sussista una giusta causa. Vedete niente di paragonabile in un sistema democratico?
    Il mandato imperativo, non tutti lo sanno, è espressamente vietato dalla Costituzione: parlare di rappresentanza è pertanto frutto, lo ribadisco, di una vera e propria psicosi collettiva.

    Nonostante questo, col voto finiamo comunque col dare, volenti o nolenti, una sorta di legittimazione ad una classe politica che di “riconoscimenti” ha bisogno più del pane: come scrive Carlo Lottieri, infatti, “poiché amministrano istituzioni che non godono di una vera adesione volontaria, gli uomini politici di ogni latitudine impongono regole a partire dalle quali c’è chiesto di scegliere a quale gruppo dobbiamo consegnare, per un dato numero di anni, il diritto di disporre dei nostri soldi e delle nostre libertà. Ma è necessario che il numero dei votanti sia alto perché si possa credibilmente spacciare la tesi che un simile sistema è apprezzato, gradito, scelto liberamente”. Ecco perché non votare è senz’altro, oggi come oggi, il gesto politicamente più “sovversivo”.
    No, anche stavolta non ci sto: le elezioni assomigliano tanto all'ora d'aria concessa ai detenuti, e se ora d'aria dev'essere, che sia al mare!

    Non so quanto astenersi dal voto possa rivelarsi, almeno nell’immediato, una strategia vincente: probabilmente al partito del non voto verranno dedicate poche, pochissime attenzioni, tanto più in una realtà come la nostra, in cui più dell’80% degli aventi diritto al voto si reca regolarmente alle urne. Ma non credo sia un caso se i paesi storicamente più liberali sono anche quelli in cui la partecipazione elettorale è minore. Lo scetticismo dell’elettore è indice di una “sana” scala di valori: non è lo Stato a prevalere sulla società, ma questa su quello, e l’identificazione dei due soggetti è del tutto arbitraria e fuorviante. Questo, in definitiva, sembra indicare chi preferisce una domenica con la moglie in riva al mare al seggio elettorale, e allora tanto vale provarci! Chissà, magari un giorno questo scetticismo, se fatto proprio da milioni e milioni di cittadini, costringerà i politici a contenere i loro istinti bestiali!

    Il suffragio universale, lungi dall’essere un diritto di cui gloriarsi, rappresenta in conclusione una delle peggiori sciagure del nostro tempo. Scriveva il liberale Frédéric Bastiat: “…fino a quest’epoca la spoliazione legale era esercitata dal piccolo numero sul grande numero, come si vede presso i popoli dove il diritto di legiferare è concentrato in poche mani. Ma ecco che diventa universale, e si cerca l’equilibrio nella spoliazione universale. Invece di estirpare ciò che la società conteneva di ingiustizia, la si generalizza. Appena le classi diseredate hanno recuperato i loro diritti politici, il primo pensiero che le assale non è di liberarsi della spoliazione, ma di organizzare, contro le altre classi e a proprio detrimento, un sistema di rappresaglie, come se occorresse, prima che arrivi il regno della giustizia, che una crudele retribuzione venisse a colpirle tutte, le une a causa della loro iniquità, le altre a causa della loro ignoranza”.

    La democrazia, il sistema attraverso il quale tutti cercano di vivere alle spalle di tutti gli altri: andate voi a votare, io voglio mantenere la mia coscienza pulita.
    Credere che la prima cellula si sia formata per caso è come credere che un tornado, infuriando su un deposito di sfasciacarrozze, abbia messo insieme un boeing.

  2. #2
    nodo in gola
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    Predefinito Riferimento: Io non voto che me la cavo

    Un vecchio pezzo di Leonardo Butini, se la memoria non mi inganna.
    Ma che fine ha fatto?

  3. #3
    nodo in gola
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    Predefinito Riferimento: Io non voto che me la cavo

    Ops.. pardon! ;-)

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: Io non voto che me la cavo

    Grande Gesù, continua così, indicaci la via.

  5. #5
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    Predefinito Riferimento: Io non voto che me la cavo

    saggio consiglio.
    Liberalizzare la produzione di Moneta ORA!
    http://www.lucidamente.com/wordpress...nostre-monete/

    Autogestione delle reti idriche!

  6. #6
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    Predefinito Riferimento: Io non voto che me la cavo

    Citazione Originariamente Scritto da H.I.M. Visualizza Messaggio
    Un vecchio pezzo di Leonardo Butini, se la memoria non mi inganna.
    Ma che fine ha fatto?
    eh eh
    " Democracy is currently defined in Europe as: " A country run by Jews " . E.P.

  7. #7
    Forumista senior
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    Predefinito L'elettore consapevole e i suoi perché

    Nel presentarvi la seguente lettura, la redazione de «Il Male Minore» ricorda che non esiste un male minore e invita tutti all’astensione nelle consultazioni elettorali di oggi e domani.

    Nella già di per sè nociva categoria degli elettori c’è una sottospecie verso cui giova stare particolarmente in guardia. E’ quella dell’elettore consapevole, di chi, prima di abbandonare la scheda nell’urna, “ci pensa”, valuta “attentamente” le molteplici (e scadenti) alternative che la democrazia parlamentare gli offre e poi prende una decisione ponderata. E traccia una croce.

    Cosa vota l’elettore consapevole? Naufragato il Partito Democratico, scelta comunque troppo banale per l’elettore consapevole, quest’ultimo sembrerà optare per tre possibilità.

    a) Sinistra e libertà: di sinistra ma non rozzamente marxista come la compagine di Ferrero. Con una particolare predilezione per le tematiche inutili: ambiente, diritti delle coppie gay, integrazione comunitaria (so che molti non saranno d’accordo ma prendete in considerazione, per giudicare la priorità di codeste issues, il seguente argomento: quanti italiani sono omosessuali, direttive della UE o alberi?). Lo scritto Giuseppe Genna argomenta così la sua scelta di voto consapevole (e non può essere altrimenti dato che utilizza la locuzione “paese sdrucito dal materialismo più grezzo”)

    E il laboratorio in cui misuro il massimo fervore, la curiosità più acuta e coraggiosa, la condivisione di diritti fondamentali, la memoria e l’apertura al futuro più penetrante è in Italia per me Sinistra e Libertà. Per questi motivi voto Sinistra e Libertà, consegnando la delega preziosa a rappresentarmi a persone come Nichi Vendola e Claudio Fava, che si prendono la responsabilità della mia responsabilità verso gli altri con cui vivo e vorrei vivere.

    Credo non sia necessario commentare ulteriormente.

    b) La seconda scelta è classica in termini di europee: i radicali, ora (e da cinquant’anni, parrebbe) Lista Bonino – Pannella. Una cosa va riconosciuta ai radicali, sono tra i pochi ad avere una vaga idea di che fare a Strasburgo. Se questo è un bene o un male lascio al lettore stabilirlo. Ora, nel 2008 la magica coppia ebbe un’idea: candidarsi nel Partito democratico. Va da sé che, dati alla mano, il partito radicale (o i movimenti ad esso associato) non dovrebbero manco esistere per i media. Invece lagne e scioperi li fanno andare in tv più di Franceschini. A parte questo, i radicali sono fichi e attirano i voti dei ggiovani. Inoltre anche quelli di nomi eccellenti, da Vasco Rossi a Franco de Benedetti. Mancano quelli delle persone normali e c’è un perché: ai normali non gliene frega niente dell’Europa, ok?

    c) La terza alternativa è la più agghiacciante: L’Italia dei Valori. Dice l’elettore consapevole: “C’è una grande crisi che coinvolge la legalità. E’ urgente ripristinarla”. Un paio di cazzi, mio caro elettore consapevole. Per quanto mi riguarda vedo più urgento riuscire a tenermi quei quattro soldi che mi danno senza vederli sfumare in tasse. Vorrei poter fare sesso telefonico senza che il vostro idolo, Gioacchino Genchi, senta le porcate che sussurra alla mia donna (la replica “io non ho nulla da temere dalle intercettazioni, ho la coscienza a posto” tenetevela per voi, fascisti del cazzo). Vorrei che considerasti, elettore consapevole dell’Idivvù, che oltre ai politici, i cui abusi non manchi mai di additare alla folla sbavante con tanto di forconi, che anche i giudici sono nemici del povero cristo medio e odiano la sua libertà. La casta al quadrato, formata da coloro che non si devono nemmeno confrontare al giudizio periodico degli elettori (compresi quelli inconsapevoli, che votano di pancia, che tu tanto disprezzi, e.c.).

    Considera infine queste mie parole, elettore consapevole dell’Idivvù. Non soffri la rozzezza dei leghisti, l’ingenuità dei berluschini, il fideismo ideologico dei piddini e voterai per un ignorantone spaesato, con poche idee e assai confuse. Una scelta pienamente consapevole.

    L’elettore consapevole e i suoi perché « Il Male Minore

  8. #8
    nodo in gola
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    Predefinito Riferimento: L'elettore consapevole e i suoi perché





  9. #9
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    Predefinito Riferimento: L'elettore consapevole e i suoi perché

    ho particolarment epaura delle piltiche che potrà porate avanti l'idv, e pure i sondaggi la danno in forte crescita.
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  10. #10
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    Predefinito Riferimento: L'elettore consapevole e i suoi perché

    Citazione Originariamente Scritto da OrsoNelBosco Visualizza Messaggio
    Nel presentarvi la seguente lettura, la redazione de «Il Male Minore» ricorda che non esiste un male minore e invita tutti all’astensione nelle consultazioni elettorali di oggi e domani.

    Nella già di per sè nociva categoria degli elettori c’è una sottospecie verso cui giova stare particolarmente in guardia. E’ quella dell’elettore consapevole, di chi, prima di abbandonare la scheda nell’urna, “ci pensa”, valuta “attentamente” le molteplici (e scadenti) alternative che la democrazia parlamentare gli offre e poi prende una decisione ponderata. E traccia una croce.

    Cosa vota l’elettore consapevole? Naufragato il Partito Democratico, scelta comunque troppo banale per l’elettore consapevole, quest’ultimo sembrerà optare per tre possibilità.

    a) Sinistra e libertà: di sinistra ma non rozzamente marxista come la compagine di Ferrero. Con una particolare predilezione per le tematiche inutili: ambiente, diritti delle coppie gay, integrazione comunitaria (so che molti non saranno d’accordo ma prendete in considerazione, per giudicare la priorità di codeste issues, il seguente argomento: quanti italiani sono omosessuali, direttive della UE o alberi?). Lo scritto Giuseppe Genna argomenta così la sua scelta di voto consapevole (e non può essere altrimenti dato che utilizza la locuzione “paese sdrucito dal materialismo più grezzo”)

    E il laboratorio in cui misuro il massimo fervore, la curiosità più acuta e coraggiosa, la condivisione di diritti fondamentali, la memoria e l’apertura al futuro più penetrante è in Italia per me Sinistra e Libertà. Per questi motivi voto Sinistra e Libertà, consegnando la delega preziosa a rappresentarmi a persone come Nichi Vendola e Claudio Fava, che si prendono la responsabilità della mia responsabilità verso gli altri con cui vivo e vorrei vivere.

    Credo non sia necessario commentare ulteriormente.

    b) La seconda scelta è classica in termini di europee: i radicali, ora (e da cinquant’anni, parrebbe) Lista Bonino – Pannella. Una cosa va riconosciuta ai radicali, sono tra i pochi ad avere una vaga idea di che fare a Strasburgo. Se questo è un bene o un male lascio al lettore stabilirlo. Ora, nel 2008 la magica coppia ebbe un’idea: candidarsi nel Partito democratico. Va da sé che, dati alla mano, il partito radicale (o i movimenti ad esso associato) non dovrebbero manco esistere per i media. Invece lagne e scioperi li fanno andare in tv più di Franceschini. A parte questo, i radicali sono fichi e attirano i voti dei ggiovani. Inoltre anche quelli di nomi eccellenti, da Vasco Rossi a Franco de Benedetti. Mancano quelli delle persone normali e c’è un perché: ai normali non gliene frega niente dell’Europa, ok?

    c) La terza alternativa è la più agghiacciante: L’Italia dei Valori. Dice l’elettore consapevole: “C’è una grande crisi che coinvolge la legalità. E’ urgente ripristinarla”. Un paio di cazzi, mio caro elettore consapevole. Per quanto mi riguarda vedo più urgento riuscire a tenermi quei quattro soldi che mi danno senza vederli sfumare in tasse. Vorrei poter fare sesso telefonico senza che il vostro idolo, Gioacchino Genchi, senta le porcate che sussurra alla mia donna (la replica “io non ho nulla da temere dalle intercettazioni, ho la coscienza a posto” tenetevela per voi, fascisti del cazzo). Vorrei che considerasti, elettore consapevole dell’Idivvù, che oltre ai politici, i cui abusi non manchi mai di additare alla folla sbavante con tanto di forconi, che anche i giudici sono nemici del povero cristo medio e odiano la sua libertà. La casta al quadrato, formata da coloro che non si devono nemmeno confrontare al giudizio periodico degli elettori (compresi quelli inconsapevoli, che votano di pancia, che tu tanto disprezzi, e.c.).

    Considera infine queste mie parole, elettore consapevole dell’Idivvù. Non soffri la rozzezza dei leghisti, l’ingenuità dei berluschini, il fideismo ideologico dei piddini e voterai per un ignorantone spaesato, con poche idee e assai confuse. Una scelta pienamente consapevole.

    L’elettore consapevole e i suoi perché « Il Male Minore
    La cosa divertente e' il "minore dei mali " che e' il peggiore tra i malissimi,perche' di fatto Berlusconi,le sue puttanelle,la sua spocchia e le sue battutacce,e' veramente un "minore dei mali",un minore dei mali.."qualitativo".
    Lo conferma Pannella quando dice che Berlusconi sta uccidendo la democrazia,se fosse vero ,anche solo all'1% ,sarebbe gia'un effettivo minore dei malissimi evidente.
    Quando "si fa solo gli interessi personali e privati della sua azienda" lo biconferma,ma se lo facesse molto ,molto di piu' sarebbe preferibile.
    Il "partito che non c'e' " ," virtuale", "delle veline ,bolle di sapone,basato solo su un individuo e senza vero impegno e radicamento" be' quello poi e' un sogno qualunquistico fatto realta',sempre se fosse vero..o se lo divenisse ancora di piu'.
    Se mettiamo insieme questi 3 fattori ,se fossero veri e se venissero espansi ancora di piu' e se veramente fosse cominciata l'assoluta dittatura anti-politica e personale potremmo quasi voltare pagina con il "meno peggio " e quasi cominciare sostenere un "meglio",un maggiore dei beni.
    " Democracy is currently defined in Europe as: " A country run by Jews " . E.P.

 

 
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