
Originariamente Scritto da
Tular
Non è detto. Un paese lo si può conoscere in molti modi, anche semplicemente aprendo un libro e studiandoselo. Il singolo individuo medio in genere non è spinto dal desiderio di dialogare con chiunque, sia esso appartenente alla propria nazione oppure no (anche io non ne vedo il motivo), ma molto più frequentemente è spinto dall'esigenza di risolvere problemi pratici.
E' una semplice questione di equilibrio e di buon senso, secondo me.
Se io in quanto italiano ho la necessità di dialogare con dei colleghi europei su temi specialistici, ove si pone il molto concreto problema della precisione dei termini utilizzati, per quale ragione devo preoccuparmi, prima ancora del merito di quello che dico, di come lo dico? Per quale ragione tutti gli altri europei, ad eccezione dell'inglese, devono preoccuparsi doppiamente come me? Per quale ragione l'inglese non deve preoccuparsi minimamente di questo, ma solo di quello che dice? E' ovvio che c'è un oggettivo sbilanciamento che va rimesso in equilibrio.
Per quale ragione se cerco un glossario specialistico italiano- inglese e non trovo quello che mi serve nemmeno sui dizionari tecnici o sulla rete devo perdere tempo prezioso a costruirmelo certosinamente da solo? Per quale ragione se mi rivolgo alla principale associazione europea del settore devo prendere atto del fatto che in tali glossari in formato cartaceo l'italiano è escluso da tempo mentre invece l'inglese, il francese e il tedesco sono ben presenti? E' ovvio che ci sono degli squilibri; per quale ragione dovrei pagare circa 300 euro per glossari digitali molto specialistici che contemplino anche l'italiano? In nome di che cosa a un tedesco o a un francese si rende la via più facile? In nome di che cosa un inglese nemmeno di pone il problema? Perché, a parità di tempo lavorativo speso, il collega inglese deve avere il vantaggio di potersi dedicare solo al problema in sé, mentre tutti gli altri anche a queste (costose) quisquilie?
Questi sono problemi che forse in altre aree del mondo non si pongono più di tanto, ma in Europa, dato il processo di integrazione in corso, si pongono più concreti e vivi che mai. Certo, non è il pane quotidiano di tutti gli italiani, non è il problema dei problemi (nemmeno per gli altri europei), ma comunque è un’esigenza che è reale, esiste e sarà sempre più pressante nel tempo. Questo, secondo me, è il punto vero e la cosa scandalosa è che con strumenti linguistici già testati ed esistenti da 60 o 100 anni o più come l’interlingua , l’esperanto, l’ido siamo ancora succubi di questi comportamenti irrazionali; è come sapere di avere forchetta e coltello ma essere costretti a mangiare la carne con le mani. Non è un dramma, per carità, però è stupido, tutto qua e complica inutilmente la vita delle persone, facendo perdere tempo prezioso. Questo è il punto, soprattutto per quel che riguarda l’Europa, secondo me. Poi se il singolo individuo vuole utilizzare una lingua ausiliaria per farsi nuove amiche o amici in giro per il mondo questo è affare suo ed è una cosa secondaria, secondo me. Ancora, se si vuole davvero studiare una cultura straniera non serve a molto una lingua ausiliaria, al più è propedeutica, meglio studiarsi la lingua della cultura che si vuole conoscere.