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  1. #21
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    Predefinito Rif: dell'Esperanto e delle altre lingue

    Citazione Originariamente Scritto da edera rossa Visualizza Messaggio
    Non credo però che si possa dimenticare come l'esigenza di una lingua franca di comunicazione non nasca , almeno il più delle volte, come semplice esigenza tecnica di razionalizzare il sistema della comunicazione internazionale; ma che vi sia un desiderio di maggior capacità di conoscenza diretta tra gli uomini dei vari paesi;
    Non è detto. Un paese lo si può conoscere in molti modi, anche semplicemente aprendo un libro e studiandoselo. Il singolo individuo medio in genere non è spinto dal desiderio di dialogare con chiunque, sia esso appartenente alla propria nazione oppure no (anche io non ne vedo il motivo), ma molto più frequentemente è spinto dall'esigenza di risolvere problemi pratici.

    Citazione Originariamente Scritto da edera rossa Visualizza Messaggio
    anche il solo fatto di non voler privilegiare una singola lingua nazionale , ma il voler porre tutti gli uomini su un piano di parità in occasione del loro incontrarsi, comporta dei valori civili sottostanti alla scelta di essere favorevoli all'uso di lingue ausiliarie.
    E' una semplice questione di equilibrio e di buon senso, secondo me.
    Se io in quanto italiano ho la necessità di dialogare con dei colleghi europei su temi specialistici, ove si pone il molto concreto problema della precisione dei termini utilizzati, per quale ragione devo preoccuparmi, prima ancora del merito di quello che dico, di come lo dico? Per quale ragione tutti gli altri europei, ad eccezione dell'inglese, devono preoccuparsi doppiamente come me? Per quale ragione l'inglese non deve preoccuparsi minimamente di questo, ma solo di quello che dice? E' ovvio che c'è un oggettivo sbilanciamento che va rimesso in equilibrio.

    Per quale ragione se cerco un glossario specialistico italiano- inglese e non trovo quello che mi serve nemmeno sui dizionari tecnici o sulla rete devo perdere tempo prezioso a costruirmelo certosinamente da solo? Per quale ragione se mi rivolgo alla principale associazione europea del settore devo prendere atto del fatto che in tali glossari in formato cartaceo l'italiano è escluso da tempo mentre invece l'inglese, il francese e il tedesco sono ben presenti? E' ovvio che ci sono degli squilibri; per quale ragione dovrei pagare circa 300 euro per glossari digitali molto specialistici che contemplino anche l'italiano? In nome di che cosa a un tedesco o a un francese si rende la via più facile? In nome di che cosa un inglese nemmeno di pone il problema? Perché, a parità di tempo lavorativo speso, il collega inglese deve avere il vantaggio di potersi dedicare solo al problema in sé, mentre tutti gli altri anche a queste (costose) quisquilie?
    Questi sono problemi che forse in altre aree del mondo non si pongono più di tanto, ma in Europa, dato il processo di integrazione in corso, si pongono più concreti e vivi che mai. Certo, non è il pane quotidiano di tutti gli italiani, non è il problema dei problemi (nemmeno per gli altri europei), ma comunque è un’esigenza che è reale, esiste e sarà sempre più pressante nel tempo. Questo, secondo me, è il punto vero e la cosa scandalosa è che con strumenti linguistici già testati ed esistenti da 60 o 100 anni o più come l’interlingua , l’esperanto, l’ido siamo ancora succubi di questi comportamenti irrazionali; è come sapere di avere forchetta e coltello ma essere costretti a mangiare la carne con le mani. Non è un dramma, per carità, però è stupido, tutto qua e complica inutilmente la vita delle persone, facendo perdere tempo prezioso. Questo è il punto, soprattutto per quel che riguarda l’Europa, secondo me. Poi se il singolo individuo vuole utilizzare una lingua ausiliaria per farsi nuove amiche o amici in giro per il mondo questo è affare suo ed è una cosa secondaria, secondo me. Ancora, se si vuole davvero studiare una cultura straniera non serve a molto una lingua ausiliaria, al più è propedeutica, meglio studiarsi la lingua della cultura che si vuole conoscere.
    Ultima modifica di Tular; 31-01-11 alle 12:23

  2. #22
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    Predefinito Rif: dell'Esperanto e delle altre lingue

    Citazione Originariamente Scritto da Midìl Visualizza Messaggio
    Salve. Spero di non disturbare, in questo forum, non essendo io un radicale. Però l'argomento mi interessa, soprattutto da una prospettiva europeista, per cui "oso" intervenire.
    Nemmeno io sono un radicale.
    Citazione Originariamente Scritto da Midìl Visualizza Messaggio
    Non credo che due lungue ausiliarie (suppongo tu intenda artificiali)
    Intendo ausiliarie (perché sono di ausilio alle lingue nazionali) e costruite, perché costruite dall’uomo per l’uomo, preferisco non usare il termine artificiali perché non sono pensate dall’uomo per una macchina o da una macchina per una macchina (e meno che mai da una macchina per l'uomo).
    Citazione Originariamente Scritto da Midìl Visualizza Messaggio
    Non credo che due lungue ausiliarie (suppongo tu intenda artificiali) sia una buona soluzione, trattandosi di un'inutile duplicazione.
    Intanto partiamo da un dato di fatto e limitiamoci al caso europeo, che poi è quello che ci interessa di più. Le lingue nazionali europee sicuramente non sono poche, pensare di tradurre tutto e sempre dall’una all’altra è pensare a ben più di una semplice ridondanza a due ed è elefantiaco e non è facilmente praticabile; il risultato inevitabile infatti è che si finisce per adottare pragmaticamente le lingue per varie ragioni oggi più influenti in ambito europeo, cioè inglese, francese, tedesco. Quindi attualmente abbiamo una ridondanza a tre lingue nazionali imposta de facto a tutti gli altri e non l’ipotetica ridondanza a due lingue ausiliarie, con tutti gli effetti negativi del primo caso rispetto al secondo.
    Non bisogna poi crearsi un’immagine troppo burocratica e rigida dell’uso che si potrebbe fare di queste lingue. Io non la vedo come un: “da questo momento in poi o salti il fosso dell’esperanto o muori!” Queste lingue devono essere un ausilio, non ulteriore motivo di complicazione, altrimenti non servono a niente. Come ho scritto in un precedente messaggio, per quanto riguarda l’interlingua, basterebbe un piccolo “incipit”, un piccolo appoggio iniziale; poi il resto verrebbe da sé, soprattutto per ciò che riguarda l’area neolatina. Per esempio, stante una minima informazione di base su questa lingua, perché non cominciare a pubblicare glossari specialistici gratuiti interlingua-inglese anziché inglese-francese-tedesco? Perché non redigere relazioni in inglese e in interlingua, tanto per cominciare, anziché inglese-francese-tedesco? Col tempo la (di gran lunga) maggiore semplicità e regolarità dell’interlingua la porterebbe naturalmente ad essere privilegiata da tutti i non anglofoni nativi, cioè dalla maggioranza degli europei. Ma io ragionavo in termini ancora più aperti: in Europa siamo tanti, nel mondo poi ancora di più. Le lingue parlate nel mondo sono migliaia, non è realistico pensare che una sola lingua ausiliaria, soprattutto in una prima fase, possa soddisfare tutte le esigenze. Perché limitarsi solo ad una? Un olandese sarebbe più svantaggiato di un italiano nell’apprendere l’interlingua ( qualche mese contro qualche giorno), un polacco e in genere un parlante di lingua slava non avrebbe problemi ad usare l’accusativo come si fa in esperanto, ma forse avrebbe qualche problema nel memorizzare le radici neolatine estranee alla sua lingua madre. Per costoro perché non usare l’esperanto (o l’ido) ? L’esperanto (e penso anche l'ido) ha un sistema di prefissi, suffissi etc. che, partendo da poche radici base, permette secondo una logica agglutinante di costruire tutte le parole e i neologismi che servono. Questo è un grande ausilio per la memoria e spostandoci ora in una prospettiva mondiale c’è da dire che un cinese, un turco, un thailandese, un giapponese, un arabo, un indonesiano troverebbero probabilmente più facile ricordare l’esperanto che l’interlingua, per il semplice fatto che si dovrebbero ricordare meno parole, oltre al fatto che la struttura agglutinante sarebbe per alcuni più vicina alle proprie lingue madri. Insomma, se non ci si irrigidisce in dictat ridicoli e in burocrazie assurde, ma se al contrario si procede passo passo con equilibrio e buon senso, delimitando ambiti e problemi ed agendo razionalmente, queste lingue potrebbero apportare grandi benefici. Poi, col tempo, al netto dei benefici ottenuti, si potrebbe procedere ad ulteriori semplificazioni se necessario.
    Citazione Originariamente Scritto da Midìl Visualizza Messaggio
    Questo finché, abbastanza casualmente, durante, se ricordo bene, l'ennesimo tentativo di avvicianrmi all'esperanto, non mi sono imbattuto nell'Ido. Cosa che mi ha fatto completamente, e quasi istantaneamente, cambiare posizione, relativamente alla lingua europea. Ora, come è capitato a me con l'Ido (orrido nome, devo ammettere), ad altri potrebbe capitare con altre lingue artificiali. E questo è un bene, perché così si diffonde l'idea di base, e cioè che sia possibile, con una lignua artificiale, risolvere il problema linguistico europeo. Cosa che invece non accade se ci si fossilizza su un'unica proposta. Non a caso, spesso, nei miei interventi a proposito delle lingue artificiali, cerco di far presente che ve ne sono più d'una (anche se è poi evidente che esprimo anche le mie preferenze).
    Concordo
    Citazione Originariamente Scritto da Midìl Visualizza Messaggio
    Poi, quale debba essere la prescelta, a mio parere, è compito che si può assegnare ad un gruppo di linguisti europei, che, dopo accurata analisi, ci dica quale sia la "migliore".
    Su questo concordo fino ad un certo punto, nel senso che oltre un certo punto è difficile dire quale sia la migliore; per esempio l’esperanto ha l’accusativo, cosa fastidiosa per neolatini ed anglofoni, ma non per tedeschi, polacchi, russi etc. Per i polacchi per esempio gli articoli sono una cosa fastidiosa, difficilmente inquadrabile, per noi sono il pane e senza articolo ci sentiamo un po’ persi.

    Citazione Originariamente Scritto da Midìl Visualizza Messaggio
    Ma l'obiettivo finale, comune a tutti, se si è europeisti prima che esperantisti, idisti, novialisti, è che si diffonda la consapevolezza, tra i cittadini europei, della bontà di almeno uno di questi strumenti. Quale la singola persona poi prediliga, non è fondamentale, fosse anche il Volapük.

    Saluti.
    Concordo, Saluti
    Citazione Originariamente Scritto da Midìl Visualizza Messaggio
    P.S.: Le lignue che potrebbero essere canddate a lingua europea sono, a mio parere, non più di cinque: Esperanto, Ido, Interlingua, Novial ed Occidental. Sulle prime due si trova abbondante materiale su internet. Devo ammettere che non ho mai dedicato molta attenzione all'Interlingua, mentre, nel caso di Novial ed Occidental, ho sempre trovato molto poco, per cui faccio fatica a dare un'opinione "precisa". Se non ricordo male, il Novial è una lingua "esperantoide", con un sistema verbale che risente molto dell'inglese (d'altronde l'autore è Jespersen). Dovrebbe quindi funzionare in modo simile ad Esperanto ed Ido. L'Occidental non lo so esattamente. Qualche anno fa avevo letto qualcosa, ma non mi ricordo più molto...
    Sull’Occidental quel che so è che stata creata da una sola persona, non da un gruppo di linguisti come nel caso dell’interlingua e che ricalca molto gli schemi dell’interlingua; oggi che io sappia è in forte disuso, so anche che alcuni interlinguisti scandinavi (di quelli che si dedicano all’interlingua a tempo pieno o quasi) vengono dall’Occidental. Alla fine ridurrei i candidati a tre: esperanto, ido, interlingua. Dopo tutti gli sforzi di studio fatti da tanta gente in tanti decenni, non sarebbe ora di cominciare a coglierne pragmaticamente qualche frutto?
    Ultima modifica di Tular; 31-01-11 alle 15:38

  3. #23
    repubblicano perciò di Sx
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    Predefinito Rif: dell'Esperanto e delle altre lingue

    Citazione Originariamente Scritto da Tular Visualizza Messaggio
    Non è detto. Un paese lo si può conoscere in molti modi, anche semplicemente aprendo un libro e studiandoselo. Il singolo individuo medio in genere non è spinto dal desiderio di dialogare con chiunque, sia esso appartenente alla propria nazione oppure no (anche io non ne vedo il motivo), ma molto più frequentemente è spinto dall'esigenza di risolvere problemi pratici.



    E' una semplice questione di equilibrio e di buon senso, secondo me.
    Se io in quanto italiano ho la necessità di dialogare con dei colleghi europei su temi specialistici, ove si pone il molto concreto problema della precisione dei termini utilizzati, per quale ragione devo preoccuparmi, prima ancora del merito di quello che dico, di come lo dico? Per quale ragione tutti gli altri europei, ad eccezione dell'inglese, devono preoccuparsi doppiamente come me? Per quale ragione l'inglese non deve preoccuparsi minimamente di questo, ma solo di quello che dice? E' ovvio che c'è un oggettivo sbilanciamento che va rimesso in equilibrio.

    Per quale ragione se cerco un glossario specialistico italiano- inglese e non trovo quello che mi serve nemmeno sui dizionari tecnici o sulla rete devo perdere tempo prezioso a costruirmelo certosinamente da solo? Per quale ragione se mi rivolgo alla principale associazione europea del settore devo prendere atto del fatto che in tali glossari in formato cartaceo l'italiano è escluso da tempo mentre invece l'inglese, il francese e il tedesco sono ben presenti? E' ovvio che ci sono degli squilibri; per quale ragione dovrei pagare circa 300 euro per glossari digitali molto specialistici che contemplino anche l'italiano? In nome di che cosa a un tedesco o a un francese si rende la via più facile? In nome di che cosa un inglese nemmeno di pone il problema? Perché, a parità di tempo lavorativo speso, il collega inglese deve avere il vantaggio di potersi dedicare solo al problema in sé, mentre tutti gli altri anche a queste (costose) quisquilie?
    Questi sono problemi che forse in altre aree del mondo non si pongono più di tanto, ma in Europa, dato il processo di integrazione in corso, si pongono più concreti e vivi che mai. Certo, non è il pane quotidiano di tutti gli italiani, non è il problema dei problemi (nemmeno per gli altri europei), ma comunque è un’esigenza che è reale, esiste e sarà sempre più pressante nel tempo. Questo, secondo me, è il punto vero e la cosa scandalosa è che con strumenti linguistici già testati ed esistenti da 60 o 100 anni o più come l’interlingua , l’esperanto, l’ido siamo ancora succubi di questi comportamenti irrazionali; è come sapere di avere forchetta e coltello ma essere costretti a mangiare la carne con le mani. Non è un dramma, per carità, però è stupido, tutto qua e complica inutilmente la vita delle persone, facendo perdere tempo prezioso. Questo è il punto, soprattutto per quel che riguarda l’Europa, secondo me. Poi se il singolo individuo vuole utilizzare una lingua ausiliaria per farsi nuove amiche o amici in giro per il mondo questo è affare suo ed è una cosa secondaria, secondo me. Ancora, se si vuole davvero studiare una cultura straniera non serve a molto una lingua ausiliaria, al più è propedeutica, meglio studiarsi la lingua della cultura che si vuole conoscere.
    e , purtroppo, non è solo questione di aumento di costi a causa delle traduzioni per i singoli operatori e per le aziende . Basti pensare tutti i problemi collegati al diritto internazionale od agl istessi brevetti: il ricercatore che registra un brevetto nella sua lingua controla il testo definitivo parola per parola, chi è obbligato a ricorrere ad un interprete, sia pure specializzato e probabilmente anche più caro, rischia che qualche sfumatura sia stata tradita , ed in caso di contestazione anche le sfumature possono contare e di esempi analoghi se ne potrebbero fare parecchi.
    "E' decretato che ogni uomo il quale s'accosta alla setta dei moderati debba smarrire a un tratto senso morale e dignità di coscienza?" G. Mazzini

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  4. #24
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    Predefinito Rif: dell'Esperanto e delle altre lingue

    Citazione Originariamente Scritto da Tular Visualizza Messaggio
    Intendo ausiliarie (perché sono di ausilio alle lingue nazionali) e costruite, perché costruite dall’uomo per l’uomo, preferisco non usare il termine artificiali perché non sono pensate dall’uomo per una macchina o da una macchina per una macchina (e meno che mai da una macchina per l'uomo).
    Ok. Era per capirsi sui termini. Comunque, personalmente, non mi infastidisce l'aggettivo artificiale. Ad essere poi pignoli, non esisterebbero lingue naturali, essendo tutte, indistintamente, una creazione umana, e quindi artificiali. Al massimo i suoni che le compognono, possono essere definiti naturali. Ecco, volendo essere precisi, si potrebbe distinguere tra lingue empiriche, frutto di tentativi, e lingue pianificate, frutto di una precisa volontà.
    Intanto partiamo da un dato di fatto e limitiamoci al caso europeo, che poi è quello che ci interessa di più. Le lingue nazionali europee sicuramente non sono poche, pensare di tradurre tutto e sempre dall’una all’altra è pensare a ben più di una semplice ridondanza a due ed è elefantiaco e non è facilmente praticabile; il risultato inevitabile infatti è che si finisce per adottare pragmaticamente le lingue per varie ragioni oggi più influenti in ambito europeo, cioè inglese, francese, tedesco. Quindi attualmente abbiamo una ridondanza a tre lingue nazionali imposta de facto a tutti gli altri e non l’ipotetica ridondanza a due lingue ausiliarie, con tutti gli effetti negativi del primo caso rispetto al secondo.
    Non bisogna poi crearsi un’immagine troppo burocratica e rigida dell’uso che si potrebbe fare di queste lingue. Io non la vedo come un: “da questo momento in poi o salti il fosso dell’esperanto o muori!” Queste lingue devono essere un ausilio, non ulteriore motivo di complicazione, altrimenti non servono a niente.
    [...]
    Ma io ragionavo in termini ancora più aperti: in Europa siamo tanti, nel mondo poi ancora di più. Le lingue parlate nel mondo sono migliaia, non è realistico pensare che una sola lingua ausiliaria, soprattutto in una prima fase, possa soddisfare tutte le esigenze. Perché limitarsi solo ad una? Un olandese sarebbe più svantaggiato di un italiano nell’apprendere l’interlingua ( qualche mese contro qualche giorno), un polacco e in genere un parlante di lingua slava non avrebbe problemi ad usare l’accusativo come si fa in esperanto, ma forse avrebbe qualche problema nel memorizzare le radici neolatine estranee alla sua lingua madre. Per costoro perché non usare l’esperanto (o l’ido) ?
    E perché non usare l'Esperanto (o un'altra lingua artificiale) direttamente per tutti? Perché dividere l'Europa in un'area "idofona" ed una "novialofona"? Se ne scelga una (sia essa l'Interlingua o l'Occidental), e si usi quella. Non capisco quale sarebbe il vantaggio di avere mezza Europa che parla Interlingua e metà Ido. Perché poi per capirsi, i cittadini delle due aree, dovrebbero comunque imparare la lingua degli altri, almeno a livello di comprensione (non sarebbe necessaria la capacità di espressione). Non la trovo una cosa razionale. In fin dei conti, se un olandese impara l'Ido (ad esempio), perché non possono impararlo anche un polacco ed uno spagnolo, con (in prima approssimazione) uguale facilità?
    Su questo concordo fino ad un certo punto, nel senso che oltre un certo punto è difficile dire quale sia la migliore; per esempio l’esperanto ha l’accusativo, cosa fastidiosa per neolatini ed anglofoni, ma non per tedeschi, polacchi, russi etc. Per i polacchi per esempio gli articoli sono una cosa fastidiosa, difficilmente inquadrabile, per noi sono il pane e senza articolo ci sentiamo un po’ persi.
    Per migliore, termine che ho inserito tra virgolette, intendo il risultato della valutazione delle varie lingue in relazione alla situazione a cui vanno applicate, alla capacità espressiva, alla facilità di apprendimento, e via dicendo. E' chiaro che, per me, come lingua comune dell'unione Europea, la migliore sarebbe l'Ido. Per un esperantista suppongo l'Esperanto, altrimenti sarebbe un idista o un novialista. Per te suppongo sarebbe l'Interlingua. Ma così non si arriva ad un decisione. Ecco dove serve il comitato (ufficiale, dell'Unione Europea) di linguisti (o qualcosa del genere): a scegliere, a decidere. In modo razionale, dopo attento studio. Quale lingua sceglieranno? Sicuramente l'Ido, dico io. Sicuramente l'Eperanto, dirà un sostenitore di quest'ultimo. Non importa. Ciò che importa è che alla fine si arrivi ad una decisione finale (ben ponderata e razionale), un punto fermo, base per i successivi progressi (la diffusione tra gli europei).
    (Vorrei aggiungere che Ido e Novial non prevedono l'indicazione dell'accusativo, ad esclusione dei casi in cui vi sia inversione tra soggetto ed oggetto. Ad esempio, in Ido, "La kato quan me vidas" (Il gatto che vedo) è diverso da "La kato qua me vidas" (Il gatto che mi vede"). Penso sia più o meno lo stesso in Novial, in cui non si usa "-n", ma "-(e)m"
    Sulla questione degli articoli, ci si abitua piuttosto facilmente a non usare l'articolo indeterminativo ed i partitivi. D'altronde, in italiano, se ne fa tranquillamente a meno al plurale: "Ieri ho visto gatti molto belli". Non è quindi difficile abituarsi a dire, anche al singolare: "Ieri ho visto gatto molto bello" )
    Sull’Occidental quel che so è che stata creata da una sola persona, non da un gruppo di linguisti come nel caso dell’interlingua e che ricalca molto gli schemi dell’interlingua; oggi che io sappia è in forte disuso, so anche che alcuni interlinguisti scandinavi (di quelli che si dedicano all’interlingua a tempo pieno o quasi) vengono dall’Occidental. Alla fine ridurrei i candidati a tre: esperanto, ido, interlingua. Dopo tutti gli sforzi di studio fatti da tanta gente in tanti decenni, non sarebbe ora di cominciare a coglierne pragmaticamente qualche frutto?
    Personalmente, non ho problemi ad aggiungere candidati di qualità, anche se pochissimo conosciuti. Se l'Occidental è un buon "prodotto", perché non prenderlo in considerazione? Se poi, parlando con una persona, riesco a convincerla a dare un'occhiata alle lingue artificiali, e questa, schifata dall'Ido, e nauseata dall'Esperanto, si appassiona all'Occidental, divenendo una sostenitrice di una lignua artificiale come lingua comune europea, per me è già una vittoria.
    (Più che altro, si trova in rete molto poco, sia per l'Occidental (da me "scartato anche per la presenza di accenti) che per il Novial (che forse risente di una certa "instabilità" iniziale), e questo è un problema)

    Saluti.

    Midìl


    P.S.: Aggiungerei qualche link, nel caso qualcuno passi di qui, e si chieda di cosa stiamo parlando (non si sa mai che si incuriosisca):

    1) Esperanto: http://iej.esperanto.it/kirek/manlibro-migliorini.pdf

    2) Ido: http://www.angelfire.com/id/Avance/manualetto.html

    3) Interlingua: http://conto.altervista.org/grammatica2.pdf

    4) Novial: An International Language

    5) Occidental: Interlingue Occidental / Grammatica de Interlingue (English)
    Ultima modifica di Midìl; 01-02-11 alle 00:49

  5. #25
    repubblicano perciò di Sx
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    Predefinito Rif: dell'Esperanto e delle altre lingue

    .UE: FRATTINI, BREVETTO TRILINGUE VIOLA PRINCIPI NASCITA UNIONE

    (ASCA) - Roma, 2 feb - La definizione di un brevetto comunitario trilingue ''violerebbe il principio fondamentale che e' alla base della nascita dell'Unione europea''. Lo ribadisce il ministro degli Esteri Franco Frattini nella sua audizione al Senato sottolineando come questa sia ''una delle priorita''' per il nostro Paese, cosi' come affermato ieri dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in una lettera inviata al presidente permanente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, e al presidente del Commissione Ue, Jose' Manuel Barroso in vista del Consiglio europeo di venerdi'.

    Nella lettera il premier chiede che il brevetto comunitario ''rispetti l'integrita' del mercato unico e coinvolga tutti gli Stati membri''.

    Frattini annuncia il ricorso al Tribunale del Lussemburgo nel caso dovesse passare per il brevetto comunitario il trilinguismo e non l'adozione delle lingue di tutti i Paesi membri dell'Ue.

    fdv/sam
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  6. #26
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    Predefinito Rif: dell'Esperanto e delle altre lingue

    A volte mi dico che è proprio la ricchezza linguistica dell'Europa uno degli ostacoli ad una fattiva integrazione, ad es. basta conoscere due lingue (inglese e spagnolo) per andare dall'Alaska alla Terra del Fuoco (evitando però di andare in Québec o in Brasile), ne bastano due (inglese e francese) per andare da Algeri a Città del Capo (certo, nel corso dell'ipotetico viaggio si potranno incontrare arabofoni o parlanti lingue indigene, ma comunque sono rimaste lingue ufficiali), invece se si vuol andare da Lisbona a Mosca quante lingue bisognerebbe conoscere?

    PS. Mi sembra che tra le lingue ufficiali dell'Ue figuri anche il gaelico irlandese, con tutta l'immensa stima per questa lingua, attualmente è minoritaria anche nel suo paese, si tratta di un costo in più per la Ue.
    Controllori di volo pronti per il decollo,
    telescopi giganti per seguire le stelle
    (F. Battiato, No time no space)

  7. #27
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    Predefinito Rif: dell'Esperanto e delle altre lingue

    Citazione Originariamente Scritto da subiectus Visualizza Messaggio
    A volte mi dico che è proprio la ricchezza linguistica dell'Europa uno degli ostacoli ad una fattiva integrazione, ad es. basta conoscere due lingue (inglese e spagnolo) per andare dall'Alaska alla Terra del Fuoco (evitando però di andare in Québec o in Brasile), ne bastano due (inglese e francese) per andare da Algeri a Città del Capo (certo, nel corso dell'ipotetico viaggio si potranno incontrare arabofoni o parlanti lingue indigene, ma comunque sono rimaste lingue ufficiali), invece se si vuol andare da Lisbona a Mosca quante lingue bisognerebbe conoscere?

    PS. Mi sembra che tra le lingue ufficiali dell'Ue figuri anche il gaelico irlandese, con tutta l'immensa stima per questa lingua, attualmente è minoritaria anche nel suo paese, si tratta di un costo in più per la Ue.
    Tanto per dare un'idea degli ostacoli lingustici all'integrazione europea, basta dare un'occhiata alla targa presente all'ingresso del parlamento Europeo a Bruxelles:



    (Fonte: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Eu..._languages.jpg )

    Il gaelico dovrebbe essere la decima lingua a partire dall'alto. In tutto, ad oggi, le lingue ufficiali sono ventitre... E tra un po' si aggiungerà il croato. E poi, forse, toccherà ad islandese, macedone, e via dicendo...
    Che poi, che al Parlamento Europeo, ognuno possa esprimersi negli interventi, utilizzando la propria lingua, mi va anche bene. E' fuori dal Parlamento e dalle altre massime istituzioni, che l'esasperato multilinguismo diventa un tremendo ostacolo... Il risultato è che ci si arrabatta in qualche modo con l'inglese, che metà degli europei non conosce praticamente per nulla, e, nell'altra metà, solo pochissimi conoscono veramente bene.

    Saluti.

    Midìl
    Ultima modifica di Midìl; 03-02-11 alle 08:07

  8. #28
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    Predefinito Rif: dell'Esperanto e delle altre lingue

    Citazione Originariamente Scritto da Midìl Visualizza Messaggio
    Tanto per dare un'idea degli ostacoli lingustici all'integrazione europea, basta dare un'occhiata alla targa presente all'ingresso del parlamento Europeo a Bruxelles:



    (Fonte: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Eu..._languages.jpg )

    Il gaelico dovrebbe essere la decima lingua a partire dall'alto. In tutto, ad oggi, le lingue ufficiali sono ventitre... E tra un po' si aggiungerà il croato. E poi, forse, toccherà ad islandese, macedone, e via dicendo...
    Che poi, che al Parlamento Europeo, ognuno possa esprimersi negli interventi, utilizzando la propria lingua, mi va anche bene. E' fuori dal Parlamento e dalle altre massime istituzioni, che l'esasperato multilinguismo diventa un tremendo ostacolo... Il risultato è che ci si arrabatta in qualche modo con l'inglese, che metà degli europei non conosce praticamente per nulla, e, nell'altra metà, solo pochissimi conoscono veramente bene.

    Saluti.

    Midìl
    leggevo che non è sono riusciti neanche a risparmiare usando una lingua ponte durante le commissioni od i dibattiti in aula; o meglio, vi sarebbe stato un riconoscimento dei vantaggi di tale sistema , ma gli inglesi dissero che era naturalmente l'inglese la lingua più adatta allo scopo ,e la cosa non venne , comprensibilmente , accettata e tutto si arenò
    "E' decretato che ogni uomo il quale s'accosta alla setta dei moderati debba smarrire a un tratto senso morale e dignità di coscienza?" G. Mazzini

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  9. #29
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    Predefinito Rif: dell'Esperanto e delle altre lingue

    .. rassegnastampa.mef.gov.it/mefeconomica/View.aspx?ID.

    . Corriere della Sera di venerdì 4 febbraio 2011, pagina 17
    Lingue discriminate nella Ue. La Corte dà ragione all'Italia

    di Offeddu Luigi

    --------------------------------------------------------------------------------

    Il caso Si chiude la contesa nata nel 2007. La sentenza di Lussemburgo potrà influire sulla «guerra dei brevetti» Lingue discriminate nella Ue La Corte dà ragione all'Italia Da rifare i bandi pubblicati in inglese, tedesco e francese DAL-NOSTRO CORRISPONDENTE BRUXELLES — Per una volta, ma è una volta importante, la Corte di giustizia dell'Unione Europea ha dato ragione all'Italia: sentenziando che «è discriminatorio» pubblicare solo in tedesco, inglese e francese un bando di assunzione per giovani di tutti i 27 Paesi Ue che vogliano appunto lavorare nelle istituzioni europee. Tutto da rifare perciò, la pubblicazione va annullata. Si compie così un ulteriore passo nell'ultra-trentennale «guerra delle lingue», che vede le «lingue forti» della Ue privilegiate da una parte, e tutte le altre — specie italiano e spagnolo, che più forte protestano — nel ruolo di Cenerentola. In questo caso particolare, la contesa era nata nel marzo 2007: sul suo sito Internet, l'ufficio di selezione del personale della Comunità aveva pubblicato un «Imi» (Invito a manifestare interesse) per la formazione di un elenco di candidati all'assunzione. Nel giugno dello stesso anno, l'Italia aveva fatto ricorso sostenendo che la pubblicazione in 3 lingue non rispettasse «i principi di non discriminazione, di proporzionalità e multilinguismo». I giudici della Corte hanno sposato in pieno questa tesi: la pubblicazione trilingue è «una discriminazione fondata sulla lingua tra potenziali candidati, contraria al diritto dell'Unione Europea». Questo perché le lingue ufficiali e di lavoro dell'Unione sono ben più di 3: bulgaro, spagnolo, ceco, danese, tedesco, estone, greco, inglese, francese, irlandese, italiano, lettone, lituano, ungherese, maltese, olandese, polacco, portoghese, romeno, slovacco, sloveno, finlandese e infine lo svedese. La sentenza è considerata importante anche perché può influire su un'altra «guerra linguistica» in corso: quella dei brevetti. Se un italiano vuole avere oggi un brevetto valido nel suo Paese e in Europa deve fare domanda, nelle famose 3 lingue, all'apposito ufficio di Monaco (si basa su una convenzione fra 38 Paesi): a quel punto avrà un titolo valido in Italia, ma negli altri Paesi sarà sempre necessaria una registrazione e una traduzione sul posto. Di qui, costi alle stelle. La soluzione sarebbe il cosiddetto brevetto dell'Unione Europea: «Di cui si parla da 3o anni — spiega Michele Gazzola, ricercatore di Politiche linguistiche all'università di Ginevra e collaboratore dell'Accademia della Crusca —senza mai concretare granché. Eppure avrebbe costi minori, e sarebbe valido in tutti i 27 Stati. I costi attuali? Beh, da una simulazione risulta che, in un sistema a una sola lingua, l'inglese, il soggetto italiano spende in tutto 7.2oo euro per avere il brevetto, e quello britannico 5.5o0•, invece, in uno scenario a 5 lingue, entrambi sborsano 6.86o euro». Tutto è ancora materia di negoziazione. E di spazi aperti per il nostro governo, dice Gazzola, ve n'è ancora: «Il governo può strappare un accordo più vantaggioso, ad esempio 5 lingue procedurali». C'è ancora speranza, insomma, per Dante nella Ue.

    Luigi Offeddu lofeddu@res.it owoaoOUZ,a:E RyERV.T.
    Ultima modifica di edera rossa; 04-02-11 alle 18:49
    "E' decretato che ogni uomo il quale s'accosta alla setta dei moderati debba smarrire a un tratto senso morale e dignità di coscienza?" G. Mazzini

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  10. #30
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    Predefinito Rif: dell'Esperanto e delle altre lingue

    Spinto da questa discussione, mi sono rimesso, dopo alcuni anni, a frugare su internet alla ricerca di nuovo materiale relativo alle lingue artificiali. E ho trovato un'interessante opera di cui, fino a qualche tempo fa, avevo solo sentito parlare: la "Histoire de la langue universelle" (e suo "supplemento"), scritta da Couturat e Leau.
    Si tratta veramente di un classico, con una settantina di lingue artificiali descritte (ovviamente in francese). Purtroppo arriva solo fino al 1907.
    Oltre alla curiosità storica, aiuta anche a comprendere come le lingue artificiali attuali non sbuchino dal nulla, ma siano frutto di un processo evolutivo lungo e complesso.

    Saluti.

    Midìl
    Ultima modifica di Midìl; 09-02-11 alle 22:50

 

 
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