



Se hai la necessità di scegliere tra un uomo e un Kobra,
preferisci chi striscia.
E se ti serve un amico, trovati un cane.


Trovato. Si tratta di Lucio Caracciolo che su Porchella 3000 di venerdi ha scritto (risporto dall'audio) l'articolo GLI ULTIMI FARAONI.
"Meglio un dittatore amico che il CAOS. O, peggio, un democratico nemico".
Articolo molto lucido e pragmatico.
Il link è questo: http://www.radio.rai.it/radio3/podca...io3.jsp?id=811
Dal minuto 39.05 in avanti.
Se hai la necessità di scegliere tra un uomo e un Kobra,
preferisci chi striscia.
E se ti serve un amico, trovati un cane.


Ma se i sinistrati non leggono nemmeno i loro opinionisti cosa diavolo vengono a discutere qui?
Ah, già... Di Ruby. Argomento IMPORTANTISSIMO
(carta di Laura Canali tratta da Limes 4/2010 "Il ritorno del Sultano" - clicca sulla carta per andare all'originale con possibilità di ingrandire)
COLLEGAMENTI
Meglio un dittatore amico che il caos. O peggio un democratico nemico. Questa premessa non scritta ma inossidabile orienta da sempre le politiche occidentali verso i regimi postcoloniali in Africa e in Medio Oriente.
Che siano capi di governo o di grandi aziende spesso più influenti dei governi, i leader americani ed europei accuratamente distinguono tra princìpi e prassi. Pur proclamando ideali eterni e universali, li ignorano, qui e ora, in nome della sicurezza nazionale.
Contro il terrorismo e la proliferazione delle armi di distruzione di massa, per la garanzia degli approvvigionamenti energetici, l'importante non è la qualità del regime cui ci si appoggia ma il risultato immediato.
Non pare che i nostri leader abbiano cambiato idea, ma almeno cominciano a dubitare delle verità ricevute. Perché sono i fatti che stanno cambiando. In modo tale, e tanto rapido, da mettere in discussione decenni di doppiezza.
È davvero utile aggrapparsi a regimi che rischiano di essere spazzati via dalla protesta? Abbiamo ancora la possibilità di influenzare gli eventi, o la lunga stasi intellettuale e strategica ci condanna all'impotenza?
Quasi nessuno si aspettava il subitaneo crollo del regime di Ben Ali. Fino a un minuto dopo la sua fuga, il governo francese sembrava paralizzato all'idea che lo scenario introiettato per decenni in un'area relativamente minore della sua sfera d'influenza nordafricana non vigesse più.
Ma la scintilla tunisina rischia ormai di incendiare l'intera regione. Nessuna autocrazia araba si sente al sicuro. A cominciare dalla più strategica, l'Egitto.
Uno Stato autoritario con una sottile vernice parademocratica. Ottanta milioni di abitanti di cui un terzo analfabeti e moltissimi giovani senza futuro, ostaggio del trentennale regime di Hosni Mubarak.
Garante ben remunerato degli Stati Uniti e di Israele contro la deriva islamista incarnata dai Fratelli musulmani. Mubarak poteva ragionevolmente divisare, fino a ieri, di trasmettere lo scettro al figlio Gamal, in omaggio alla successione dinastica (tawrith).
Come un faraone. Prospettiva oggi improbabile, se non già impossibile.
VAI ALLO SPECIALE DI LIMES SU EGITTO, TUNISIA E LE RIVOLTE IN MEDIO ORIENTE
Le rivolte di piazza che scuotono l'Egitto forse non produrranno la rapida caduta del regime.
Perfino in Tunisia, dopo Ben Ali - imposto a suo tempo dai nostri servizi segreti nella logica della prevenzione del caos e/o dell'islamismo - l'avvenire resta incerto, con gli uomini del passato intenti a mutar pelle.
Ma ovunque nella regione gli automatismi dinastici sono sotto scacco. In Libia, dove sono apparentemente in lizza due figli di Gheddafi di diverso orientamento.
In Yemen, uno Stato fallito dove secondo Washington si sta riorganizzando al Qa'ida, il cui anziano leader, Ali Abdullah Saleh, ora nega di aver mai pensato di trasmettere il comando al figlio Ahmed, mentre monta la protesta di piazza.
Persino in Arabia Saudita, dove la monarchia è esplicita, l'onda d'urto potrebbe scuotere antiche certezze.
Il fascino delle analogie mediatiche - il Nordafrica e la Penisola arabica solcate da un'unica grande rivolta popolare e giovanile, nel segno di twitter e facebook - non deve farci perdere di vista le profonde differenze fra un paese e l'altro.
Né illuderci sulla scontata transizione verso regimi più o meno democratici, quasi fosse solo questione di tempo.
Gli apparati di sicurezza, specialmente in Egitto, possono prendere direttamente il potere, eliminando d'un colpo faraoni e delfini, e prevenendo il possibile successo degli islamisti in elezioni più o meno democratiche.
Oppure lo Stato stesso può collassare, producendo vuoti geopolitici attraenti per ogni genere di radicalismo.
Di sicuro però una fase è finita. Lo status quo è saltato.
Come la campagna d'Iraq fu la tomba delle utopie neoconservatrici di esportazione della democrazia sulla scia dei carri armati americani, così la rivolta popolare in Tunisia segnala la crisi degli equilibri postcoloniali in tutta la regione, dal Marocco al Golfo.
Alcuni regimi salteranno, altri cambieranno solo colore, altri ancora diverranno persino più rigidi.
Sullo sfondo l'incubo islamista che in questi giorni blocca Washington in una rivelatrice ambiguità, fra richieste di riforme e timore di veder insediare al Cairo il governo dei Fratelli musulmani.
Prima ci renderemo conto che indietro non si torna, meglio sarà per noi. Vale per gli Stati Uniti, vale per la Francia, vale per noi italiani.
La nostra periferia è in ebollizione. Non finirà presto. Comunque finisca, saremo i primi a subirne o ad apprezzarne le conseguenze.
Se hai la necessità di scegliere tra un uomo e un Kobra,
preferisci chi striscia.
E se ti serve un amico, trovati un cane.


Federalismo per un' Italia unita.


Capisco il tuo acume.
Già in passato infatti Craxi fu preso a monetine fuori dal suo Hotel.
Pare ci fosse anche Gasparri che lanciava monetine: oggi ne è estimatore.
Dai una poltrona ad un allocco e avrai un fedele difensore.
Ma sono più imbecilli gli italiani che si incazzano o un Socialsista che sta con i fascisti?
Bella domanda eh?
m
"GUARIREMO ANCHE IL CANCRO!" (Silvio Berlusconi - 20 marzo 2010 Piazza del Popolo, Roma)repapelle:




Il compagno Max69 che, nel corso della sua vita spero riesca a superare in termini prestazionali quel fatidico numero (perché mai porsi dei limiti...?!?) , si permette la battutina scema sulle monetine contando di fare bella figura con le gnocche del forum?
Non ci conterei molto.
Naturalmente non ha niente da dire sull'argomento. Non sa un cazzo ma ugualmente dà aria alle gengive e insulta.
Complimenti.
Se hai la necessità di scegliere tra un uomo e un Kobra,
preferisci chi striscia.
E se ti serve un amico, trovati un cane.


"Quante persone ci sono in questa strada, un centinaio? Quante sono le persone intelligenti, sette, otto? Bene, io lavoro per le altre novantadue" Phineas Taylor Barnum
UE, mondo, futuro Michio Kaku:
https://www.youtube.com/watch?v=7NPC47qMJVg


Scrive Lucio Caracciolo:
Di sicuro però una fase è finita. Lo status quo è saltato.
Come la campagna d'Iraq fu la tomba delle utopie neoconservatrici di esportazione della democrazia sulla scia dei carri armati americani, così la rivolta popolare in Tunisia segnala la crisi degli equilibri postcoloniali in tutta la regione, dal Marocco al Golfo.
Capito Artico? il M.O. non è più quello di 6-7 anni fa. Ironizzare stupidamente su slogans ormai morti e sepolti non servirà a salvare il sul bel culetto paffuto da qualche kamikaze che si fa saltare in metropolitana.
Se hai la necessità di scegliere tra un uomo e un Kobra,
preferisci chi striscia.
E se ti serve un amico, trovati un cane.