Il lavoro dei piloti italiani dovrebbe concentrarsi sull’eliminazione delle minacce a terra. Tecnicamente si chiama Sead, Suppression of enemy air defence, vale a dire neutralizzazione delle capacità aeree del nemico. Viene messa a segno principalmente con l’intervento di Tornado ed F16 dotati di strumenti elettronici molto sensibili. Succede questo. Se dal suolo innescano un missile terra-aria, i sensori dei caccia registrano subito il pericolo e automaticamente fanno partire un ordigno che colpisce il sistema missilistico e lo disintegra. Lo scenario di guerra al quale partecipano con un ruolo attivo i mezzi militari italiani prevede le seguenti operazioni.
Da Trapani si levano in volo Tornado ed F16 e vanno a schierarsi accanto ai jet inglesi, americani, danesi, norvegesi e canadesi e insieme sorvolano le acque del Mediterraneo.
Da Sigonella i pattugliatori Breguet Atlantic per tenere sotto controllo lo spazio aereo e navale ed eliminare eventuali minacce provenienti dal mare.
Dalla portaerei Garibaldi ad Augusta i caccia Harrier a decollo verticale
I jet potrebbero avere necessità di rimanere in volo per lungo tempo e di conseguenza andranno riforniti. Perciò al loro seguito si muovono le cisterne volanti.
Da Trapani, gli Awacs, dotati di sistemi radar, svolgono un loro ruolo fondamentale nella sorveglianza e nel controllo delle minacce nemiche.
Tutte le fasi delle incursioni sul territorio libico saranno seguite dalla base Nato di Napoli e da quella italiana di Poggio Renatico




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«Sarebbe determinante. Nessun altro in Europa ha le stesse capacità di distruzione delle difese antiaeree dei nostri Tornado. Un’operazione di questo tipo prevede una prima fase in cui è necessario zittire le batterie missilistiche avversarie e neutralizzare i radar con cui la Libia guida gli efficaci missili di fabbricazione sovietica»


