per ora forti rallentamenti nell'arrivo del gas libico e dichiarazione che siamo pronti ad usare le scorte..............
allegria.............ncav:
se mancherà il gas, indovinate chi si beccherà la colpa. :giagia:


per ora forti rallentamenti nell'arrivo del gas libico e dichiarazione che siamo pronti ad usare le scorte..............
allegria.............ncav:
se mancherà il gas, indovinate chi si beccherà la colpa. :giagia:
Sono l'unica persona al mondo che vorrei conoscere a fondo


aazzzzzzzspesso vi rivelate sciocchi...
che centrano le amicizie, credete forse che il potere determini "amicizie"
azzzzzzzzconoscete la parola interessi accordi stipule...
scusate, IO sarò Attila, ma se non sbaglio, sino a poco più di ieri,
chi era uno dei massimi mediatori per il medio oriente??!!
A cui tutti, e dico tutti facevano riferimento??!!
Sbaglio, o era un certo RAIS d' oggi chiamato MUBARAK....
Cari signori, le amicizie, si adeguano ai governanti
e agli interessi in giuoco...
Per GHEDDAFI vale invece l' altra formula, quella comunque
sempre stabilita da eventi ed eventualità...se non riesci a sconfiggerlo
fattelo amico.......con buona pace di tutti e dico tutti...fin chè dura...
Alla fine poi non centra mi e ti e tony...ma i soli c...i...e che c...i..iaociao:
Spesso voi tutti a sottovalutare le ipotesi, e poi all' improvviso...tutto vi piomba addossoazzzzsiete strani..
volevo ricordarvi..che il peggio a venire, ed è evidente..naturalmente sulla causa nessun dubbio.....
Ultima modifica di attila621; 22-02-11 alle 17:06
" l' uomo ha una tale passione per il sistema
e la deduzione logica che è disposto ad alterare la verità,
per non vedere il visibile, a non udire l' udibile,
pur di legittimare la propria logica."
Dostoevskij.


Quoto Attila.
Solo i fessi non ammettono che:
Il GAS ci serve
Il PETROLIO ci serve
Niente gas niente petrolio... culo a terra... per tutti.
La politica mondiale degli ultimi decenni è stata quella di STABILIZZARE il più possibile i governi produttori di petrolio e gas per poter instaurare un commercio.
Perchè di COMMERCIO si tratta... mica ce lo ragalano il petrolio od il gas.
Lo paghiamo! E profumatamente.
Chi non capisce questo è un fesso.
Dove andiamo a prendere TUTTA l'energia che ci serve per fabbriche, ospedali, città...
Dall'eolico?
Dall'energia solare?
Patetici.
Questo è UNO dei risultati per il NO al nucleare.
... senza considerare i problemi per autotrasporto, trasporto navi, macchine private, ciclomotori e via dicendo...
Ultima modifica di acquazzurra; 22-02-11 alle 17:15


__________________________________________________ _____________
-Non voglio difendere alcuno dai suoi giudizi ma mi/ci potrebbe dire come Lei avrebbe gestito in politica estera con la Libia la questione delle forniture energetiche?
Le lo sa che i britannici hanno dovuto fare anche di peggio di berlusconi per consentire alla BP di accedere ai campi libici di idrocarburi e fornire i britannici di quanto loro serve e serviva?
Orone ,suvvia ci illustri come la diplomazia da Lei immaginata si approvvigiona di enertgia in Africa!
Ultima modifica di joseph; 22-02-11 alle 17:18
GLF




Io avrei costruito centrali nucleari fregandomene della Libia, ma davvero non come dice berlusconi.
Comunque questo non è un problema di Berlusconi. La politica estera italiana da sempre è filoaraba proprio per garantirsi le scorte di petrolio e gas.
La cazzata è stata fatta negli anni 60 quando si è scelto di non investire nel nucleare.
L'errore politico di berlusconi è stato non essere lungimirante e non aver capito che gheddafi era alla fine del suo regno.
E' stato un errore gravissimo e per questo dovrebbe dimettersi, non per bungabunga e stronzate varie.
NB: In Italia il nucleare non è stato bloccato dal referendum, ma molti anni prima con la morte di Mattei e l'arresto di Ippolito.
Io non mi sento italiano,
ma per fortuna o purtroppo lo sono.


... E' Silvio Berlusconi l'unico "amico" di Muhammar Gheddafi? No, ma per qualche giorno e sembrato di sì. Dopo il crepuscolo del Colonnello hanno inziato a eclissarsi anche tutti gli amici di casa nostra. Business is business, le aziende italiane che non hanno disdegnato investire nello "scatolone di sabbia" sono tante.
All'ondata di rivolte che si è propagata da Bengasi fino a Tripoli ha corrisposto in Italia una eco distorta che si può riassumere così: colpire il Colonnello per bastonare Berlusconi. In realtà i rapporti tra il Belpaese e la Libia sono molto più fitti, trasversali e ramificati di quanto certa stampa voglia dire. In cima alla lista c'è il settore energetico, lo snodo principale dei rapporti tra i due paesi. Il sodalizio con l'Eni è iniziato nel 1959 con le società Eni Oil, Eni Gas e Saipem. Tripoli ogni giorno ci recapita 50mila tonnellate di oro nero e garantisce il 23,3 per cento del nostro fabbisogno. La Libia possiede il 2 per cento delle azioni del Cane a sei zampe.
Al secondo posto c'è il settore bancario, il paese nord africano è il primo azionista di Unicredit tramite la Banca Centrale Libica e Libyan Investement Authority. E poi una serie di piccoli e grandi partecipazioni e commesse che coinvolge alcune tra le più grandi aziende italiana da Fiat (presente attraverso l'Iveco) a Finmeccanica, da Impregilo alla Juventus, da Telecom ad Ansaldo. Un giro di affari che sta tremando di fronte alla rivoluzione libica e che preoccupa non poco Piazza Affari e le quotazioni dei principali investitori in Libia sono già al tappeto...
D'Alema: "E' in gioco la sicurezza energetica del nostro Paese" - Esteri - ilGiornale.it del 22-02-2011




Inoltre...... Non siamo di fronte a rivolte spontanee, ma indotte che mirano a replicare nel nord Africa quanto avvenuto alla fine degli anni Ottanta nell’ex Unione Sovietica. Anche allora la rivolta partì da un piccolo Paese, la Lituania, e all’inizio nessuno immaginava che l’incendio potesse propagarsi ai Paesi vicini e non era nemmeno ipotizzabile che l’Urss potesse implodere. Il Maghreb non è l’Unione sovietica e non esistono sovrastrutture da far saltare, ma per il resto le analogie sono evidenti. La Tunisia è il più piccolo dei Paesi della regione ed è servito da detonatore per la altre volte. A ruota è caduto il regime di Mubarak, la Libia è in subbuglio, domani forse Teheran e, magari sull’onda, Algeria, Marocco, Siria. Che cos’avevano in comune i regimi tunisini, egiziano e libico? Il fatto di essere retti da leader autoritari, ormai vecchi, screditati, che pensavano di passare il potere a figli o fedelissimi inetti.
Non è un mistero: le rivolte sono state ampiamente incoraggiate – e per molti versi preparate – dal governo americano, come dimostrato qui e qui. Da qualche tempo Washington riteneva inevitabile l’esplosione del malcontento popolare e temendo che a guidare la rivolta potessero essere estremisti islamici o gruppi oltranzisti, ha proceduto a quella che appare come un’esplosione controllata, perlomeno in Egitto e in Tunisia. Perché controllata? Perché prima di mettere in difficoltà Ben Ali e Mubarak, l’Amministrazione Obama ha cementato il già solidissimo rapporto con gli eserciti, i quali infatti non hanno mai perso il controllo della situazione e sono stati gli artefici della rivoluzione. Non scordiamocelo: oggi al Cairo e a Tunisi comandano i generali, che anche in futuro eserciteranno un’influenza decisiva. Washington ha vinto due volte: si è assicurata per molti anni a venire la fedeltà di questi due Paesi e ha messo a segno una straordinaria operazione di immagine, dimostrando al mondo intero che l’America è dalla parte del popolo e della democrazia anche in regimi fino a ieri amici.
Le dinamiche libiche sono diverse perché Gheddafi non era un alleato degli Stati Uniti e perché le Ong legate al governo americano non hanno potuto stabilire contatti e legami con la società civile libica; insomma, non hanno potuto fertilizzare il terreno sul quale far germogliare la rivolta. Che però è esplosa lo stesso. Per contagio e alimentando non la fedeltà dell’esercito, ma il suo malcontento. Come in tutte le rivoluzioni sono le forze armate a determinare l’esito delle rivolte popolari. Gheddafi in queste ore paga gli errori commessi in passato. Come ha rilevato Domenico Quirico sulla Stampa, il Colonnello, da vecchio golpista qual’era, non si è mai fidato dei generali e ha proceduto a numerose purghe. Gli uomini in divisa per 42 anni lo hanno temuto, ma non lo hanno mai davvero amato. Così ora molti di loro o si danno alla fuga o passano con i rivoltosi soprattutto nelle città lontane da Tripoli. Gheddafi può contare solo sulle milizie private e su una piccola parte dell’esercito; è questa la ragione di una mossa altrimenti inspiegabile come quella di reclutare centinaia o forse migliaia di miliziani africani.
La conseguenza è inevitabile: sangue, sangue e ancora sangue. L’impressione è che Gheddafi alla fine sarà costretto a fuggire. L’immagine, ridicola, del Raìs in auto con l’ombrello ricorda quella di Saddam Hussein braccato dagli americani nei giorni della caduta di Bagdad. In ogni caso la situazione rischia di essere molto imbarazzante per l’Italia. Se il regime dovesse cadere, la Libia tornerebbe ad essere il porto di partenza verso le nostre coste per decine di migliaia di immigrati. Se dovesse resistere, per noi sarebbe imbarazzante mantenere buoni rapporti con un leader sanguinario. E in entrambi i casi ballerebbero contratti milionari per le nostre aziende. Eni in testa. Non dimentichiamocelo: buona parte dei nostri approvvigionamento energetici dipendono proprio dal Nord Africa. L’esplosione controllata rischia di essere comunque devastante per gli interessi del nostro Paese
Non abbiamo scelta e l'Italia non può certo influire sugli eventi, ma è inevitabile chiedersi: il prezzo è giusto?
LIBIA E GHEDDAFI: COSA C'E' (DAVVERO) DIETRO LA RIVOLTA - Esteri - ilGiornale.it del 22-02-2011
...l'attenzione degli Usa su quanto sta avvenendo a Tripoli, a Bengasi e al presidente libico, Muammar Gheddafi, è diversa da quella riservata a quanto avveniva al Cairo, all'Egitto e al presidente egiziano deposto, Hosni Mubarak. Gli interessi americani in Libia non sono neppure lontanamente paragonabili a quelli che gli Usa hanno in Egitto. Dal punto di vista economico, il petrolio libico che parte per gli Stati Uniti non supera il 2% dell'intera produzione: equivale, sostengono gli esperti, a 80mila barili al giorno. Un'inezia, nel complesso delle importazioni americane di petrolio dal Medio Oriente.Il Tempo - La battaglia del Colonnello Tripoli a ferro e fuoco
Ultima modifica di acquazzurra; 22-02-11 alle 18:22
C'è modo e modo di comprare petrolio e gas. Un conto è comprarlo con accordi commerciali (non c'è mica bisogno di essere amici di Putin per comprargli il gas dal momento che avercelo non è condizione sufficiente per fare denaro: bisogna anche venderlo a qualcuno); un conto è svendersi e inginocchiarsi e baciare le mani a questi satrapi terroristi criminali.