ECO - Parmalat in mano ai francesi. Che già controllano la Gdo
Ma si spera in una cordata italiana
Parmalat in mano ai francesi. Che già controllano la Gdo
Roma, 22 mar (Il Velino) - Made in Italy sempre più francese. Dopo Galbani, Invernizzi, Cademartori, Locatelli e Vallelata, ora anche Parmalat rischia di essere controllata dal gruppo Lactalis. L’accordo per la cessione delle quote tra i fondi esteri e il colosso francese porta a quota 29 per cento la partecipazione potenziale del gruppo. E un altro dei gioielli del made in Italy agroalimentare passa di mano ai cugini francesi che, già detenendo le catene di distribuzione, spingono sempre di più per riempire gli scaffali di prodotti propri. La speranza è l’ultima a morire per il ministro delle Politiche agricole Giancarlo Galan secondo il quale “la vicenda si fa di ora in ora sempre più preoccupante per il sistema agroindustriale italiano”. E manca in Italia “una qualche forma di autentica e riconosciuta centralità dell'universo dell'agricoltura. Un'assenza e quindi una debolezza di cui la politica e le sue istituzioni non si sono volute far carico. L'affannosa ma inutile rincorsa di chi ha proposto una qualche soluzione a favore di una cordata italiana ne é la conferma”. Nella speranza che nelle prossime ore giungano buone notizie, Galan ribadisce “la necessità e l'urgenza di riconsiderare gli attuali limiti politico-istituzionali in cui è costretto a muoversi un ministero come quello di cui ho la responsabilità in simili frangenti”. Si augura invece una cordata italiana il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani.
Occorre fare “massima chiarezza” per il presidente della Cia Giuseppe Politi, secondo cui il governo “deve intervenire prontamente”. “I nostri produttori di latte devono avere le opportune certezze. Non solo. L’agroalimentare italiano è strategico e deve essere tutelato. Non si può continuare ad assistere passivamente all’assalto dello straniero che in questo importante settore è diventato un indisturbato conquistatore. Le vicende di questi ultimi anni lo confermano in modo chiaro”. Nei giorni scorsi il ministro dell’Economia Giulio Tremonti aveva ventilato l’ipotesi di una legge per vietare investimenti stranieri se non portano beneficio al Paese. “Non vogliamo essere tacciati per nazionalisti o per protezionisti, ma - aggiunge Politi - non si può permettere che il ‘made in Italy’ agroalimentare finisca totalmente in mani estere. Bisogna porre un freno. Ci vogliono regole chiare. Ecco perché insistiamo sull’esigenza di un serio e concreto intervento che impedisca scalate attraverso le quali si rischia di mettere sotto controllo un settore fondamentale per il nostro sistema economico, che determina una spesa complessiva che supera i 210 miliardi di euro e con un export che si avvicina ai 30 miliardi di euro”. Insomma, per Politi “le parole servono a poco”. “Occorrono subiti fatti concreti. Ecco perché occorre intervenire subito. E crediamo che questo sia un caso da Antitrust”. Servono garanzie per il latte italiano secondo la Coldiretti Lombardia. Aggregando i dati di raccolta di Italatte (gruppo Lactalis) con Parmalat (che comprende anche Lactis a Bergamo e Carnini a Como) e tolte le produzioni che si sono spostate sul grana padano, la Coldiretti Lombardia stima che “i francesi controlleranno oltre il 10 per cento delle quasi 4 milioni e mezzo di tonnellate di latte munte in Lombardia (pari a circa il 40 per cento del latte italiano)”.
Un accordo che si configura per la Copagri “come l'ennesimo saccheggio del made in Italy”. Dopo le ipotesi di mantenimento dell'azienda nelle mani di un gruppo italiano “si va consumando un altro grave danno per l'economia agricola ed agroalimentare nazionale. I nostri allevatori sono sempre meno garantiti e mentre all'estero prosegue la caccia al nostro agroalimentare, comprendendone l'inestimabile valore, in Italia, a livello politico – istituzionale, c'è solo disinteresse”. Come se non bastasse, sottolinea il presidente della Confederazione agricola Franco Verrascina, “a parte rarissime eccezioni, la distribuzione organizzata in Italia è in mano ai grandi gruppi francesi, tedeschi e americani, solo per citarne alcuni. Si pensi che i soli distributori francesi hanno portato nel giro di vent'anni la propria presenza nel nostro territorio dal 3 per cento a ben oltre 1/3 dell'intera distribuzione agroalimentare in Italia e ciò soprattutto assorbendo gruppi italiani. Ci chiediamo perché in Francia, anche sul piano legislativo, esiste la massima tutela dell'interesse nazionale, mentre in Italia non ve n'è neanche l'ombra. Intervenga il Governo, se ancora è possibile”.
(Edoardo Spera) 22 mar 2011 19:49




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