Eh?Il concetto di “inferiorità” lo tiri fuori tu. Io parlerei piuttosto di estrema soggettività rispetto alle caratteristiche che informavano le opere del passato. In antico l’opera d’arte non costituiva una mera espressione dell’intimo contenuto dell’artista, ma aveva lo scopo, la funzione di veicolare un messaggio di verità oggettiva, fosse essa di tipo figurativo o magari sottile, metafisico, morale, teologico. Aveva cioè una funzione sociale: ecco il perché delle “scuole”, le quali insegnavano e tramandavano canoni precisi.
Oggi l’arte cosa rappresenta? Un mero strumento di espressione totalmente soggettiva svincolato da ogni scopo e regola, cosicchè si spaccia per arte qualunque bizzarria e qualunque contenuto proveniente dall’inconscio dell’artefice, fosse la cosa più astrusa dell’universo, la più cretina, basta che smuova le emozioini di un qualche astruso “critico”. E dunque non esiste più regola, né canone. Di più: non esiste barriera al peggio, al brutto, al laido, al deforme, allo sgradevole.





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iango: :15005:

hefico:
