



_Non rinnegare e non restaurare__
Difendi la nazione come nei tempi passati, in modo moderno:" fotti lo Stato antifascista! "(Giò)
L'invidia ha due bocche; con una sputa miele , con l'altra sputa veleno e fiele![]()


Comunque cerchiamo di non trasmormare il 3d in un'apologia del suicidio.![]()
"Per tutto il pensiero occidentale, ignorare il suo Medioevo significa ignorare se stesso" - Étienne Gilson
"Se commettiamo ingiustizia, Dio ci lascerà senza musica" - Cassiodoro.


_Non rinnegare e non restaurare__
Difendi la nazione come nei tempi passati, in modo moderno:" fotti lo Stato antifascista! "(Giò)
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In sostituzione dello stare in fabbbrica o in ufficio tutto il giorno cosa proporresti? Che le macchine facciano il lavoro al posto dell'uomo, e che l'ufficio possa essere trasferito nella casa del lavoratore dipendente? Penso sarebbe una cosa positiva, e forse anche realizzabile, ma non in tempi rapidi... La società credo che si stia adoperando per fare in modo che ciò possa avvenire. Staremo a vedere. Personalmente non credo che questo "positivismo" possa essere la soluzione al motivo principale della sofferenza dell'uomo. Comunque sia adesso in alternativa abbiamo la possibilità di lavorare tutto il giorno nei campi, come nel passato, quando i suicidi erano una cosa più unica che rara. Ma dubito che anche questo tipo di lavoro possa soddisfare i giovani del duemila. Quindi oggi, a meno di non avere fortuna e di essere più bravi degli altri, bisogna accontentarci. Un altro problema però è: siamo accontentabili oppure il problema non è il lavoro, la ragazza, gli amici etc... ma siamo noi stessi che di fronte al figlio di papà invidiamo quel tipo di libertà di cui esso dispone?
Inoltre credo che il suicidio in caso di malessere per una vita lavorativa che non ci soddisfa sia un grave peccato, perché così facendo si dimostra di non avere fiducia in Dio e nella Sua provvidenza. Il concetto di speranza - intrinseco nella Vera Fede - è un motivo che ci costringe ad andare avanti. Una vita vissuta nella Fede, sino all'ultimo, tra mille sofferenze è una vita che presto o tardi - quando vorrà Dio - finirà, e ci assicurerà l'eterna felicità. Un gesto come il suicidio - per chi crede - non può essere ua soluzione ai mille problemi della vita terrena, perché quelli, come abbiamo detto, presto o tardi finirebbero con l'arrivo della morte, ma con ogni probabilità darebbe inizio alle pene dell'inferno. Insomma, anche dal punto di vista razionale il suicidio è la peggior soluzione che una persona possa scegliere per alleviare le proprie sofferenze.
Secondo me bisogna confidare nel fatto che la felicità è alla portata di tutti, e non è necessariamente legata alla dispoinibilità economica: ci vuole un certo sforzo per trovarla, raccomandandoci a Gesù. Si badi che mille preghiere non garantiscono la felicità.
Tutto molto semplice, a parole, ma nei fatti i problemi che ci affliggono prendono il sopravvento sul nostro umore. Però la soluzione c'è, questo è un dato di fatto, e non sta per forza di cose in un lavoro gratificante e ben retribuito ma può essere trovata anche in altre maniere, che ovviamente non inquinino il nostro animo: ad esempio un mafioso rispettato da tutti o un ateo che diventa milionario scrivendo libri su quanto sono cretini i cristiani non potranno mai essere felici.
Io credo che la felicità di una persona dipenda in gran parte dal mondo che la circonda. Se una persona intorno a se ha persone care, che provano affetto sincero, con una spiccata sensibilità d'animo, non ci possa essere situazione lavorativa che non si possa affrontare con sufficiente serenità.Modello suicida a Milano, moda sotto choc per la morte di Tom Nicon
[...]
Nicon, lanciatissimo nel mondo delle passerelle, e’ l’ottavo modello a morire in circostanze sospette negli ultimi due anni. La lunga scia di suicidi e’ iniziata con le tragedie Daul Kim e Ambrose Olsen’s ed e’ proseguita con il tentativo di suicidio di Noemie Lenoir, volto inglese di Sports Illustrated, trovata distesa in un bosco alla periferia di Parigi dopo aver ingerito un cocktail di alcool e pillole.
Cronaca: Milano: suicida noto modello Tom Nicon | Ultime Notizie : Gexplorer.net : Notizie Italiane
Ultima modifica di Cuordy; 27-06-11 alle 10:24
"Per tutto il pensiero occidentale, ignorare il suo Medioevo significa ignorare se stesso" - Étienne Gilson
"Se commettiamo ingiustizia, Dio ci lascerà senza musica" - Cassiodoro.


...."Evola sente il bisogno di raggiungere una percezione più profonda e reale della realtà oltre quella, limitata, dei cinque sensi fisici: comincia a far uso di sostanze stupefacenti per placare in qualche modo la sua fame di assoluto. Ciò però non risolve nulla, anzi aggrava la situazione tanto che giunge ad un punto morto: ha 23 anni, l'età in cui si suicidarono Weininger e Michelstaedter. Decide di farla finita anche lui, di chiudere la partita con la vita.
Ma accade qualcosa: “Questa soluzione”, scrive Evola, “fu evitata grazie a qualcosa di simile ad una illuminazione, che io ebbi nel leggere un testo del buddhismo delle origini”. Così recitava il testo del Buddha: "Chi prende l'estinzione come estinzione, e presa l'estinzione come estinzione pensa all'estinzione, pensa sull'estinzione, pensa 'mia è l'estinzione' e si rallegra dell'estinzione, costui, io dico, non conosce l'estinzione". "Fu per me una luce improvvisa". scrive Evola. "in quel momento deve essersi prodotto in me un mutamento, e il sorgere di una fermezza capace di resistere a qualsiasi crisi”....


E chi, invece, non trova in alcuna citazione la forza per resistere alla tentazione di cadere nel peccato del suicidio (o semplicemente della volontá)?
Forse sarebbe il caso di introdurre l'argomento del libero arbitrio, e in che misura con questa nostra facoltà possiamo difenderci dal male. Così su due piedi mi verrebbe da dire che possiamo al 100%, e cioè che il male, se non lo vogliamo, possiamo respingerlo (anche se spesso non è affatto semplice).
"Per tutto il pensiero occidentale, ignorare il suo Medioevo significa ignorare se stesso" - Étienne Gilson
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Il LIBERO ARBITRIO, giusto, ma vedi con il suicidio, certo dipende dalla gravità di cosa ci ha colpito, è un pò difficile applicarlo, si applica nel scelte anche dolorose ma meno complesse del suicidio.Il suicidio è anche unostato mentale, un malessere complesso dell'anima e della mente.
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Sotto un certo aspetto la "cura" al malessere (meccanico, quindi indotto o causato) potrebbe essere l'avvicinamento alla dimensione della trascendenza. Vorrei però aggiungere che la guarigione avviene sempre per volontà individuale.
Alla luce di ciò sono del tutto fuorvianti se non dannosi, nel migliore di casi inutili, quei ritrovi dove, sotto l'egida di psicologi i sofferenti sono invitati a "tirar fuori" il loro problema, confrontarsi, e parlarne con altri che si trovano nella loro medesima condizione.


è molto più semplice: penso che bisogna ridurre l'orario lavorativo da 40 ore settimanali a 30 ore settimanali. con le 40 ore il lavoro impegna tutto il giorno, con l'orario spezzato, il tempo per i viaggi casa-lavoro-casa-lavoro-casa. con le 30 ore si può fare un turno unico di 6 ore al giorno, si conquista una parte considerevole del proprio tempo libero, da impiegare in cose davvero utili a se stessi: attività sportiva, cultura, arte, famiglia, hobbies personali, eccetera.
lo trovo una necessità assoluta, vedendo anche che le persone nella nostra società sono sempre più nervose, piene di rabbia, sempre più abissalmente ignoranti, antisociali. E' normale visto che oggigiorno pare che il senso della vita è far crescere l'economia.
è vero che la felicità personale non dipende solo da questa libertà ma anche da altre cose: la fede in Dio, il modo di rapportarsi con gli altri, l'ambiente circostante, la situazione familiare, eccetera. Tuttavia avere un po' di tempo libero ogni giorno è uno degli elementi indispensabili per la salute umana e oggi principalmente è questo che manca. Questo non vuol dire che sia una cosa che tocca tutti. per alcuni per esempio lavorare tutto il giorno è una cosa bellissima, una forma di fuga da se stessi. ma non si può usare come riferimento i malati per dire cosa è sano.
non lo so, non conosco le statistiche di suicidio di molti decenni fa.
sicuramente però nel passato, quando la gente era quasi tutta contadina e doveva lavorare nei campi, complessivamente la vita era più piena e più semplice, anche se non dico che era piena e bella per tutti.
ad esempio i miei genitori nati nella prima parte del 900, quando mi raccontavano della loro vita passata nei campi, a lavorare al servizio di altri, mi dicevano sempre che la vita, benché faticosa e spesso misera, era meglio di quella di chi oggi sta in fabbrica o in ufficio tutto il giorno, perché nei campi si faceva una vita all'aria aperta, che è una cosa più salutare, che più si confà all'uomo; perché si lavorava insieme ai propri cari, non insieme a sconosciuti (quindi non c'era l'assillo del padrone-estraneo che ti controlla ogni momento); perché non c'erano da sbrigare duemila cose al giorno ma poche e semplici.
il lavoro nella terra prevedeva periodi in cui serviva lavorare tutto il giorno e periodi di poco lavoro, quindi complessivamente non è come oggi che tutto l'anno si è spremuti come arance.
non dovevi perdere magari un'ora al giorno nel traffico per andare e tornare al lavoro, perché il lavoro ce l'avevi a portata di una passeggiata.
insomma per questi e altri motivi che non mi dilungo a scrivere, io affermo che nel passato, benché la vita contadina fosse faticosa e spesso priva di risultati economici, come qualità della vita si stava meglio di chi oggi fa la classica vita delle stra-maledette 40 ore in fabbrica o in ufficio tutto l'anno e vive in città.
sicuramente ci entrano anche altri fattori non solo il lavoro: un cattolicesimo più forte sicuramente rendeva la società migliore e dunque anche questo influiva positivamente sulla qualità della vita.
e certo tu dici che bisogna accontentarci perché tu lavori poche ore al giorno ed economicamente stai bene. è come i parlamentari che dicono che i cittadini ogni tanto devono fare dei sacrifici e che in fin dei conti non si sta male...
come ho scritto le motivazioni per l'infelicità sono tante; a volte sono motivi validi altre volte no, nel senso che possono anche dipendere da un proprio carattere sbagliato.
però trovo del tutto sbagliato voler ridurre il problema dell'alto tasso dei suicidi ai problemi interpersonali con gli amici e con se stessi. la gran parte dei suicidi avviene per motivi validi oggettivamente.
mah... io non credo. nel senso che io tutti i giorni, spesso anche più volte, prego intensamente atti di dolore, padre nostro.
chiedo perdono per la mia volontà peccaminosa, lodo il Signore.
non faccio l'errore di "dare la colpa a Dio" (come comunque mi è capitato di fare in passato).
ho capito che Dio è perfetto, buono e generoso e quindi le cose brutte che mi capitano sono causa mia, della mia volontà, sono una giusta punizione.
in questo senso il suicidio non vuole dire un atto di protesta contro Dio...o un atto di sfiducia. è semplicemente un atto di resa... perché non ce la si fa più.
è peccato, lo ribadisco. tuttavia come dice il catechismo ci sono delle attenuanti della colpa del suicidio e quindi ci sono anche attenuanti nella punizione. non tutti quelli che si suicidano vanno all'Inferno. Penso che affermare una cosa del genere porti ad allontanarsi dalla Fede, perché da l'impressione che Dio ci chieda più di quanto riusciamo a dare, che la fede sia qualcosa di sovrumano. se lo stesso catechismo afferma che ci sono delle attenuanti della colpa vuol dire che la punizione non è sempre l'Inferno.
guarda francamente io la penso cosi: se per avere una eternità di felicità devo fare 70 anni di vita schifosa, non vale la pena, perché comunque quei 70 anni di vita schifosa me li ricorderei ogni giorno in Paradiso e dunque non sarei affatto felice. sarebbe come se qualcuno mi offrisse di essere stuprato e torturato per pochi giorni in cambio poi di alcuni decenni di felicità: non li accetterei, nonostante che il rapporto quantitativo "pochi giorni/decenni" mi consiglierebbe di farlo. L'infelicità segna l'animo, non è una cosa solo quantitativa che tu dici "un'eternità di felicità conta più di 70 anni miserabili" e via, te ne freghi e vai avanti sereno e pimpante.
Gia fin d'ora che ho 31 anni gli anni di infelicità che ho passato mi hanno segnato in un modo che so che non riuscirò mai più a provare quella felicità piena che magari mi è capitato di provare in alcuni momenti della mia vita adolescenziale o infantile. é normale che sia cosi: l'infelicità può indurre un avvicinamento a Dio, un auto-miglioramento, fin quando sono piccole dosi ma l'infelicità comincia a logorare l'animo quando diventa troppo prolungata, rovina la persona, la fa diventare cattiva, sprezzante di qualsiasi cosa, l'infelicità può diventare un peso troppo grosso. Tra l'altro è un qualcosa che noto anche dentro me stesso: nonostante il controllo della mia parte razionale che mi spinge a comrportarmi bene, noto che d'istinto comincio a diventare profondamente cinico, pieno di rancore. per riuscire a mantenere la lucidità devo pregare di più perché nel profondo il mio animo ha cominciato a logorarsi. ovviamente questa non è una cosa mia personale o la scoperta di qualcosa di nuovo: gia in qualche scritto della grecia classica mi ricordo che si scriveva che ogni uomo ha il suo punto di rottura per l'infelicità prolungata.
poi che c'entra, fa bene la dottrina ha ribadire che il suicidio è peccato, sono d'accordo ma voglio solo dire che non tutti sono santi e hanno una forza terrificante di resistenza; molti oltrepassato il proprio punto di rottura vanno in malora, per questo non si può costringere una persona a non suicidarsi illudendola che semplicemente continuando a vivere tutto passerà, allegramente e serenamente. Cosi si affronta il problema in modo superficiale. E' un modo tra l'altro che è di ostacolo al miglioramento sociale, perché si fa finta che tutti i problemi di infelicità si possono risolvere avendo vicino qualche persona amica.
forse perché hai bisogno di credere che la vita può essere bella per tutti, altrimenti ti angoscia troppo?
secondo me quelle condizioni possono alleviare un po' la propria pena ma se uno odia sprecare la propria vita tutto il giorno in fabbrica o in ufficio non c'è niente che possa farlo andare al lavoro con serenità. tanto meno se si trova costretto a fare un lavoro che odia.
poi dipende anche dalla persone eh... ci sono alcuni che invece si suiciderebbero se non avessero un lavoro che li impegna dalla mattina alla sera, perchè sono persone superficiali che hanno bisogno di qualcosa che li distragga dagli interrogativi esistenziali, da se stessi, per esempio, può essere un modo per fuggire dalla realtà.
comunque, differenze individuali a parte, ribadisco che secondo me la prima causa di suicidio oggi è lo status del mondo del lavoro.
Ultima modifica di TEBELARUS; 27-06-11 alle 15:03
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