Come nel caso del leader Psi, i lumbard
potrebbero sventolare il cappio,
ma poi salvare l’accusato
AMEDEO LA MATTINA
ROMA
Salvare la faccia, salvare Alfonso Papa. Il trucco di Bossi è stato studiato bene: annunciare che la Lega alla Camera voterà sì all’arresto ma lascerà libertà di voto. Un bizantinismo per nasconde le fratture del Carroccio, le contraddizioni del Senatur che in tre giorni ha detto tre cose diverse, per accontentare Berlusconi. L’altro ieri sera ad Arcore il premier aveva incalzato Bossi, parlando di un governo e di una maggioranza sotto assedio, in un momento difficile per la tenuta dell’Italia attaccata dalle «locuste» della speculazione. Sotto assedio della magistratura in combutta con l’opposizione e certi poteri (i famigerati poteri forti) che vogliono cancellare il voto popolare e insediare un esecutivo istituzionale.
Bossi ha condiviso il ragionamento del presidente del Consiglio e in un primo momento si era orientato per votare no all’arresto di Papa. Ma poi ha cambiato idea, ancora una volta. Il suo problema ora è salvare la faccia di fronte agli elettori pronti con i forconi. Deve far vedere che la Lega non protegge la casta. E poi bisogna tenere a bada il ministro dell’Interno Roberto Maroni. Sono 49 su 59 i deputati che fanno riferimento a lui, e sono tutti pronti a mandare in galera Papa. Allora un compromesso tra Berlusconi e Maroni bisogna pur trovarlo e Bossi ha pensato bene di adottare il «metodo Craxi».
Il 29 aprile 1993 a Montecitorio venne messo ai voti l’autorizzazione a procedere per il leader socialista. Nel segreto dell’urna Bossi con una mano votava contro la richiesta dei magistrati di Milano e con l’altra sventolava il cappio. L’autorizzazione a procedere non passò e la Lega ebbe gioco facile ad intestarsi la linea forcaiola.
Lo stesso trucco che potrebbe essere usato oggi nel momento in cui verrà chiesto il voto segreto. A chiederlo sarà Silvano Moffa, il capogruppo dei Responsabili. Quando oggi i deputati infileranno la loro mano nella buca dei pulsanti, nessuno saprà quale dei pulsanti schiacceranno: sul tabellone elettronico compariranno solo ed esclusivamente le lucette bianche degli astenuti; il numero dei no e dei sì contro e a favore dell’arresto di Papa invece rimarrà un mistero. E scatterà il gioco dello scaricabarile. Se passa il no Bossi può sempre dire che la colpa è degli altri, dell’opposizione arrivata in soccorso al Pdl, mentre la Lega è la fustigatrice dei corrotti, il baluardo della moralità. Se invece vince il sì all’arresto può alzare le braccia in segno di vittoria e passare all’incasso dei consensi.
Il trucco è nel voto segreto che Bersani, Casini e Di Pietro non vogliono perché sanno che nel segreto della buca dei pulsanti può succedere di tutto. Anche che una parte dei loro deputati possa votare in dissenso alle indicazioni dei loro gruppi di appartenenza, cioè per il no all’arresto. Nel Pdl si punta a questo e si fanno dei calcoli. Bossi dirà a metà del suo gruppo di votare no all’arresto, quindi all’appello mancherebbe una trentina di voti, che verrebbero però compensati con quelli dell’opposizione in libera uscita. Oppure ci sarà un bel numero di deputati che rimarranno a casa il quorum si abbasserà. Perché dovrebbero farlo? Per paura che una crisi di governo li porti al voto, con il rischio di perdere lo scranno della Camera. Poi ci saranno pure dei veri garantisti che non vogliono mandare in galere una persona che non ha avuto ancora un regolare processo.
In Transatlantico Veltroni ieri escludeva la prima ipotesi e assicurava che il Pd voterà in maniera compatta. Spiegando che i parlamentari del suo partito hanno ormai capito che se cade questo governo non si va subito alle elezioni anticipate, ma ci sarà un altro esecutivo.
Il trucco di Bossi sembra perfetto, sulla carta, ma potrebbe non funzionare. Tutto si gioco sul filo di una manciata di voti, ma al Senatur serve per recuperare Maroni. Il quale è andato su tutte le furie quando ha saputo che nella notte dell’altra ieri ad Arcore il suo leader aveva dato a Berlusconi l’ok per il no all’arresto. Con la libertà di voto e il voto segreto, il Senatur in evidente affanno pensa di salvare la faccia e Papa.
I dilemmi della Lega e il precedente del "metodo Craxi"- LASTAMPA.it




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