Dopo la polemica sull'immigrazione, nuovo strappo
del ministro leghista: "Un battaglione lombardo di alpini"

di GUIDO PASSALACQUA


Umberto Bossi

MILANO - "Torniamo sulle piazze", dice Umberto Bossi, ministro delle Riforme, da Verona mentre resta nell'aria il puzzo di qualche fumogeno lanciato dalla polizia per impedire contestazioni vigorose da parte dell'autonomia veneta. Bossi conferma i due temi polemici lanciati giovedì dai microfoni di Radio Padania: "No al voto agli immigrati (definiti ripetutamente via etere "bingo bongo") perché "saremmo colonizzati" e lotta dura per il federalismo. "Bisogna stare in campana sul federalismo... se poi il federalismo si fa davvero siamo tutti contenti. Allora la lealtà allo Stato si può confermare. Noi, il Nord, siamo una minoranza etnica e come minoranza dobbiamo riuscire a garantire la lealtà dello Stato verso tutte le popolazioni del Paese e viceversa. Il federalismo potrebbe essere la soluzione giusta". Insomma contemporaneamente un Bossi arrembante e conciliante, tutto dipenderà dal voto sul federalismo.

Dalla sala romana della Lupa gli risponde il segretario dell'Udc Marco Follini: " Non posso pensare che siamo il polo di bingo bongo. Noi siamo un'altra cosa". Sostanzialmente più duro, ma anche formalmente meno polemico è Gianfranco Fini a cui Bossi ha negato la legittimità di essere il successore di Silvio Berlusconi. Per il presidente di An le affermazioni di Bossi possono essere "sgradevoli" e "spostano la Cdl verso l'estremismo", ma il senatur è un alleato più affidabile di quanto non lo sia stato Rifondazione comunista per Prodi. "Tanto è vero che Prodi è caduto e il governo Berlusconi invece è ancora in carica". In realtà la partita tra Bossi e Fini è ancora tutta da giocare e il senatur sta pensando a un incontro segreto col vicepremier per affrontare i problemi che sono sul piatto.
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Intanto Bossi torna con violenza sulla scena politica e lo fa buttando sulle piazze da una parte l'approvazione del federalismo e dall'altra il problema degli immigrati. Come al solito il senatur non usa mezze misure. Parte dagli alpini e dice che ci sarà un battaglione lombardo, che "l'arruolamento sarà su base regionale". Poi avverte che se non ci sarà il federalismo allora "attenti, noi torneremo alla secessione dura", e sull'immigrazione, tanto per distinguersi da Gianfranco Fini fa la faccia feroce: gli immigrati, ha detto giovedì e ha ripetuto ieri, "sono dei bingo bongo" e il diritto alla casa spetta "a chi ha lavorato e a chi ha pagato. Ci sono decine di migliaia di persone che sono in lista. Non deve esistere in un Paese serio, altrimenti ci trasformiamo tutti in bingo bongo, in immigrati simpatici con gli occhi tristi e ci facciamo dare la casa".

Può un governo andare in crisi su di una frase politicamente molto ma molto scorretta? Bossi non lo pensa, tanto che giovedì notte si definiva come un "apripista" nei confronti della maggioranza e si diceva sicuro del passaggio del federalismo. Certamente dopo una telefonata notturna da Parigi con Silvio Berlusconi, il senatur ha sta valutando la situazione, ma non pare disposto a mollare il colpo. In realtà dietro l'esternazione ripetuta e clamorosa a Radio Padania libera, usata da Bossi come megafono per far conoscere le sue posizioni, ci sono due problemi irrisolti. In primo luogo gran parte dei dirigenti leghisti, soprattutto i segretari delle realtà locali più importanti, sono convinti che il federalismo non riuscirà a passare e fanno pressione su Bossi perché vada all'attacco, precostituendo le condizioni di uno scontro aperto nel caso in cui il voto parlamentare affossasse la devoluzione. In secondo luogo la base, il popolo di Pontida, è in fermento sulla questione immigrazione. A Gallarate, durante un comizio, qualche giorno fa il senatur, cosa mai successa da anni, è stato contestato, e questo nella psicologia di Bossi conta molto. Per questi motivi il leader della Lega ha deciso di venire allo scoperto e di rompere la tregua di fatto stabilita dopo l'eccidio iracheno.

Dal centro sinistra arrivano critiche pesanti. Walter Veltroni gli ricorda che "a Roma i bingo bongo stanno per votare per il consiglio comunale", Renzo Lusetti della Margherita liquida il senatur come "delirio infinito", mentre per Vannino Chiti, coordinatore dei Ds "Bossi deve finirla di straparlare".


(6 dicembre 2003)