

















Kobra Reale, la certezza del diritto in questo Paese, a far data dal 1989 è una chimera.
Possiamo dire che la contaminazione del virus ("tutto è ammesso e concesso pur di mantenere l'impunità i privilegi e soprattutto le prebende") parte dalla Cassazione e si dirama sin negli angoli repoti dei distretti delle Corti d'Appello di tutto il territorio nazionale.
Lei si meraviglia dei puntini sospensivi?
E perchè mai?
E' nella logica della diffusione di quel virus.
Dunque partiamo dalla vicenda penale da cui ha preso le mosse il contenzioso.
Ebbi a sostenere quanto segue.
Si "scopre" ciò che si desidera mostrare così come si "ricopre" ciò che si desidera nascondere.
E' uno dei "pregi" dell'esercizio dell'azione penale la cui obbligatorietà vale per tutti tranne che per coloro i quali, conformemente alla legge, assumono le funzioni requirenti.
Mi spiego in maniera chiara.
Il nostro ordinamento considera l'azione penale irrefragabilmente obbligatoria.
Il titolare del suo esercizio è il pm.
Ma nessuno sorveglia l'ufficio del pm quando entra in contatto con la notitia criminis direttamente (cioè quando la notizia è appresa direttamente dallo stesso e non a mezzo dei rapporti di P.G. o altro).
Il pm gode della più ampia discrezionalità. Egli è il signore assoluto del registro sul quale le notizie di reato debbono obbligatoriamente essere annotate (iscritte). Si da il caso che, sulla scorta di questa discrezionalità di fatto (cosa assolutamente diversa ed opposta al principio anzidetto di obbligatorietà) egli sia libero di decidere se esercitare o non esercitare l'azione penale in ordine ad un determinato fatto.
La configurazione di quel fatto come reato è cosa sua.
Preambolo superato, rimane da evidenziare come sia ineccepibile e corretto il pensiero di Betelgeuse.
La signora Ariosto entra in scena confusamente ed altrettanto ne esce.
Sulla base delle sue dichiarazioni, la cui veridicità ed il cui riscontro avrebbero dovuto essere oggetto di attenta valutazione da parte dell'organo requirente, si progetta, si organizza, si predispone e si realizza il disegno che ha condotto alla sentenza Mesiano ed alla successiva della Corte d'Appello di Milano.
Ariosto è la pedina giusta. E' ricattabile. E' sotto la lente di ingrandimento della procura. Dunque Ariosto nella sua fucina sotto l'attenta sorveglianza degli "ingegneri" dell'azione penale, confeziona il perno attorno al quale ruoterà l'intero processo contro Previti Metta + altri.
L'esito di quel processo consentirà alla Cir di ottenere "ragioni" che un giudice civile non più "evocabile" gli avrebbe certamente negato nel merito.
La sentenza della Corte d'Appello di Milano, come quella del primo giudice (Mesiano) è politica.
Squisitamente politica.
http://forum.politicainrete.net/poli...ml#post2325700
Riguardo al pittoresco metodo che seguì il processo Metta.
Se De Benedetti (CIR) avesse ritenuto di essere stato "strangolato" perchè invece di sottoscrivere l'accordo con Berlusconi (Fininvest) non ha impugnato la sentenza Metta-Paolini-Valente?
Uno che ritiene di aver subito un torto certo non si persuade davanti alla profferta di un accordo.
Se io sono convinto della bontà delle mie ragioni, davanti ad una sentenza che reputo ostile, come minimo la impugno nel merito davanti ad altro giudice. O no?
Lui invece sottoscrive, successivamente alla sentenza del collegio, un accordo che prevede una spartizione, sotterrando definitivamente l'ascia di guerra.
Se firma significa che è soddisfatto del patto.
E vorrei proprio vedere!
Stipulando l'accordo ottiene due vantaggi:
1 - una pietra tombale sopra alla sentenza che lo vedeva perdente cade vantaggiosamente evitandogli il pericolo di una Cassazione probabilmente ostile.
2 - percepisce qualche decina di miliardi (spiccioli ) di plusvalenze.
Tu che avresti fatto al suo posto? Non avresti firmato ed avresti interposto ricorso contro la sentenza collegiale?
Più ci inoltriamo nelle riflessioni che riguardano l'intera vicenda, più siamo sommersi da una serie ulteriore di interrogativi le cui risposte sollevano dubbi e sospetti che, come ombre irrequiete, già avanzavano ostinati ed inquetanti all'alba della sentenza Mesiano.
http://forum.politicainrete.net/poli...ml#post2321246
E da ultimo la "questione" del merito che avrebbe dovuto definire il contenzioso civile.
Ora, prendiamo ancora una volta per buono ciò che è avariato: la sentenza di condanna a carico di Metta.
Al di là delle scontate considerazioni che abbiamo svolto sulla ininfluenza della corruttela in seno al collegio composto dagli altri due giudici non incriminati che avevano deciso di accogliere i motivi a supporto dell'impugnazione proposta contro Cir, avendo dichiarato innegabilmente che militavano in favore di una decisione propizia alla Fininvest, l'eventuale danno che quella decisione avrebbe provocato avrebbero dovuto richiederlo a Metta.
Riflettiamo.
Secondo Mesiano e la Corte d'Appello, la sentenza collegiale è viziata nella genuinità dalla condotta riconducibile al Metta che, lo ripetiamo, era stato "corrotto" dal Pacifico perchè quella sentenza volgesse in favore della Fininvest.
Ma quella sentenza è viziata perchè Metta si sarebbe fatto corrompere. Viceversa la sentenza sarebbe stata genuina.
Assodato ciò, nei confronti di chi sarebbe stata riconducibile la responsabilità civile nella ipotesi di un accertamento sul danno provocato dalla decisione scorretta del giudice civile che mediante la corruzione non avrebbe supportato le ragioni di Cir facendole mancare quel sostegno alla base della perdita di chances?
Alla sola Fininvest?
Non direi.
La decisione atteneva al collegio giudicante.
Ergo, la Cir, una volta ottenuto il titolo, avrebbe dovuto citare nel giudizio di risarcimento del danno sia Fininvest che i tre giudici.
Si dirà: ma perchè gli altri due?
Perchè la decisione che avrebbe dato origine al danno è del collegio ed esso è formato da tre giudici.
Allora si replicherà: ma il corrotto era uno solo?!
Bene risponderemo: allora dovremmo sconfessare millenni di dottrina e di giurisprudenza che individuano la decisione collegiale come decisione assunta da un solo giudice.
Superiamo questo primo ostacolo accettando l'idea che la responsabilità integrale di quella decisione ricada unicamente sopra al Metta, sopportando quale conseguenza la censura che proviene dal nostro diritto il quale giustamente reclama le sue ragioni.
Dunque responsabili di quella decisione sono la Fininvest ed il giudice Metta.
Perchè Cir si rivolge unicamente alla Fininvest?
Il giudice civile eventualmente adito per l'accertamento del titolo affinchè si proceda nella richiesta di risarcimento del danno, avrebbe dovuto, entrando nel merito della decisione "viziata", stabilire ciò che invece doveva rimanere occulto. Cioè da quali percorsi "corrotti" quella sentenza era inficiata. ma ciò avrebbe significato, suo malgrado, dover riconoscere che la rettitudine del pensiero dei tre non era in discussione.
E questo non avrebbe giocato in favore di Cir.
Ecco perchè la sentenza è squisitamente politica.
Abbiamo ragionato per assurdo. Ma neanche tanto. Considerato che è stata una decisione del giudice penale a stabilire il torto o la ragione dell'una e dell'altro contendente e non un giudice civile competente per materia.
Ma il giudice civile non poteva essere adito dalla Cir. Manca il titolo.
Ecco pronto il giudice penale che soccorre il civile e lo surroga a dispetto dei millenni di cultura giuridica.
Un tempo il nostro Grande Paese veniva indicato sul pianeta "culla del diritto".
Oggi si colloca nel basso ventre del mondo, pronto per uscire da quell'orifizio in cui vengono espulse tutte le scorie e tutto lo sterco.
Grazie alla impreparazione, alla malafede, alla imprudenza di certi laureati in "giurisprudenza" che possiedono la cultura di certe galline deprivate del cervello.
Senza voler mancare di rispetto per questo nobile animale.
http://forum.politicainrete.net/thre...ml#post2307502
Nella realtà gentile Kobra manca integralemte il titolo da cui il giudice civile avrebbe avuto ragione di pronunciare una sentenza sulla richiesta di risarcimento del danno interposta dalla Cir.
I puntini sospensivi soccorrono!
E come se soccorrono!!!![]()
"Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me" (Immanuel Kant)


Il resto QUI“Siamo alle sentenze ad personam!”, tuona Marina Berlusconi in un’intervista-scendiletto gentilmente offerta dal Corriere della Sera di cui, essendo consigliera di Mediobanca, è azionista.
La nota giureconsulta di scuola arcoriana ignora che tutte le sentenze sono ad personam, nel senso che riguardano sempre una persona fisica o giuridica. Ma forse la signora pretende che, per condannare uno di Milano, i giudici condannino tutti i milanesi onde evitare sentenze ad personam. I suoi alti lai riguardano la sentenza della Corte d’appello di Milano che ha condannato la Fininvest (da lei presieduta) a risarcire la Cir con 564 milioni per averla scippata della Mondadori (da lei presieduta) con la celebre sentenza del giudice Metta, corrotto da Previti per conto di B.
Anziché vergognarsi di presiedere un’azienda rubata grazie a un giudice corrotto coi soldi e nell’interesse del suo Papi, la Marina sostiene di avere “scoperto un tarlo, una falla clamorosa che mina dalle fondamenta un castello di ingiustizie”. Il tarlo, la falla – come spiega sul Fatto Antonella Mascali – sarebbe un taglio fatto dalla Corte d’appello nel citare il passo di sentenza della Cassazione del 2007: quella sulla richiesta dell’Imi di revocare la sentenza Imi-Sir (l’altro verdetto Metta comprato da Previti, quella volta per conto dei Rovelli) che condannava la banca a un mega-risarcimento non dovuto di 1.000 miliardi di lire.
Ultima modifica di Zdenek; 06-10-11 alle 09:30
Niente reputazioni ma opere di bene. Grazie.
Che tristezza dev'essere ricevere un "ILike" da un cretino.
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Cinguetto QUI