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Discussione: Gli Indignati/dos

  1. #21
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    Predefinito Rif: Gli Indignati/dos

    come già altri hanno scritto in altre discussioni la manifestazione di ieri doveva lanciare il messaggio: "c'avete rotto il cazzo, siamo incazzati neri"...penso che abbia raggiunto il risultato...di sicuro le solite marce pacifiste fatte di slogan e comizi (tipo girotondini, popolo viola ecc.) non hanno mai raggiunto alcuni degli scopi prefissati...storicamente nessuno ha mai ceduto il potere volontariamente...

    http://www.bibliotecamarxista.org/ma...righella-2.pdf

  2. #22
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    Predefinito Rif: Gli Indignati/dos

    L’Internazionale Bamboccioni

    Maurizio Blondet 16 Ottobre 2011


    Scopro che il fenomeno dei giovani che restano con papà e mammà fino a 40 anni – quelli che Padoa Schioppa, il miliardario di Stato, insultò come «bamboccioni» – non è specificamente italiano. In Giappone si deplora l’emergere dei «Parasaito Shinguru» (più o meno: celibi che vivono da parassiti a spese dei genitori). In USA, la crisi ha ingrossato le fila di quella che viene ormai chiamata «Generation Limbo», giovani con alto grado d’istruzione, lauree e spesso dei master, presi persino nelle grandi e prestigiose università Ivy League – un tempo certezza di carriere lucrose – che non trovano altri impieghi che bar manager o MacDonald’s specialists, costretti ad aspettare per anni nel precariato, mentre le loro costose lauree invecchiano e vanno sprecate, non potendosi esercitare nell’attività che – a quel livello – è spesso in continuo aggiornamento.

    In Francia e Gran Bretagna si comincia a parlare, come da noi, di generazione perduta perchè troppo a lungo estranea al lavoro, e alle competenze che consente di acquistare. Come li chiamino in Israele non so, ma le sfilate e le manifestazioni inopinatamente apparse anche là – in una gioventù che non si può pensare contagiata dalle primavere arabe – denunciano lo stesso disagio sociale. Le proteste israeliane infatti sono contro il caro-alloggi: vuol dire che anche lì la proprietà immobiliare, sempre più cara perchè progettata per i ricchi, diventa sempre più un’aspirazione irraggiungibile per giovani con salari da poveri.

    Avviene lo stesso a Roma e a Milano. A Parigi, i meno che quarantenni hanno perso il 25% del loro potere d’acquisto per quanto riguarda l’appartamento: nel 1980 si dedicava all’abitazione il 15% del reddito annuale, oggi il 30%. E le primavere arabe, non sono poi tanto diverse. Il primo movente anche lì è la situazione di troppi giovani, con buon grado d’istruzione, che non trovano lavoro.

    Incredibilmente, il fenomeno si produce anche nella Cina dal travolgente sviluppo economico e dunque, si direbbe, del pieno impiego e dai salari crescenti. Là si parla delle «tribù di formiche». Sono le file di milioni di giovani che trovano impiego solo come stagisti: uno stage dietro l’altro, all’infinito, per dei compensi che non permettono di vivere nella grandi città cinesi d’oggi.

    Lo rileva il sociologo francese Louis Chauvel nel suo studio Les classes moyennes à la dérive, il quale fra l’altro chiama le lauree prodotte dalle università di massa (questa dubbia conquista) degli «assignat accademici», comparandoli alle banconote emesse dalla Rivoluzione Francese, gli assignats, il cui valore vaporizzò con rapidità prodigiosa. «Vediamo quanto le lauree valgono in Italia e in Francia, ed ora anche negli Stati Uniti». (Louis Chauvel: « les classes moyennes en voie de prolétarisation»)

    Da noi conosciamo la scandalosa insufficienza dell’insegnamento universitario, le cattedre occupate da parassiti. Ma se l’inadeguatezza dell’alta istruzione rispetto al mondo del lavoro si verifica in Francia, e persino negli USA, dove le lauree costano una fortuna (e per cui i giovani accendono prestiti che, con le loro paghe attuali, non estingueranno mai più); se gli stagisti, gli auto-impiegati e i precari crescono anche in Cina – insomma se il fenomeno è globale – è un altro dei regali avvelenati della globalizzazione, voluta e imposta dagli interessi finanziari mondializzati.

    Non è solo che il capitalismo terminale ha sottratto posti di lavoro operai o industriali portandoli dove i salari più bassi retribuivano meglio il capitale. È che le nuove tecnologie, computer e telecom, hanno sostituito molti lavori impiegatizi d’ordine o di concetto a cui aspira in massa la gioventù italiana, e a cui li preparano bene o male le lauree-assignats. Questi lavori non torneranno più, come sono scomparsi gli scritturali e i vetturini. Si aggiunga che la corsa all’efficientismo incitata dal capitale in cerca di alti rendimenti, ha conformato la macchina dell’economia reale a funzionare con sempre meno personale, essendo questo il solo costo sostanzialmente comprimibile.

    Ma paradossalmente ciò aumenta il costo del lavoro, a cui si accollano, per tacere delle tasse, le spese sociali in crescita (pensioni, pre-pensionamenti, casse integrazione) a causa dell’invecchiamento e delle ristrutturazioni e, domani, un riformismo complice accollerà i costi della disoccupazione all’entrata della vita lavorativa, quando la politica deciderà di dare una risposta ai giovani.

    Risultato: si divarica ineluttabilmente la forbice (lo spread) fra il costo del lavoro tutto incluso per l’impresa – eccessivo – e il livello salariale dell’occupato dopo i prelievi: sempre più insufficiente, ed è quello a cui il banchiere guarda per concedere mutui e prestiti. Un nodo scorsoio, che l’ideologia terminale userà per incitare a nuovi tagli, a sempre maggiori slealtà verso chi chiede di entrare nel mondo del lavoro, sempre più sfruttato, e indotto ad accettare volentieri il nero per esimersi da spese sociali da cui non avrà alcun beneficio.

    Perchè dico questo? Perchè, ora che finalmente i figli della borghesia in via di marginalizzazione sembrano sollevarsi sul piano globale contro il sistema, non basteranno sfilate e sit-in in settanta città del pianeta, nè tantomeno gli incendi, i vandalismi e le violenze dei centri sociali a Roma (rigurgito dell’ineliminabile sedimento d’inciviltà italica, abietto quanto insignificante nei risultati) per conquistare un cambiamento. Qui si tratta di imporre un modello sociale completamente nuovo, che non si è nemmeno cominciato a pensare.

    È questo il punto cruciale, dopo 20 anni di rinuncia a pensare, di dominio totale del pensiero unico.

    Il fatto positivo è che il movimento sociale nascente è internazionale, la protesta si è coordinata via internet (le stesse tecnologie che hanno fatto sparire i lavori impiegatizi); si veda al proposito il sito in 14 lingue www.avaaz.org/fr/v senza chiedersi chi lo paga.

    È un bene, perchè la regolamentazione che occorre per mettere a freno la speculazione globale, ha da essere globale; il che però può essere strumentalizzato dai poteri forti del governo unico mondiale, che al loro progetto hanno pensato completamente, e da un secolo almeno, approntando tutti i mezzi per realizzarlo.

    La protesta è singolarmente ben informata, e lo è dai blog alternativi; non ha appreso certo dai grandi media a vedere nelle banche e nella Borsa il nemico principale, lo sfruttatore essenziale, nè da loro ha tratto ispirazione per slogan come «non paghiamo il debito che non abbiamo fatto noi», e «diritto all’insolvenza» (1).

    Ma Mario Draghi può dire tranquillo, dall’alto dei suoi due milioni annui, «i ragazzi hanno ragione», e imporre austerità più feroci agli Stati indebitati, perchè i banchieri creditori siano pagati. Segno che non sente il fiato sul collo del pericolo imminente.

    I grandi media, dopo aver censurato e soppresso informazioni sulla protesta a Wall Street, ora sono tutti sorrisi e compiacenza. Sono gli stessi commentatori e poteri che fino a ieri, alla gioventù rimasta senza lavoro per le delocalizzazioni, suggerivano di studiare di più per occupare gli spazi alti della competizione globale, e da ultimo, visto che il trucco non reggeva più, hanno consigliato: «Fate come Steve Jobs». Che significa: assoggettatevi al sistema, che è giusto e leale e meritocratico... milioni di Steve Jobs, ecco la soluzione.

    Più sinceri mi paiono i miliardari americani come Warren Buffett: «È lotta di classe, ed è la mia classe, i ricchi, a scatenarla». O Bill Gross, il capo del colossale fondo d’investimento Pimco: «Il 99% fa la lotta di classe? È naturale, rispondono a trent’anni di fuoco sparato contro di loro». O Joseph Dear, capo-gestione del fondo pensionistico californiano CALPERS (250 miliardi di dollari gestiti): «Capisco questa protesta: Wall Street è un gioco truccato».

    Un gioco truccato, « a rigged game» (2). Ecco il tono della sincerità americana: il gioco del darwinismo sociale, a cui crediamo, non è più leale. È persino probabile che i miliardari della speculazione privata non ne possano loro stessi più, e non potendo uscire da un gioco truccato a cui la competitività globale costringe anche loro, finiscano per esigere o accettare una qualche regolamentazione globale. E farla attuare dai politici sul loro libro-paga.

    In Europa abbiamo un problema diverso, abbiamo l’eurocrazia, abbiamo Draghi e i grand commis come Trichet, Barroso, che difendono il sistema. Inamovibili, si sono sottratti al controllo democratico.

    In Italia abbiamo un problema in più: da noi la classe politica, i sindacati e la loro clientele parassitarie familiari, non solo non hanno contrastato a tempo il mondialismo economico-finanziario, per non sapere cosa proporre in alternativa (e qui il tradimento è stato soprattutto delle sinistre cosiddette). L’hanno visto arrivare in tempo e – con l’astuzia che in certi primati sub-umani (i babbuini ad esempio) sostituisce l’intelligenza – hanno messo al riparo se stessi e i propri cari dalla competizione globale. Si sono aumentati gli stipendi e gli emolumenti, del tutto fuori mercato, e li hanno inchiodati con leggi. Si sono salvaguardati dalla competizione elettorale escogitando sistemi elettorali dove non sono gli elettori a sceglierli e a rifiutarli, ma i loro capi-bastone. E si sono dati, ed hanno moltiplicato, tutti i mezzi per divorare il denaro pubblico impunemente, farsi sostenere da milioni di precari che dovrebbero invece rovesciarli.

    Insomma, si sono fatti l’ombrello d’oro per resistere alla gragnuola della competizione globale, mentre hanno lasciati tutti altri noi fuori, sotto la grandine. A pagare anche il loro conto.

    Il sistema che hanno messo a punto e perfezionato – e che non è il capitalismo competitivo (altrimenti il Trota non si beccherebbe i 7 mila euro mensili come consigliere regionale, e la Minetti dovrebbe prenderli esercitando un altro mestiere) – è arrivato al punto che non riesce a far cadere il governo più ridicolo della storia, perchè anche i deputati dell’opposizione vogliono la pensione del compimento della legislatura.

    Berlusconi non ha cambiato nulla di questo sistema; ma l’opposizione non ha nel programma di cambiarlo, e non può cambiarlo perchè le sue clientele sono le caste pubbliche parassitarie, a cominciare dai magistrati per finire con gli intellettuali sussidiati alla RAI e nei teatri pubblici.

    Il gioco truccato, da noi, non lo fanno (solo) i miliardari privati, ma i nostri rappresentanti. Il che richiede una battaglia politica su due fronti.

    Il movimento, Occupy Wall Street, indignati spagnoli, greci e italiani, piraten tedeschi (un bel successo a Berlino: avevano 15 candidati ed hanno vinto 16 posti, tuttavia l’8,9% dei voti) sono lo stato nascente di una protesta contro il gioco truccato.

    Riuscirà a fare la rivoluzione che la fase storica esige? E quale modello imporrà: la demondializzazione? La de-crescita? La democrazia diretta assembleare via internet elaborerà il modello mai pensato?

    Insomma: quella che nasce sarà l’ Internazionale Bamboccioni, nel senso marxista dell’Internazionale Proletaria?

    Speriamo bene. Certo che Marx avrebbe puntato ben poche sterline su un movimento sociale che è tenuto fuori dai processi produttivi, che non ha le mani sui mezzi di produzione da bloccare e sabotare, da inceppare come mezzo contrattuale. Ma in ogni caso è nata una linea di forza contraria al pensiero unico. È già qualcosa, dopo un ventennio di individualismi frazionatori e polverizzatori.

    Giova sperare.



    1) Una ventina d’anni fa andai in estate in un’università americana a migliorare il mio inglese in un corso per stranieri: tra la folla di ragazzine giapponesi e cinesi, noi italiani eravamo in due, il resto spagnoli. Gli era stato detto, che non avrebbero trovato lavoro se non sapevano correntemente l’inglese, la lingua globale, e obbedivano alla regola. Giocavano leale, credendo che il gioco fosse leale. Non mi stupisce che il movimento degli indignados sia nato nella penisola iberica.
    2) Ciò rende ancor più stridente il fatto che i grandi media, dalla CNN e Fox fino ai risibili TG italioti, continuino a segnalare gli alti e i bassi convulsionari delle Borse globali come fossero significativi del mercato: senza mai dire che metà delle transazioni azionarie avvengono ormai dentro dark pools, paludi oscure dove azioni passano di mano senza influire sui corsi ufficiali, e per il resto sono operazioni in mano a supercomputer che fanno milioni di compravendite al secondo. Basterebbero leggi che dichiarassero nulle e non avvenute tutte le transazioni fuori-Borsa; basterebbe la Tobin Tax, che il povero Tobin concepì appunto come granello di sabbia per rallentare la corsa folle della speculazione più devastante per l’economia reale. Ma quando si dice basterebbe, si evoca una volontà politica che non appare da nessuna parte, e che per giunta dovrebbe (dovrebbe) essere applicata globalmente.

  3. #23
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    Predefinito Rif: Gli Indignati/dos

    Resto della mia idea: con gente come quella vista in piazza ieri abbiamo ben poco o niente a spartire. Poi ognuno può o potrà tentare di spacciarsi all'esterno per qualcosa di altro ma , in genere, tanto ci percepiranno sempre come "fasci" come iniziamo a parlare ed esporre le nostre idee. Ovvio che con questo non sto dicendo di rinchiudersi in inutili e sterili torri d'avorio ma continuare a rincorrere le sinistre (anche quando le sinistre antagoniste sono in crisi quanto noi e forse più di noi) mi sembra velleitario.

  4. #24
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    Predefinito Rif: Gli Indignati/dos

    Citazione Originariamente Scritto da CON LA PALESTINA Visualizza Messaggio
    Resto della mia idea: con gente come quella vista in piazza ieri abbiamo ben poco o niente a spartire. Poi ognuno può o potrà tentare di spacciarsi all'esterno per qualcosa di altro ma , in genere, tanto ci percepiranno sempre come "fasci" come iniziamo a parlare ed esporre le nostre idee. Ovvio che con questo non sto dicendo di rinchiudersi in inutili e sterili torri d'avorio ma continuare a rincorrere le sinistre (anche quando le sinistre antagoniste sono in crisi quanto noi e forse più di noi) mi sembra velleitario.
    Io personalmente non li rincorro.

  5. #25
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    Predefinito Rif: Gli Indignati/dos

    un comunicato dal blocco nero:

    "Non vogliamo pensare alle lotte romantiche di guccinesca memoria ferroviaria e neppure alla vera resistenza con il mitra a tracolla e passi incerti su sentieri di montagna appenninica.

    E neppure gli imperiosi anni settanta, che hanno seguito la miccia accesa a Berkley, nel maggio francese e da quel ’68 troppo intenso ma breve. Ma dagli anestetizzanti... anni 80, simbolo dello yuppismo galoppante di televisioni libere (sic!) e garofani craxiani fino alla non accettazione della vecchia politica di mani pulite, mai c’erano stati dei sussulti da parte degli italiani.

    Sarà per via della certa incertezza; dell’indubbia precarietà; della crisi economica che ha tolto tutto a tutti (tranne le rarissime eccezioni dei soliti noti); sarà perché ci siamo nauseati di gente che, senza fare un emerito cazzo, guadagna stipendi da mille e una notte avendo nel contempo tutti i vantaggi che caste, castine, castazze, godono solo per senso di appartenenza.

    Fatto sta che se al governo da 16/17 anni c’è il cavaliere e se quei rari governi patchwork di centrosinistra non hanno fatto nulla e si sono sempre liquefatti come cera al sole, finora ha significato il quieto vivere di gente stanca anche di lottare e rincoglionita da tivù e gossip che non si è sollevata ne con i girotondi e neppure colorandosi di viola, il movimento mondiale degli indignados pare stia dando un interessante input anche a questa soporifera Italia che si è rotta di minacce secessioniste di un Bossi ormai al capolinea che sta progressivamente perdendo il comando all’interno di una lega che non lo segue più come un tempo. Circa il cavaliere, sommerso da scandali e dall’età veneranda nonostante tenti di imbrogliare tutti cercando di ostentare uno smalto da cinquantenne (peccato che quando cammini si debba appoggiare e una volta seduto si addormenti…), inizia a pagare la perdita di quella verve che gli ha consentito di affascinare platee sognanti e da ex politici trombati da partiti che si sono sciolti dopo il 92 e che si sono riciclati per il solo cadreghino.

    La data mondiale del 15 ottobre è stato l’inizio di una consapevolezza sempre più crescente che, anche grazie alla rete internet, sveglia le coscienze assopite in quella pigrizia tanto comoda quanto ingiustificabile che ha provocato la regressione di conquiste costate anni di lotte politiche e sociali e una narcosi galoppante che ha visto la fine di ideologie e battaglie.

    A Roma il corteo variopinto di persone unite da quel malessere che nasce dalla crisi del capitalismo, dalle sue cause e dai nefandi effetti, ha visto una folta schiera di antagonisti che senza paura, ha cambiato i connotati di una manifestazione che pareva più un invito al ‘’volemose bene’’ che un momento di dura lotta. I soliti perbenisti, i ‘’democratici’’ asettici, i portaborse dell’opposizione hanno all’unanimità condannato le ‘’inammissibili violenze’’ confermando ancora una volta di non avere il coraggio di saltare il fosso e di restare immobilizzati nella melma del bieco conformismo che a nulla porta. Analisi che ci riporta al fatto che l’italica stirpe nei momenti topici, si tira indietro e si rintana all’interno della comoda e pratica posizione del ‘’io non c’entro niente e se c’ero, dormivo’’, tutt’al più sforzandosi di pontificare con sommi giudizi da esperti della situazione, prendendo le debite distanze da quei giovani vestiti di nero che sfasciano vetrine, incendiano banche, tirano sassi e molotov alle forze dell’ordine.

    Chi c’era nella parte degli antagonisti, può affermare che tutti loro hanno la precisa percezione di quello che fanno e perché lo fanno e non certo per opportunismo. Giovani e non più giovani vestiti di nero, in buona fede, combattono una solitaria guerriglia contro tutto ciò che non crea disagio: il potere costituito; i partiti e le organizzazioni politici dove ciò che conta è sempre e solo la poltrona e gli interessi personali; il capitale e i suoi strumenti (banche, istituzioni finanziarie, assicurazioni, agenzie interinali); i grandi monopoli; i mezzi di una informazione pilotata per addormentare l’intelligenza e la cultura; le religioni drogate; il sistema nei suoi meccanismi.

    Se i telegiornali hanno parlato di un centinaio di violenti, possiamo affermare che la stima era indubbiamente falsa in quanto i gruppi che hanno combattuto nella capitale, superavano le tremila unità provenienti da tutta Italia e con qualche compagno straniero.

    La guerriglia urbana ha evidenziato il fatto che ci si può organizzare e battere il nemico, raggiungendo qualsiasi traguardo e questo, deve essere sempre e solo considerato, il punto di partenza di una lotta che deve prendere forma senza interessarsi di critiche sterili condizionate da un ipocrita buonismo o, nel caso peggiore, da una evidente viltà.

    Roma è solo l’inizio
    ."

  6. #26
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    Predefinito Rif: Gli Indignati/dos

    Dedelind, ti ringrazio per aver messo questo bellissimo articolo del Blondet, finalmente una spiegazione obiettiva e come si deve della situazione.
    Riguardo quello che hai scritto, ieri penso che il casino fatto abbia creato più ostacoli, ci ha fatto male (uso il plurale riferendomi a noi tutti dissidenti), ieri non era il momento adatto, e per questo penso che sia stata una manovra, del tutto in linea con lo stato che ci ritroviamo, per far fallire la marcia. Come è possibile che altrove, nel resto d' Italia, sia tutto filato liscio? Eppure anarchici, centri sociali, c' erano anche da quelle parti, però le manifestazioni sono state pacifiche.
    Per colpa di questo casino, si parla poco delle ragioni della protesta mondiale, non si parla di cosa stavano parlando i manifestanti che si sono riuniti senza creare casini.

  7. #27
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    Predefinito Rif: Gli Indignati/dos

    Citazione Originariamente Scritto da CON LA PALESTINA Visualizza Messaggio
    Resto della mia idea: con gente come quella vista in piazza ieri abbiamo ben poco o niente a spartire. Poi ognuno può o potrà tentare di spacciarsi all'esterno per qualcosa di altro ma , in genere, tanto ci percepiranno sempre come "fasci" come iniziamo a parlare ed esporre le nostre idee. Ovvio che con questo non sto dicendo di rinchiudersi in inutili e sterili torri d'avorio ma continuare a rincorrere le sinistre (anche quando le sinistre antagoniste sono in crisi quanto noi e forse più di noi) mi sembra velleitario.
    Ma non c' erano solo antifascisti sfegatati, c' erano molte persone normali che volevano partecipare forse per la prima volta ad una manifestazione che poteva essere interessante.
    Non voglio neppure io rincorrere i sinistri, voglio che si partecipi agli appuntamenti che riguardano tutti coloro che ne hanno le scatole piene di questo sistema monetario, del dominio dei banchieri, dei politicanti stantii.
    E' normale che la stragrande maggioranza delle persone sia anti-fascista, le ragioni le dobbiamo in buona parte all' insipienza di un ambiente politico nato morto. Detto questo, a molti se ti presenti in un certo modo e dimostri quello che sei non stanno a crocifiggerti. Almeno a me succede così.
    La domanda che rivolgo adesso è: non so che età avete (io 32), ma pensate di essere veramente diversi dai nostri coetanei, per problemi, sentimenti? Spesso mi sembra, ma quando mi capita di parlare, comprendo che siamo nella stessa barca.
    Ultima modifica di Avanguardia; 16-10-11 alle 19:46

  8. #28
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    Predefinito Rif: Gli Indignati/dos

    Propongo di aggiungere alla discussione queste domande:

    Octopus - EstraneoAllaMassa: Le vere domande

    Invece di continuare a perder tempo a prendere le distanze dai "violenti", a condannare gli scontri "senza se e senza ma", bisognerebbe cercare di dar risposte ad alcune domande.
    Mentre tutti, da destra a sinistra, da Il Giornale a Repubblica, condannano gli scontri in nome del più becero buonismo, senza minimamente cercare di COMPRENDERE (non giustificare, ma comprendere) le ragioni che spingono migliaia di persone a scendere in piazza e occupare, caricare, sfondare, contrastare le forze dell'ordine... noi, che a questo gioco non vogliamo partecipare, ci poniamo alcune domande. Consapevoli che a queste domande, la politica istituzionale, sempre più serva del Sistema, non può e non sa dare risposte:
    1) Come mai la manifestazione di Roma è stata la più partecipata d'Europa?
    2) Come mai la manifestazione di Roma è stata l'unica in cui si sono verificati scontri di questa intensità?
    3) Tra questi Black bloc e quelli di Genova 2001 ci sono o meno differenze, anche organizzative e simboliche?
    4) Cosa ha fatto la Politica, da Genova 2001 ad oggi, per togliere "manodopera" ai black bloc, e ai "violenti" in generale?
    5) Se non vi fossero stati gli scontri, si sarebbe parlato così tanto della manifestazione?
    6) E' ancora valido l'aforisma "bene o male, purchè se ne parli"?
    7) Il 15 ottobre è stato l'apice di un movimento che adesso perderà mordente, o sarà l'inizio di un nuovo percorso politico e di lotta?

    Dato che i partiti istituzionali e i principali media non si pongono queste domande, probabilmente dobbiamo provare a dare noi risposte.

  9. #29
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    Predefinito Rif: Gli Indignati/dos

    Cercheranno di cuocere a fuoco lento il mondo , una specie di procedimento alchemico su scala globale,per mutare il mondo.
    Questi sono esoteristi ed il loro modus operandi non cambia .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  10. #30
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    Predefinito Rif: Gli Indignati/dos

    Intanto è venuto fuori che gli arrestati appartengono alla pessima
    area anarco-inserrezionalista.
    Non solo..uno è il figlio di un funzionario Bankitalia
    Diceva un gruppo "fgili di magistrati nipoti di banchieri.."
    Insomma,lungi da sostenere questa merda...

 

 
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