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Discussione: l'Indipendensa

  1. #1521
    Blut und Boden
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    17 Gennaio 2014

    I livelli dei mari si stanno innalzando? La storia dimostra il contrario




    di REDAZIONE

    Proponiamo in ANTEPRIMA per L’Indipendenza la traduzione integrale in italiano dell’articolo History falsifies climate alarmist sea level claims di Robert W. Endlich apparso sul sito del Committee For A Constructive Tomorrow (CFACT), organizzazione non-profit conservatrice statunitense promuovente una visione sulle questioni ambientali di sviluppo e tutela, garantendo al contempo una vita più produttiva, più lunga e sana mediante l’ausilio della scienza e della tecnologia moderna. Endlich, laureato in geologia e meteorologia rispettivamente presso la Rutgers University e alla Pennsylvania State University, è stato un ufficiale della US Air Force per 21 anni e meteorologo dell’esercito degli Stati Uniti per 17 anni. (Traduzione di Luca Fusari)
    «Il livello dei mari sono in rapido aumento! Le comunità costiere sono sempre più vulnerabili alle tempeste e alle mareggiate! Le piccole nazioni insulari stanno per scomparire sotto le onde!». Gli allarmisti del clima hanno fatto queste affermazioni per anni, cercando di legarli ad eventi come “la super tempesta” Sandy (che era al di sotto della categoria 1 quale forza d’uragano quando ha colpito New York nel mese di Ottobre del 2012) e del tifone Haiyan (che si è abbattuto sulle Filippine centrali nel mese di Novembre del 2013).
    Per gli allarmisti non sembra avere importanza che la forza e la frequenza delle tempeste tropicali siano diminuite negli ultimi anni, mentre il tasso d’aumento del livello del mare è sceso di circa 7 centimetri ogni secolo. Né sembra per loro importante che le vite e le proprietà perdute hanno poco a che fare con la pura potenza delle tempeste.
    Il loro impatto distruttivo è stato causato dal fatto che colpiscono aree densamente popolate, dove i governi non hanno adeguatamente informato i cittadini delle dimensioni e della ferocia delle imminenti tempeste in arrivi, troppe poche persone furono evacuate, e le persone, gli edifici e le attrezzature di emergenza non erano sufficientemente preparate a resistere ai furiosi attacchi della tempesta.
    Le grida allarmistiche non sono oneste o fattuali. Esse sono destinate a generare titoli isterici, ansia nel pubblico sui cambiamenti climatici, e richieste di cambiamenti nelle politiche sull’energia e circa il loro uso.



    La Cina sta rapidamente diventando una delle nazioni più ricche del pianeta
    . E’ di gran lunga la più grande singola emettritrice di biossido di carbonio, che stando agli allarmisti sta causando tempeste “senza precedenti” e l’innalzamento del livello del mare.
    Eppure nei recenti colloqui sul clima a Varsavia, sponsorizzati dalle Nazioni Unite, la Cina si è fatta portavoce di 132 Paesi del Terzo Mondo che pretendono centinaia di miliardi di dollari di “riparazioni” per “perdite e danni” presumibilmente derivante dalle emissioni di CO2 dalle nazioni del Primo Mondo. L’amministrazione Obama ha avanzato (ma forse “comprato” è termine più adatto) un nuovo tavolo delle trattative, con la promessa non ancora specificata di destinare i soldi dei contribuenti statunitensi per le presunte perdite.
    I dettagli su questo regalo senza precedenti saranno esposti ripetutamente nel 2015, alla Conferenza dell’Onu sul clima che si terrà a Parigi, guarda caso dopo le elezioni di medio termine negli Stati Uniti del 2014. Nel frattempo un po’ di storia può essere istruttiva. Nel 2008, l’allora candidato alla presidenza Barack Obama proclamò: «questo era il momento in cui l’aumento degli oceani ha cominciato a rallentare». Era corretto. L’innalzamento del livello del mare rallentò, ma non a causa di un calo delle emissioni di CO2, le quali sono ancora in aumento. Madre Natura non può essere comprata.
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    Le variazioni dei livelli del mare oltre ad essere un fenomeno relativamente recente nella storia geologica e umana dimostrano che le affermazioni allarmistiche non reggono alla prova dei fatti
    . Il livello del mare è aumentato in modo significativo dopo l’ultima glaciazione, è sceso durante la Piccola Era Glaciale, ed è nuovamente aumentato da quando la Piccola Era Glaciale si è conclusa intorno al 1850.
    Infatti le città portuali dell’impero romano e quelle medievali sono ormai lontane chilometri dal Mediterraneo, perché il livello del mare in realtà è sceso durante la Piccola Era Glaciale. Durante il periodo più profondo dell’ultima era glaciale, noto come il Wisconsin, i livelli del mare sono stati inferiori di circa 400 metri rispetto a quelli attuali. Non appena la Terra uscì dal Wisconsin, circa 18 mila anni fa, e le enormi lastre di ghiaccio cominciarono a sciogliersi e il livello dei mari ha cominciato ad aumentare.



    Il rapido innalzamento del livello del mare durante la “fase di avvio del disgelo”, circa 15 mila anni fa, fu di 5 metri per secolo,
    ma poi ha rallentato in modo significativo a partire dall’Optimum Climatico dell’Olocene, circa 8 mila anni fa. Questo innalzamento dei mari creò nuovi porti per le navi commerciali e da guerra grech e e romane, ma oggi molte di queste strutture e rovine sono situate a cielo aperto nell’attuale entroterra, rendendole popolari mete turistiche.



    Com’è successo?
    La Piccola Era Glaciale, ancora una volta, ha trasformato l’acqua degli oceani in ghiaccio, abbassando il livello del mare e lasciando gli ex porti privi d’acqua. Non si è sciolto abbastanza ghiaccio dal 1850 per renderli di nuovo fruibili.
    L’antica città di Efeso era una importante città portuale e un centro commerciale dall’età del Bronzo al Periodo Caldo Minoico, e proseguendo durante l’Impero Romano. Una mappa storica mostra la sua posizione proprio sul mare. Ma oggi, nell’attuale Turchia, Efeso si trova a 5 km dal Mediterraneo. Alcuni storici affermano erroneamente che “l’insabbiamento di un fiume” abbia causato il cambiamento, ma il vero “colpevole” fu il cambiamento del livello del mare.
    Le rovine del vecchio porto romano di Ostia Antica, sono estremamente ben conservate, con affreschi intatti, mappe e planimetrie. Le mappe dell’epoca visualizzano il porto situato alla foce del Tevere, dove sfociava nel Mar Tirreno. La battaglia di Ostia, nell’849, raffigurata in un dipinto attribuito a Raffaello, mostra il livello del mare abbastanza elevato per le navi da guerra per radunarsi alla foce del Tevere. Tuttavia, oggi la località turistica moderna è a 2 km risalendo dalla foce del Tevere. Il livello del mare era significativamente più elevato nel periodo caldo romano rispetto ad oggi.
    Un punto di svolta importante nella storia britannica si verificò nel 1066, quando Guglielmo il Conquistatore sconfisse il re Harold II nella battaglia di Hastings. Meno noto è che, quando Guglielmo sbarcò, egli occupò una vecchia fortezza romana oggi nota come Pevensey Castle che all’epoca si trovava su una piccola isola con un porto, sulla costa meridionale dell’Inghilterra. Un ponte levatoio lo collegava alla terraferma.
    Il castello era tristemente noto in quanto gli sfortunati prigionieri venivano gettati dalla ‘Porta del Mare’, in modo che i loro corpi fossero spazzati via dalla marea. Pevensey Castle è ora a un miglio dalla costa, un’ulteriore prova di un livello del mare molto più alto meno di mille anni fa.



    Prima dell’unità d’Italia, la penisola era dominata dalle famose repubbliche marinare, delle città-Stato del Mediterraneo, tra le quali vi era Pisa
    con la sua pittoresca Piazza del Duomo e la famosa Torre Pendente. Situata nei pressi della foce del fiume Arno, Pisa era una potente città poiché attraverso il commercio marittimo, con le sue navi, poteva far arrivare merci da ogni dove fino alle sue porte. La sua egemonia si concluse dopo il 1300 d.C., all’inizio della Piccola Era Glaciale, quando il livello del mare è sceso impedendo alle navi di poter navigare al suo porto.
    Ancora una volta alcuni parlano di “fiume insabbiato” quale sua causa. Tuttavia Pisa dista oggi 7 km dal Mar Tirreno, con ampie anse a monte e poche valli tortuose. Quando un fiume è valutato “per il suo grado di velocità” il gradiente a valle è il più basso possibile, come con il serpeggiante fiume Mississippi e il suo delta in Louisiana. I fiumi con un forte gradiente a valle scorrono verso il mare in un percorso diretto con pochi meandri, come nel Rio Grande in New Mexico.
    I fatti della storia sono chiari. Il livello del mare era 400 metri più in basso alla fine del Wisconsin glaciale, circa 18 mila anni fa. Il livello del mare è aumentato rapidamente fino a 8 mila anni fa. Più “recentemente” nel 1066, quando i Normanni conquistarono l’Inghilterra, i livelli del mare erano un po’ più alti rispetto ad oggi.
    Durante la Piccola Era Glaciale, tra il 1300 e il 1850 d.C., quando le temperature furono più fredde che in qualsiasi periodo degli ultimi 10 mila anni, la neve e il ghiaccio si sono accumulati in Groenlandia, Antartide, Europa e sui ghiacciai di tutto il mondo. Di conseguenza, il livello del mare è sceso così tanto che oggi importanti città portuali di epoca romana e medievale (come Efeso, Ostia Antica e Pisa) sono varie miglia lontane dal Mediterraneo.
    Dal momento che la Piccola Era Glaciale si è conclusa circa 160 anni fa, i mareografi mostrano che il livello del mare è aumentato ad un tasso costante, il tutto senza alcuna correlazione con l’aumento dei livelli di anidride carbonica nell’atmosfera.
    Il livello del mare è una struttura dinamica nei cicli climatici del nostro pianeta, i quali sono strettamente legati alle variazioni di produzione di energia solare e ad altri fattori naturali. E’ improbabile che cambi in risposta a politiche fiscali che rendano l’energia più costosa e l’economia meno robusta. Non importa ciò che i politici di Washington, Bruxelles, o le Nazioni Unite possono dire, con loro grande dispiacere Madre Natura non li ascolta, ha una mente tutta sua.

    I livelli dei mari si stanno innalzando? La storia dimostra il contrario | L'Indipendenza


    Ultima modifica di Eridano; 17-01-14 alle 16:48
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #1522
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    18 Gennaio 2014

    Gli azzardi della Lega e l’indignazione del nuovo minculpop fascista

    di ROMANO BRACALINI



    Non è facile dire dove va o dove vuole andare la Lega di Salvini,
    tra colpi di mano (occupazione del Senato), alleanze contro natura (Marine Le Pen) e pubblicazione dell’agenda della Kyenge, ministro di giro, ma non si può negare che tutto ciò appartenga legittimamente al novero delle strategie di un partito che vuol recuperare i consensi perduti. Il nuovo segretario federale Matteo Salvini, diviso tra Strasburgo e via Bellerio, si muove con frenesia forse eccessiva, con toni roventi e parole d’ordine che infiammano l’uditorio più propenso alle maniere forti, anche se al momento solo annunciate, ma è stata l’agenda dei comizi della Kyenge pubblicata dalla Padania (e non riusciamo a vedere il reato) che ha scatenato l’indignazione (calcolata) e le pulsioni liberticide della stampa di regime. Tra tutti si sono segnalati in questa campagna d’odio la Repubblica e l’Unità, benchè quest’ultima non abbia i mezzi per dare lezioni di etica a nessuno. Negli anatemi più trucidi si sono distinti su Repubblica don Francesco Coppola Merlo, il barocco siciliano, e lo sgradevole Gad Lerner, maggiordomo dei potenti, che sta alla Televisione come una foca sta all’equatore, finchè è stato cacciato dalla 7 per inconsisteza di ascolti. Gli resta Repubblica che raccoglie gli ultimi anacoreti dell’ideologia e gli specialisti del disprezzo politico esercitato a mezzo stampa.
    L’accusa della stampa padronale ovviamente è stata di odio razziale, come se il razzismo non fosse anche di specie opposta; ovvero se il razzismo è “l’odio per il diverso” non c’è dubbio che l’odio e il disprezzo esercitati contro la Lega appartengono alla medesima specie del “razzismo” di pelle o di categoria. La recente storia d’Italia in fatto di razzismo ha dato vergognosi esempi con le leggi razziali del ’38 e la campagna per la grandezza imperiale del fascismo. Gran parte della sinistra odierna viene da lì, dalla fiera militanza fascista con scritti memorabili di tracotanza imperiale e razziale mai smentiti. Parve naturale transitare senza esitazioni o traumi dal PNF al PCI: due partiti che si assomigliavano con la sola differenza che il fascismo era un socialismo interclassista e nazionalista e il comunismo un fascismo classista e internazionalista: identico l’impianto totalitario e illiberale, identico l’odio per il “nemico”. Il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari, nota banderuola, passato per tutti gli anfratti della politica, prese parte attiva alla propaganda razzista del regime. Eravamo alla fine del 1942 e le forze giovanili di Italia, Germania e Giappone, il patto tripartito, si erano riunite a Venezia per discutere quale fosse il posto che sarebbe loro spettato nel “grande quadro della rinascita mondiale”. Su “Roma fascista”, il settimanale dei giovani universitari fascisti dell’Urbe, Eugenio Scalfari, scrisse: ”Il convegno di Venezia ha un significato essenzialmente politico; esso riunisce le forze migliori del Tripartito, quelle che sono depositarie e garanti dell’avvenire delle tre nazioni, quelle cui spetterà il compito gigantesco del consolidamento dell’Impero come fattore nuovo nella storia del mondo… Un Impero del genere è tenuto insieme da un fattore principale e necessario: la “volontà di potenza”, quale elemento di costruzione sociale: la “razza”, quale elemento etnico, sintesi di motivi etici e biologici che determina la superiorità storica dello stato nucleo e giustifica la sua dichiarata “volontà di potenza”.
    Fu dai Littoriali, nella gara tra le migliori intelligenze, che emersero i più fanatici assertori dello Stato totalitario fascista imbevuto di imperialismo e di razzismo. Fascisti notori, che poi sarebbero diventati comunisti notori, come Pietro Ingrao che nel 1939 scriveva: ”A noi hanno insegnato che il Fascismo si chiamava rivoluzione e ci hanno incantato le parole di Mussolini che questa rivoluzione non era affatto chiusa. Toccava ai giovani continuarla”. Da camerata a compagno il passo era breve e le due parole avevano il medesimo significato in tutte le lingue. Il razzismo tenne banco nei Littoriali del ’39 e del ’40. Qust’ultimi furono vinti da Vincenzo Buonassisi, poi giornalista gastronomo al Corriere, che sul tema della razza s’era a lungo esercitato scrivendo che “l’ebreo, estraneo per educazione famigliare e tradizione alla fede littoria, era l’agente patogeno della società e andava eliminato senza pietà”. Poi col medesimo entusiasmo di neofita, una intera generazione di fascisti diventa antifascista da un giorno all’altro. Scalfari divenne “liberale” e si intruppò nella redazione del Mondo diretto da Mario Pannunzio, un autentico antifascista, per diventare poi socialista e demitiano. Tra i nuovi “eroi” della resistenza al fascismo c’era Giaime Pintor, fratello di Luigi, il fondatore del Manifesto, che nel ’40 aveva gioito per la caduta della Francia e la sconfitta della democrazia. Si scoprì che i più importanti fascisti (non meno di 34.000 secondo un calcolo obiettivo) erano stati accolti dal PCI. E Concita De Gregorio che s’è accodata al coro antirazzista, dovrebbe andarsi a rileggere le cronache di quei giorni. Ci troverà parecchi camerati “redenti”. La taccia di razzismo divenne il marchio indelebile di vergogna e ignominia. Solo che a lanciare l’accusa di razzismo sono quelli che ne avevano fatta una professione di fede, come Scalfari, che ha allevato una scolaresca di allievi cattivi e biliosi che difetta in storia ma non nel prontuario d’ingiurie. Razzista a chi?

    Gli azzardi della Lega e l?indignazione del nuovo minculpop fascista | L'Indipendenza

    Ultima modifica di Eridano; 18-01-14 alle 14:34
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #1523
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Scusa l'OT, Eri.
    Ma perchè hanno tolto le freccine tanto comode per lo scorrimento?
    Qui ogni giorno se ne inventano una nuova.
    Ufficio complicazioni cose semplici.
    Pura itaglia.
    Per fortuna ci ospitano.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #1524
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Scusa l'OT, Eri.
    Ma perchè hanno tolto le freccine tanto comode per lo scorrimento?
    Qui ogni giorno se ne inventano una nuova.
    Ufficio complicazioni cose semplici.
    Pura itaglia.
    Per fortuna ci ospitano.
    Ci sono. O non ho capito?
    Ultima modifica di Eridano; 18-01-14 alle 19:39
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  5. #1525
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Io ho solo un mini-cursore, ma muoverlo è molto più complicato.
    Le freccette sopra e sotto erano molto più pratiche.
    O questo accade solo al mio pc?
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #1526
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Io ho solo un mini-cursore, ma muoverlo è molto più complicato.
    Le freccette sopra e sotto erano molto più pratiche.
    O questo accade solo al mio pc?

    Computer Notebook

    è ora di pensionare il catafalco ....
    Ultima modifica di sciadurel; 18-01-14 alle 21:32

  7. #1527
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Non fia mai!
    E' un figlioccio.
    Quindi solo a me non appaiono più le due freccette sopra e sotto?
    Cosa è successo da due giorni?
    In tutti gli altri siti ci sono sempre, non penso quindi dipenda dal mio pezzo da museo, ma dal forum.
    Ultima modifica di ventunsettembre; 18-01-14 alle 21:45
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #1528
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Cari padanisti, la nazione è roba giacobina. Serve un?altra strategia | L'Indipendenza



    di MARCO BASSANI

    Il mio amico Gilberto Oneto è un vero padanista da svariati decenni e questa coerenza gli va riconosciuta. Così come il vero cantore dell’idea culturale contemporanea di padanità è stato il grande Gianni Brera, il suo complementare politico è Oneto. Gilberto non ama la Padania quale invenzione di un partito politico, ma semmai non riesce a staccarsi del tutto da un partito che aveva fatto di questa “nazione” senza Stato la propria bandiera.
    Per Oneto la Padania è un concentrato positivo, un precipitato storico ed etnico che racchiude tutto ciò che l’Italia non è. Ma soprattutto, abitata da popolazioni laboriose, non particolarmente portate a delinquere, la Padania è, al contrario dell’Italia, una “nazione”. Da Torino a Trieste, da Rimini ad Aosta si snoderebbe l’unica vera nazione d’Europa, giacché “l’etnia padana [è] forse la più omogenea d’Europa”. Come ricordava ancora Gianni Brera: “Nessun Paese al mondo può vantare la coerenza etnica della Padania. Da Torino a Rimini puoi distinguere la gente, al più, dalle barzellette che si raccontano”.
    Oneto è uno scrittore infaticabile e autore di pregevoli libri sul Risorgimento, sull’unificazione impossibile, ed è anche storico e geografo della Padania: si è dato da fare per anni a cercare di mettere in testa ai meno accorti dove la “nazione” iniziava e finiva. Non ce l’ha fatta. Nel 1996 quando l’imperialismo o l’ignoranza bossiana portarono la Lega ad annettersi la Toscana, tutte le Marche e l’Umbria, Gilberto deve aver pensato che si trattasse di un errore di imperizia, che sarebbe stato corretto nel tempo. Così non è stato. Fermate un leghista per strada (se riuscite ormai a trovarlo) e non sarà in grado di dire fin dove arriva la “sua” nazione. I confini padani sono invero certi e di carattere essenzialmente linguistico, come ben chiarisce Sergio Salvi, autore del prezioso “L’Italia non esiste”, che definisce la Padania come il Paese nel quale il mi (o il me) suona.
    Son tutte cose vere, per carità, ben degne di essere studiate, approfondite e meditate. Ma la sensazione è che, dopo aver segnato una breve stagione due decenni or sono, siano ormai totalmente prive di portata politica.
    Il fatto è che la nazione è un’astrazione vecchia. Fu l’ultimo vessillo innalzato dalla morenti monarchie assolute e diventato poi la nozione politica centrale dei giacobini e del loro maggior prodotto: Napoleone. Intorno al corpo mistico della nazione si è ristrutturato l’intero concetto di rappresentanza politica democratica che si trascina, seppur stancamente, anche all’interno della Costituzione italiana (art. 67: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”). Il che equivale a dire agli eletti: il vostro reale territorio, ossia i poveri pirla che vi hanno votato non contano e non dovete neanche ascoltarne la



    “voce”, perché siete i rappresentanti di una creatura metafisica, che trascende territorio, popolazioni e che costituisce una vera “unità di destino”. La Nazione infatti non è un dato empirico, non è un territorio, né un’aggregazione o una convivenza umana di uomini e donne che parlano una lingua comune. È – come mirabilmente riassumeva la Falange spagnola – “un’unità di destino. Una realtà storica. Un’entità vera in se stessa, che ha saputo compiere, e dovrà compiere ancora, missioni universali”.
    Ora, il punto è: si può usare un concetto pericoloso, che infiniti lutti addusse all’Europa, per sparigliare una costruzione, illuministica, giacobina e massonica quale l’Italia? Possono le vere nazioni “esistenti” nel territorio italiano, Padania, Napolitania, Toscana, Sardegna e altre ancora essere il motore di una generale rivolta contro lo status quo che sta annientando tutti? Francamente non lo credo.
    La battaglia intrapresa dai veneti – quella del referendum regionale per l’autodeterminazione – mi appare la meno ideologica, la più razionale e l’unica capace di sfruttare al meglio la Regione. Istituzione che certo oggi gode di pessima stampa, ma almeno esiste, delinea con chiarezza confini, ha proprie rappresentanze politiche e potrebbe far valere la propria voce. Quando apparirà nero su bianco, nel corso di un referendum che si potrà anche chiamar consultivo (ma se il popolo si pronuncia su questioni di tale gravità è automaticamente deliberante), che la maggioranza degli abitanti di una Regione non vuol più far parte dell’Italia i termini del discorso politico in questo Paese saranno mutati per sempre e Letta, Renzi, Berlusconi cadranno nel più insensato dei ricordi.
    In breve, non vi è nulla di facile, ma le regioni esistono, non sono tutte uguali davanti al fisco e potrebbero coltivare insopprimibili voglie di libertà. Le convivenze umane si riorganizzano costantemente, ma son sempre legate alla concretezza di un territorio, non di una metafisica idea di nazione.
    In ogni caso, un certo partito politico che voleva parlare a nome del Nord ha sfruttato il termine Padania fino a privarlo di ogni sbocco concreto. Padania suona ormai come un modo per procrastinare sine die la liberazione dall’Italia. È stata la parola d’ordine e l’ombrello all’ombra del quale sono state costruite vergognose carriere politiche purtroppo non ancora concluse. Ancor oggi il segretario della Lega afferma senza mezzi termini che di indipendenza non se ne parla, conviene anzi allearsi con i fascisti d’Oltralpe perché bisogna liberar dall’Europa e dalla sua moneta sia italiani sia padani e poi si vedrà.
    Il futuro mi sembra appartenere alle piccole non-nazioni (in senso ottocentesco). La tana libera tutti la aspettiamo ormai dalla Catalogna: un’entità politico-amministrativa costituita per il 50% da persone non di etnia catalana, ma che hanno riposto tutte le loro speranze in quelle terre. Proprio per questo ho sempre sostenuto che proprio come han fatto i catalani, lombardi e veneti devono conquistare alla causa indipendentista tutti gli abitanti del loro territorio.
    Stretti nella morsa di una nazione inesistente, ma fiscalmente fin troppo attiva, l’Italia, e di una Padania agognata da qualcuno, lombardi e veneti stanno vedendo crollare tutte le loro speranze di lasciare ai propri figli una qualche possibilità di costruire un’esistenza dignitosa e di benessere. Forse utilizzare le deboli, ma esistenti istituzioni regionali può essere la strada giusta per far saltare un banco contro il quale non solo noi, ma anche i nostri concittadini meridionali, son destinati a perdere sempre.






    Ultima modifica di Eridano; 20-01-14 alle 10:54

  9. #1529
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    La Padania nazione, indipendente e sovrana è l'unica soluzione.

    Fra mille anni i beoti polentoni saranno ancora qui a discutere.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  10. #1530
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Personalmente preferisco il progetto originale (per così dire), e cioè nazioni cisalpine sovrane e confederate tra loro.
    Non credo ci sia neppure necessità di discuterne, in quanto il modello sarà quello "imposto" dal partito che riuscirà a coagulare la maggioranza elettorale.
    Entro i prossimi mille anni.

 

 
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